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Senato: tramonta ipotesi Ius soli, rinvio su vitalizi

Pubblicato il 22 dicembre 2017 da ansa

Tramonta l’ipotesi Ius soli

 


ROMA.- L’ipotesi di approvare il disegno di legge sullo ius soli entro la legislatura, che nei giorni scorsi sembrava remota, adesso è definitivamente tramontata. E a dirlo con estrema chiarezza è il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli che, dopo aver invitato Monsignor Galantino che definiva il testo un segno di civiltà a portarsi tutti gli stranieri in Vaticano, parla apertamente del “funerale” del provvedimento.

“L’ho ucciso io con le migliaia di emendamenti presentati” che hanno tenuto il testo inchiodato in commissione per mesi, assicura Calderoli. In realtà i killer della riforma della cittadinanza sono più d’uno. Con le elezioni alle porte in molti hanno paura di dare ora il via libera a un testo che nell’ immaginario collettivo è diventato una sorta di “libera tutti” per il riconoscimento dell’italianità a tutti gli stranieri.

Clandestini compresi. Dimenticando tra l’altro come nel ddl non esista alcun automatismo. Così, si preferisce prendere tempo e dilatare al massimo l’esame della manovra. Invece di votarla stasera, si è trovato il modo di far slittare tutto a domani. Prevedendo il via libera non prima dell’ora di pranzo in modo di concludere i lavori dell’Aula subito dopo il voto. Consentendo ai senatori di cominciare le vacanze nel primo pomeriggio.

E pazienza se il prossimo punto fissato nell’odg dei lavori dell’ Aula subito dopo la legge di bilancio slitta definitivamente visto che ormai i senatori si dicono certi che le Camere verranno sciolte tra Natale e Capodanno. Ci sono ancora diversi parlamentari come Luigi Manconi e Monica Cirinnà che si alternano nel digiuno di protesta contro chi non vuole far diventare legge lo ius soli.

Ma ormai in quello stesso Pd, che mesi fa chiese l’urgenza per l’esame del provvedimento, ora sono davvero in pochi a volerne ancora sentir parlare. Già penalizzati dalla vicenda banche, i Dem hanno preferito evitare un’altra “trappola in cui cadere dentro”, per usare le parole del Guardasigilli Andrea Orlando a proposito dei lavori della commissione presieduta da Pier Ferdinando Casini.

Anche i radicali non si arrendono e continuano a chiedere a gran voce che il testo diventi legge mentre la senatrice Barbara Pollastrini presenta a Luigi Zanda l’appello firmato “Ius soli: il dovere di riuscirci”. Ma ormai i giochi, assicurano al Senato sono davvero chiusi. Proprio come quelli per i vitalizi.

Il Consiglio di presidenza del Senato ha mandato infatti in soffitta anche quest’altro annoso tema. Di fronte alla richiesta: o recepire la delibera della Camera o abolire definitivamente i vitalizi, come proponevano Roberto Calderoli (Lega) e Laura Bottici (M5S), ha deciso di soprassedere rinviando tutto in attesa che ci si pronunci sulla ventina di ricorsi già presentati a Montecitorio contro la delibera.

(di Anna Laura Bussa/ANSA)

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Ius Soli temperato

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Ius soli verso binario morto. Associazioni in piazza

Pubblicato il 19 dicembre 2017 da ansa

Ius Soli temperato

Ius Soli temperato

 


ROMA. – La conferenza dei capigruppo del Senato dovrebbe ormai certificare la fine dello ius soli, anche se il presidente Pietro Grasso ha recentemente detto che “c’è un margine di speranza”. I calcoli fatti in casa Pd sul sostegno reale in Aula alla legge inducono al pessimismo, il che lascia deluse le Associazioni che saranno in piazza per chiedere l’approvazione della legge, sostenute da Luigi Manconi che ha promosso uno sciopero della fame.

Il passaggio segnerà probabilmente anche una nuova polemica tra Pd e Liberi e Uguali, fatta di accuse reciproche per la mancata approvazione. La legge sulla cittadinanza è già all’ordine del giorno in Aula, seppur all’ultimo posto. La capigruppo dovrebbe quindi invertire l’ordine di esame per permetterne l’approvazione prima della fine della legislature che, ha fatto capire il presidente Mattarella, arriverà subito dopo Natale.

Ma questa inversione non dovrebbe essere proposta dal capogruppo Dem, Luigi Zanda, dopo una nuova verifica dei numeri oggi in Senato: la spaccatura in Ap e in Ala, toglie chance alla legge, nonostante il sì di LeU, ma alla luce del “no” del centrodestra e della posizione di M5s per l’astensione, che in Senato equivale al voto contrario. E visto che che anche la legge sui vitalizi, sostenuta da M5s, farà la fine dello ius soli, è prevedibile una nuova bordata di polemiche tra Pd e Movimento. Alla capigruppo la maggioranza darà la precedenza alla legge sui testimoni di giustizia e a quella sugli orfani del femminicidio, oltre naturalmente alla Legge di Bilancio per la terza e definitiva Lettura.

Luigi Manconi, senatore Dem, ha fatto un ultimo appello: “Il Senato può lavorare fino al 24 anche con delle sedute notturne. Mi aspetto che si faccia. Si dice che c’è la volontà politica di farlo. Io credo si tratti di un impegno da onorare”. Di qui il suo sciopero della fame, a cui si sono uniti Monica Cirinnà, Walter Tocci e Sergio Lo Giudice, senatori del Pd impegnati sui temi dei diritti civili.

La loro presenza è attesa a fianco delle Associazioni che terranno una fiaccolata davanti a Montecitorio, insieme a quella di Marilena Fabri, relatrice alla Camera della legge. Indomita anche su questa legge Emma Bonino: “E’ inutile dire che i tempi non ci sono. Il Parlamento non e’ ancora sciolto”. Anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando dice che “bisogna provarci”, ma sulle reali possibilità ammette: “Non lo so quale sia la dinamica dei lavori ed i tempi del Senato”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Biotestamento è legge, ora fronte Ius soli e vitalizi

Pubblicato il 14 dicembre 2017 da ansa

Marco Gentili, copresidente ass. Luca Coscioni, Marco Cappato,presidente ass. Luca Coscioni, Riccardo Magi, segretario Radicali Italiani, Matteo Mainardi, coordinatore della campagna Eutanasia Legale in piazza Montecitorio festeggiano dopo il voto sul biotestamento al Senato, Roma, 14 dicembre 2017. ANSA/VINCENZO TERSIGNI

ROMA. – Con un lungo applauso liberatorio l’Aula del Senato ha salutato l’approvazione del biotestamento che chiude una battaglia politica e avvicina sempre più le Camere verso le urne. Ma la campagna di diritti non è ancora chiusa. Manca lo ius soli, fa notare subito Pierluigi Bersani.

