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Rigettata sospensione pena per Dell’Utri. Lui inizia sciopero della fame

Pubblicato il 07 dicembre 2017 da ansa

Rigettata sospensione pena per Dell’Utri. . ANSA/TONINO DI MARCO

 

 


PALERMO. – Ci aveva provato già un anno fa, quando, attraverso i suoi legali, chiese di essere scarcerato per le sue precarie condizioni di salute. Un’istanza rigettata dal tribunale di sorveglianza di Roma che Marcello Dell’Utri, ex manager di Publitalia ed ex senatore azzurro, ha reiterato nelle scorse settimane.

La nuova bocciatura dei magistrati è arrivata a due giorni dall’udienza in cui i difensori del detenuto, condannato a 7 anni per concorso in associazione mafiosa, sono tornati a parlare di incompatibilità col carcere del loro assistito. Davanti al collegio hanno prodotto gli esiti della loro consulenza medica che parla di peggioramento delle condizioni dell’ex politico. Valutazione condivisa anche dai consulenti della procura generale che, però, ha comunque dato parere negativo alla scarcerazione.

Netti i magistrati romani che, anche sulla scorta della relazione dei loro periti, hanno negato che ci sia un peggioramento del quadro clinico e hanno affermato che le patologie cardiache e oncologiche di cui Dell’Utri soffre “sono sotto controllo farmacologico e non costituiscono aggravamento del suo stato di salute. La terapia può essere effettuata in costanza di detenzione sia in regime ambulatoriale che di ricovero ospedaliero”.

Nel provvedimento il tribunale parla dunque di “quadro patologico affrontabile in costanza di regime detentivo”. Dopo la decisione del Tribunale di sorveglianza, il senatore ha annunciato, tramite i suoi legali, lo sciopero della fame e delle cure. “Preso atto della decisione del Tribunale che decide di lasciarmi morire in carcere – ha riferito agli avvocati De Federici e Filippi – ho deciso di farlo di mia volontà adottando da oggi lo sciopero della terapia e del vitto”.

Il collegio, però, che ha bacchettato i consulenti della Procura generale che si sarebbero limitati a valutare telefonicamente le conclusioni dei periti del tribunale, a riprova che l’ex senatore sia adeguatamente assistito in carcere ha affermato che “nessuno degli specialisti privati che lo segue ha ravvisato ritardi nelle cure”.

“La pena – hanno scritto i magistrati – può assumere il suo carattere rieducativo non prestandosi a giudizi di contrarietà al senso di umanità”. Accusato di rapporti con i clan fino al 1992, Dell’Utri è stato condannato definitivamente nel 2014. Dopo il verdetto è scappato in Libano. Una latitanza lampo finita con l’arresto a Beirut. Attualmente è detenuto nel carcere di Rebibbia.

(di Lara Sirignano/ANSA)

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Tribunale di Sorveglianza di Roma, Dell’Utri può restare in cella. Lui: “Non ce la faccio”

Pubblicato il 05 dicembre 2017 da ansa

 

Marcello Dell’Utri. ANSA/MICHELE NACCARI

 


ROMA. – Entro i prossimi cinque giorni l’ex senatore Marcello Dell’Utri conoscerà il suo destino da detenuto. I giudici del Tribunale di Sorveglianza di Roma dovranno, infatti, sciogliere la riserva sulla istanza di scarcerazione per motivi di salute presentata dai suoi legali.

L’ex braccio destro di Silvio Berlusconi sta scontando nel carcere di Rebibbia una condanna a 7 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Una vera e propria “battaglia” di consulenze e perizie tra la Procura generale e il collegio difensivo, che oggi, nel corso di una udienza durata oltre due ore, ha vissuto il suo ultimo atto.

Una udienza nel corso della quale non è mancato un colpo di scena quando ha preso la parola il pg, Pietro Giordano, che ha dato parere negativo sulla scarcerazione. Il rappresentate dell’accusa ha motivato il suo “no” facendo sue le conclusioni dei periti del Tribunale che hanno sostenuto la compatibilità della detenzione di Dell’Utri, ritenendo operabile il male emerso dopo analisi recenti, e stabile la patologia cardiologica di cui è affetto.

Giordano non ha inteso tener conto del parere espresso dai consulenti nominati dalla Procura che, invece, si sono espressi per la incompatibilità allo stato detentivo per l’ex parlamentare. Nella relazione, questi ultimi, hanno indicato anche cinque strutture ospedaliere, tre a Milano e due a Roma, dove Dell’Ultri potrebbe essere trasferito in regime di arresti ospedalieri.

Entro cinque giorni il tribunale prenderà la decisione definitiva. Intanto dal carcere Dell’Utri lancia il suo grido d’aiuto. “Non ce la faccio più – ha detto ai suoi difensori, gli avvocati Alessandro De Federicis e Simona Filippi, mi sento provato e stanco”. I legali, al termine dell’udienza non hanno nascosto che una eventuale “decisione contraria da parte dei giudici potrebbe avere delle ripercussioni psicologiche gravi sul detenuto che sta affrontando un sconto di pena faticosa alla luce della gravi condizioni di salute in cui versa.

Speriamo che il tribunale non perda di vista il problema e cioè che un uomo di 76 anni, da diverso tempo, sta espiando la sua pena girando per vari reparti ospedalieri per evidenti problemi di natura oncologica e cardiocircolatoria. La detenzione domiciliare o ospedaliera, come hanno valutato i nostri consulenti, è una soluzione più che ragionevole, oltre che umana”.

Proprio ieri la Corte europea dei diritti umani ha chiesto al governo italiano di valutare se continuare a tenere Dell’Utri in carcere, viste le sue condizioni, violi o meno il suo diritto a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti.

(di Marco Maffettone/ANSA)

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