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La Caporetto del calcio italiano, niente Mondiali

Pubblicato il 13 novembre 2017 da ansa

FOTO ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

MILANO. – Apocalisse, come da jettatoria definizione di Tavecchio, catastrofe o semplice Caporetto calcistica: il grado di intensità dell’uragano che si abbatte sul calcio italiano, giustamente non qualificato al mondiale di Russia 2018 a seguito del modesto 0-0 colto dalla squadra di Ventura nel ritorno dello spareggio con la Svezia, lo si valuterà meglio nelle prossime settimane.

Fatto sta che nei 90 minuti di Milano si è scritta una pagina di storia del calcio italiano, che come è noto si intreccia con quella del Paese. Solo una volta era accaduto in precedenza che gli azzurri mancassero la qualificazione, 60 anni fa in seguito ad una tragicomica sconfitta con l’Irlanda del Nord.

Questo vuol dire che tra i 73.000 di San Siro e tra i tanti milioni che hanno seguito in tv la debacle di un intero movimento (perde infatti tutto il calcio italiano, non solo il ct Ventura che pure ha sbagliato moltissimo), pochi hanno ricordo di quella disfatta.

Quello di stasera è dunque uno strano choc a rilascio prolungato, una botta che durerà a lungo e troverà nuovo acme a giugno 2018, quando gli altri celebreranno la partecipazione alla festa del calcio, e gli italiani si dovranno accontentare di godere delle gesta altrui.

Poco conta che stasera la nazionale abbia giocato col cuore chiesto da Ventura, perché per ribaltare l’1-0 di Stoccolma a mancare è stata la tecnica (e anche un bel po’ di tattica: nel fluire delle azioni, anche quelle più pericolose, tutto è sembrato tremendamente casuale).

Ancor meno conta la traversa colta da Florenzi, le occasioni da rete (mai limpidissime, peraltro), i rigori reclamati in 2-3 episodi dagli azzurri: gli svedesi di Andersson non hanno rubato nulla, normale che abbiano giocato per difendere il risultato dell’andata, colpa degli azzurri non averlo ribaltato.

Incredibilmente il senso della serata è in un verso di una hit degli Abba, gruppo icona pop svedese dell’anni Settanta, “the winner takes it all, the looser standing small”: il vincitore si prende tutto (ovvero il mondiale), il perdente sta basso. Proprio come gli azzurri, che chiudono la gara buttati a terra e in lacrime.

Eppure San Siro aveva risposto come nelle attese, 73 mila spettatori a tifare a squarciagola per non interrompere un sogno che durava da 60 anni. Annunciata la grande coreografia tricolore sugli spalti, altrettanto prevista la formazione messa in campo da Ventura: stesso modulo scelto nell’infausta trasferta a Stoccolma di venerdì scorso, il 3-5-2, con Jorginho e Florenzi a centrocampo al posto di De Rossi e dello squalificato Verratti, e in avanti Gabbiadini e non Belotti a fare coppia con Immobile.

Meno preventivati i fischi riservati al pubblico quando nella lettura da parte dello speaker delle formazioni, è toccato al ct Ventura. Quanto alla Svezia, il solito 4-4-2 scolastico, essenziale quasi come un mobile Ikea. Rispetto all’andata venivano meno i ghirigori del talentino Forsberg e cresceva il pressing sugli azzurri. Che peraltro cominciavano bene.

Con Jorginho a favorire un giropalla più veloce, l’Italia andava al tiro al 5′ con Gabbiadini su cross di Darmian (fuori) e reclamavano un rigore per un atterramento di Parolo all’8′. Protestavano anche gli svedesi per un paio di episodi con palla che andava ad impattare sul braccio degli azzurri in area, quindi su un tiro di Claesson parato a terra da Buffon al 22′ si apriva il forcing azzurro, che durava fino al termine del primo tempo.