Mdp-LeU cerca infatti uno spiraglio per metterlo ai voti, anche se giusto ieri il sottosegretario Finocchiaro ribadiva che non ci sono i numeri per portarlo a casa. Il Pd si gode il trionfo e preferisce non affrontare il tema ius soli escludendo la possibilità di mettere la fiducia sul provvedimento.

Oggi l’Italia, dopo anni di battaglie, mesi di ostruzionismo e migliaia di emendamenti ha una legge sul testamento biologico. In questa giornata di fine legislatura, che i dem definiscono “storica per i diritti del Paese”, l’euforia per il traguardo raggiunto si mischia alle polemiche su quanto approvato e quanto ancora si vorrà approvare.

La commozione in Aula tra le fila del Pd e del M5s al momento del via libera definitivo del provvedimento è la stessa di Emma Bonino che, dalle tribune, abbraccia Mina Welby e i dirigenti dell’Associazione Coscioni con gli occhi lucidi. Sono 180 i parlamentari – 71 i no e 6 gli astenuti – che hanno reso possibile quello che Gentiloni definisce “un passo avanti per la dignità”.

Lega e Forza Italia sono, invece, preoccupati per la “deriva eutanasica”, gridano “vergogna” per aver fatto una battaglia politica sulla pelle dei malati e assicurano che la cambieranno non appena ci sarà una maggioranza di centrodestra. Non vede questo rischio il ministro della Salute Beatrice Lorenzin per la quale il biotestamento “non è eutanasia”.

Ma dalla Cei è chiusura totale: “Non possiamo riconoscerci in questo testo”, toglie “dignità ai medici” e soprattutto nell’area cattolica si teme molto l’apertura all’eutanasia. E i medici cattolici annunciano che ci sarà “una forte obiezione alla legge”.

A questo punto, nell’ultimo miglio di legislatura, Palazzo Madama deve decidere su che cosa lasciare il segno. Vede ancora “margini di speranza” per l’ok allo ius soli il presidente del Senato Pietro Grasso pur ammettendo che tempi e date sui futuri lavori del Senato saranno decisi la prossima settimana dalla conferenza dei capigruppo.

E anche sui Vitalizi, altro tema caldo di fine legislatura, non è detta l’ultima parola, perché il consiglio di presidenza convocato per mercoledì prossimo affronterà proprio questo argomento.

Le uniche certezze per i lavori del Senato sono il Regolamento, atteso in Aula martedì, e la Legge di Bilancio che potrebbe arrivare da Montecitorio mercoledì. Saranno dunque i capigruppo a decidere come “riempire”, spiega Grasso, quello spazio “tra l’approvazione del Regolamento del Senato e l’arrivo della legge di bilancio. E chiarisce che la decisione spetta “ai partiti che avranno la maggioranza”.

Saranno comunque molti i provvedimenti che rischiano di rimanere al palo, dal ddl sulla protezione sui testimoni di giustizia alla diffamazione. Il Pd ha come caposaldo non mettere a rischio il governo Gentiloni e per questo fa capire che il voto di fiducia sullo ius soli, con il rischio che manchi la maggioranza, è da escludere. E sui vitalizi restano i malumori dentro il Pd anche se Matteo Renzi vorrebbe portare a casa il testo.

(Di Simonetta Dezi/ANSA)

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Ius soli, cittadinanza ai figli di immigrati nati o cresciuti in Italia

Pubblicato il 05 dicembre 2017 da ansa

Ius soli agita il centrosinistra

 


ROMA. – Se ne parla da 13 anni. Il ddl sullo Ius soli, che prevede la concessione della cittadinanza ai figli di immigrati nati o cresciuti in Italia, è stato approvato dalla Camera ed è ora all’esame del Senato.

IUS SOLI – Può diventare cittadino italiano chi è nato in Italia da genitori stranieri, dei quali almeno uno sia in possesso del diritto di soggiorno permanente o del permesso di soggiorno di lungo periodo. Incrociando le norme, vuol dire che almeno un genitore deve essere in possesso del permesso di soggiorno da almeno 5 anni.

POSSIBILE FINO A 20 ANNI, POI STOP – La dichiarazione della volontà di acquisire la cittadinanza italiana deve essere espressa dai genitori entro il compimento della maggiore età dell’interessato. Qualora il genitore non abbia reso la dichiarazione di volontà, il ragazzo può presentare lui stesso la richiesta di cittadinanza tra i 18 e i 20 anni.

SPAZIO ANCHE ALLO IUS CULTURAE – Vale per i minori stranieri nati in Italia o che siano arrivati entro i dodici anni: possono acquisire la cittadinanza qualora abbiano frequentato regolarmente un percorso scolastico per almeno cinque anni nel territorio nazionale. Anche in questo caso i genitori devono essere in possesso di un permesso di soggiorno. Nel caso in cui la frequenza riguardi l’istruzione primaria, é necessario che il bambino o la bambina abbiano concluso l’iter scolastico positivamente.

PER I MINORI STOP ALLA TASSA DA 200 EURO – Se i documenti relativi alla richiesta di cittadinanza riguardano i minori non si é tenuti al pagamento del contributo da 200 euro.

FIGLI MINORI DI STRANIERI, SI ALLARGANO MAGLIE PER LA CITTADINANZA – I figli minori di un genitore che acquista la cittadinanza italiana, acquistano anch’essi la cittadinanza anche se non sono conviventi col genitore. Con la legge attuale è necessario che siano invece conviventi.

INFORMAZIONE AI RAGAZZI – Gli ufficiali giudiziari, nei 6 mesi che precedono il compimento dei 18 anni, devono comunicare ai residenti di cittadinanza straniera la possibilità di acquisire il diritto di cittadinanza per ius soli o ius culturae. In caso di inadempimento di questo obbligo, il termine di decadenza per la richiesta della cittadinanza viene sospeso.

LA GIORNATA PER I NUOVI CITTADINI – I Comuni, in collaborazione con gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, sono tenuti a promuovere tra i ragazzi la conoscenza dei diritti e dei doveri legati alla cittadinanza. Prevista anche ‘una giornata dedicata alla ufficializzazione dei nuovi cittadini’.

