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Terrorismo, Gentiloni: “Combatterlo senza somigliargli”

Pubblicato il 04 dicembre 2017 da ansa

Il primo ministro Paolo Gentiloni, ANSA/CLAUDIO PERI

 


ROMA.- Il 2017 è l’anno della “sconfitta militare” dello Stato Islamico, ma la minaccia jihadista resta alta, anche per l’Italia. E bisogna contrastarla “senza mai cadere nella tentazione di scorciatoie illusorie e pericolose. Non siamo affatto condannati a combattere il terrorismo al prezzo di somigliargli”.

Alla celebrazione per i dieci anni della legge che ha riformato l’intelligence (la 124 del 2007), il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, fa il punto sullo stato del pericolo ed elogia gli 007 italiani, “che in questi anno hanno contribuito a mantenere la sicurezza del Paese”.

Per il premier – che ha mantenuto per sè la delega ai servizi segreti – “occorre garantire assieme sicurezza e libertà, sicurezza e privacy, riservatezza e trasparenza. Non è comprimendo la libertà dei cittadini – sottolinea – che si contrasta efficacemente il terrorismo; non è sacrificando la protezione dei dati personali che si può perseguire la sicurezza cibernetica, non è con la segretezza fine a se stessa che gli organismi informativi possono preservare gli interessi nazionali nel perimetro stabilito dall’ordinamento”.

Gentiloni mette anche in guardia dal vento del sovranismo che soffia forte in tutto il mondo. “C’è – osserva – la tendenza all’esaltazione delle sovranità che talvolta assume caratteristiche nostalgiche di piccoli e grandi imperi. E questo sovranismo produce comportamenti che, a loro volta, producono minacce”. E’ evidente, aggiunge, “una fragilità del mondo libero, che è meno stabile nelle proprie scelte e negli equilibri istituzionali e di governo”.

Altro dossier da monitorare con grande attenzione è quello della cyber-sicurezza, che per il premier rappresenta la “precondizione fondamentale per lo sviluppo del nostro Paese”. Proprio per questo l’Italia ha posto il tema all’ordine del giorno al G7 di Taormina auspicando la collaborazione tra i grandi Paesi ed i colossi del web. “Non è possibile – secondo Gentiloni – che la rimozione di certi contenuti che possono costituire una minaccia alla sicurezza avvenga con una velocità non adeguata”.

Sul fronte della sicurezza informatica, il direttore del Dis, Alessandro Pansa, ha annunciato l’avvio della prima campagna cyber destinata ai giovani, cui seguirà un’altra rivolta alle piccole e medie imprese. L’iniziativa, chiamata ‘Be aware. Be digital’, punta a promuovere un utilizzo consapevole delle tecnologie (tablet, smartphone, social media, web in generale), attraverso alcuni progetti per i ragazzi con tutorial ed app formativi.

“Il web, i social, i sistemi di comunicazione relazionale che vengono utilizzati – ammonisce Pansa – portano con sé un numero consistente di insidie e la mancanza di regole e di controlli lo rendono un mondo ad alto rischio per chi non è ben attrezzato alla navigazione e non è ben consapevole di cosa stia accadendo”.

Nel corso della cerimonia, svoltasi all’Auditorium Parco della musica, è stato presentato un francobollo distribuito da Poste Italiane dedicato proprio al Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica nel decimo anniversario della riforma.

(di Massimo Nesticò/ANSA)

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Terrorismo: ragazza egiziana pronta ad azione suicida in Italia, espulsa

Pubblicato il 13 novembre 2017 da ansa

Contatti con l’Isis per un’azione terroristica in Italia, espulsa l’egiziana Fatma Ashraf Shawky Fahmy

MILANO. – Si era offerta di compiere un attentato suicida in Italia una ragazza egiziana di 22 anni, residente a Milano, che è stata espulsa dopo che sono stati accertati suoi ripetuti contatti con esponenti dell’Isis ai quali aveva chiesto istruzioni per diventare una kamikaze.

Fahmy Fatma Ashraf Shawky, nata nel 1995 a Giza, in Egitto, viveva nel quartiere Gratosoglio, nella periferia sud-ovest del capoluogo lombardo, insieme ai genitori e a tre fratelli minori. In regola con il permesso di soggiorno, incensurata e disoccupata, negli ultimi 4 anni aveva cambiato abbigliamento e abitudini: dai vestiti occidentali che indossava abitualmente, era passata al niqab, il velo integrale che copre integralmente corpo e viso, completo di guanti neri affinché nessuna parte del corpo rimanesse scoperta.

