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Ap si scinde, ma restano i gruppi. In arrivo la “quarta gamba”

Pubblicato il 12 dicembre 2017 da ansa

Lupi e Alfano.

ROMA. – A nove mesi dalla sua fondazione Alternativa Popolare mette la parola fine alla sua esistenza. Lo fa in una Direzione lampo in cui i centristi trovano una “separazione consensuale” che porta la “mozione” di Beatrice Lorenzin e quella di Maurizio Lupi ad imboccare la strada del Nazareno e quella di Arcore senza l’obbligo della raccolta firme.

I gruppi, recita il documento votato all’unanimità, restano infatti invariati e al nome attuale “Ap-Centristi per l’Europa-Ncd” sarà aggiunto, rispettivamente alla Camera e al Senato, il nome della forza che correrà nel centrodestra e quello della formazione che entrerà nel centrosinistra.

“Abbiamo dimostrato serietà, la strada della conta sarebbe stata sbagliata”, spiega Lupi al termine di una Direzione alla quale, per impegni istituzionali in Calabria, mancano sia Lorenzin sia il vice coordinatore Antonio Gentile. E proprio il senatore calabrese, portatore di un nutrito pacchetto di voti, si è deciso, in zona Cesarini, a virare verso il centrosinistra.

Mentre lo scioglimento di Ap toglie uno degli ultimi ostacoli alla formazione della “quarta gamba” che, benedetta ufficiosamente da Silvio Berlusconi, conterà su Costa, Fitto, Zanetti, Quagliariello, Tosi ma non avrebbe ancora il placet di Stefano Parisi e dell’Udc.

“Non mettersi insieme sarebbe da irresponsabili”, avverte Lupi, tra i candidati ad un ruolo di leadership della forza di centro. Ora toccherà a Lupi e Lorenzin verificare la forza delle proprie mozioni sul territorio. I lombardi, da tempo, sono con Lupi mentre in Sicilia il ministro conta sull’apporto di Giuseppe Castiglione e Dore Misuraca. Resta, tuttavia, il nodo dei simboli Ap e Ncd, sui quali il documento chiede un supplemento di tempo e che sono in capo al presidente Angelino Alfano.

“E’ estremamente importante che i simboli restino al partito di Ap”, spiega Lorenzin. E l’impressione è che sui simboli si consumi l’ultima battaglia tra i centristi con i filo-Pd che, secondo diversi rumors, vorrebbero mantenere quello di Ap per le prossime Regionali, a scapito di quelli che formeranno la quarta gamba.

(di Michele Esposito/ANSA)

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Alfano non si candida, Ap si spacca tra Pd e Cavaliere

Pubblicato il 06 dicembre 2017 da ansa

 

 

ROMA. – “Ho scelto di non candidarmi alle prossime elezioni e non farò nemmeno il ministro”. La resa di Angelino Alfano, dopo un quinquennio al governo e quattro legislature consecutive in Parlamento, arriva ad una manciata di giorni da una direzione di Ap che, salvo colpi di scena, potrebbe vedere la spaccatura dei centristi. Con una novità, favorita proprio dall’uscita di scena del ministro degli Esteri: quella della crescita del pressing di chi, in Ap, guarda al centrodestra ed è convinto che, a dividere i centristi da Silvio Berlusconi, era proprio la figura di Alfano.

“Lascio il Parlamento, non la politica”, sono le parole del titolare della Farnesina. Parole che arrivano inaspettate (Lupi era uno dei pochissimi a saperlo) alla gran parte degli esponenti di Ap. Alfano infatti decide di fare il suo annuncio a Porta a Porta e solo dopo incontra lo stato maggiore del partito in una lunghissima segreteria politica.

Ma la sua uscita di scena, per il momento, non risolve il destino dei centristi, con una parte (a cominciare da Beatrice Lorenzin) in procinto di allearsi il Pd e il resto in bilico tra la corsa solitaria e il sodalizio con altre anime del centro, a partire da Stefano Parisi. E con la prospettiva di andare a fare la “quarta gamba” della coalizione di centrodestra.