LE TAPPE DEL PROVVEDIMENTO – E’ da 13 anni anni che in Parlamento si discute di una riforma in materia di cittadinanza. Tra il 2003 e il 2004 la commissione Affari Costituzionali della Camera esamina diverse proposte e elabora un testo unificato che approda in Aula ma viene rimandato in commissione il 16 maggio 2004.

Nella XIV legislatura la Camera ci riprova. Se ne riparla a partire dal 3 agosto 2006 con una indagine conoscitiva. Nel gennaio 2008 per il testo sembrerebbe la volta buona dopo una discussione in commissione, ma la legislatura si interrompe e l’iter deve ricominciare da capo.

Anche la successiva legislatura mette all’ordine del giorno la questione, ma il 12 gennaio 2010, quando il testo approda in Aula, viene nuovamente rimandato in commissione per approfondimenti. Dal 14 giugno 2012 è partito un nuovo tentativo in commissione con l’esame di alcune proposte. Senza esito.

Nell’attuale legislatura, dal 27 giugno del 2013 si riprende l’esame alla Camera, il provvedimento viene approvato a metà ottobre del 2015. Da allora, è in discussione al Senato.

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Biotestamento prima dello Ius soli, è scontro al Senato

Pubblicato il 05 dicembre 2017 da ansa

L’aula del Senato nel corso della discussione della legge elettorale, Roma 24 ottobre 2017. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

 


ROMA. – Il biotestamento “scala” il calendario dei lavori dell’Aula del Senato e passa al primo punto dell’ ordine del giorno. Ma è profonda la frattura che si apre tra le forze politiche ormai in campagna elettorale. Pd e M5S rivendicano il risultato raggiunto in Conferenza dei Capigruppo. Mentre Mdp e SI, ormai fuse nella lista “Liberi e uguali”, pur condividendo il ddl sul fine vita, contestano lo slittamento in coda al calendario dello ius soli (“Il che significa che non si farà più…” commenta Gian Marco Centinaio).

Lega, “Federazione della Libertà” e FI criticano la scelta, annunciano il voto contrario e rilanciano proponendo di esaminare prima la riforma del Regolamento del Senato sul quale c’è accordo trasversale. Il rischio, si osserva, è che se sul biotestamento dovesse “andare per le lunghe” (solo il Carroccio annuncia 1820 emendamenti) la riforma del Regolamento potrebbe saltare.

E’ vero che è il secondo tema all’odg, ma nella maggioranza si sottolinea come i renziani potrebbero non dispiacersi dell’eventuale fallimento anche per non lasciare a Grasso, ormai leader di partito, la “medaglia” di una riforma importante che alla Camera non si è riusciti a fare e che potrebbe dimostrare come non fosse necessario stravolgere la Costituzione per far funzionare il bicameralismo perfetto.

In più, alla luce del “Rosatellum” che potrebbe non determinare una netta maggioranza di governo, l’ idea che ci possa ancora essere la frammentazione dei gruppi parlamentari potrebbe non dispiacere a molti. A questo si aggiunga che, nonostante l’ottimismo del capogruppo Dem Luigi Zanda che descrive un calendario d’Aula fittissimo: dal ddl sugli orfani di femminicidio a quello per i testimoni di giustizia, fino al libro bianco della Difesa e al testo per la deradicalizzazione dello jihadismo, i giorni di lavoro effettivo sono davvero pochi: più o meno 4.

Il 7, infatti, l’Assemblea non si riunisce per dare la possibilità alla commissione Affari Costituzionali di concludere il lavoro sui collegi elettorali e il 13 ci sono le comunicazioni di Gentiloni sul prossimo Consiglio Ue e le votazioni per le elezioni dei Consigli di presidenza della magistratura contabile e tributaria. Il lunedì e il venerdì solitamente non c’è seduta e il 19 è attesa la legge di Bilancio di ritorno dalla Camera.

In più l’ ostruzionismo sul biotestamento è già partito: il voto sulle pregiudiziali, previsto da Grasso per stasera, slitta a domani per “colpa” di lunghi interventi delle opposizioni e anche di Ap che sarebbe irritata non solo per il blitz sul fine vita, ma anche perché vede a rischio la riforma sulle professioni sanitarie della ministra Lorenzin.

Un clima teso ben visibile nella Capigruppo dove alla fine l’accelerazione sul biotestamento sembra quasi un “compromesso” tra chi voleva lo ius soli subito e chi non lo voleva affatto. Un compromesso mediato da Grasso che lo ius soli nella bozza di calendario neanche lo aveva inserito, nonostante la battuta che Centinaio gli riserva in Aula (“Contento che non sia passata la sua proposta sullo ius soli al primo punto…”) sulla quale il presidente del Senato ironizza (“Grazie per avermi attribuito l’iniziativa..”).

Domani alle 14 il termine per la presentazione degli emendamenti.

(di Anna Laura Bussa/ANSA)

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Da WebTax a equo compenso, come cambierà la manovra

Pubblicato il 01 dicembre 2017 da ansa

La manovra supera la prima prova al Senato

 

ROMA. – La riscrittura della web tax ma anche qualche correttivo sull’equo compenso, qualche soldo in più per bonus bebè e superticket e la trasformazione in legge dell’accordo con i sindacati sull’Ape social. La legge di bilancio, appena licenziata con il voto di fiducia al Senato, comincerà ad essere discussa alla Camera la prossima settimana, ma a Montecitorio sono già chiari alcuni filoni di intervento per rimettere mano o per inserire ex novo norme rimaste incomplete o in sospeso nella prima lettura parlamentare.

Uno dei temi più discussi all’interno del Pd è proprio la tassa sulle multinazionali digitali. La proposta di Massimo Mucchetti, promossa dalla Commissione Bilancio del Senato, ha lasciato l’amaro in bocca a molti deputati dem, capitanati da Giampaolo Galli e Sergio Boccadutri, entrambi componenti della Commissione Bilancio della Camera presieduta da Francesco Boccia, anche lui non del tutto convinto del testo condiviso a Palazzo Madama.

Le falle starebbero, secondo Boccadutri, nell’attuazione della norma: gli over the top finirebbero infatti per scaricare a valle, cioè sulle pmi italiane, il peso della nuova tassa. Allo stesso tempo affidare alle banche il compito di sostituti d’imposta avrebbe non solo complicazioni pratiche, per la difficoltà di operare con imprese apolidi, ma anche costi non indifferenti che andrebbero in qualche modo compensati.