E aveva smesso di avere contatti con l’esterno, a parte una sua vicina di casa, passando tutto il suo tempo su internet dove, in più occasioni, aveva manifestato l’intenzione di recarsi nei territori del Daesh per fornire il suo contributo alla jihad.

I poliziotti della Digos di Milano hanno infatti accertato l’identità della donna in rete, dove era nota come Umm-Jlaybib, e i suoi contatti con un membro dell’Isis, Al Najjar Abdallah Hasanayn, al quale aveva chiesto di facilitare ed organizzare il suo viaggio in Siria attraverso la Turchia. Troppo difficile però arrivare fino a lì, troppe le difficoltà per organizzare il viaggio, e così la ragazza aveva abbandonato l’intenzione di partire e si era resa disponibile a commettere un’azione suicida in Italia, senza però avere risposta dai suoi interlocutori.

Data la gravità delle informazioni acquisite dall’ intelligence e riscontrate dalla Sezione Antiterrorismo della Digos di Milano, il ministro dell’Interno Marco Minniti ha decretato l’espulsione dall’Italia della ragazza, disponendo la perquisizione personale e domiciliare, durante la quale la donna ha confermato l’intenzione di voler raggiungere la Turchia per recarsi poi in Siria.

Più difficile è stato avere conferma sui contatti con esponenti dello Stato Islamico e sui suoi progetti di attentato, dato che la donna in un primo momento si è chiusa in totale mutismo e solo successivamente si è decisa a confermare di avere avuto dei contatti virtuali, dei quali però non ha voluto fornire alcune riferimento preciso.

Sono proseguite quindi le indagini in particolare sul tablet utilizzato dalla ragazza che ha dato conferma delle sue intenzioni: sono state infatti recuperate le chat via Telegram con alcuni operativi dell’Isis in Siria ai quali aveva mostrato la propria disponibilità a compiere un’azione in Italia ed aveva richiesto un parere, non ricevendo però alcuna autorizzazione né tanto meno indicazioni pratiche.

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Terrorismo, Marsiglia: Anis combattente in Siria, respinto da Italia

Pubblicato il 09 ottobre 2017 da ansa

L’arresto a Ferrara di Anis Hannachi.

 

ROMA. – Era un foreign fighter e per quasi due anni avrebbe combattuto tra le file dell’Isis in Siria ed in Iraq. Per poi rientrare in Europa ed indottrinare il fratello Ahmed, portandolo su quelle posizioni radicali che lo hanno spinto ad uccidere a coltellate due ragazzine di 20 anni in nome di Allah.

I primi elementi che emergono dopo l’arresto di Anis Hannachi, bloccato dall’Antiterrorismo sabato sera in bicicletta nel centro di Ferrara, non lasciano dubbi sul fatto che si tratti di un soggetto pericoloso. A partire da quella nota arrivata dalla Francia alle autorità italiane la sera di martedì 3 ottobre, 48 ore dopo l’attentato davanti alla stazione di Saint-Charles.

I francesi accusavano Anis di associazione terroristica, per aver trascorso quasi due anni – dal 2014 al 2016 – nelle file jihadiste in Siria, e di complicità con il fratello nell’attentato. Avrebbe avuto anche lui un ruolo nell’organizzazione della strage. Segnalavano inoltre la sua possibile presenza in Italia fin dal 27 settembre e, soprattutto, sostenevano che nelle conversazioni con gli amici avrebbe più volte detto di “essere stanco”, di “non poter andare avanti”.

Un segnale d’allarme serio, per il nostro Antiterrorismo, perché poteva nascondere la volontà del 25enne tunisino di passare all’azione in Italia. Fino al 3 ottobre, però, quel nome per le nostre autorità di sicurezza non voleva dire nulla. Né era segnalato tra quelli sospettati di terrorismo. Sono state le verifiche con le banche dati a fornire una prima risposta: Anis aveva già avuto a che fare con l’Italia, nell’ottobre del 2014, quando era sbarcato con altri tunisini a Favignana. In quell’occasione fu bloccato e respinto in patria e da allora se ne erano perse le tracce.