E dal quale scaturivano, seppure senza un vero filo conduttore di gioco una grande opportunità per Candreva al 27′ (sprecata con un tiro alto dal cuore dell’area), un’imbeccata di Jorginho per Immobile al 40′ (salvava in uscita Olsen, deviando). E poi, una bella azione combinata al 42′ sventata a da Granqvist, un colpo di testa alto di Bonucci al 44′ e una eccellente puntata di Florenzi conclusa con tiro ribattuto dal portiere al 45′. Tante iniziative, insomma: ma non il gol necessario a pareggiare il vantaggio svedese.

Nella ripresa subito un episodio contestato su contrasto tra Darmian e Lustig in area svedese. Poi, all’8′ su cross dalla sinistra una mezza rovesciata di Florenzi mandava la palla a lato di pochissimo. Poi al 12′ il paradosso di un destro di Chiellini ad impensierire Olsen e al 16′ un tiro d Candreva deviato da portiere in angolo.

Allora Ventura si giocava tutto, inserendo El Shaarawi al posto di Darmian e Belotti per Gabbiadini in un evidente modulo 4-2-4. Subito arrivava una traversa su esterno di Florenzi. E dopo poco una botta da fuori area di Candreva, parata con facilità. L’interista usciva e il ct provava la carta Bernardeschi. Belotti invocava inutilmente un rigore al 34′. Su un tiro moscio di Belotti (fuori) uno secco di El Shaarawy (respinto da Olsen) e un colpo di testa di Parolo fuori, si spegnevano le speranze azzurre.

(dell’inviato Piercarlo Presutti/ANSA)

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azzurri in allenamento

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Ventura verso il 3-4-3: tridente azzurro con Verdi, assalto a Macedonia

Pubblicato il 04 ottobre 2017 da ansa

Azzurri in allenamento

 

FIRENZE. – Avvicinandosi alla sfida con la Macedonia contro cui basterà un punto per conquistare l’accesso ai play-off mondiali (ma molti di più per il ranking), il clima si sta riempiendo di adrenalina a Coverciano dove Gian Piero Ventura sta provando varie soluzioni.

I segnali propendono per un’Italia schierata con il 3-4-3, quindi con il ritorno dell’ex BBC juventina (sarebbe la seconda volta sotto l’attuale gestione, dopo la gara con Israele), la conferma di Gagliardini (favorito sul debuttante Barella) accanto a Parolo, con Zappacosta e Darmian sulle fasce e soprattutto la novità Verdi: il giocatore del Bologna, appena un paio di minuti finora nella Nazionale maggiore, nell’amichevole con l’Olanda vinta 2-1 dall’Italia lo scorso 28 marzo.

Quel giorno Verdi, in vantaggio attualmente su Candreva e Bernardeschi, subentrò nel finale al posto di Verratti mentre venerdì, alla prima da titolare, formerà il tridente d’attacco con Immobile e Insigne. Domani mattina gli azzurri sosterranno un altro allenamento poi la partenza nel pomeriggio per Torino.

”Non è vero che l’atmosfera è depressa in Nazionale, la negatività viene dipinta da fuori, al nostro interno io e miei compagni siamo tutti tranquilli – assicura Darmian – Stiamo lavorando bene perché tutti vogliamo assolutamente andare al Mondiale”.

Ecco la molla che sta caricando l’Italia di Ventura. La pesante sconfitta con la Spagna agli inizi di settembre non solo ha tolto il primato e quindi l’accesso diretto a Russia 2018, ma anche qualche certezza al gruppo azzurro. Cosa che, sommata alle assenze, rischia di complicare il lavoro del ct, non a caso mai apparso così serio e teso.

Ma i suoi giocatori stanno facendo a gara per lanciare segnali di fiducia e serenità: ”Ci mancano tanti giocatori importanti, penso a De Rossi, Verratti, Belotti e non solo. Però – dice il difensore del Manchester United – chi è qui saprà sopperire alle assenze nel migliore dei modi. Il gap con la Spagna e le altre grandi sapremo colmarlo con la fame, la determinazione e lo spirito di gruppo”.