Perché è questa prospettiva, raccontano fonti centriste, che la scelta quasi “alla Di Battista” presa da Alfano potrebbe favorire. Una parte del partito, con i lombardi e Roberto Formigoni in testa, non ha mai nascosto di guardare proprio al centrodestra e fonti parlamentari raccontano di una telefonata tra il leader di Epi, Stefano Parisi e il coordinatore di Ap Maurizio Lupi nei minuti successivi all’annuncio di Alfano.

Con un’idea, in cantiere: quella di un polo che faccia da cuscinetto, nella coalizione di centrodestra, ai due alleati più a destra di FI, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Idea che avrebbe la benedizione di Silvio Berlusconi e sulla quale, con diversi intoppi di percorso, stanno lavorando l’Udc e gli altri componenti delle aree di centro.

Ma, al di là delle ipotesi i centristi, senza Alfano che ha sempre fatto da trait-d’union tra le varie anime del partito, vanno verso la spaccatura. “La missione politica della coalizione di governo va ribadita”, spiega Fabrizio Cicchitto che, assieme a Sergio Pizzolante, è tra quelli che guarda al Pd. E ora, in più, in Ap c’è un nodo leadership, con Lorenzin e Lupi che, difficilmente si accorderanno sulla direzione da prendere.

Nel frattempo, fuori da Ap, ad applaudire il gesto di Alfano sono Pier Ferdinando Casini e Raffaele Fitto mentre Salvini ironizza: “non si candida? Dormiremo stanotte?”. Salvini che, prima di Natale, sarà tra i partecipanti al vertice del centrodestra annunciato da Silvio Berlusconi. Un vertice che metterà in campo il tavolo sul programma e che, dopo le frizioni riemerse in questi giorni, dovrebbe servire ad riavvicinare le anime del centrodestra.

(di Michele Esposito/ANSA)

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Alfano in Australia: “Sostegno all’industria italiana nel mondo”

Pubblicato il 28 novembre 2017 da ansa

 


ROMA. – “Sono qui, ad Adelaide, per esprimere il forte sostegno del governo italiano all’offerta, avanzata da Fincantieri alla Marina Australiana, di nove fregate con capacità antisommergibile”. Queste le parole del ministro degli Esteri, Angelino Alfano, nel corso della sua visita in Australia per sottolineare l’appoggio delle istituzioni all’industria italiana nel mondo. Lo rende noto la Farnesina.

“Nell’attuale panorama geopolitico, quanto mai mutevole, siamo impegnati a costruire nuove connessioni tra Italia e Australia, anche attraverso una partnership tecnologica e industriale mutualmente vantaggiosa: in questo modo il nostro Paese potrà svolgere un ruolo attivo nei futuri cantieri navali australiani”.

“Durante la mia visita ho avuto un confronto molto positivo con diversi esponenti governativi e sono pronto a supportare l’intenzione delle autorità di Canberra di costruire tutte le fregate in Australia Meridionale. Intendo proseguire questo dialogo nei mesi a venire”, aggiunge il ministro. Nell’ambito di una proficua collaborazione tra Roma e Canberra nel settore della difesa, infatti, riveste grande interesse per l’Italia il Programma “Sea 5000”, relativo all’acquisizione di nove Fregate con capacità antisommergibile per il quale, ad aprile 2016, Fincantieri è stata preselezionata.

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Ap, con Pd o soli? Sette giorni per decidere

Pubblicato il 24 novembre 2017 da ansa

Matteo Renzi e Angelino Alfano in un’immagine d’archivio. ANSA / ANGELO CARCONI

 

 

ROMA. – Sette giorni per decidere il proprio destino. Ap, al termine di una direzione fiume, chiude la porta al centrodestra, ma non apre ancora quella al Pd: un’ulteriore “istruttoria”, infatti, verificherà da qui a venerdì prossimo se esistono o meno le condizioni per allearsi con i Dem alle Politiche.