La caccia è scattata immediatamente e nel giro di poche ore si è avuta la conferma che la segnalazione dei francesi era giusta. “Il primo riscontro che ci ha dato la certezza che Anis fosse in Italia lo abbiamo avuto il 4 ottobre, in Liguria”, ha spiegato il direttore della divisione estero dell’Antiterrorismo Claudio Galzerano. Il riscontro è l’attivazione di una scheda telefonica italiana che Anis ha comprato molto probabilmente dopo aver passato il confine.

Cosa ha fatto e chi ha visto fino alla sera di sabato 7 ottobre, gli investigatori lo stanno ancora ricostruendo. E’ molto probabile però che dalla Liguria abbia raggiunto direttamente l’Emilia Romagna: forse nella stessa giornata di mercoledì o al massimo giovedì.

A Ferrara Anis si è fatto ospitare da un amico che, come lui, era originario di Biserta. Regolarmente residente e integrato, il ragazzo non ha nulla a che vedere con l’estremismo islamico: probabilmente conosceva le posizioni radicali di Anis, dicono gli investigatori, ma non sapeva che fosse ricercato.

L’Antiterrorismo lo ha bloccato alle 22 in via Bologna, mentre tornava a casa con l’amico, grazie ad un mandato di cattura europeo emesso nel frattempo dalle autorità giudiziarie francesi. Senza documenti, disarmato, Anis ha fornito un nome di fantasia e ha detto di essere algerino. Ma è stato smentito dai riscontri arrivati da Tunisi, dove l’Italia ha inviato il materiale fotosegnaletico e le impronte digitali prese sia a Favignana nel 2014 sia a Ferrara.

“Al momento non sta collaborando – ha detto il procuratore nazionale Franco Roberti – In ogni caso i tempi per l’estradizione saranno brevi, la procedura con la Francia è già stata attivata”. E potrebbe concludersi entro pochi giorni visto che lo stesso tunisino, nell’udienza di convalida a Bologna, non si è opposto.

Con l’arresto di Anis non si chiudono però le indagini. Al momento gli investigatori hanno accertato che l’uomo non stava pianificando azioni in Italia, che né lui né il fratello Ahmed (ad Aprilia con la moglie e nei suoi vari passaggi nelle carceri italiane) si fossero radicalizzati nel nostro paese, che a Ferrara non avesse “basi e appoggi”.

Ma tutto il resto si sta approfondendo in queste ore, attraverso l’analisi di carte di credito, tabulati e celle telefoniche: bisognerà capire quando è entrato e perché è venuto in Italia, gli spostamenti che ha fatto e chi ha incontrato, se risultano contatti con ambienti estremisti, se avesse accompagnato Ahmed l’ultima volta che è stato in Italia, a marzo di quest’anno.

E bisognerà capire se ha avuto contatti con l’altro fratello, Anouar, anche lui sospettato di essere un estremista. Sulle sue tracce potrebbero già essere gli investigatori che, in collaborazione con le autorità francesi, lo avrebbero individuato in Svizzera. Qualche risposta, infine, potrebbe arrivare dalla ex moglie di Ahmed, Ramona Cargnelutti, che nei prossimi giorni sarà sentita sulla procura di Roma. “Le indagini sono ancora in corso – conferma Roberti – e promettono interessanti sviluppi”.

(di Matteo Guidelli/ANSA)

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Camion contro la folla in Canada, almeno 5 feriti

Pubblicato il 01 ottobre 2017 da ansa

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Camion contro la folla in Canada, almeno 5 feriti

 

NEW YORK. – Un nuovo attentato ha scosso il Canada: un uomo ha investito un poliziotto, poi lo ha accoltellato infine è salito su un camion, una bandiera dell’Isis a bordo, e si è schiantato contro la folla. Il bilancio è di cinque feriti. L’incidente è avvenuto a Edmonton e le autorità lo hanno subito definito un ‘atto di terrorismo’.

Il premier Justin Trudeau condanna l’accaduto e assicura: ”non lasceremo che l’estremismo violento si radichi nel Paese”. L’attentatore è stato arrestato: si tratta di un uomo di 30 anni di Edmonton. Nessun altro dettaglio per ora è stato diffuso.

