Uccisa e messa nel freezer, giudici ‘ferocia brutale’

(ANSA) – BOLOGNA, 8 GIU – L’omicidio di Silvia Caramazza come “epilogo della persecuzione”, tragico esito di una “strategia vessatoria” adottata dal compagno Giulio Caria, che, vistosi rifiutato “ha scatenato tutta la sua ferocia brutale”. E’ la lettura del ‘delitto del freezer’ data dalla Corte di assise di appello di Bologna, che il 30 marzo ha confermato la condanna a 30 anni per il muratore sardo 37enne. Il corpo della commercialista fu trovato in un congelatore nell’appartamento di viale Aldini il 25 giugno 2013. La donna era stata uccisa tra l’8 e il 9, con sette colpi, probabilmente inferti con un attizzatoio da camino. I giudici di appello nelle motivazioni si soffermano sulla sussistenza delle aggravanti della crudeltà e dello stalking, citando come ‘testimone’ la stessa vittima: “drammatico e molto esplicito delle sofferenze provocate alla donna” è ritenuto il testo dal titolo ‘violenze e violenze’ che Caramazza pubblicò il 3 giugno sul proprio blog. Era l’ultimo post prima di essere uccisa.(ANSA).

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