Infine l’idea di far partire la tassazione dal primo gennaio 2019 non farebbe che sottrarre risorse altrimenti utili per finanziare altri interventi. Anticipare gli oltre 100 milioni di gettito previsti (o almeno parte di essi) al 2018 darebbe infatti spazio alla Camera per destinare più fondi al bonus bebè, uscito dal Senato in versione ‘mini’, o alla riduzione del superticket, anche in questo caso toccato finora solo marginalmente, con uno stanziamento di 60 milioni sui 600 necessari ad abolirlo.

Montecitorio dovrebbe inoltre tradurre in legge anche l’intesa con le province sull’edilizia scolastica che permetterebbe di attribuire alle stesse province la gestione una parte dei fondi nazionali per destinarli alle 5.100 le scuole superiori di loro competenza. Infine sull’equo compenso, introdotto questa volta con il decreto fiscale, si punta ad un collegamento con i parametri ministeriali, per renderli un riferimento vincolante e renderlo sempre applicabile nella pubblica amministrazione.

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La manovra supera la prima prova al Senato

Pubblicato il 30 novembre 2017 da ansa

La manovra supera la prima prova al Senato.

 


ROMA. – La manovra supera la prima prova del Senato, la più ostica dati i numeri sempre sul filo. La maggioranza ha tenuto, nonostante le tensioni e qualche rischio corso in commissione Bilancio, portando a casa un voto di fiducia tra le polemiche delle opposizioni che hanno bocciato una manovra piena di “mance elettorali”. Per il governo si tratta invece di una “fiducia per la crescita”, come ha sottolineato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

E mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invitato a non sentirsi “appagati” dai risultati ottenuti finora perché ci sono ancora molti “squilibri creati dalla crisi che vanno affrontati e colmati”, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha ribadito che oggi “l’economia italiana sta meglio” e che la prossima legislatura partirà da una base più solida per fare quello che bisogna fare” per arrivare a una crescita “a tassi significativamente più alti di quelli attuali”.

Una eredità positiva, insomma, per il governo che verrà e che si troverà comunque a dover rifare i conti con la Ue per verificare il rispetto delle regole ed evitare la richiesta di nuove correzioni o, peggio, di una procedura. Dopo lo sforzo del Senato, che con poche risorse – e con i voti determinanti di Ala e di Campo progressista – ha comunque bloccato l’età pensionabile per 15 categorie di lavori gravosi, che non passerà a 67 anni dal 2019, introdotto un fondo per i risparmiatori travolti dalle crisi bancarie e avviata l’eliminazione del superticket per le categorie più deboli, ora la parola passa alla Camera.

Lì si viaggia con numeri più confortevoli e l’intenzione è quella di riaprire diversi dei capitoli più importanti già affrontati a Palazzo Madama, dal bonus bebè alla web tax. Il tratto caratteristico di questa manovra, l’ultima prima della fine della legislatura, secondo le opposizioni resta però quello delle “mance elettorali”, date le numerose piccole e piccolissime misure introdotte in commissione e recepite in toto nel maxiemendamento, tranne alcune norme a sostegno delle vittime da amianto prive di coperture.

Nella lunga maratona notturna qualche dettaglio in effetti è sfuggito, e alcune norme andranno corrette a Montecitorio. A partire dal bonus bebè che ha fatto fibrillare la maggioranza e che, nelle intenzioni, doveva essere reintrodotto tale e quale. Invece la lettura della nuova norma anche da parte dei tecnici del Senato disegna un bonus che diventa sì per sempre, quindi per tutti i nuovi nati in famiglie che rientrano nei parametri Isee, ma con un assegno che andrà corrisposto per il solo primo anno di vita del bimbo, non per i primi tre.

Se l’intervento “dovrà essere aggiustato alla Camera lo sarà”, ha assicurato il viceministro Morando, placando le ire di Ap, che alla fine ha votato la fiducia ma aspetta “vigile” le modifiche della Camera.

A Montecitorio un altro capitolo da riaprire sarà quello della web tax se non altro, come ha detto sempre Morando, per compensare le banche che dovranno fare da sostituto d’imposta ai giganti del web. Ma ci dovrebbe essere anche un nuovo round sulle pensioni, dato che manca all’appello la proroga dell’Ape social, pur presente nel documento di confronto tra governo e sindacati. Lo stesso vale per gli enti locali, dopo l’intesa raggiunta con Comuni e Province.

(Di Silvia Gasparetto/ANSA)

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Non si finisce mai di imparare, dal Sen. Micheloni lettera aperta ai Senatori della Repubblica Italiana

Pubblicato il 19 ottobre 2017 da redazione

Dal Senatore Claudio Micheloni riceviamo e volentieri pubblichiamo le seguente lettera aperta rivolta ai suoi colleghi del Senato in occasione del voto sulla nuova Legge Elettorale, denominata Rosatellum.

Sen. Claudio Micheloni.

Carissime colleghe e colleghi,

tra pochi giorni saremo chiamati ad esprimerci sulla nuova legge elettorale.

Come sapete, il testo confezionato alla Camera dei Deputati contiene una modifica del voto all’estero, tale da prevedere la possibilità di candidare nella circoscrizione estero anche cittadini residenti in Italia.

C’è chi dice si tratti di una umiliazione delle ragioni storiche che hanno prodotto quella legge, io tra questi, così come c’è chi lo considera un modesto cambiamento di natura tecnica, inteso a “ripristinare la reciprocità”, cioè, pare di intendere, sanare una contraddizione, un’aporia. Si tratta di un argomento che considero serissimo, eppure domando la vostra attenzione non tanto per dirvi cosa penso io, ma per raccontarvi cosa ne pensano altri.

Vuole essere, questa, una lettura d’incoraggiamento, per quanti di voi dovessero condividere con me una certa malinconia nell’osservare la politica dei nostri giorni e questa legislatura che volge al termine. Sia bandito il pessimismo! La Repubblica può confidare nel futuro, forte di ingegni versatili, di stampo rinascimentale, devoti alla verità. Ve ne presento un paio.

