Esproprio a Ciudad Ojeda

Sapevamo tutti che prima o poi poteva accadere. Perchè no? I fatti hanno palesemente smentito chi si era fatto l’illusione che, per essere associazioni senza fini di lucro sarebbero state al sicuro. Oasi, in un paese convulso. Ed invece…

Come è accaduto ad aziende e fattorie, anche le nostre Case d’Italia, anche le nostre associazioni possono essere oggetto di invasioni abusive, di occupazioni illecite o di espropri. Il Club Italo-Venezolano di Ciudad Ojeda è stato la prima vittima. L’inizio convulso dell’esproprio del Club Italo-Venezolano di Ciudad Ojeda non colpisce solo un piccolo centro di riunione della nostra Collettività, in un piccolo centro urbano del Paese; rappresenta anche un’inquietante precedente. Non importa quanto giusto, o ingiusto, possa apparire il provvedimento. Da oggi, lo si voglia o no, l’esproprio si trasforma in una enorma spada di Damocle che pende sui nostri centri sociali; su quei luoghi che da sempre sono il simbolo della presenza italiana in Venezuela, del nostro lavoro ma, soprattutto, dell’amore verso questa terra. Già, sì.

Soprattutto dell’amore verso il Venezuela perchè chi non l’ama, o pensa ad andarsene alla prima occasione, non crea con orgoglio luoghi d’incontro come le Case d’Italia, come i Centri Italiano-Venezolani. Non costruisce strutture, come ad esempio il nostro Centro Italiano Venezolano di Caracas, considerate
addirittura patrimoni architettonici. Semplicemente non ne avrebbe ragione. I nostri clubs, come quello oggi oggetto dell’esproprio, sono isole di pace e tranquillità. Luoghi di riunione per noi italovenezolani
ma anche per spagnoli, arabi, ebrei e venezolani. Tutti vi convivono, a prescindere dalla razza e dalla religione. Così come in Italia i Clubs Venezolano-italiani, creati da emigrati italiani che hanno fatto ritorno in patria, i nostri clubs sono luoghi in cui si mantengono vive le tradizioni e si approfondisce la conoscenza di quelle del Paese in cui si vive. Ci si incontra per mantenere salde le amicizie e la cultura. Sono da sempre luoghi di nostalgia ma anche di speranza.

Il provvedimento ai danni del nostro Centro Italiano-Venezolano di Ciudad Ojeda deve essere motivo di riflessione. L’intera collettività deve manifestare la sua solidarietà
ai connazionali di Ciudad Ojeda e farsi autorevole portavoce del loro sconcerto presso le autorità locali che conoscono bene il nostro lavoro, il radicamento delle nostre radici in Venezuela e l’importanza di luoghi come i Centri sociali per trascorrere serenamente le ore di svago. Le nostre autorità, soprattutto coloro che si
attribuiscono la rappresentatività della Collettività, devono essere in prima fila. I Comites, non solo quello di Maracaibo ma anche quello di Puerto Ordaz e di Caracas, devono fare fronte comune perchè il problema è comune. Insomma, devono dare esempio di unità e di solerzia.

Così come si sono spese parole per le nostre
aziende, nazionali e trasnazionali colpite da provvedimenti lesivi ai loro interessi; così, con tutti gli strumenti legali a nostra disposizione, è indispensabile fare causa comune con il Centro Italiano Venezolano
di Ciudad Ojeda. I nostri clubs, è giusto sottolinearlo, sono il simbolo della nostra presenza, del nostro lavoro, del nostro amore per la patria d’origine e per quella di adozione.

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