Poco dopo le 20 è salito a bordo di una Chevy Malibu bianca, con la quale ha investito un agente di polizia posizionato a un posto di blocco nei pressi del Commonwealth Stadium, dove si stava giocando una partita di football. Prima lo ha investito facendolo volare di alcuni metri, poi quando era a terra lo ha accoltellato. Secondo le ricostruzioni della polizia, l’uomo è poi salito su un furgoncino a noleggio U-Haul e si è schiantato contro alcuni pedoni in un’area affollata della città.

Il sospettato è riuscito a fuggire ma è stato fermato al termine di una caccia all’uomo durata alcune ore. ”E’ stato deciso di indagare questi incidenti come atto di terrorismo” afferma il capo della polizia di Edmonton, Rod Knecht, precisando che al volante del camion l’uomo si è diretto ”volontariamente e a velocità sostenuta” contro i pedoni.

Anche se si ritiene che l’uomo abbia agito da solo, Knecht mette in guardia: ”Le indagini sono nelle fasi preliminari e invitiamo tutti a essere vigili. Contattate la polizia se vedete o sentite qualcosa di sospetto” ha aggiunto Knecht.

I testimoni hanno raccontato gli attimi di terrore. ”C’era gente che volava” racconta Kim Anderson, che stava aspettando l’autobus quando il camion è finito contro la folla. ”Abbiamo sentito rumori simili a spari di pistola”, dice invece Natalie Pon, che al momento dell’attacco si trovava in un albergo nelle vicinanze per un matrimonio.

”Il personale dell’hotel ha allontanato tutti gli ospiti dalle finestre per evitare incidenti” aggiunge Pon, che è comunque riuscita a scattare una foto del camion pur non essendo riuscita a vedere il sospettato. I cinque feriti restano per il momento in ospedale e nessuno di loro appare in pericolo di vita.

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Terrorismo: l’Italia punta su strategia globale, non solo su mezzi militari

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Terrorismo: l’Italia punta su strategia globale, non solo su mezzi militari

Pubblicato il 28 settembre 2017 da redazione

La sede dell’Onu di New York

NEW YORK – Il terrorismo non si batte solo con mezzi militari. Serve una strategia globale che ne affronti le cause alla radice, ha detto del Sottosegretario generale Vladimir Voronkov, capo del nuovo ufficio Onu per l’anti-terrorismo. Cardi ha ricordato il ruolo guida dell’Italia nel contrasto a tutte le forme di finanziamento attraverso la lotta al traffico illecito di beni culturali e al riciclaggio, e, allo stesso tempo a sostegno di iniziative che affrontino alla base le cause dell’estremismo violento: dal focus sulla radicalizzazione nelle carceri e il sostegno ai programmi dell’ufficio dell’inviato speciale per i giovani.

Se non l’unica via, la lotta al terrorismo ha anche una componente militare. Cardi ha ricordato che le forze armate italiane forniscono il secondo contingente della coalizione anti-Daesh e quotidianamente sostengono le autorità irachene attraverso l’addestramento di migliaia di uomini e donne su vari fronti, dall’intelligence e il law enforcement, al controllo delle frontiere e la polizia.

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Alfano mette cultura al primo posto in lotta al terrorismo

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Alfano all’Onu: “Contro terrorismo Italia mette cultura al primo posto”

Pubblicato il 21 settembre 2017 da ansa

Alfano mette cultura al primo posto in lotta al terrorismo

Angelino Alfano

ROMA – “Oggi da internet possiamo scaricare praticamente tutto, ma non i valori etici. Eppure proprio questi devono costituire il nostro ‘browser morale’, perché senza di essi siamo disconnessi e rischiamo di non essere in grado di rispondere adeguatamente ad atrocità su vasta scala”. : links and common responsibilities”, organizzato dall’Italia a margine della 72ma Assemblea generale delle Nazioni Unite (Unga), alla presenza tra gli altri dell’alto rappresentante Ue, Federica Mogherini, e dei direttori di Unesco e e Unodc.

Lo rende noto la Farnesina. “Oggi vediamo che in Siria, Iraq, Afghanistan e Mali, alla brutalità dei crimini contro l’umanità si affiancano crimini di ‘pulizia culturale’, terribili distruzioni di patrimoni culturali inestimabili. Anch’essi devono essere considerati crimini contro l’umanità: l’intenzionale distruzione del capitale culturale di un popolo costituisce un enorme ostacolo alla pace, impedendo il dialogo e la riconciliazione e fomentando odi che si perpetuano per generazioni”, ha aggiunto il ministro.