L’onorevole Fiano, giunto al costituzionalismo muovendo dalla professione di architetto (e io, che son geometra, non posso che averne la massima considerazione), è intervenuto per sgombrare il campo da equivoci e cattivi pensieri: “Si intende, in tal modo, superare una diversità di trattamento tra cittadini italiani residenti in Italia e cittadini residenti all’estero in tema di elettorato passivo. (…) Si tratta, del resto, di una delle questioni maggiormente dibattute nel corso dell’iter di approvazione della legge sul voto degli italiani all’estero, la ben nota legge n. 459 del 2001. Da parte della dottrina sono stati addirittura avanzati dubbi sulla costituzionalità della limitazione dell’elettorato passivo ai soli cittadini residenti all’estero…”

La “dottrina”: quale? Tutta? Perchè non citare qualche nome, così da non lasciarci nell’oscurità? Pensando di fare cosa utile, mi sono addentrato nell’iter della “ben nota” legge citato da Fiano, ed è pur vero che dubbi ne furono sollevati, tant’è che Tremaglia chiese pareri a diversi costituzionalisti di chiara fama: un Presidente emerito della Corte, due professori ordinari e addirittura due professori straordinari.

Li trovate qui, ma se proprio non avete tempo, sappiate che dissero tutti più o meno la stessa cosa: date le precedenti revisioni costituzionali con le quali fu istituita la Circoscrizione Estero, la limitazione dell’elettorato passivo prevista dalla L.459/2001 non solo non è in contrasto con i principi di uguaglianza e di libertà, ma costituisce la conseguenza “logica”, “necessaria” del dettato costituzionale. Fiano, probabilmente, avrà consultato una versione novecentesca della Carta: cose che capitano, anche agli innovatori più incalliti.

Generoso com’è, non si è limitato alla dottrina: “Aggiungo, a mò di cronaca, che, per quello che riguarda il gruppo del PD, noi pensiamo che sia giusto candidare i rappresentanti delle nostre comunità all’estero.” Quindi è inutile polemizzare ed è scorretto ipotizzare, anzi, dovremmo apprezzare il fatto che si fa strada un approccio indubbiamente nuovo, destinato a cambiare in profondità l’ordinamento e la nostra vita quotidiana: a che serve una norma, una odiosa costrizione, quando basta mettersi d’accordo tra persone di buona volontà? Il PD non lo farà, anzi, sfida gli altri a dimostrarsi all’altezza: con lo stesso criterio, potremmo estendere l’immunità parlamentare anche all’omicidio, allo stupro; o forse abrogare direttamente le norme che li proibiscono, legate al tempo triste in cui il legislatore non aveva considerato il principio cardine della vita civile: il buon senso.

C’è un altro pensatore, in questo caso un ragioniere, anch’egli attorniato mattina e sera da costituzionalisti prodighi di consigli, che segue l’impostazione di Fiano ma, essendo più alto in grado, si concede una variazione sul tema degna della massima attenzione: l’onorevole Rosato.

“Capisco e rispetto chi dice che quella esclusività deve rimanere… Vorrei però che si ragionasse anche di un altro profilo: in una fase in cui la mobilità internazionale si sta sviluppando fortemente, assumendo caratteri di maggiore dinamismo e anche di sensibile circolarità tra diversi luoghi di lavoro e iniziativa professionale e imprenditoriale, è giusto o sbagliato rendere più flessibili i criteri di accesso della rappresentanza in modo da cercare di raccogliere anche queste istanze? E’ sicuro che la realtà estera, nel suo complesso, sia meglio conosciuta da chi per decenni non si è mai spostato da un luogo di lavoro e di vita, anziché da chi ogni giorno la frequenta spostandosi da un’area ad un’altra e da un Paese ad un altro, come ormai da tempo sta accadendo?”

Dubbio certamente legittimo, pur essendo curiosa questa rappresentazione in cui gli emigranti non si schiodano da casa; chi siamo noi per giudicare? Verrebbe dunque da pensare che il PD intenda attingere a queste risorse residenti negli aeroporti: manager, imprenditori, intermediari della ‘Ndrangheta. Ma non è così: “Confermo che il PD alle prossime elezioni saprà valorizzare… l’impegno dei singoli e la spinta collettiva che ha fatto di quelle esperienze un punto avanzato delle battaglie politiche di questi anni. E tutto questo è possibile proprio perché i nostri candidati sono residenti nei continenti che rappresentano, forti del loro radicamento.”

Ricapitoliamo: da una parte si rivendica la correzione di una presunta discriminazione, originata dal dettato costituzionale, con una legge ordinaria; dall’altra ci si interroga su quanto sarebbe più moderno e dinamico approfittare della nuova opportunità, ma vi si rinuncia (per adesso, perché in politica “valorizzare” non vuol dire candidare). E così ci liberiamo di quell’altro vetusto orpello del passato che è il principio di non contraddizione: Aristotele non avrebbe trovato posto nel PD, indipendentemente dalla sua residenza.

Sen. Claudio Micheloni

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Legge elettorale: Pd e Fi cercano lo sprint, M5s Mdp di traverso

Pubblicato il 16 ottobre 2017 da ansa

fiducia

Il tabellone elettronico dopo la votazione sulla fiducia che il governo ha posto sul primo dei cinque articoli di cui si compone la legge elettorale, Aula della Camera, Roma, 11 ottobre 2017. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

 

ROMA. – Sarà una battaglia più sulle procedure che sui contenuti quella che da domani si combatterà sul Rosatellum 2.0 in Senato. La maggioranza, infatti, intende correre e approvare la legge in due settimane, ricorrendo anche alla fiducia se necessario; prospettiva che fa infuriare M5s, Mdp e Si, pronti a mettersi di traverso e ad appellarsi al presidente Pietro Grasso pur di evitare almeno la fiducia.

E in tarda serata arriva un gesto distensivo da parte del Pd e del governo che tramite Ettore Rosato, il capogruppo alla Camera, fanno capire ce l’obiettivo sarà di far approvare la legge attraverso un iter ordinario, salvo ovviamente la necessita’ di accelerare per rispettare i tempi.

I partiti che sostengono la legge elettorale, Pd, Ap, Fi, Lega, Svp, Ala-Sc, hanno le idee chiare: approvare in Senato il Rosatellum 2.0 senza modifiche in due settimane, prima delle elezioni siciliane. Domani alla Conferenza dei capigruppo essi chiederanno di calendarizzare il testo in Aula martedì 24 ottobre, con un iter in Commissione Affari costituzionali di pochi giorni.

“Va bene approvare una legge elettorale per rispondere all’appello del presidente Mattarella – dice Federico Fornaro, di Mdp – ma dove sta scritto che si deve fare prima delle elezioni siciliane?. C’è anche un tema di dignità del Senato, che non può essere ridotto a sigillare con la ceralacca un testo della Camera. Chiediamo tempi adeguati di discussione”.