E’ Angelino Alfano a proporre “le esplorazioni supplementari”, consapevole del fatto che a diversi esponenti centristi l’idea di allearsi con il Pd continua a non piacere e tenendo aperto più di uno spiraglio all’ipotesi – che piace al coordinatore Maurizio Lupi – di correre da soli, alla guida di un’aggregazione di moderati. Ma la proposta di Alfano vede il netto “no” degli esponenti lombardi, che invece continuano a guardare a Silvio Berlusconi.

Decisivi saranno i nodi dello ius soli e del biotestamento. E l’apertura di Matteo Renzi su quest’ultimo provvedimento arriva come un fulmine a ciel sereno nella direzione centrista. “Questi sono temi identitari, diciamo no e non accetteremo la fiducia”, sbotta Lupi, mentre Alfano rimarca come, anche in caso di alleanza con il Pd, “Ap non voterà il candidato premier Dem ma il suo candidato”.

I 64 (su 88) delegati della Direzione Nazionale di Ap si riuniscono ad una settimana dalla nettissima chiusura – a Porta a Porta – di Berlusconi a un ritorno degli “ex”. E, quelle del leader FI, sono parole che pesano. “L’alleanza con il centrodestra non è un’opzione in campo. Sarebbe da coglioni allearsi con chi ci considera ininfluente”, sottolinea Lupi ribadendo a FI, ma anche ai suoi colleghi ,come AP “non è né morto, né scomparso. Gli ultimi sondaggi ci danno al 2,8%”.

Ed è con questa motivazione che Lupi vuole dare forza all’idea di una corsa elettorale in solitaria. Solo venerdì prossimo, comunque, si arriverà ad un verdetto. Al momento, all’interno di Ap permangono “sensibilità diverse”, come ammette lo stesso Alfano al termine della riunione. Piuttosto folto appare il gruppo che guarda al Pd e che, per usare un eufemismo, accoglierebbe con poco entusiasmo la corsa solitaria di Ap.

“Berlusconi sta con i populisti e da soli rischiamo di scomparire”, spiega Sergio Pizzolante, tra i più attivi – assieme a Fabrizio Cicchitto – nel tentativo di non smontare l’alleanza di governo alle Politiche. “Serve garantire al prossimo governo italiano di non essere populista”, sottolinea il ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Ma dalla Direzione  emerge nettamente anche una minoranza interna, guidata da Roberto Formigoni, Raffaele Cattaneo e Gabriele Albertini, i tre “no” alla proposta di Alfano.

“Io resto, ma fra una settimana anche gli altri capiranno che l’alleanza con il Pd è impraticabile”, sottolinea Formigoni che puntava a un documento che dichiarasse chiuso il rapporto con i Dem. Documento poi superato dalla proposta di Alfano ma che, venerdì prossimo, potrebbe fare da base per chi, tra i centristi, con il Pd non ha alcuna intenzione di allearsi.

(di Michele Esposito/ANSA)

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Alfano: “Italiani all’estero componente essenziale del Sistema Italia”

Pubblicato il 23 novembre 2017 da ansa

Il ministro Alfano apre i lavori dell’Assemblea Plenaria del Consiglio Generale per gli Italiani all’Estero

 


ROMA. – “Un’inestimabile risorsa, una componente essenziale del Sistema Italia”: così il ministro degli esteri Angelino Alfano ha definito i cinque milioni e mezzo di connazionali all’estero, intervenendo al Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie) in corso alla Farnesina. Il ministro ha precisato che nello scorso anno le rimesse hanno raggiunto i 7,2 miliardi di euro, quasi mezzo punto di pil.