“Per questo l’Italia ha posto la cultura al centro dell’agenda per la pace e la sicurezza internazionali, promuovendo insieme alla Francia la risoluzione 2347 del Consiglio di Sicurezza, la prima a difesa del patrimonio culturale in quanto fattore di sicurezza globale. Chiediamo che la protezione della cultura sia inclusa nei mandati delle operazioni internazionali di peacekeeping, secondo il modello già adottato in Mali”.

“Siamo convinti che la cultura debba unire, non dividere: è questo il messaggio di fondo dell’iniziativa Unesco Unite4Heritage, di cui ci onoriamo di essere tra i più convinti sostenitori. La tragedia di Daesh ci ha insegnato che la cultura è più potente di una bomba, più forte del terrorismo: per questo abbiamo ospitato a Firenze il G7 della cultura, riproducendo per l’occasione una replica dell’arco di Palmira. E vogliamo tributare i giusti onori alla memoria di Khaled al-Asaad, custode dei tesori di Palmira trucidato da Daesh: spesso gli archeologi sono i nostri migliori diplomatici. Perché il legame tra cultura e pace va difeso. Non è solo un dovere morale, ma un imperativo politico e di sicurezza”, ha concluso Alfano.

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Polemica su fiasco all’Old Trafford, Gb “rossa di vergogna”

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

OldTraffordEvacuato

LONDRA. – L’allarme rosso la domenica, la facce “rosse di vergogna” il lunedì. E’ giorno di polemiche, di mea culpa e d’imbarazzo in Gran Bretagna all’indomani del plateale “fiasco dell’Old Trafford”, il glorioso stadio del Manchester United svuotato di decine di migliaia di persone, con tanto di partita cancellata, per un allarme causato da un finto ordigno, come si è alla fine scoperto: un oggetto in tutto e per tutto simile a una vera bomba rudimentale, ‘dimenticato’ fra gli spalti dopo un’esercitazione di sicurezza.

L’epilogo ha avuto dell’incredibile e i giornali non fanno sconti. Ma anche il sindaco di Manchester, il laburista Tony Lloyd, grida allo “scandalo” e chiede un’inchiesta, al di là delle scuse dei responsabili di un’azienda di security. Quanto accaduto “è inaccettabile”, tuona: “Gravi disagi ai tifosi, tempo sottratto a un enorme numero di poliziotti e ai reparti di artificieri, gente inutilmente in pericolo, perché evacuare decine di migliaia di persone da uno stadio di calcio non è senza rischi”.

Di buono c’è che l’evacuazione è stata portata a termine con ordine. Lloyd ne attribuisce il merito alla polizia e agli steward dell’Old Trafford, come pure alla collaborazione di entrambe le società: quella di casa, lo United, e quella ospite, il Bournemouth. Oltre che alla compostezza del grosso degli spettatori (eccezion fatta per i cori beceri incrociati di qualche manipolo di ultrà).

Mentre la Greater Old Manchester Police insiste per bocca del suo numero due, John O’Hare, responsabile dell’operazione sul terreno, a difendere la decisione di far sfollare il pubblico poco prima del fischio d’inizio: per ragioni precauzionali insuperabili – dice – in un Paese nel quale l’allerta terrorismo è costantemente al livello massimo da mesi (come altrove in Europa) sull’onda delle minacce dell’Isis e non solo.

Esaurito il valzer delle giustificazioni e dei riconoscimenti reciproci, resta tuttavia da capire come si sia potuto arrivare a tanto senza che la minaccia avesse il minimo fondamento reale. Il sindaco (ad interim) Lloyd pretende che si indaghi fino in fondo per chiarire “come è successo, perché e chi ne sia il responsabile”.

E l’impegno a indagare c’è. Ma sulle colpe i toni si fanno improvvisamente vaghi e perplessi. Sulla polizia nessuno sembra aver nulla da ridire, anzi lo stesso Lloyd ne elogia “la professionalità”. E al club padrone di casa non si muovono finora contestazioni.

