Il futuro dei Fedeciv

Tante le critiche. Gli argomenti, poi, sono sempre gli stessi. Anche a Merida. Li citiamo: i nostri “giochi Fedeciv” sono diventati ormai un “mostro” difficile da gestire ed ancor più da programmare, eppoi rappresentano una spesa difficilmente giustificabile in un contesto economico di crisi come quello che viviamo oggi; i nostri centri sociali più piccoli, in particolare quelli che sorgono nelle regioni più depresse del Paese, non potranno mai ospitare una manifestazione di tali proporzioni per la carenza di infrastrutture idonee; ormai è andato smarrito lo spirito che mosse i fondatori e giustificò la creazione della manifestazione: oggi importa solo vincere.

Tutto vero. Ma… Ormai i “giochi”, il fiore nell’occhiello della nostra collettività, hanno raggiunto dimensioni tali che rendono difficile e complessa la loro gestione ed organizzazione. Più di tremila atleti; una ventina di discipline. Non è uno scherzo. Se poi si pensa che ogni atleta è accompagnato da almeno due persone, i numeri crescono fino a raggiungere cifre da capogiro. Tutto ciò ci mostra le dimensioni della kermesse e dell’impegno che essa richiede. Ma, ci chiediamo, non era questo l’obiettivo intrinseco dei “Fedeciv”? Non era questo, appunto, il desiderio di chi li ideò e lottò contro vento e marea per trasformarli in realtà. Lo sport, in fondo, era solo un pretesto; un motivo per unire per qualche giorno gli italiani del Venezuela.

E’ anche vero – ma a nostro avviso non del tutto – che per i piccoli centri italo-venezolani il percorso è tutto in salita. Non per la carenza di infrastrutture sportive. Queste, come ha dimostrato Merida, possono essere reperite coinvolgendo nell’organizzazione della grande Kermesse i governi regionali, quelli locali e altri organismi pubblici e privati. Semmai lo scoglio da superare è la mancanza, in alcune città, di alberghi e pensioni dove far alloggiare le delegazioni provenienti da tutto il Paese. Anche questa difficoltà, comunque, non è insuperabile. E’ sufficiente un po’ di inventiva, estro ed immaginazione. Insomma, quello spirito di iniziativa che non è mai mancato a noi italo-venezolani.

Ed è vero, nessuno può negarlo, che col trascorrere degli anni è andato smarrito lo spirito che mosse i fondatori della grande kermesse. La filosofia che giustifica l’organizzazione dei Fedeciv non è certo il confronto sportivo tra i nostri clubs, tra i nostri alteti. Non si tratta di vincere a tutti i costi. Questo non è né l’obiettivo, né il fine ultimo. Non avrebbe semplicemente senso. Va riscattata, ed al più presto, la filosofia di fondo: dal pretesto offerto dallo sport, promuovere un momento di unione e fraternità tra noi italiani del Venezuela.

Necessario dare una svolta ai Giochi? Senz’altro. Sono trascorsi gli anni, il paese è cambiato e con esso la nostra Collettività. Non viviamo più nella “Venezuela Saudita” – Sanin dixit -. Ed accanto ai pionieri, oggi, vi è una seconda ed una terza generazione integrata al tessuto sociale del paese ma anche, pur a modo suo, profondamente vicina all’Italia. E’ logico, quindi, che la kermesse sportiva debba adattarsi alle nuove realtà. Ma è altresì vero che qualunque iniziativa non può rappresentare una involuzione né tradire lo spirito, la filosofia che ne giustifica ancora l’esistenza.

I giochi Fedeciv non sono una manifestazione sportiva. O, almeno, non sono solo quella. L’aspetto sportivo, ne siamo certi, è proprio quello che conta meno. L’importante è la possibilità che esso offre di riunirsi, ritrovare vecchi amici e farne di nuovi. E’ l’occasione per il raffronto di esperienze; l’opportunità per i più giovani di conoscere i coetanei di altre regioni, di altre città. E’ questa la vera ragione di queste nostre grandi Olimpiadi. Ed è questo lo spirito che non deve e non può essere tradito. Detto ciò, qualunque iniziativa non solo è benevenuta ma necessaria.

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