Gli italiani all’estero “rappresentano un’idea nuova della nostra nazionalità, non legata a vecchi schemi e a stereotipi, con un nuovo protagonismo sociale”, ha aggiunto il ministro precisando che con la globalizzazione ci sono due modi “di essere italiani, con i piedi, il cuore e la testa in Italia o con la testa e cuore in Italia e i piedi da un’altra parte”. Ciascuno di voi, ha aggiunto deve essere “ambasciatore dell’Italia”.

Il ministro si è poi soffermato sulla necessità di difendere i diritti degli italiani all’estero ed ha citato in particolare l’impegno in sede europea sul fronte Brexit per garantire la difesa dei diritti acquisiti. Ha poi parlato della tutela degli italiani in situazioni di vulnerabilità, ricordando i 150mila connazionali in Venezuela.

Lavorare per far rientrare i giovani dall’estero

Ogni anno vanno all’estero 3mila ricercatori italiani, il 16,2% di quelli formati in Italia, mentre dall’estero ne attraiamo solo il 3%, una perdita di capitale umano di cui bisogna agevolare il rientro. Lo ha detto il ministro degli esteri Angelino Alfano al Consiglio generale degli italiani all’estero in corso alla Farnesina. Questo fenomeno, ha aggiunto il ministro, “è stato oggetto di molti interventi legislativi in passato, anche se non tutti hanno dato frutti”.

Con 80 milioni di discendenti di italiani nel mondo, il ministro ha ricordato l’importanza della lingua e della cultura italiana. Lo stanziamento complessivo per l’insegnamento dell’italiano all’estero è di 12 milioni di euro. L’Italia, ha ricordato Alfano, è il secondo paese scelto dagli studenti Usa dopo la Gran Bretagna e i 34mila ragazzi americani che studiano in Italia contribuiscono alla economia con 550 milioni di euro l’anno.

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Alfano: “Settimana della cucina italiana è eredità di Expo 2015”

Pubblicato il 10 novembre 2017 da ansa

ROMA. – “La seconda settimana della cucina italiana nel mondo è la sintesi di un percorso partito dall’eredità di Expo 2015, che vede la rete all’estero della Farnesina divenire sempre di più il perno dell’azione di promozione delle 4 A del Made in Italy: arredamento, abbigliamento, automazione e agroalimentare”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Angelino Alfano, in occasione della presentazione dell’iniziativa a Villa Madama.

“Con la Settimana della Cucina – ha spiegato il ministro – vogliamo contribuire all’obiettivo del governo di raggiungere, nel 2020, i 50 miliardi di export nel settore. Si tratta di un traguardo ambizioso ma alla nostra portata, se consideriamo che 68 prodotti italiani sono sul podio dei prodotti agroalimentari più venduti al mondo, nel cibo abbiamo 292 denominazioni protette e tra i vini 523 tra Doc/Docg/Igt. Inoltre, l’Italia è seconda in Europa per superficie agricola biologica e prima come numero di imprese del settore. Tutto questo è alla base della classifica redatta da Bloomberg che identifica gli italiani come il popolo più sano al mondo”.

Presenti, oltre al ministro Alfano, il sottosegretario al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dorina Bianchi, Michele Scannavini, Presidente Ice-Agenzia e Luigi Pio Scordamaglia, Presidente di Federalimentare.

Tema dell’edizione di quest’anno, che avrà luogo dal 20 al 26 novembre, è il binomio ‘Cucina e vino di qualità’. Sono previste oltre 1000 manifestazioni in più di 100 paesi, tra cui circa 200 eventi promozionali e commerciali, circa 150 incontri con chef, show cooking, corsi di cucina e masterclass, oltre 120 tra conferenze, seminari e dibattiti sulla tradizione culinaria italiana e circa 170 degustazioni e cene a tema.

Il progetto s’integra con le azioni previste dal Piano per la promozione straordinaria del Made in Italy, promosso dal Governo al fine di potenziare la distribuzione e la presenza commerciale dei prodotti del vero agroalimentare italiano, nonché con gli obiettivi del Piano Strategico del Turismo 2017-2022, volto a dare rilievo ai territori meno conosciuti all’estero.