Il pasticcio ricade per ora solo sull’anonima società Security Search Management & Solutions che a suo tempo aveva fornito il materiale per la simulazione eseguita nello stadio allo scopo di prevenire l’ipotetica minaccia di un attacco.

“E’ tutta colpa mia”, si cosparge il capo di cenere uno dei responsabili dell’azienda, Chris Reid, dicendosi “sconvolto”. Sarebbe stato lui in persona a ‘dimenticare’ sulle tribune lo pseudo-ordigno – in grado peraltro di attirare l’attenzione dei cani addestrati a fiutare esplosivi durante l’esercitazione – rimasto inspiegabilmente poi abbandonato per giorni.

Senonchè c’è da chiedersi se qualche negligenza non sia riconducibile pure alla società di gestione dell’impianto, a chi coordina gli steward, allo stesso Manchester United o magari alle autorità locali. Di sicuro l’episodio pone qualche interrogativo in tema di psicosi, in un Paese che pure sfoggia l’autocontrollo come un vanto. Mentre rischia di far giustizia – con mezza giornata di caos – del mito degli invincibili apparati di sicurezza di Sua Maestà, propagato per decenni al cinema da 007 e soci.

(di Alessandro Logroscino/ANSA)

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Allarme Usa, in Europa ondata foreign fighter mai vista

Pubblicato il 12 maggio 2016 da redazione

allarme

BERLINO. – L’allarme è esplicito: l’Europa sta subendo un’ondata di foreign fighter senza precedenti. E arriva da fonte autorevole: da Lisa Monaco, la zarina antiterrorismo della Casa Bianca che, in visita a Bruxelles, ha ha fatto pressing sulle autorità belghe perchè facciano squadra e condividano di più le informazioni d’intelligence sul fronte della lotta all’Isis.

Un flusso di jiahdisti di ritorno “come non si era mai visto”, ha aggiunto Monaco, che ha illustrato le due minacce cui l’Europa deve far fronte: quella dei combattenti europei addestrati in Siria che tornano a casa, e quella del processo di radicalizzazione di molti individui sul suolo europeo innescato dall’Isis. A queste se ne aggiunge una terza, almeno nei Paesi che sono stati interessati dagli imponenti flussi migratori dell’ultimo anno: quella dei terroristi infiltrati fra i migranti.

La Neue Osnabruecker Zeitung ha rivelato che la polizia criminale federale tedesca ha ricevuto finora 369 segnalazioni su sospetti terroristi o simpatizzanti di organizzazioni terroristiche, che sarebbero arrivati in Germania mescolandosi fra i profughi.

In 40 casi sono state avviate indagini giudiziarie, perché i sospetti erano apparsi concreti. Le accuse sono di appartenenza diretta a gruppi terroristici e pianificazione di gravi reati. Finora però non sono mai emersi indizi concreti su piani di attentati, ha detto l’Anticrimine tedesco. È un numero comunque più alto rispetto a quelli finora resi noti.

Il quotidiano di Osnabrueck riporta anche una presa di posizione più tranquillizzante del ministero dell’Interno tedesco: in diversi casi le segnalazioni si sono rivelate false, frutto di millanterie da parte di altri migranti, di tentativi di discredito o di semplici frottole, ha detto un portavoce interpellato dal giornale.

Quel che l’Anticrimine ha però aggiunto è che “il pericolo terroristico in Germania e in Europa resta molto alto e che nuovi attentati di cellule islamiche non sono affatto da escludere”. Punto su cui concordano anche gli esperti americani arrivati a Bruxelles assieme a Lisa Monaco.

John Mulligan, numero due dell’antiterrorismo Usa, ha spiegato che il successo delle indagini è legato non solo allo scambio di informazioni ma anche alla velocità della loro condivisione. “Il tempo che abbiamo per agire è poco – ha detto – perché ormai in Europa abbiamo a che fare con cellule capaci di sferrare attacchi rapidamente, senza il bisogno di lunghi periodi di pianificazione”.

