Archivio tag | "donne"

Tags: , , ,

Parità di genere e violenza sulle donne, lite tra Berlusconi e Boschi

Pubblicato il 06 dicembre 2017 da ansa

Silvio Berlusconi e Maria Elena Boschi.

 


ROMA.- “La difesa delle donne per noi sarà una priorità” mentre “alle Pari opportunità Boschi non ha fatto assolutamente nulla”. E’ su parità di genere e su femminicidio che si consuma il primo scontro frontale tra Silvio Berlusconi e Pd in campagna elettorale. Il leader di FI, a Mattino 5, si sofferma infatti a lungo sulle misure – come le pensioni minime – che ha in mente per donne, mamme e casalinghe e non rinuncia ad una stoccata a Maria Elena Boschi e al Pd.

“Quando Renzi è andato al governo la sinistra non ha neanche fatto un ministero per le Pari Opportunità”, la sinistra non ha questo tema “nella sua sensibilità”, spiega l’ex premier scatenando una veemente reazioni del Pd, a partire dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio.

“Berlusconi stravolge la realtà”, sottolinea infatti Boschi che sceglie di rispondere “con i numeri: i centri anti violenza sono passati da 188 nel 2013 a 296 nel 2017; le case rifugio erano 163 nel 2013, oggi sono 258; nel corso del 2015/2016 sono stati stanziati per politiche di contrasto alla violenza sulle donne oltre 30 milioni dallo Stato; nel 2017 sono stati previsti dal Governo oltre 22 milioni per misure di contrasto alla violenza”.

Ma è tutto il Pd ad insorgere. “Con Berlusconi e la Lega al Governo le aule del Parlamento si occuparono di questioni femminili votando il 22 aprile 2011 che Ruby era la nipote di Mubarak”, è la velenosa replica di Alessia Morani.

“Berlusconi ha fotografato la realtà, il Pd è in difficoltà”, contro-risponde l’azzurra Nunzia De Girolamo. Mentre Carlo Sibilia del M5S: “Berlusconi e Boschi si scambiano ‘scaramucce’ ma non toccano il conflitto d’interessi sulle banche. Del resto Al Capone e Eva Kant parlerebbero di tutto tranne che dei colpi dove stati sgamati…”.

(di Michele Esposito/ANSA)

Commenti (0)

Tags: ,

L’Italia contro la violenza sulle donne: “Ora basta”

Pubblicato il 25 novembre 2017 da ansa

Cento sagome bianche ognuna con affisso un foglio con la storia di una vittima di violenza. ANSA / ETTORE FERRARI

 


ROMA. – Manifestazioni, spettacoli, eventi: l’Italia oggi si è stretta intorno alle donne per dire ‘no’ alla violenza. Una giornata di denunce e cortei ma anche un momento di sostanziale concordia nel Paese per un tema che, una volta tanto, sembra non dividere.

“Siamo di fronte a un fenomeno oscuro e incomprensibile, ad episodi ricorrenti di gravissime violazioni dei diritti umani”, ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Non basta denunciare gli episodi di violenza, cosa indispensabile e prioritaria, ma bisogna impegnarsi a rimuovere le cause e le condizioni”, ha spiegato il Capo dello Stato.

“L’Italia civile si unisce per dire basta alla vergogna della violenza sulle donne”, è stato il messaggio via Twitter del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

A Roma la manifestazione più imponente con la partecipazione, secondo le organizzatrici (“Non una di meno”) di 150mila persone. Slogan femministi ma anche un pacchetto di richieste preciso è arrivato dal corteo. In questa manifestazione romana, una festa di partecipazione, qualcuno però sembra essere andato un po’ oltre.

E’ lo stesso account twitter delle promotrici a riferire di un cartello con su scritto “poliziotti stupratori”. Secondo quanto si è appreso, era affisso a un furgone. Durante la manifestazione le forze dell’ordine hanno identificato alcune partecipanti, anche in relazione a questo cartello esposto. Diversi gli attacchi scanditi dalle manifestanti che hanno preso di mira dal governo alla religione.

Clima diverso alla Camera dove la presidente Laura Boldrini ha ospitato un evento con 1.300 donne. “Sbaglia chi pensa che la violenza sia una questione che riguarda esclusivamente le donne. No, riguarda tutto il Paese e sfregia la nostra comunità”, ha detto.

