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Grasso presenta il simbolo di LeU: “Paese da ricostruire”

Pubblicato il 10 dicembre 2017 da ansa

LeU

Grasso presenta il simbolo di LeU

 


ROMA.- “Quando ci sono 18 milioni di poveri è evidente che bisogna ricostruire la sinistra e quindi il Paese: con Liberi e Uguali diamo vita a un processo aperto, di allargamento per incontrare quante più persone”. Pietro Grasso, al suo esordio tv nelle vesti di leader di partito, offre già il profilo della sua discesa in campo. E contemporaneamente accende il primo scontro dialettico con il segretario dem, Matteo Renzi, di cui prevede “forse un futuro poco roseo”.

Pensa che sarà D’Alema a guidare Leu? “E’ una vita che guido giudici e processi. Posso guidare un partito. E ve ne accorgerete” Nello studio di Fabio Fazio presenta il simbolo di LeU, un cerchio color amaranto, con su il suo nome e quello del partito (e Michele Anzaldi chiama in causa l’Agcom, “è propaganda elettorale”).

“Per i romani era il colore della protezione”, spiega. Quindi decritta la E, a forma di foglioline, che a suo dire indica “il valore delle donne nel movimento”, auspicando che presto la Presidente della Camera, Laura Boldrini, sarà con lui. “Non volevo che ci fosse il mio nome nel simbolo, ma mi hanno detto – quasi si giustifica – che è come il braccialetto che si mette al polso dei neonati, e noi siamo appena nati…”.

Dopo aver raccontato che il suo impegno è il frutto di centinaia di assemblee e della scelta di decine di migliaia di militanti, Grasso apre il primo scontro dialettico tra il segretario del Pd. Intervistato da “La Repubblica”, Renzi aveva paragonato la discesa in campo del Presidente del Senato a quella di Gianfranco Fini. Cortese nei toni ma dura nella sostanza la replica: “In campagna elettorale manterremo un certo stile, senza attacchi. Ma io – affonda Grasso – non ho un passato politico, guardo al futuro. Lui ha finito la fase zen, ma forse ha un futuro poco roseo…”.

Ancora una risposta, anche questa sorniona ma netta, all’accusa di qualche giorno fa, sempre di Renzi, che in Liberi e Uguali, a comandare non sarà lui ma Massimo D’Alema: “E’ una vita – osserva Grasso – che ho posizioni di guida. Ho guidato magistrati, processi, credo che io possa guidare una formazione politica. Sono abituato a discutere e poi prendere decisioni. Se ne accorgeranno tutti”.

Il Presidente del Senato – quel “ragazzo di sinistra”, come viene definito dai suoi amici – sottolinea ancora una volta che il suo obiettivo è molto più ampio che guidare una partitino: “Ho una visione più ampia che quella di guidare una ridotta di sinistra. Penso a una ricostruzione della sinistra e quindi del Paese”.

E al riguardo, pacato, non esclude assolutamente un dialogo con il Pd dopo le elezioni: “Pensiamo che si possa maturare nel fare coalizioni. C’è bisogno di una guida tranquilla che parta dalla sinistra. Il mio obiettivo – ribadisce – è allargare, nessuna preclusione verso il Pd o M5s dopo le elezioni”.

Infine, da giudice che arrestò Provenzano, un’analisi sugli scenari futuri interni alla mafia dopo la morte di Totò Riina: “Ora si apre una fase di transizione nell’organizzazione: è ipotizzabile che ci saranno riunioni per ricostruire Cosa Nostra. Non abbiamo distrutto tutta la organizzazione che riesce ad avere spazio dove manca lo Stato, il lavoro e i diritti. Accanto all’antimafia della repressione – aggiunge – mi piace ricordare quella della prevenzione”.

(di Marcello Campo/ANSA)

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Sinistra attira, in arrivo Boldrini e De Magistris

Pubblicato il 07 dicembre 2017 da ansa

Boldrini con Grasso

 

 


ROMA. – La strada era già stata imboccata all’assemblea di Campo Progressista ma ora, dopo l’addio di Pisapia al progetto unitario di centrosinistra, tutti, nel Pd e anche a sinistra, danno per scontato che, quando dopo l’approvazione della manovra scioglierà la riserva, la presidente della Camera Laura Boldrini “abbraccerà” Liberi e Uguali di Pietro Grasso.

Un arrivo “di peso” che colma anche la lacuna della carenza di figure femminili nel neonato partito che sfiderà il Pd. Ma che crea un problema di overbooking per le liste: più candidati che posti sicuri visto che per Leu la battaglia sui collegi è ai limiti dell’impossibile.