Il coordinamento della Settimana della Cucina è garantito dal Gruppo di lavoro, istituito dal Protocollo d’Intesa per la Valorizzazione all’Estero della Cucina Italiana di Alta Qualità e presieduto dalla Farnesina in stretta collaborazione con il Mipaaf. La Settimana è quindi organizzata attraverso un’azione di squadra che coinvolge tutti gli attori pubblici e privati che rappresentano la cucina italiana e l’Italia nel mondo: istituzioni (Mise, Miur, Mibact, Regioni), Agenzia Ice, Enit, università, sistema camerale, associazioni di categoria, scuole di cucina, reti dei ristoranti italiani certificati e operatori del settore enogastronomico e del design.

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Ius soli: Martina, è priorità Pd, polemiche inutili

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Ap chiude sullo Ius soli, braccio di ferro con il Pd

Pubblicato il 26 settembre 2017 da ansa

Ius soli

Una manifestazione a sostegno dell’approvazione della legge per la cittadinanza, il 28 febbraio 2017. ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA. – “Per noi la questione è chiusa”. Ap dice “no” allo ius soli: non è la prima volta, ma questa volta è la linea ufficiale del partito di Angelino Alfano e Maurizio Lupi. Non daranno i loro voti alla legge per la cittadinanza ai bambini stranieri, che è cara alla sinistra, perché incombono le elezioni e non vogliono fare un “regalo alla Lega”. Fine dei giochi, dichiarano: senza i 24 senatori di Alternativa popolare il testo non ha i numeri per passare in Senato.

Ormai le chance di approvare la legge sono ridotte al lumicino. Ma Pd e governo non intendono dichiarare la resa. “Combattiamo”, dicono i Dem. Ma le fibrillazioni di maggioranza registrano nuovi picchi anche con Mdp, che fa andare sotto il governo sul libro bianco Difesa.

La linea dura dei centristi passa al termine di una riunione della direzione del partito: è Lupi, neo-coordinatore del partito e oppositore dello ius soli, a dichiarare il “no” al testo. La contrarietà non è alla legge in sé, dal momento che Ap resta favorevole a dare la cittadinanza a chi compia un ciclo di studi in Italia (ius culturae), ma ai tempi di approvazione: “Sarebbe un errore fare forzature e creare una guerriglia in Parlamento ora, se ne parlerà nella prossima legislatura”, dice Lupi.

E Alfano ammette le ragioni elettorali: “Una cosa giusta fatta al momento sbagliato può diventare una cosa sbagliata”.

Tutto finito? Non ufficialmente. Perché mentre Fi e Lega esultano, il Pd, con il portavoce Matteo Richetti, replica così: “Non c’è tempo sbagliato per un diritto sacrosanto. Cerchiamo una maggioranza parlamentare per una legge in cui crediamo. Non vogliamo mettere in difficoltà il governo ma la posizione del Pd sullo ius soli non si sposta di un millimetro”.

E anche dal governo ribadiscono che fino alla fine si cercherà di creare le condizioni per approvare la legge, un impegno assunto dal premier Paolo Gentiloni. “Oggi c’è stata una fiammata, aspettiamo che si plachi e vediamo se tra chi dice no e chi dice sì c’è una strada per una mediazione”, dice un ministro. Secondo qualcuno lo “ius culturae” avrebbe possibilità di passare.

Ma tra le fila Dem a Palazzo Madama prevale il pessimismo. Margini per cercare tra gli altri gruppi voti che sopperiscano il “no” di Ap allo ius soli, non se ne vedono. E il capogruppo Luigi Zanda aveva già affermato che non intendeva portare in Aula un testo che andasse incontro “a morte certa”: mettere agli atti un “no” potrebbe voler dire – sostiene più d’uno – che la legge non si fa neanche nella prossima legislatura.