E dal Parlamento è arrivato un segnale concreto: il via libera all’unanimità al fondo per gli orfani di femminicidio, con una dotazione di due milioni e mezzo l’anno per il triennio 2018-2020. L’emendamento alla legge di bilancio presentato da Francesca Puglisi (Pd) ha trovato in commissione Bilancio del Senato il voto favorevole di tutti i gruppi.

“Abbiamo cercato, con tutte le forze dello Stato, di impegnarci insieme per il nuovo piano contro la violenza sulle donne: il piano, che sarà valido nei prossimi tre anni, avrà come risorsa 33 milioni all’anno”, ha annunciato invece alla Leopolda il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, sul palco insieme a Lucia Annibali, l’avvocatessa che l’ex fidanzato fece sfregiare con l’acido da due sicari, ora consulente del governo per le pari opportunità. “Nel piano abbiamo puntato molto anche sulla strategia della prevenzione – ha aggiunto Boschi – e la migliore prevenzione è l’educazione”.

Sulla formazione dei giovani punta anche Telefono Rosa che ha scelto di celebrare la giornata con gli studenti dei licei romani, portando la testimonianza di un’attivista mauritana, dove le donne subiscono anche la schiavitù. “Il ruolo cruciale del sistema educativo” per combattere la violenza è stato sottolineato anche dalla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.

“Abbiamo numeri da guerra. Il femminicidio è l’epifenomeno di una situazione terrificante”, ha commentato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Mentre la Chiesa, con il cardinale Gianfranco Ravasi, fa autocritica, ma allo stesso tempo invita, sono le parole di mons. Vincenzo Paglia, a non risolvere la questione mettendo in contrapposizione uomini e donne.

Anche per il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, “è una battaglia di civiltà che deve unire tutti, uomini e donne”. Tra le manifestazioni, le scarpette rosse fuori dal carcere di Ascoli o le panchine dello stesso colore a Bergamo. Una dedicata a Yara Gambirasio.

(di Manuela Tulli/ANSA)

Commenti (0)

Tags: , ,

Pensioni: emendamento per Ape e donne dopo il 30 novembre

Pubblicato il 24 novembre 2017 da ansa

 


ROMA. – Il governo andrà avanti sul pacchetto pensioni e presenterà dopo il 30 novembre l’emendamento alla legge di bilancio, che a quel punto quasi sicuramente sarà alla Camera, per allargare la platea dell’Ape social, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato, e gli ‘sconti’ contributivi per le lavoratrici con figli.

A indicare il timing, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, spiegando che poiché “impegna le risorse residue non utilizzate, fino a quando non ci sarà la Conferenza dei servizi, prevista il 30 novembre, non si può fare una norma” non avendo prima, appunto, una cifra “certa”.

Intanto la Cgil prepara la manifestazione di sabato 2 dicembre, guarda al dibattito “vivace” in parlamento, anche per un rinvio dello scatto a 67 anni che resta “un’ipotesi”, come dice la segretaria generale Susanna Camusso. E al leader della Lega, Matteo Salvini, che dice “siamo pronti a scendere in piazza con chiunque pur di difendere i diritti dei lavoratori e dei pensionati”, la stessa Camusso risponde: “Penso che faccia parte del dibattito politico, ma non bisogna dimenticare che serve sempre coerenza. La riforma Fornero delle pensioni è in parte un effetto della precedente legge firmata da Maroni”.

Salvini, già nei giorni scorsi, ha annunciato nel weekend tra il 2 e il 3 dicembre manifestazioni “in mille piazze” d’Italia contro lo ius soli ma “anche per pensioni e lavoro”.

La platea dell’Ape social, secondo l’impegno messo nero su bianco dal governo nel documento presentato ai sindacati (e non condiviso dalla Cgil), sarà ampliata per il 2018 alle quattro nuove categorie di lavori gravosi (oltre le undici già previste), ossia operai e braccianti agricoli, marittimi, siderurgici e pescatori. Si arriverà così alle 15 categorie di lavori gravosi che dal 2019 (in base all’emendamento già presentato dal governo al Senato) saranno esclusi dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni. Per le lavoratrici, invece, l’impegno è quello di allargare fino ad un massimo di un anno per ogni figlio, entro il limite di due anni, lo sconto sui requisiti di accesso all’Ape social.