(di Pierluigi Mennitti/ANSA)

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Libia, così la possibile coalizione internazionale

Pubblicato il 18 febbraio 2015 da redazione

'CONTRO ISIS SERVE ESERCITO LIBICO,TROPPO CAOS PER STRANIERI'

BEIRUT. – Se il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dovesse accogliere gli appelli del governo libico di Tobruk e dell’Egitto per un intervento militare in Libia, e’ probabile che a far parte dell’alleanza sarebbero molti dei Paesi gia’ impegnati nella Coalizione internazionale a guida americana che si batte contro l’Isis in Iraq e Siria. La grande differenza, sia rispetto all’azione in questi due Paesi, sia all’operazione Nato ‘Unified Protector’ che nel 2011 porto’ all’abbattimento del regime del colonnello Muammar Gheddafi, e’ che in questo caso sarebbe con tutta probabilita’ necessario schierare truppe sul terreno, in un Paese diviso tra l’esecutivo di Tobruk riconosciuto internazionalmente, le milizie che controllano Tripoli, vicine ai Fratelli Musulmani, e un mosaico di gruppi fondamentalisti e jihadisti. E non e’ escluso che proprio la presenza di truppe straniere potrebbe accelerare la migrazione di jihadisti da diverse organizzazioni verso il Califfato islamico, che finora, secondo stime dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) sarebbero non piu’ di un migliaio, concentrati a Derna. Quella a cui si assiste in Libia, dunque, non e’ una ‘invasione’ dello Stato islamico, ma una ‘conversione’ di un numero finora limitato di elementi locali, riunitosi attorno ad un nucleo di circa 300 miliziani di ritorno da Siria e Iraq. Se tuttavia la comunita’ internazionale decidesse di passare all’azione militare, le stime di diversi analisti prevedono che sarebbe necessaria una forza di terra di non meno di 30.000 soldati. Di questi 5.000-6.000 potrebbero essere italiani. E, come avvenuto nell’operazione di quattro anni fa, dalle sette basi italiane partirebbero anche la maggior parte dei caccia impegnati nei bombardamenti aerei. Alcune di queste sono a ridosso del possibile teatro di guerra, in particolare Trapani Birgi, Gioia del Colle, Sigonella e Pantelleria. Il comando centrale potrebbe essere ancora a Napoli, come avvenuto nella precedente operazione. Per gli attacchi sarebbe utilizzata anche la base britannica di Akrotiri, a Creta. Quanto ai Paesi che potrebbero prendere parte ad un’azione militare, sul fronte Occidentale i ‘candidati’ che sembrano piu’ probabili sono quelli che parteciparono ai raid del 2011. In particolare Gran Bretagna, Francia, Canada, gli Usa (forse con una funzione di appoggio tattico piu’ che di intervento diretto), e l’Italia. Ma anche altri che quattro anni fa svolsero operazioni di controllo dello spazio aereo, come la Spagna e l’Olanda. Per quanto riguarda gli arabi, oltre all’Egitto, che ha gia’ cominciato a colpire le postazioni dell’Isis a Derna, e’ possibile ipotizzare la presenza di altri Paesi gia’ impegnati nei bombardamenti sullo Stato islamico in Siria: in particolare gli Emirati arabi uniti (gia’ presenti nell’alleanza del 2011) ma anche la Giordania e il Marocco, le due monarchie filo-occidentali vicine a quelle dei Paesi del Golfo.

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10:39Maltempo: acqua alta a Venezia, 102 cm sul medio mare

(ANSA) - VENEZIA, 12 DIC - Acqua alta stamane a Venezia, dove la punta massima di marea sul medio mare ha raggiunto i 102 cm alle 6.15 secondo le rilevazioni del centro previsioni maree del comune. Con questo livello - marea sostenuta pari a codice 'giallo' - è stato interessata la parte più bassa del suolo cittadino a partire da piazza San Marco. Le prime previsioni della giornata davano una massima di marea a 105 centimetri, poi il vento di scirocco che ha interessato la città per tutta la notte, è calato facendo ridurre l'altezza dell'acqua rispetto al medio mare.