Matteo Renzi continua a tacere, dopo aver scelto di non parlare di ius soli dal palco di Imola. Ma tra i parlamentari Dem c’è anche chi, a taccuini chiusi, confessa dubbi sull’opportunità di forzare su una legge che, secondo alcuni sondaggi, penalizzerebbe il Pd.

“Non fa perdere voti”, assicura da sinistra Giuliano Pisapia, che rilancia la necessità di un “nuovo centrosinistra in discontinuità” e dunque senza Renzi. Roberto Speranza incalza: “Basta inseguire la destra, Gentiloni mostri forza e autonomia”. Una frase che alimenta l’irritazione del Pd verso gli ex compagni di partito.

In giornata infatti i bersaniani alla Camera si astengono (come il M5s) su una legge Pd sulle imprese culturali alla Camera e in commissione al Senato votano con le opposizioni e fanno passare un emendamento di Federico Fornaro (Mdp) al libro bianco della Difesa. “Votano con le destre, la solita coerenza”, incalza il Dem Andrea Marcucci. Pier Luigi Bersani torna anche a ventilare la possibilità che Mdp si smarchi e voti in dissenso su Def e manovra, “se non ci prendono in considerazione”.

Ma sul punto resta una diversità di accenti rispetto a Campo progressista. Pisapia – che a breve potrebbe incontrare il governo – si è infatti confrontato con Mdp sulle richieste da fare per la manovra (sulle quali c’è sintonia) ma resta convinto che non si possa rompere e far rischiare al Paese il default.

Divergenze si registrano ancora anche sul percorso e i confini del nuovo progetto: Mdp spinge per tenere dentro SI, Pisapia continua a puntare su un “campo largo”, non – sottolineano i suoi – una ridotta di partiti.

(di Serenella Mattera/ANSA)

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Per le prossime comunali si voterà soltanto il 5 giugno

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

Il ministri degli Interni Angelino Alfano, con il premier Matteo Renzi

Il ministri degli Interni Angelino Alfano, con il premier Matteo Renzi

ROMA. – Alla fine si è sgonfiata la querelle sulle date del voto per le prossime comunali: si voterà soltanto il 5 giugno, con eventuali ballottaggi fissati per il 19 dello stesso mese. L’annuncio del ministro Alfano lascia quindi tutto come previsto, al di là dei tanti amanti del giorno unico, tra cui l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, che non ha mancato di ricordare in un paio di tweet la propria contrarietà per l’estensione al lunedì del voto, sottolineando come al momento soltanto Egitto e India non rispettino questa regola.

E come se non bastasse, a rinfocolare le polemiche in queste ultime ore hanno contribuito anche i tanti che hanno puntato il dito sulla decisione del governo di poche settimane fa di scartare l’idea di un election day che abbinasse il referendum sulle trivelle alle comunali.

Con il ‘ravvedimento’ di Alfano perdono quota di colpo anche i calcoli sui costi del ventilato giorno in più, che secondo alcuni avrebbe comportato un aumento compreso tra i 100 e i 500 milioni. Come ha precisato più di un addetto ai lavori, l’estensione della data del voto pareva motivata non solo dai dubbi sulla partecipazione alle amministrative, quando da quella al referendum costituzionale di ottobre e quindi dalla sua affluenza (anche se in quell’occasione non ci sarà la mannaia del quorum).

Ma al di là del tira e molla tra gli amanti della data unica e i relativi detrattori, è invece utile ricordare come le scelte siano state diverse nel corso degli anni. Così se il referendum di domenica 17 aprile anti-trivelle si è svolto in un giorno solo (senza quorum), allo stesso modo di quello costituzionale del 2001 sul Titolo V (passato), quello del 2006 – anch’esso di carattere costituzionale – è stato respinto dagli elettori nel corso di due giorni (25 e 26 giugno).