Nella versione della legge di bilancio già in Parlamento, la riduzione prevista è di sei mesi per ogni figlio, sempre entro un massimo di due anni. Di fatto, quindi, le donne disoccupate o disabili che hanno gli altri requisiti per l’Ape social avranno bisogno di 28 anni di contributi nel caso abbiano due figli; invece per le lavoratrici impegnate in attività gravose saranno necessari, nel caso della presenza di due figli, 34 anni di contributi. Sul pacchetto pensioni dell’esecutivo “il nostro giudizio non cambia”, afferma Camusso, sottolineando che “lo stesso governo ridimensiona di molto le platee” degli ‘esonerati’.

Vanno avanti, intanto, gli incontri tra i sindacati ed i gruppi parlamentari. Oggi è stata la Uil, guidata dal segretario generale Carmelo Barbagallo, ad incontrare Mdp: “Abbiamo chiesto di lavorare perché il provvedimento sia approvato e migliorato”. Lunedì una delegazione della Cisl, guidata dalla segretaria generale Annamaria Furlan, incontrerà il Pd.

Commenti (0)

Tags: ,

Violenza sulle donne: il 20% dei ragazzi ha picchiato la fidanzatina

Pubblicato il 24 novembre 2017 da ansa

 


ROMA. – Schiaffi, insulti, gelosia e atteggiamenti ossessivi. La violenza sulle donne può assumere mille forme, ma l’amore malato non è una prerogativa soltanto degli adulti. In occasione della Giornata contro la violenza alle donne il sito Skuola.net ha chiesto a 7mila ragazzi e ragazze come vivono il rapporto con il partner. Facendo emergere un situazione “piuttosto allarmante”.

Tra i giovanissimi, 1 su 5 – 20% – ha alzato almeno una volta le mani su una ragazza (il 5% anche più di una volta), e più di 1 ragazzo su 3 racconta di aver insultato pesantemente una coetanea durante un litigio (il 5% lo fa di frequente). Ma le femmine si difendono: circa 3 ragazze su 10 (28%) ammettono di aver picchiato il proprio fidanzato al culmine di una lite (il 6% più di una volta).

Aggressività che torna anche se ci si ferma alle parole: il 42% si lascia andare a insulti pesanti nei confronti del partner (per il 9% è quasi un’abitudine). La conseguenza è una certa “accettazione di questi episodi”. Ad esempio, di fronte a uno schiaffo da parte del fidanzato, il 30% delle intervistate è disposta a perdonare; il 3% addirittura lo giustifica; solo il 67% lo lascia. Laddove lui si limita a scenate di gelosia, la soglia di tolleranza sale ulteriormente: il 53% delle ragazze non chiude la storia (il 42% perché è convinta di poterlo cambiare, l’11% perché pensa che la gelosia sia una dimostrazione d’amore).

Il 18% dei maschi ammette di essere particolarmente geloso della fidanzata, il 21% tra le ragazze. La manifestazione più esplicita di questo è il divieto di frequentare determinate persone (per il 13% dei gelosi maschi e femmine). Tanti, invece, vogliono sapere in qualsiasi momento dove e con chi si trova il partner (9% tra i maschi, 14% tra le femmine). Tra i comportamenti tipicamente maschili c’è il voler imporre il modo di vestirsi e di truccarsi (6%). Tra quelli prerogativa delle ragazze la pretesa di controllare il telefono e il computer del fidanzato (9%). E quando il rapporto finisce: un 9% del campione maschile tenterebbe di farla pagare. Come? Atti vandalici sulle sue cose (33%), violenza fisica (17%) e minacce di mettere su internet foto e video intimi (17%).

Le ragazze, invece, di fronte a comportamenti ossessivi dopo la fine della relazione – come chiamate e messaggi a ripetizione – 1 su 4 non ha fatto niente (il 49%, però, ha chiesto e ottenuto che smettesse; all’8% è bastato l’intervento delle famiglie; al 17%, invece, è servita una denuncia o una segnalazione). Nel caso vengano lasciate contro la loro volontà, una buona quota di ragazze (7%), progetta la vendetta. Le loro armi preferite? In vetta c’è ancora il danno alle cose (13%) ma prende quota l’ipotesi di mettere in giro brutte voci su di lui (12%), senza dimenticare la messa online di materiale ‘piccante’ (7%).