Il Pd ha sperato fino all’ultimo di riuscire a convincere la presidente della Camera a marciare insieme con Giuliano Pisapia verso un accordo con il Nazareno. Ma il passo indietro dell’ex sindaco di Milano ha infranto calcoli e speranze. Anzi, secondo alcuni, la decisione finale di Pisapia è stata presa anche dopo aver capito che Boldrini, che aveva già messo in chiaro all’assemblea di Campo Progressista di non vedere margini d’intesa con il Pd, resta inamovibile sulla decisione di andare a sinistra con il presidente del Senato.

La nascita, domenica scorsa, di Leu ha messo in moto un processo attrattivo di cui il merito, riconoscono anche gli ex dem, è proprio nel discorso “inclusivo ma di sinistra” dell’ex magistrato.

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, da anni in frizione con Matteo Renzi, ha telefonato a Grasso. Un colloquio che potrebbe preludere ad un incontro nei prossimi giorni: lo spazio civico occupato da sindaci e amministratori è sempre guardato con attenzione tanto dal Pd, che guarda al primo cittadino di Cagliari Massimo Zedda, tanto nella formazione a sinistra.

Nella sfida al Pd, gli ex dem aprono per ora le porte a tutti e nei prossimi giorni sveleranno anche il simbolo della formazione: “Liberi e Uguali” su uno sfondo rosso “con Pietro Grasso” senza la dicitura presidente. A metà dicembre ci sarà un’iniziativa sul programma per insistere sulle parole d’ordine del lavoro e dell’uguaglianza. Poi dopo l’Epifania, quando le Camere saranno sciolte, ci sarà la stretta sulle liste, croce e delizia di ogni partito e vero test su chi ha il timone.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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Grasso leader della sinistra: “Il vero voto utile è per noi”

Pubblicato il 03 dicembre 2017 da ansa

Il presidente del Senato Pietro Grasso durante l’Assemblea nazionale “Per una nuova proposta” (Mdp-Si-Possibile) a Roma, 3 dicembre 2017. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

 


ROMA. – “Le dimissioni dal Pd sono nate da un’esigenza interiore. Poi mi hanno offerto seggi sicuri, mi hanno chiesto di fermarmi un giro, di fare la riserva della Repubblica. Mi dispiace, questi calcoli non fanno per me”. Si presenta così, Pietro Grasso. E’ il giorno della sua discesa in campo, davanti a una platea gremita che lo acclama leader tra standing ovation e applausi scroscianti. “Io ci sono!”, esclama. E tiene a battesimo la nuova “cosa” della sinistra. “Liberi e uguali”, il nome lo ripete tre volte sul finale, commosso.

La lista che sfiderà la coalizione a trazione Pd, la destra e il M5s, nasce dalla fusione di Mdp, Si e Possibile, ma non sarà solo “rossa”, promette il presidente del Senato. “Il nostro è un progetto più grande” che ambisce a raccogliere “l’unico voto veramente utile”, quello della “metà d’Italia che non vota”.

All’Atlantico di Roma affluiscono “cinquemila persone”, molti restano fuori. Nessuna scenografia, solo tre vele colorate. Sfilano i “big” della sinistra, ma nessuno di loro ha un posto in prima fila: Pier Luigi Bersani che sventola “la bandiera dei valori”, Nichi Vendola, Antonio Bassolino, Vincenzo Visco, Guglielmo Epifani.

Massimo D’Alema scommette su un “10% ora più vicino”, respinge “l’inutile piagnisteo di appelli all’unità tardivi e contraddittori, visto che – rimarca -ci avevano detto che eravamo irrilevanti”. E (dopo una stoccata a De Benedetti: “Non ho interesse per lui, non avendo io insider trading”), assicura che il nuovo soggetto è di sinistra ma va oltre.

In sala ci sono il cattolico Enzo Carra e la leader della Cgil Susanna Camusso. In prima fila, i tre “ragazzi” Roberto Speranza, Nicola Fratoianni e Pippo Civati, segretari dei partiti fondatori. Sul palco fanno staffetta rappresentanti della società civile e i tre giovani leader. “Renzi e Berlusconi, facce della stessa medaglia, stanno allestendo coalizioni da incubo. Pisapia, dove ‘campo’ vai?”, gioca con le parole Civati, che lancia un appello a quelli del Brancaccio e ai promotori del “no” al referendum di un anno fa.

“Il Pd ha demolito cattolicesimo democratico e sinistra”, attacca Fratoianni. E Speranza, che già scommette sulla nascita di un partito dopo la lista elettorale, tira la volata a Grasso: “Se tu sei con noi, siamo dalla parte giusta”.

Il presidente del Senato, accompagnato dalla moglie Maria, sale sul palco schivo: “E’ un’emozione grande”. In un discorso lungo mezz’ora, parla alla “base” e a chi vorrebbe includere nel soggetto “largo e aperto” (“Società civile, sinistra, cattolici, democratici e progressisti”). Dice “sinistra” una sola volta. Disegna una proposta di “radicale cambiamento e discontinuità”, “senza rancori o nostalgie”.