Quindi decisioni diverse sono state prese a seconda del momento storico. Il referendum del ’46, ad esempio, si tenne in una sola giornata (2 giugno), per non parlare delle elezioni politiche, che dal 1948 al 1992 si sono svolte anch’esse in un solo giorno. Passando poi a due nel 1994 (27 e 28 marzo), tornando al giorno unico nel 1996 (21 aprile) e nel 2001 (13 maggio). Due date, invece, per le politiche nel 2006 (9 e 10 aprile), allo stesso modo del 2008 (13 e 14 aprile) e per quelle del 2013 (24 e 25 febbraio).

La decisione del governo di fissare a un solo giorno la data delle comunali ha stoppato anche gli organizzatori del referendum sulle trivelle, che polemicamente nelle ultime ore, a ipotesi ‘allungamento’ ancora non smentita, avevano attaccato la scelta di Palazzo Chigi di non autorizzare un election day per i quesiti che avevano promosso.

In generale un turno elettorale ha un costo all’incirca di 300 milioni di euro, quando naturalmente è chiamato alle urne l’intero corpo elettorale. Con questa cifra vengono pagati, tra l’altro, gli scrutatori, i militari che presidiano i seggi garantendone la sicurezza, l’organizzazione per l’allestimento dei seggi, il costo delle schede e delle liste elettorali e i contenitori utilizzati.

E un giorno in più, fanno sapere ancora una volta gli addetti ai lavori, non raddoppiano i costi, che sono stimabili in circa 100 milioni in più.

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05:42Shutdown: nessun accordo al Senato Usa, voto rinviato (2)

(ANSA) - WASHINGTON, 22 GEN - Il Senato degli Stati Uniti voterà a mezzogiorno ora di Washington (le sei del pomeriggio in Italia) nel tentativo di revocare lo shutdown, la chiusura dell'amministrazione federale scattata alla mezzanotte di sabato, che entra quindi nel terzo giorno. I colloqui fra democratici e repubblicani non hanno però al momento portato ad un accordo. E' stato il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, ad annunciare per primo in serata chenon è stato raggiunto un accordo che consenta la revoca dello shutdown con l'inizio della settimana lavorativa. Le aspettative sono che a mezzogiorno (le sei del pomeriggio in Italia) il Senato voti su un provvedimento di spesa temporaneo, possibilmente che consenta la 'riapertura' del governo fino al prossimo 8 febbraio con il contestuale impegno da parte del leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell, di indire una votazione sul nodo dell'immigrazione prima di quella data.

01:53Mo: Abu Mazen chiederà a Ue riconoscimento Palestina

(ANSA) - ROMA, 22 GEN - Il presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) chiederà all'Ue di riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina, nel corso della sua visita odierna a Bruxelles. Lo ha detto all'agenzia France Press in un'intervista ripresa dda molti media internazionali il ministro degli Esteri dell'Anp, Riyad Al-Maliki. Abu Mazen, ha detto, "si aspetta che i ministri degli esteri europei riconoscano collettivamente lo stato di Palestina", in risposta alla decisione Usa su Gerusalemme capitale di Israele. Abu Mazen deve incontrare oggi il capo della diplomazia europea Federica Mogherini e i 28 ministri degli ESteri dell'Ue, al margine della loro riunione mensile. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva avuto lo stesso incontro l'11 dicembre scorso. "Se gli europei vogliono avere un ruolo, allora devono essere equilibrati nel trattamento delle parti e ciò dovrebbe iniziare con il riconoscimento dello stato di Palestina", ha affermato ancora il capo della diplomazia palestinese.

01:09Papa: si congeda da Perù, “terra di speranza, siate uniti”