10:36Sci nordico: tutto pronto a Dobbiaco per tappa cdm

(ANSA) - ROMA, 12 DIC - E' arrivata tanta neve a Dobbiaco (Bolzano) ed ora è davvero tutto pronto in ogni dettaglio per l'appuntamento di Coppa del Mondo di sci nordico di sabato 16 e domenica 17 dicembre. Le piste, ora immacolate, della 'Nordic Arena' ospiteranno una 10 km per le donne e una 15 per gli uomini, da percorrere in skating nella prima giornata con partenze "interval start" e in classico (inseguimento) nella giornata successiva. Una formula che da tempo mancava nel fondo che conta, su una pista rinnovata che propone erte impegnative fino al 18% di pendenza. A Dobbiaco saranno presenti 200 atleti suddivisi in 29 nazioni, con presenze quasi certe delle stelle di Coppa Dyrhaug, Haagen Krogh e Johnsrud Sundby. La nazionale azzurra proporrà Noeckler, De Fabiani, Rastelli, Salvadori, Bertolina, Gardener, Pasini, Rigoni, Fanton e Muller. Tra le donne, Debertolis, Comarella, Ganz, Scardoni, Stürz, De Martin Topranin, Brocard e Pellegrini se la vedranno con campionesse del calibro di Oestberg, Haga e Weng.

09:46Maltempo: in Liguria fa ancora paura il Magra

(ANSA) - GENOVA, 12 DIC - I fiumi Entella a Chiavari (Genova), Vara e Magra, nello Spezzino, sorvegliati speciali perché a rischio esondazione dopo le piogge di domenica e di ieri, non hanno creato problemi ingenti nella notte, ma il Magra continua a far paura. L'Entella, che ieri aveva tracimato alla foce, senza particolari conseguenze, è calato di livello. La forza della mareggiata in diminuzione favorisce il deflusso delle acque. E' calato anche il fiume Vara, che ieri aveva superato il secondo livello di guardia nel Comune di Sesta Godano. E' sempre a livello di guardia il Magra che fa paura a Bocca di Magra, nel Comune di Ameglia, dove le acque sono cresciute di 3,7 metri. Strade, giardini e cantieri nautici allagati, senza particolari danni. Nella notte una famiglia di S. Stefano Magra è stata sfollata con gommoni. La piena del Magra si esaurirà intorno alle 10. Nello spezzino restano sfollate una trentina di famiglie. Allerta rossa in tutta la provincia spezzina, e in parte di quella di Genova fino alle 13. Il meteo migliora.

07:33New York: governo Bangladesh condanna attentato

DACCA (BANGLADESH) - Il governo del Bangladesh ha condannato l'attentato fallito a New York, il cui autore e' un immigrato di 27 anni dal paese del sud-est asiatico. ''Il Bangladesh e' impegnato nella sua conclamata politica di 'tolleranza zero' contro il terrorismo, e condanna il terrorismo stesso e l'estremismo violento in ogni forma o manifestazione ovunque nel mondo, compreso l'incidente di lunedi' mattina a New York'', ha comunicato il governo in una nota.

05:24Molestie: New Yorker licenza corrispondente da Washington

WASHINGTON - Un'altra firma del giornalismo americano finisce nel turbine delle accuse di molestie sessuali: il New Yorker ha licenziato Ryan Lizza, corrispondente del magazine da Washington, dopo che una donna ha denunciato un suo comportamento inappropriato. Addebito che Lizza nega, sostenendo che la decisione di licenziarlo "e' stata fatta precipitosamente e senza una indagine completa dei fatti rilevanti". "Un terribile errore", ha aggiunto. Ma sia il prestigioso periodico che il legale della vittima hanno replicato che la descrizione degli eventi e' accurata.

05:21Usa: appello contro espulsione giornalista messicano scomodo

WASHINGTON - Il National Press Club e altri difensori della liberta' di stampa hanno lanciato un appello al governo Usa perche' conceda asilo al giornalista messicano Emilio Gutierrez, che rischia di essere espulso dopo essere fuggito una decina di anni fa in Usa per una serie di articoli contro la corruzione nell'esercito messicano. Gutierrez, che ha impugnato l'espulsione, teme di essere ucciso se rimpatriato in Messico, considerato uno dei Paesi piu' pericolosi al mondo per i giornalisti (finora 11 morti quest'anno).

05:16New York:Trump a Congresso,cambiare leggi immigrazione

WASHINGTON - Donald Trump, poche ore dopo l'attentato di New York, sollecita il Congresso a riformare le leggi sull'immigrazione "per proteggere il popolo americano". Prima di tutto, spiega in una nota, "l'America deve correggere il suo lassista sistema sull'immigrazione, che consente a troppe persone pericolose e inadeguatamente valutate di entrare nel nostro Paese".

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