Ma, in ossequio al proprio ruolo istituzionale, evita attacchi agli avversari. Ricorda la propria storia di lotta alla mafia e promette di battersi per i “valori”. Ma aggiunge che “mai” si farà “scudo del passato”. Non sarà, promette, “un uomo solo al comando circondato da yes man”. A giorni sarà svelato il simbolo, poi, tra metà dicembre e gennaio, un programma “partecipato” fatto “con i migliori”.

I ‘Pisapiani’ e il Pd accolgono la discesa in campo di Grasso con un gelido silenzio: c’è “amarezza”, spiegano al Nazareno, per chi “decide di dividere il centrosinistra” ma “nessun rancore”. Tra i senatori Dem girano messaggi velenosi sulla terzietà tradita dal presidente. E i renziani, pur ammettendo che il Pd subirà un danno nei collegi, scommettono che la “cosa rossa” non andrà oltre il 5%.

Ma Grasso dal palco respinge il ritratto che gli vorrebbero cucire addosso: “Non lasciamoci intimorire e scoraggiare da chi parla di rischi di sistema, di favore ai populismi, di voto utile. Serve un’alternativa per scuotere l’Italia dal torpore, una nuova proposta perché è in gioco il futuro dell’Italia. Tocca a noi”, scandisce.

E legge l’articolo 3 della Costituzione sull’uguaglianza sostanziale: “Tutti – nessuno escluso – liberi e uguali”. Parla di “speranza” ed elenca i temi: lavoro, welfare, scuola, diritti, lotta alle diseguaglianze. Niente “slogan” e “fake news”, niente “fiumi di parole”, niente “arroganza”, promette: è il “metodo Grasso”.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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Domenica la sinistra incorona Grasso. Ancora dubbi sul nome

Pubblicato il 01 dicembre 2017 da ansa

Il presidente del Senato Pietro Grasso

 

 

ROMA. – Non ci sarà la parola “sinistra” nel nome per non dare l’impressione di essere l’ennesima ‘Cosa Rossa’ ma il nuovo partito, che domenica nasce a Roma con l’incoronazione di Pietro Grasso leader, ne avrà nel dna le parole d’ordine: lavoro, diritti, uguaglianza. Dalla fusione degli ex dem di Mdp, di SI e Possibile parte la sfida al Pd di Matteo Renzi, che a sua volta rivendica di essere la vera sinistra.

Ma la distanza sarà già evidente sabato quando una delegazione di SI, Guglielmo Epifani e Roberto Speranza, ma non Pier Luigi Bersani, sfileranno insieme alla Cgil di Susanna Camusso contro la proposta del governo sulle pensioni. Non c’è stata fumata bianca, a quanto si apprende, sul nome del nuovo partito di centrosinistra nel vertice, svoltosi in tarda mattinata tra il presidente del Senato Pietro Grasso, il coordinatore Mdp Roberto Speranza e Nicola Fratoianni mentre Pippo Civati era assente per motivi personali.

Ma, dopo aver sondato il gradimento di una ventina di nomi, si sarebbe arrivati alla stretta tra due: o “Libertà e Uguaglianza” o “Liberi e Uguali”. “Il copyright è della Costituzione francese, non di Ceccanti”, ironizza lo storico portavoce di Bersani, Stefano Di Traglia, davanti alle rimostranze dell’associazione dei liberal dem sull’omonimia con il nome dell’associazione. Non sarà, invece, reso noto domenica il simbolo del nuovo partito che comunque dovrebbe avere uno sfondo rosso.

Ma al netto di nomi e simboli, la barca alternativa al Pd è pronta a salpare nell’assemblea che riunisce i 1500 delegati eletti nello scorso fine settimana attraverso dei ‘caucus’, le assemblee in stile primarie americane. E sarà il grande giorno di Pietro Grasso che, concluso l’iter della manovra al Senato, si sente ormai libero dai doveri istituzionali e pronto a sciogliere la riserva sul suo futuro politico.

Attesissimo il suo discorso dal palco: sarà l’ex magistrato l’unico politico, oltre ai “giovani” Speranza, Fratoianni e Civati, a parlare davanti all’assise. Non interverranno nè Bersani nè D’Alema nè Vendola ad evitare che il nuovo partito appaia come una ridotta di big della sinistra. “Evitiamo gli errori del passato”, è il mantra che gira tra i promotori che assicurano che il pallino è tutto in mano a Grasso.

E non ci sarà la presidente della Camera Laura Boldrini che non renderà note le decisioni sul suo futuro, se andrà con Grasso o con Pisapia, finché la manovra non sarà approvata alla Camera. Matteo Renzi, che oggi chiude il suo tour in treno, sembra non preoccuparsi della concorrenza a sinistra.