Commenti (0)

Tags: ,

Violenza contro le donne: sul lavoro l’hanno subita quasi un milione e mezzo

Pubblicato il 23 novembre 2017 da ansa

 

Scarpe rosse esposte in piazza SS. Annunziata in occasione dell’iniziativa ‘Scarpe rosse, trecce e solidarieta’ per dire no alla violenza sulle donne. ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

 


ROMA. – Se è vero che gli autori delle violenze più gravi, fisiche e sessuali, sono prevalentemente partner o ex, un altro ambito dove si manifesta con frequenza la violenza di genere è quello lavorativo. Un milione e 403mila donne hanno subito nel corso della loro vita lavorativa molestie o ricatti sessuali sul posto di lavoro.

La stima è stata fornita dall’Istat alla Commissione d’inchiesta sul femminicidio, sulla base di una rilevazione svolta lo scorso anno. Si tratta del 9% delle lavoratrici attuali o passate, incluse le donne in cerca di occupazione. In particolare, i ricatti sessuali per ottenere un lavoro, per mantenerlo o per ottenere progressioni nella carriera hanno interessato, nel corso della loro vita, 1 milione e 100 mila donne.

Sempre secondo quanto indicato dall’Istat (ma in questo caso l’ultima rilevazione risale al 2014), sono 2,8 milioni le donne vittime dei propri partner attuali o passati e più di una donna su tre ha riportato ferite o altre lesioni, e più di un quinto di quelle che sono state ricoverate ha subito danni permanenti. Ogni anno, inoltre, dal 2011 vengono denunciati tra i 10mila e i 14 mila maltrattamenti in famiglia.

Quanto alla violenza sessuale, i dati del ministero dell’Interno segnalano una graduale riduzione dei reati denunciati, passati da 4.617 nel 2011 ai 4.046 del 2016, e nei primi 9 mesi del 2017 il dato è stabile rispetto allo scorso anno intorno alle tremila. Sono invece dai 1.600 ai 1.400 gli uomini condannati ogni anno, negli ultimi sei, con sentenza irrevocabile per violenza sessuale.

La discrepanza tra denunce e sentenze è notevole, ed è dovuta a diversi motivi, ai procedimenti a carico di ignoti, alle eventuali assoluzioni e all’ipotesi che più reati siano addebitati alla stessa persona. Circa nel 40% dei casi si tratta di stranieri. Infine, quanto agli omicidi in cui la vittima è donna, secondo i dati della Polizia di Stato, sono sostanzialmente stabili dai 153 del 2014 ai 149 del 2016. Diversamente dagli omicidi volontari, calati dal 2011 al 2016 di circa il 39%, mentre gli omicidi con vittime donne sono diminuiti solo del 14%.

Commenti (0)

Tags: ,

Violenza sulle donne: autori italiani nel 74% dei casi

Pubblicato il 22 novembre 2017 da ansa

 

 

ROMA. – Maschio, italiano, tra i 30 e i 50 anni, una volta su due marito della vittima. E’ il profilo del femminicida che emerge da un monitoraggio fatto dal ministero della Giustizia sulla base dell’esame di 417 sentenze, rappresentative del 60% dei casi di violenza sulle donne tra il 2012 e il 2016. L’85% di queste vicende, finite sotto la lente dei giudici, sono classificabili come omicidio. Il coltello l’arma più usata, anche perché quella più facilmente reperibile in casa, visto che è nell’abitazione della vittima che si consuma il 35,2% degli omicidi.

I dati che il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha riferito alla Commissione parlamentare sul femminicidio in prossimità della Giornata internazionale sulla violenza contro le donne, dicono che l’autore del reato è un uomo nel 98% dei casi, di nazionalità italiana (74,5%), così come specularmente è italiana la maggior parte (77,6%) delle vittime.

L’indagine conferma che le violenze si consumano per lo più nell’ambito di rapporti ‘malati’. Nel 55,8% dei casi, infatti, tra autore e vittima esiste una relazione e guardando più approfonditamente dentro questa percentuale, si scopre che nel 63,8% dei casi vittima e carnefice sono marito e moglie, nel 12% hanno un legame sentimentale in atto; nel 24% vi era comunque stata una relazione – matrimonio, convivenza o fidanzamento – terminata prima dell’omicidio.