E al bando la paura: ”Nessuno teme di non andare ai Mondiali, ora pensiamo alla Macedonia e a prenderci i punti che servono, poi affronteremo gli spareggi”. Le tante defezioni stanno spingendo Ventura a rimodellare l’Italia, ma ciò non preoccupa i suoi giocatori: ”Abbiamo una rosa in grado di adottare più moduli, l’importante è centrare l’obiettivo” ribadisce Darmian. Nessuno può dargli torto.

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Ventura: “Parlo con Balotelli, ma spazio ai giovani”

Pubblicato il 22 febbraio 2017 da ansa

Giampiero Ventura
ANSA / DANIEL DAL ZENNARO

FIRENZE. – ”C’è un’infornata di giovani che hanno una gran voglia di mettersi in mostra e stanno facendo passi da gigante, non sono sorpreso da questa esplosione. Fare nomi ora è difficile ma se dagli stage venissero fuori almeno 5-6 elementi per il futuro avremmo fatto bingo”. Gian Piero Ventura si strofina le mani soddisfatto: il lavoro da fare è tanto ma stanno fiorendo molti talenti. Ma è dura per lui sottrarsi dall’attualità, dal caso-Bonucci al dilemma Balotelli.

”Non so cosa sia realmente successo – la premessa del ct sul difensore della Juve spedito in tribuna da Allegri questa sera con il Porto – ma non credo dipenda tutto da una reazione pubblica considerando che se ne vedono tante. Di certo il messaggio della Juve è che la forza della società viene avanti a tutto”.

Quanto a Balotelli, più passa il tempo più tutto si fa complicato: ”Anche perché i segnali finora non sono stati molto positivi. Finora ci sono state mille telefonate per cercare di combinare ma finora, un po’ a causa sua un po’ a causa mia, non ci siamo ancora riusciti. Ma ho preso un impegno e lo manterrò, spero di parlarci prima della gara con l’Albania. Non si mettono in discussione le sue doti tecniche ma altri aspetti, senza un cambiamento reale non sarà facile, spetta a lui trovare delle soluzioni”.

In ogni caso, ribadisce Ventura, le porte restano aperte o perlomeno socchiuse e ciò vale per Pellé: ”Abbiamo imboccato la strada del ricambio generazionale e non sarebbe coerente non considerare che Pellé ha quasi 32 anni”. Diverso il discorso su Verratti che Iniesta ha eletto a suo erede: ”Io innanzitutto auguro a Marco la salute, è un patrimonio del nostro calcio e il nostro futuro”.

Lo stesso è per Gagliardini, uno dei giovani che sta bruciando le tappe: ”Non sono sorpreso, mi sono bastate poche gare per intuire la sua personalità e le sue qualità. Sappia però che non è ancora arrivato”. Ventura segue anche diversi oriundi e tra i nomi circolati ci sono quelli di Fazio, Emerson, Diawara, Telles: ”Pare che tutti vogliano diventare italiani. Io comunque non ho parlato con nessuno finora, neppure con Fazio”.

Ora l’obiettivo è preparare un gruppo per il presente e il futuro azzurro e una sinergia sempre maggiore fra le varie nazionali, di qui la presenza oggi a Coverciano anche del tecnico dell’Under 21 Di Biagio: ”Io e lui cerchiamo di fare in modo di parlare la stessa lingua ma serve un direttore tecnico che organizzi e al momento non c’è – osserva Ventura – Le idee sono chiare, servono gli input: finora io ho cercato di fare un po’ di tutto senza mansioni specifiche, aspettiamo le elezioni federali dopodiché verranno prese certe decisioni”.

In vista di giugno invece Ventura dovrà valutare quali giocatori in età ancora da Europeo Under 21 concedere a Di Biagio: ”L’11 giugno avremo l’ultima partita stagionale delle qualificazioni, se come ci auguriamo la nostra Under 21 arriverà in fondo all’Europeo chi vi ha partecipato dovrà avere un mese di ferie. La questione è che il 2 settembre noi affronteremo la Spagna e al momento non posso sapere in quali ruoli rischio di restare scoperto, senza contare che molti elementi arriverebbero a quella sfida con soli 20 giorni di preparazione. L’intenzione è dare più giocatori possibili all’Under 21 ma tenendo conto di questo scenario”.

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