Si preannuncia quindi uno scontro sulle procedure, sia in Commissione che in Aula, con Mdp, Si, e M5s pronti a far pressing su Grasso per ottenere garanzie sui tempi. Per quanto riguarda la Commissione, che comincerà l’esame già domani pomeriggio, “in pochi giorni non si riuscirà a concludere nemmeno la discussione generale, figuriamoci a discutere gli emendamenti”, si lamenta Loredana De Petris, capogruppo di SI.

I partiti che sostengono il Rosatellum 2.0 non hanno problemi di numeri in Commissione, ma per rispettare la tempistica del testo in Aula il 24, sono pronti a non votare gli emendamenti portando la legge in Aula senza relatore, che sarà il presidente della Commissione Salvatore Torrisi (Ap). Quanto al successivo esame da parte dell’Assemblea, si ragiona già a tre fiducie sui primi tre articoli, come alla Camera, in modo da approvare la legge il 26 o il 27 ottobre (la settimana successiva il Senato è chiuso in vista delle elezioni in Sicilia).

“In Senato il Regolamento non prevede lo scrutinio segreto sugli emendamenti alla legge elettorale, se non sulle minoranze linguistiche, quindi la fiducia sarebbe ancora più grave che non alla Camera”, afferma De Petris. Si, Mdp e M5s, se si dovesse verificare questo scenario, chiederanno a Grasso di non consentire la fiducia perché – è la testi sostenuta anche dal Comitato per il No al referendum del 4 dicembre – violerebbe l’articolo 72 della Costituzione il quale dice che la legge elettorale deve essere discussa con la “procedura normale”, e l’apposizione della fiducia non sarebbe un procedura normale.

Pd, Ap, Fi e Lega sono sicuri che la procedura è regolare, ed è già pronto lo stratagemma per far votare la fiducia alla sola maggioranza senza far mancare il numero legale. Basterà che una decina di senatori di Fi si metta in congedo per abbassare il quorum, oppure che 10-15 rimangano in Aula e si astenga (in Senato l’astensione equivale al no) per far superare l’asticella del numero legale e incassare l’approvazione definitiva del Rosatellum 2.0.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Casini lascia la commissione esteri

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Senato, Casini si dimette da presidente della Commissione Esteri

Pubblicato il 27 settembre 2017 da ansa

Casini lascia la commissione esteri

Peri Ferdinando Casini

ROMA – Poco prima dell’annuncio dato in Aula da Gasparri sulle dimissioni di Casini, l’esponente del M5S Stefano Lucidi aveva evidenziato il “palese conflitto tra la nuova presidenza assunta da Pier Ferdinando Casini per la commissione d’inchiesta sulle banche e quella, che aveva dall’inizio della legislatura, della Commissione Esteri del Senato”.

E proprio per sciogliere questo nodo Lucidi aveva chiesto alla presidenza del Senato di convocare la Giunta per il Regolamento. I senatori M5S hanno comunque protestato perché, come racconta Vincenzo Santangelo poi ripreso da Gasparri, “è stata negata la parola” al portavoce del M5S Enrico Cappelletti.

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Legge elettorale: in Aula il 10 ottobre, in commissione sì di Fi

Pubblicato il 26 settembre 2017 da redazione

Il tabellone con il voto finale. ANSA/FABIO FRUSTACI

ROMA. – Si consolida il cammino del Rosatellum 2.0 : la Conferenza dei capigruppo ha infatti fissato al 10 ottobre l’arrivo in Aula del testo, che in serata viene votato come testo base dalla Commissione Affari costituzionali della Camera, per essere poi sottoposto agli emendamenti nei prossimi giorni.

Ma è soprattutto la presa di posizione di Silvio Berlusconi, che si schiera per fronteggiare i malumori interni di alcuni deputati, a rafforzare l’accordo, sulla cui tenuta anche il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, ha detto di essere in grado di “garantire”. M5s ha invece dato battaglia sin da oggi.

La presidente della Camera Laura Boldrini, alla riunione della Capigruppo, ha proposto la data del 10 ottobre per portare il Rosatellum in Aula. I partiti che sostengono l’accordo immaginavano una data più vicina, il 5 ottobre, ma hanno accolto la proposta della Presidente. “Così togliamo l’alibi a chi sostiene che vogliamo strozzare i tempi in Commissione”, ha detto Rosato.

Una decisione, dunque, per allentare la tensione, dopo che M5s aveva sollevato un problema di procedura che aveva fatto slittare il primo voto della Commissione, previsto nel pomeriggio, quello necessario per adottare il Rosatellum come testo base. M5s si è appellato a Boldrini, che però gli ha dato torto, confermando le decisioni del presidente della Commissione Andrea Mazziotti.

Alle 18 nuova questione procedurale di M5s, nuova interruzione, e convocazione della Commissione in serata per l’agognato primo voto. L’ostruzionismo di M5s lascia intuire intenzioni bellicose anche nella successiva fase degli emendamenti, che dovranno essere presentati entro venerdì 29 settembre, con l’inizio dei voti previsto per martedì 3 ottobre.

Quanto ai partiti che hanno sottoscritto l’accordo, Fi ha riunito il gruppo. Più di qualcuno ha storto il naso sostenendo che per gli “azzurri” era meglio il proporzionale del Fianum, il precedente testo. Elio Vito ha accusato Renato Brunetta di aver ceduto troppo presto, ma il capogruppo ed altri hanno fatto notare che il Pd non ci sarebbe più stato sul proporzionale e che la vera alternativa era il Consultellum che avrebbe implicato un listone unico con Lega e Fdi.

Poi Berlusconi ha sentito diversi esponenti “azzurri” dicendo loro che aveva “approfondito” il tema e che il Rosatellum 2.0 “e’ la strada più corretta da percorrere”. Per far capire le intenzioni serie del Pd e la saldezza dell’accordo, Rosato ha detto di sentirsi di “garantire che i partiti che hanno sottoscritto l’accordo non si sfileranno”. “Non dico che non temo i voti segreti e il comportamento dei singoli. Ma i gruppi come tali terranno”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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Scontro sulla legge di cittadinanza. Quando l’approverà il Senato?

Pubblicato il 16 giugno 2016 da redazione

Italia sono anch'io

Italia sono anch’io

ROMA. – Scontro fra la presidente della Camera Laura Boldrini e Forza Italia sulla legge per la cittadinanza. Un fronte sul quale l’Italia “è fuori tempo massimo” secondo la presidente della Camera, dove il nuovo ius soli temperato è stato approvato ad ottobre e ora dunque il Senato deve esaminarlo “in fretta”.