“Dati allarmanti” ha rilevato Orlando, a cui si aggiungono quelli di Sos Stalking, che indica in 84 le donne uccise da gennaio a oggi: meno che negli anni precedenti – 120 nel 2015, 115 nel 2016 – ma comunque un’enormità: in media una ogni tre giorni, sottolinea l’associazione, ricordando anche le vittime secondarie di questi crimini, bambini o ragazzi che rimangono orfani di madre o di entrambi i genitori: in questi 11 mesi ce nel sono stati 60, età media fra i 5 e i 14 anni.

Di fronte a questo quadro, l’apparato normativo “appare adeguato”, afferma il ministro, ma “non basta”. Molto c’è da fare sulla prevenzione. L’impiego dei bracciali elettronici per i colpevoli di maltrattamenti, così che non possano muoversi liberamente e avvicinare di nuovo la vittima, per esempio, scarseggia. E qui Orlando bacchetta il ministero degli Interni, cui compete la fornitura di questi strumenti: “Quelli che avevamo alla Giustizia li abbiamo esauriti, l’Interno da un anno e mezzo sta facendo la gara e al momento non ho notizie: il capo della polizia mi ha assicurato tempi certi per chiudere l’iter. Ma forse la competenza dovrebbe passare alla Giustizia, visto che è fortemente connessa all’attività giurisdizionale e all’esecuzione penale. Noi la gara l’avremmo già fatta e finita”.

(di Eva Bosco/ANSA)

Commenti (0)

donne

Tags: ,

Cgil in 100 piazze per dire no alla violenza contro le donne

Pubblicato il 30 settembre 2017 da ansa

donne

Cgil in 100 piazze per dire no a violenza contro donne

 

ROMA. – “Che bisogno c’è dei particolari di uno stupro? Lo stesso bisogno che c’è dei dettagli di una tortura. Nessuno: una tortura è una tortura e basta, uno stupro è uno stupro e basta”. E’ da questa considerazione che Susanna Camusso è partita, quando negli ultimi mesi ha letto le cronache delle violenze contro le donne che si sono susseguite durante l’estate.

Da qui, dal rigetto delle “parole usate come armi” e del linguaggio che colpevolizza le vittime invece dei carnefici, è nata l’idea di un appello e poi di una manifestazione in 100 piazze con lo slogan “Riprendiamoci la libertà”. Dal palco del raduno romano, la segretaria generale della Cgil ha insistito sulla “violenza delle parole” che “chiedono conto dei tuoi comportamenti quando qualcuno ti violenta, parole sull’abbigliamento, sulle strade che frequenti, sui tuoi orari”.

Parole “usate violentemente quando si parla di un immigrato, mentre invece si dubita delle parole delle donne quando gli autori sono in divisa o sono italiani” ha aggiunto con un chiaro riferimento ai fatti di Firenze e di Milano. “Perché lo stupro commesso da qualcuno è considerato più grave di quello commesso da qualcun altro? Non sanno di cosa parlano”.

“Qualcuno ha definito il nostro appello un’invettiva – ha detto la leader della Cgil – ed è vero. Gli appelli finora non sono serviti. Deve cambiare il modo di discutere di questi temi. Dietro i femminicidi non ci sono raptus, c’è solo l’idea che l’altra è un oggetto che possiedi e di cui puoi fare ciò che vuoi. Stiamo regredendo, ce lo dobbiamo dire: questi temi sono sempre più considerati solo delle donne”.

Per questo, ha spiegato, è necessario tornare in piazza, “per dire alle vittime che sono innocenti e che non sono sole”. “Vogliamo scommettere sul nostro futuro di donne libere, e per questo chiediamo a tutti: utilizzate bene le parole”.

La mobilitazione della Cgil ha ottenuto l’apprezzamento della presidente della Camera, Laura Boldrini, che è tornata sulla necessità di approvare, prima della fine della legislatura, un provvedimento capace di rendere più efficaci le norme a tutela delle donne a rischio e le misure di interdizione dei maschi violenti. Un provvedimento “urgente – ha ricordato – perché troppo spesso le donne sporgono denuncia senza ottenere protezione e perché gli uomini violenti restano in libertà anche quando hanno già ampiamente dimostrato di essere pericolosi”.