(ANSA) - LIMA, 21 GEN - "Ho iniziato il mio pellegrinaggio tra voi dicendo che il Perù è una terra di speranza. Terra di speranza per la biodiversità che vi si trova insieme con la bellezza di luoghi capaci di aiutarci a scoprire la presenza di Dio". Così il Papa nel suo saluto al Perù al termine della messa alla Base aerea di Las Palmas alla quale secondo le autorità locali hanno assistito 1,3 milioni di persone "Terra di speranza - ha detto - per la ricchezza delle sue tradizioni e dei suoi costumi che hanno segnato l'anima di questo popolo". Terra di speranza "per i giovani, che non sono il futuro ma il presente del Perù". "A loro chiedo di scoprire nella sapienza dei loro nonni, degli anziani, il Dna che ha guidato i vostri grandi santi - ha aggiunto -. Non sradicatevi. Nonni e anziani, non smettete di trasmettere alle giovani generazioni le radici del vostro popolo e la sapienza della via per arrivare al cielo". "Vi invito a non aver paura di essere i santi del XXI secolo. Fratelli peruviani, avete tanti motivi per sperare, l'ho visto, l'ho toccato con mano in questi giorni. Custodite la speranza. E non c'è miglior modo di custodire la speranza che rimanere uniti", ha concluso Francesco.

00:44Pallavolo: Superlega, risultati e classifica

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - Risultati della sesta giornata di ritorno della Superlega di pallavolo: Calzedonia Verona - Diatec Trentino 1-3 Lube Civitanova - Azimut Modena 0-3 Revivre Milano - Wixo Piacenza 2-3 BCC Castellana Grotte - Gi Group Monza 3-2 Taiwan Latina - Callipo Vibo Valentia 3-0 Kioene Padova - Bunge Ravenna 2-3 Sir Safety Perugia - Biosì Sora 3-0 - Classifica: Perugia 51; Civitanova 47; Modena 45; Trentino 33; Verona 32; Padova 30; Piacenza e Milano 29; Ravenna 27; Latina 22; Monza 19; Vibo Valentia 12; Castellana Grotte 10; Sora 7.

00:36Basket: serie A, risultati e classifica

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - Risultati della prima giornata del campionato di serie A di basket: GrissinBon Reggio E. - Sidigas Avellino 89-86 Red October Cantù - Banco Sardegna Sassari 102-96 Fiat Torino - Happy Casa Brindisi 68-82 Segafredo Bologna - Dolomiti Trentino 82-75 Umana Venezia - Openjobmetis Varese 63-75 Germani Brescia - VL Pesaro 88-70 The Flexx Pistoia - Betaland Capo d'Orlando 91-69 EA7 Armani Milano - Vanoli Cremona domani - Classifica: Brescia e Avellino 24; Milano e Venezia 22; Torino 20; Bologna e Cantù 18; Cremona e Sassari 16; Trentino 14; Reggio Emilia 12; Pistoia, Varese, Brindisi e Capo d'Orlando 10; Pesaro 8.

23:24Cav, Renzi ha chiuso con comunismo ma Pd rimasto senza anima

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - "Renzi ora è accusato di aver portato il Pd al 21% per il suo cattivo carattere, ma ha un merito: ha chiuso con la tradizione comunista del suo partito, ma non ha dato un'anima al Pd che ormai è una scatola vuota che si riempie solo con aspirazioni di potere". Lo afferma Silvio Berlusconi a "Non è l'Arena" su La7 parlando di Renzi.

23:19Shutdown: Statua Libertà e Ellis Island aperte,paga New York

(ANSA) - WASHINGTON, 21 GEN - La Statua della Liberta' e Ellis Island a New York saranno aperte domani ai visitatori, anche se lo shutdown dell'amministrazione federale Usa dovesse proseguire. Lo ha annunciato il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo. Sara' infatti l'autorità statale a sostenere le spese necessarie per l'apertura dei siti compreso il salario dei dipendenti federali che vi lavorano. I due 'monumenti' - come gli altri nel Paese gestiti dalle autorità federali - sono rimasti chiusi a partire dalla mezzanotte di sabato quando è scattato lo shutdown. Cuomo ha spiegato che i siti sono vitali per l'industria del turismo. Da ciò la decisione di farsi carico della spesa per tenerli aperti, 65mila dollari al giorno, cifra inferiore rispetto alle entrate. La stessa decisione fu presa in occasione dello shutdown nel 2013 durante l'amministrazione Obama.

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