“Non è – dice infatti la Boldrini – la legge ideale, ma è comunque una svolta. Il nostro Paese invecchia e dobbiamo incentivare le politiche alla famiglia e riconoscere che ci sono nuovi italiani”.

Ma Forza Italia non ci sta e attacca Boldrini nel metodo e nel merito. Paolo Romani, presidente dei senatori di Forza Italia, definisce “deplorevole” il fatto che la presidente della Camera “pretenda di dettare l’agenda del Senato”.

“Il provvedimento – aggiunge – va cambiato radicalmente. E noi ci batteremo in Aula”. D’altro canto, evidenzia il vicepresidente di Montecitorio Simone Baldelli (FI), il Senato “ha tutto il diritto di discutere, esaminare, modificare, approvare o respingere il provvedimento, nei tempi che autonomamente deciderà di darsi”.

A Palazzo Madama, il provvedimento è stato incardinato in commissione Affari Costituzionali subito dopo l’ok dei deputati (con il no di FI, FdI e Lega e l’astensione di M5S) ma, dopo essere stato discusso fra dicembre e aprile in qualche seduta e aver visto il termine degli emendamenti fissato al 27 dello stesso mese, è poi sparito dal calendario dei lavori.

A scendere in campo a fianco della Boldrini è però solo il presidente della commissione Affari Sociali della Camera Mario Marazziti (Democrazia Solidale-CD), primo firmatario e sostenitore di un disegno di legge in materia di cittadinanza presentato nel 2004, che spera che il Parlamento possa dare il via libera definitivo al testo entro l’anno.

Per il resto, si registrano le voci contrarie degli azzurri, a partire dal vicepresidente di Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, che invita Boldrini a non “dare ordini” al Senato: “Rivendichiamo l’autonomia del Senato – sottolinea – che non può subire pressioni di alcun tipo e deve avere tutto il tempo necessario a esaminare e soprattutto cambiare una legge assurda”.

Idem il senatore Forza Italia, Andrea Mandelli, secondo il quale la presidente della Camera ha “mancato di terzietà”. Perché, attacca la deputata di Forza Italia, Elvira Savino, “chi ricopre cariche istituzionali dovrebbe mostrare un assoluto rispetto verso il Parlamento che, ricordiamo, è ancora composto da Senato e Camera”.

(di Chiara Scalise/ANSA)

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Grasso, avanti la legge sui partiti assieme alle riforme

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

Il presidente del Senato, Pietro Grasso.

Il presidente del Senato, Pietro Grasso.

ROMA. – La vicenda Pizzarotti piomba sulla legge sui partiti, in discussione alla Commissione Affari costituzionali della Camera, dove oggi inizia il voto degli emendamenti. E proprio sulla necessità di portare avanti questa legge “all’unisono” con le riforme costituzionali e quella elettorale, ha insistito il presidente del Senato, Pietro Grasso, come già aveva fatto in precedenti occasioni.

Le sanzioni di M5s contro Pizzarotti, arrivano mentre la Commissione Affari costituzionali della Camera sta discutendo anche del tema delle vita democratica interna di partiti e movimenti. In commissione sono state presentate varie proposte di legge, tra cui una del Pd che obbliga partiti e movimenti ad avere uno statuto, pena l’esclusione dalle elezioni. Approccio contestato da M5s che non ha uno statuto.

Il relatore Matteo Richetti (Pd) ha presentato un testo unificato che prevede due vie: per i partiti che vogliono usufruire dei benefici fiscali ci sono obblighi maggiori, mentre per i movimenti che vi rinunciano (come M5s) gli oneri sono minori. Ma, come ha osservato Pino Pisicchio, presidente del gruppo misto, la vicenda Pizzarotti pone il problema della democrazia interna a partiti e movimenti.

Mentre i partiti come il Pd o Fi hanno un codice etico noto, con sanzioni definite ed erogate da un organo diverso da quello di direzione politica, M5s non ha nulla di tutto ciò, con conseguenti minori garanzie per i suoi iscritti o militanti, come Pizzarotti.

M5s ha presentato degli emendamenti che eliminano dal testo di Richetti l’obbligo per partiti e movimenti del “metodo democratico” nella “vita interna”. Ma Richetti non prevede sanzioni se il M5s o altri movimenti non adempiono a questo obbligo.

Altri partiti (Sel, Lega, gli ex M5s) hanno presentato emendamenti – subito ribattezzati “salva Pizzarotti” – che giungono ad escludere dalle elezioni i movimenti che non hanno un organo disciplinare o di controllo diverso da quello esecutivo (nel caso di M5s dal Direttorio).

Oggi si votano gli emendamenti e si prevede un confronto duro. Non a caso Davide Ermini ha detto che M5s “è allergico alla democrazia”, visti i suoi emendamenti. Grasso, ricordando Pietro Scoppola, ha detto che “è vitale” fare procedere la legge sui partiti di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione “all’unisono con la revisione istituzionale per garantire la realizzazione del ‘metodo democratico’ espressamente voluto dalla Costituzione”.

Come ha spiegato in altri frangenti, il corollario della legge maggioritaria e del fatto che la sola Camera è eletta a suffragio universale, è costituito dall’assicurazione della vita democratica interna dei partiti. “Sono convinto – ha aggiunto Grasso – che l’attuazione di questa norma sia anche la premessa necessaria a rafforzare la legittimazione etica dei Partiti e la loro capacità di selezionare la classe dirigente, in modo da prevenire la grave questione morale che oggi colpisce trasversalmente la politica italiana”.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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23:26Vino adulterato: pm chiede rinvio a giudizio per 9 persone

(ANSA) - FIRENZE, 23 GEN - Commercializzavano vino di bassa qualità, adulterato con l'aggiunta di alcol, che poi veniva venduto come Chianti doc, Brunello di Montalcino o Sassicaia. Al termine dell'inchiesta condotta dai carabinieri del Gruppo tutela della salute di Roma e del Nas di Firenze e coordinata dalla Dda fiorentina, il pm Giulio Monferini ha chiesto il rinvio a giudizio per 9 persone. Il gip Fabio Frangini ha fissato la prima udienza il 5 aprile. L'inchiesta, avviata nel 2015, portò all'arresto di 3 persone (poi ai domiciliari) mentre altre 7 vennero iscritte nel registro degli indagati. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere per frode in commercio alla contraffazione di marchio e origine del vino, dalla frode in commercio alla vendita di sostanze non genuine e riciclaggio. Il vino dopo essere adulterato veniva imbottigliato in un'azienda di Empoli, dove poi erano apposte false etichette prima di inviarlo a dei depositi in Lazio e Emilia Romagna. Da qui partiva per l'estero, in particolare per il Costa Rica.