Commenti (0)

Tags: , , ,

Donne in piazza il 28 settembre, per aborto sicuro e contro la violenza

Pubblicato il 26 settembre 2017 da ansa

 

ROMA. – Giovedì 28 settembre, Giornata mondiale per l’aborto libero e sicuro, il movimento femminista Non Una Di Meno torna in piazza in tutta Italia. A Roma, l’appuntamento è alle 18 in Piazza dell’Esquilino.

Il movimento chiede che “venga riconosciuta in tutti i Paesi del mondo la libertà di scelta delle donne e che l’aborto sia ovunque sicuro, libero e depenalizzato. In Italia – osserva in una nota – dove l’interruzione volontaria di gravidanza è formalmente garantita dalla legge 194 del 1978, siamo in una situazione paradossale: la media nazionale dei medici obiettori di coscienza ha raggiunto ormai il 70%, costringendo di fatto le donne che scelgono di abortire a una corsa contro il tempo, a spostamenti in altre regioni se non a viaggi all’estero”.

“Scendiamo in piazza – aggiunge – per mettere la parola fine sulla strumentalizzazione del corpo delle donne in tutti i settori della vita sociale, dalla politica alla medicina; per mettere la parola fine sulla violenza contro le donne che viene agita ogni giorno, dentro e fuori le mura domestiche; per mettere la parola fine sul racconto distorto dei media e delle istituzioni che vogliono addomesticare le donne con i loro ‘manuali’ e consigli paternalistici”.

E sullo stupro, Non Una di meno contesta chi sostiene che le donne “se lo sono andato a cercare”: “uno stupro è uno stupro, e a stuprare sono gli uomini, al di là della loro nazionalità, provenienza o estrazione sociale. Rifiutiamo la cultura del possesso che innesca la violenza maschile e non accettiamo il ricatto della paura, che vuole le strade delle nostre città come savane infestate da predatori, da cui ci si può difendere solo rinunciando alla libertà di muoversi e al prezzo di una diffusa militarizzazione e videosorveglianza. La nostra difesa non la deleghiamo perché le strade sicure le fanno solo le donne che le attraversano”.

Commenti (0)

Tags: , , , , ,

Il Papa riapre la questione donne nella Chiesa

Pubblicato il 13 maggio 2016 da redazione

Women hold a placard reading "Please save Yazidi people from genocide" as Pope Francis greets migrants and refugees at the Moria refugee camp on April 16, 2016 near the port of Mytilene, on the Greek island of Lesbos.  ANSA/ AFP/ / FILIPPO MONTEFORTE/ POOL

Women hold a placard reading “Please save Yazidi people from genocide” as Pope Francis greets migrants and refugees at the Moria refugee camp on April 16, 2016 near the port of Mytilene, on the Greek island of Lesbos. ANSA/ AFP/ / FILIPPO MONTEFORTE/ POOL

CITTA’ DEL VATICANO. – Per papa Bergoglio le commissioni non si istituiscono per sviare i problemi, ma per affrontarli e cercarvi soluzioni. E’ dunque chiaro che il ruolo della donna nella Chiesa rientra ufficialmente sia nella riflessione teologica, per quanto riguarderà il diaconato, che in quella istituzionale, per quanto riguarderà gli organigrammi e i poteri, e che “il punto di vista femminile”, come ha titolato l’Osservatore romano, entrerà nella riforma della Chiesa.

Cioè la decisione di istituire una commissione sul diaconato femminile annunciata dal Papa alle superiori generali, è un passo davvero importante per passare dalle parole ai fatti, ampliare la partecipazione delle donne, – affermata dai primi giorni del pontificato – ed estenderla a ruoli non marginali. E resta tale anche se non sappiamo ancora i contorni del progetto, il mandato e la composizione della commissione, cioè se il processo è per ora soltanto avviato.

“Il Papa mi ha telefonato sorpreso circa le… diaconesse. Pensa ad una commissione. Non affrettiamo le conclusioni”, ha scritto su twitter il sostituto alla Segreteria di Stato, Angelo Becciu”. “Il Papa – ha spiegato padre Federico Lombardi – non ha detto che abbia intenzione di introdurre un’ordinazione diaconale delle donne, e meno che meno ha parlato di ordinazione sacerdotale delle donne. Anzi, parlando della predicazione nel corso della celebrazione eucaristica ha fatto capire che a questo non pensa affatto”.

Le ineccepibili parole di Becciu e Lombardi invitano sia a non precorrere i tempi, che a registrare il fatto che sul riconoscimento sacramentale del ruolo delle diaconesse il Papa ha presenti tutti i problemi teologici e storici.