Al momento, spiegano i dem, i sondaggi sul nuovo partito non sembrano turbare più di tanto i sogni dei dem. Ma al Nazareno sono consapevoli che la sfida a sinistra in alcuni collegi, come in Emilia Romagna o in Puglia, renderà più difficile la vittoria.

Per rafforzare le chance del centrosinistra a trazione Pd, il segretario dem ha chiesto a Piero Fassino di stringere con Giuliano Pisapia e Campo Progressista, che comunque domani avrà una delegazione in piazza con la Cgil per non lasciare a Bersani e soci lo scettro della sinistra.

“Proporremo il biotestamento al Senato”, garantisce ancora una volta Renzi a Pisapia. E se martedì la capigruppo lo metterà in calendario, è possibile che già la prossima settimana l’ex sindaco di Milano tragga il dado e decida di correre insieme al Pd alle politiche.

(di Cristina Ferrulli/ANSA)

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Sinistra attacca il Pd sullo Ius soli, ma si spacca su Pisapia

Pubblicato il 27 settembre 2017 da ansa

La manifestazione “Insieme, nessuno escluso”, convocata da Campo Progressista, in Piazza SS. Apostoli, Roma, 1 luglio 2017. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

ROMA. – “Al Senato sullo ius soli mancano trenta voti, con o senza fiducia. Quei voti si trovano senza crociate, ma con una mediazione politica: è poco eroico ma è l’unica cosa che può sbloccare la situazione”. Anna Finocchiaro prova a fermare con queste parole la battaglia che si è scatenata a sinistra sullo ius soli, dopo lo stop di Angelino Alfano alla riforma per la cittadinanza ai bambini stranieri.

Una battaglia che diventa scontro sul calendario in Senato tra Partito democratico e Sinistra italiana. Ma che va oltre lo ius soli e mette in discussione la stessa possibilità di una coalizione di centrosinistra alle elezioni: non solo Renzi e Pisapia sono ai ferri corti, ma c’è crisi anche tra Mdp e Cp.

A Palazzo Madama Si chiede di mettere subito in calendario lo ius soli, ma il capogruppo Pd Luigi Zanda dice di no perché, spiega, “portarlo ora in Aula sarebbe la condanna a morte della legge”. L’obiettivo del governo, assicura Anna Finocchiaro, resta approvarlo “dopo il Def”.

Per farlo serve una mediazione con Ap, che con Beatrice Lorenzin ribadisce il no alla legge e si rifiuta di autorizzare la fiducia. Una sintesi è possibile, assicura Finocchiaro, ma bisogna abbassare i toni dello scontro. Di qui il nervosismo del Pd verso chi, come Maria Cecilia Guerra, da Mdp avverte che a forza di rinvii non si farà niente. Ma lo scontro a sinistra è a tutti i livelli. E mentre Giuliano Pisapia tratteggia un nuovo centrosinistra “senza Renzi”, Massimo D’Alema, esprimendo giudizi lapidari sul leader Dem, chiude a ogni alleanza col Pd prima delle elezioni. “Pisapia – osserva il Dem Matteo Orfini – condivide un percorso con chi dice ‘Mai con Renzi!’, mi pare difficile un’alleanza”.

E il pontiere Maurizio Martina, ribadendo l’apertura del Pd a un confronto, scuote la testa: “Mi dispiace ma Pisapia e D’Alema sbagliano perché l’avversario non è il Pd”. Così, è l’accusa dei Dem, Pisapia e D’Alema lavorano per far vincere la destra. Al Nazareno però provano a tenere aperto un dialogo con chi, come Massimo Zedda, vuol restare alleato del Pd.

Ma soprattutto guardano con interesse alle nuove frizioni nel campo di Pisapia. Ad alzare la tensione è l’annuncio di D’Alema: il 19 novembre saranno eletti i delegati dell’assemblea nazionale per il nuovo soggetto. “Chi l’ha deciso? – è lo sfogo di Bruno Tabacci – Se vogliono fare il congresso con le tessere se lo fanno da soli. Mi sembra che si rincorra Fratoianni e il Brancaccio per fare meno della Linke in Germania. Mi pare che si giochi a perdere. Così rischiano di stancare anche Pisapia”.

Un gruppo di deputati di Campo progressista sembra sempre più vicino alla rottura con Mdp. Ma non Pisapia, assicurano i suoi: “D’Alema concorda sulla linea e blinda la leadership di Giuliano. Sull’assemblea ha avanzato una proposta. Ne parleremo: noi non vogliamo un ‘congressino’ ma un movimento aperto”. E anche da Mdp provano a stemperare: “Stiamo discutendo sul percorso ma sulla sostanza siamo d’accordo”.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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