23:15Fotografia: ‘Sangue bianco’,leucemia raccontata con immagini

(ANSA) - SIENA, 23 GEN - Immagini in mostra, accompagnate dalle parole di un libro, per raccontare la vita con la leucemia. E' 'Sangue bianco', esposizione della fotografa Marta Viola al via dal 2 febbraio alla galleria Seipersei di Siena. Poco più di un anno dopo il trapianto, Viola ha documentato con una serie di scatti la sua esperienza con la malattia, componendo una sorta di personale diario visivo, arricchito da pensieri messi nero su bianco. "La fotografia e la scrittura sono stati i mezzi utilizzati per vivere le mie giornate dopo la diagnosi di leucemia acuta mieloide - spiega Marta -. Inizialmente l'idea di fotografare si è imposta a causa di un disturbo visivo: tra i vari effetti della malattia c'erano anche fluorescenze e sfocature. Ho pensato di fare foto ogni volta che intravedevo qualcosa che mi incuriosiva, così avrei avuto modo di vederlo bene quando sarei stata meglio". Fotografa professionista, classe 1986, Viola lavora per cooperative sociali e associazioni, oltre che nel campo della comunicazione.

21:56Consiglio Liguria unito nel dire sì all’autonomia

(ANSA) - GENOVA, 23 GEN - Il Consiglio regionale della Liguria ha approvato all'unanimità dei votanti (Rete a sinistra /LiberaMente Liguria, gruppo di opposizione, non ha partecipato al voto) una risoluzione per chiedere una maggiore autonomia della Liguria dallo Stato. Il documento, sottoscritto da maggioranza e opposizione, impegna la Giunta Toti a "proseguire il confronto con il Governo per definire i contenuti di un'intesa, con il coinvolgimento del Consiglio regionale". "Abbiamo approvato all'unanimità il documento sull'autonomia - dice il governatore Giovanni Toti - Siamo in marcia, tutti insieme, verso un futuro di maggiore efficienza, libertà e vicinanza della politica ai cittadini". "Prendiamo atto della mancanza di volontà da parte di Toti a dare la parola ai cittadini attraverso un referendum sull'autonomia", commenta il M5S. Il Pd ha espresso soddisfazione per "l'approvazione all'unanimità di una sua mozione sull'autonomia finanziaria dei porti liguri che consentirà di finanziare opere infrastrutturali strategiche".

21:48Strage bus ungherese su A4:presentata denuncia contro ignoti

(ANSA) - VERONA, 23 GEN - Una piastra di ferro in disuso, con pezzi sporgenti, che sarebbe stata presente sull'autostrada al di la' del guardrail, è l'elemento che ha portato l'Associazione Italiana familiari vittime della strada a presentare in Procura a Verona una denuncia contro ignoti, per disastro colposo, in relazione all'incidente del 20 gennaio 2017 che vide 16 studenti ungheresi morire nel rogo del loro pullman. Basandosi su un documento redatto da esperti ungheresi, sarebbero state individuate - sostiene l'Aifvs - presunte responsabilità "da parte del gestore del tratto autostradale, dei progettisti e dei manutentori". Stando a questa ipotesi, la piastra di ferro in disuso, presente sul luogo dell'incidente, potrebbe aver causato l'esplosione degli pneumatici del bus, che contribuì a modificarne la traiettoria in uscita di strada, portandolo a schiantarsi contro il pilone della A4 e incendiandosi. Per quel disastro è indagato per omicidio stradale l'autista del pullman, un 52enne ungherese, che sopravvisse all'incidente.

21:42Tramvia: Firenze, tratto nuove linee da rifare, già smontato

(ANSA) - FIRENZE, 23 GEN - Un tratto dei binari delle nuove linee tramviarie in corso di realizzazione a Firenze nell'area vicina alla stazione, dovrà essere smontato e ricostruito da capo: ne dà notizia Tram spa, la società che sta curando i lavori, spiegando che lo "smontaggio, iniziato oggi, si è reso necessario perché le procedure di qualità hanno verificato difformità rispetto al progetto nell'esecuzione dei lavori". Si tratta di un segmento di circa 25 metri tra via Valfonda, Villa Vittoria e piazza Bambine e Bambini di Beslan. La difformità riscontrata, informa Tram spa, "consiste in un dislivello di circa 10 centimetri che dovrà essere riportato alla quota di progetto. In concreto i binari saranno smontati, si procederà alla demolizione puntuale della soletta che poi sarà rifatta alla giusta quota". Le operazioni dureranno due settimane. Per l'assessore alla mobilità Stefano Giorgetti: "ci preoccupa molto. Ma abbiamo chiesto e ricevuto rassicurazione sul rispetto dei tempi dei lavori".

21:29Uccide moglie e si spara: giorno dopo paese sotto choc

(ANSA) - CASERTA, 23 GEN - Conflitti in famiglia con radici lontane, ma anche un lavoro che non c'era più e che rendeva il futuro sempre più grigio. Questo avrebbe spinto il 48enne Davide Mango, ex attivista di Forza Nuova, a rendersi protagonista ieri di un pomeriggio di terrore a Bellona, nel Casertano. L'uomo, una ex guardia giurata, ha ucciso la moglie Anna Carusone e ferito alcune persone sparando dal balcone della sua abitazione; si è poi barricato in casa e dopo 4 ore di trattative con i carabinieri si è sparato un colpo alla testa ed è morto. Oggi la comunità del piccolo paesino ubicato nella campagna attorno a Capua, mai toccato da vicende di cronaca così clamorose e poco coinvolto anche in episodi di microcriminalità, è sotto choc. "E' una tragedia di cui nessuno sa spiegare i motivi - dice il sindaco Filippo Abbate - anche perché non c'è nessuna denuncia penale a carico di Mango, né segnalazioni ai servizi sociali del nostro Comune per quanto riguarda l'unica figlia minore della coppia che è riuscita a salvarsi".

21:25Sparatoria in scuola Kentucky, 2 morti e 19 feriti

(ANSA) - WASHINGTON, 23 GEN - Due morti e 19 feriti, di cui 14 per colpi d'arma da fuoco: è l'ultimo bilancio fornito dal governatore del Kentucky Matt Bevin sulla sparatoria in una scuola superiore di Benton. La persona arrestata è uno studente di 15 anni.

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