A livello teologico c’è il nodo “teologico-dogmatico” richiamato da papa Francesco: prete e vescovo presiedono l’eucaristia “nella persona di Gesù Cristo”: il diaconato è un ordine sacro e chi è contrario alle diaconesse afferma che le donne non possono accedere a un grado di sacerdozio.

Ma il Pontefice ha anche ricordato la riflessione di un “teologo siriano, bravo” che aveva studiato il problema delle diaconesse nella Chiesa antica e al quale l’allora arcivescovo Bergoglio aveva chiesto lumi sul fatto se le diaconesse “avevano l’ordinazione o no?”, e sui vari ruoli che queste svolgevano nella Chiesa primitiva.

Il Papa ha anche detto alle superiori generali che chiederà un parere alla Congregazione per il culto “sulla predicazione nella celebrazione eucaristica”. Qualcuno inoltre ricorda che Benedetto XVI modificò il diritto canonico distinguendo le prerogative del diacono, anche uomo, da quelle del prete e del vescovo.

Il Papa, citando se stesso nel discorso alla Commissione per l’America latina, ha riproposto la propria critica alla clericalizzazione dei laici e chiesto ai vescovi di lasciare che i laici facciano i laici anche nel loro servizio alla Chiesa.

Anche solo da questi brevi cenni si capisce che papa Francesco ha ben presenti tutti i problemi, ma resta deciso ad inserire queste tematiche nella riforma della Chiesa. Ha mostrato molta cautela sui cambiamenti che la commissione potrà attuare nella Chiesa anche il card. Kasper, esponente di quella Chiesa tedesca che negli anni Settanta, dopo un proprio sinodo, pregò Paolo VI “di esaminare il problema del diaconato della donna alla luce delle attuali conoscenze teologiche e, tenendo conto della attuale situazione pastorale, di ammettere, se possibile, donne alla ordinazione diaconale”.

Sono state invece molto positive le reazioni di religiose e teologhe laiche, interpellate da Avvenire: per Marinella Perroni, fondatrice del Coordinamento teologhe italiane, quella del diaconato femminile “è tra le questioni più urgenti per un’autentica riforma della Chiesa” e la decisione del Papa “è un segno di grande apertura per il futuro”.

Per suor Giuliana Galli è importante che il Papa denunci che le donne non devono solo educare e accudire, ma possono anche occupare “ruoli decisionali finora riservati unicamente all’uomo” e la “specificità femminile deve essere accolta e ufficializzata nella Chiesa e nella società”.

Per la presidente della Camera Laura Boldrini, quella del Papa “è una decisione epocale” e, per spingere anche il linguaggio verso il riconoscimento del ruolo femminile, ha coniato il neologismo “diacona”.

(giovanna.chirri@ansa.it)

Commenti (0)

Ultima ora

15:38Iran: Università Novara, ‘Djalali torturato per confessione’

(ANSA) - NOVARA, 18 DIC - "Ma quale confessione! E' stato torturato finché non ha dovuto dire quanto volevano i suoi carcerieri". Il professore Francesco Della Corte, direttore del Credim, il Centro di ricerca interdipartimentale in medicina dei disastri dell'Università del Piemonte Orientale per cui ha lavorato Ahmadreza Djalali, commenta così la confessione del ricercatore iraniano che in televisione ha sostenuto di essere una spia, l'accusa per cui è stato arrestato e condannato a morte. "Non è bastato che venisse condannato a morte dal Tribunale della Rivoluzione di Teheran per reati mai commessi - prosegue Della Corte - ora hanno voluto che pubblicamente si accusasse, in modo da avere una scusa, di fronte all'opinione pubblica, per poterlo uccidere".

15:37Pyeongchang: Fontana, Corea? Nel villaggio saremo protetti

(ANSA) - ROMA, 18 DIC - "Per la situazione in Corea del Nord sono abbastanza tranquilla, perchè una volta entrati al villaggio olimpio saremo come in un bolla. Ci sentiremo, e saremo protetti, e saremo concentrati sulle gare. Quel che succede al di fuori, nei limiti, ci coinvolgerà relativamente". Arianna Fontana, portabandiera dell'Italia tra 53 giorni ai Giochi di PyeongChang, non si dice preoccupata per le tensioni internazionali caudate dalle minacce del regime di Pyeongyang. L'atleta, dopo aver ricevuto la bandiera al Quirinale dalle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ribadito il suo dispiacere per il bando imposto dal Cio agli atleti russi per il doping: "Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. Ci sono molti atleti puliti che. Una ragazza russa che ho sentito - ha aggiunto - mi ha detto che sapranno solo a fine gennaio se potranno gareggiare. Mi dispiace, sono momenti non molto semplici".

15:36Turchia: 822 arresti per terrorismo in una settimana

(ANSA) - ISTANBUL, 18 DIC - Continuano in Turchia gli arresti di massa sotto lo stato d'emergenza post-golpe. Nell'ultima settimana, sono 822 le persone finite in manette con accuse di terrorismo. Lo rende noto il ministero degli Interni. La maggior parte (575) è sospettata di legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Altre 148 sono state arrestate per supposti collegamenti con il Pkk curdo. Nelle operazioni contro il Pkk sono inoltre stati "neutralizzati" 28 combattenti, 9 dei quali uccisi. Detenuti anche 75 sospetti affiliati all'Isis e 24 a gruppi illegali di estrema sinistra. Dal tentato putsch dello scorso anno, in Turchia gli arresti per presunti reati di terrorismo sono più di 50 mila.

15:32Germania: Schulz chiede ministero finanze, Merkel frena

(ANSA) - BERLINO, 18 DIC - I media tedeschi affermano che Martin Schulz rivendicherebbe il ministero delle finanze per l'Spd, nel caso in cui si arrivasse a un governo di Grosse Koalition. Ma Angela Merkel, sollecitata in materia, frena. "Parlare di una distribuzione dei ministeri, non avendo ancora neppure la certezza di costruire insieme un governo, non mi sembra la sequenza giusta", ha affermato, rispondendo alle domande dei giornalisti, in conferenza stampa, rispetto a possibili desiderata dei socialdemocratici. È stato il giornale economico Handelsblatt a scrivere oggi, in prima pagina, che il leader dei socialdemocratici vorrebbe per il suo partito il ministero delle finanze.

15:25Calcio: Coppa Italia, Pasqua arbitra Napoli-Udinese

(ANSA) - ROMA, 18 DIC - Questi gli arbitri, gli assistenti, i IV Ufficiali, i Var e gli assistenti Var per le partite valide per gli ottavi di finale di Coppa Italia in programma da domani: Napoli-Udinese (19/12 ore 21): Pasqua di Tivoli Mondin-Bellutti/Di Paolo/Pairetto-Fiorito); Atalanta-Sassuolo (20/12 h.15): Ghersini di Genova (Rocca-La Notte/Minelli/Giacomelli-Ranghetti); Roma-Torino (20/12 ore 17.30): Calvarese di Teramo(Paganessi-Prenna/Abbattista/Banti-Di Vuolo); Juventus-Genoa (20/12 ore 20.45): Maresca di Napoli (La Rocca-Bindoni/Marini/Mariani-Alassio).

15:20Migranti: ok a progetto per impiego in Scavi Pompei e Reggia

(ANSA) - NAPOLI, 18 DIC - Una migliore distribuzione dei migranti sul territorio attraverso anche l'impiego sperimentale nei servizi sociali, in particolare in alcune realtà turistiche di grande pregio come gli Scavi di Pompei e la Reggia di Caserta. É il senso del protocollo d'intesa siglato oggi a Napoli con il ministro degli Interni Marco Minniti da 265 sindaci della Campania (il 70% del territorio) per l'accoglienza dei richiedenti asilo. "Un progetto bello e straordinario - ha sottolineato il ministro - che mette in campo una visione comune basata su accoglienza, umanità, integrazione e sicurezza e che se dovesse avere successo renderà migliore non solo la Campania ma l'Italia intera".

15:16Assad, 400 mld dollari di danni materiali dalla guerra

(ANSA) - MOSCA, 18 DIC - I danni materiali del conflitto in Siria ammontano a circa 400 miliardi di dollari: è la stima fatta dal controverso presidente siriano Bashar al Assad e riportata oggi dal vice premier russo Dmitri Rogozin. "Secondo le stime del presidente siriano - ha detto Rogozin - i danni provocati da questa aggressione contro la Siria ammontano a circa 400 miliardi di dollari".

Archivio Ultima ora