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Manovra: Pd diviso, il governo battuto sulla riforma del Jobs Act

Pubblicato il 07 dicembre 2017 da ansa

Manovra: governo ko su riforma Jobs act.

 


ROMA,. – Si consuma in Commissione Lavoro della Camera il primo strappo tra governo e Parlamento sulla manovra. Riforma dell’Inps e revisione delle norme introdotte dal Jobs act sui licenziamenti sono i temi su cui il Pd si è mostrato diviso al momento del voto, facendo risultare l’esecutivo battuto. La maggioranza del partito (ovvero i renziani, che in undicesima commissione si trovano in minoranza) ha infatti deciso di non partecipare alle votazioni sui due emendamenti sponsorizzati dal presidente della Commissione, Cesare Damiano, ma non condivisi dal ministero del Lavoro, causando un vero e proprio passo falso per l’esecutivo.

L’oggetto del contendere è stata innanzitutto la proposta di portare da 4 ad 8 mesi il limite minimo delle indennità da corrispondere al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo. Una norma studiata, secondo Damiano, per arginare i licenziamenti facili, ma che non ha convinto il governo. Per il sottosegretario al Welfare, Luigi Bobba, gli attuali indennizzi risarcitori sono infatti già “equilibrati” e superiori a quelli di molti altri Paesi.

Sulla governance di Inps e Inail la questione è invece formale: “si conviene sull’esigenza di andare in direzione di un diverso assetto dei poteri”, ma la misura, ha sostenuto in Commissione, è “ordinamentale” e dunque non può essere inserita in manovra. L’incidente rientra, a giudizio di Damiano, nella “normale dialettica parlamentare”, che ora proseguirà con ogni probabilità nella Commissione Bilancio.

La Commissione Lavoro ha approvato 17 proposte di modifica, tra cui il divieto di pagare qualsiasi tipo di retribuzione in contanti, la proroga dell’Ape social, ‘scontato’ per le donne con figli e una stretta sulla molestie nei luoghi di lavoro che, sulla scia del movimento #MeToo, vieta il licenziamento, il demansionamento o le sanzioni per chi denuncia.

Per strada la Commissione ha però lasciato sia l’emendamento del Pd che ridisegnava gli sgravi per le assunzioni dei giovani, sia quello, annunciato dal consigliere economico di Palazzo Chigi Marco Leonardi, per ridurre da 36 a 24 mesi la durata massima dei contratti a termine. Le modifiche potranno comunque rientrare proprio alla Bilancio, sia per via parlamentare che tra gli emendamenti del governo, attesi entro giovedì 14.

Gli emendamenti presentati sono, ad una prima conta, circa 5.000. Dalle Commissioni è arrivato anche quello della Attività produttive che travasa in manovra la proposta di legge che mette un freno ai maxi conguagli. Mentre dalla Finanze è arrivata la proposta di far slittare di un anno l’avvio degli indici di affidabilità fiscale, lasciando quindi ancora in vita fino a tutto il 2018 gli studi di settore.

La stessa Commissione ha anche tentato di ridisegnare il calendario fiscale per evitare intoppi e riportato all’attenzione l’ipotesi di cedolare secca sugli affitti commerciali e di deducibilità dell’Imu sui capannoni.

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Da WebTax a equo compenso, come cambierà la manovra

Pubblicato il 01 dicembre 2017 da ansa

La manovra supera la prima prova al Senato

 

ROMA. – La riscrittura della web tax ma anche qualche correttivo sull’equo compenso, qualche soldo in più per bonus bebè e superticket e la trasformazione in legge dell’accordo con i sindacati sull’Ape social. La legge di bilancio, appena licenziata con il voto di fiducia al Senato, comincerà ad essere discussa alla Camera la prossima settimana, ma a Montecitorio sono già chiari alcuni filoni di intervento per rimettere mano o per inserire ex novo norme rimaste incomplete o in sospeso nella prima lettura parlamentare.

Uno dei temi più discussi all’interno del Pd è proprio la tassa sulle multinazionali digitali. La proposta di Massimo Mucchetti, promossa dalla Commissione Bilancio del Senato, ha lasciato l’amaro in bocca a molti deputati dem, capitanati da Giampaolo Galli e Sergio Boccadutri, entrambi componenti della Commissione Bilancio della Camera presieduta da Francesco Boccia, anche lui non del tutto convinto del testo condiviso a Palazzo Madama.

Le falle starebbero, secondo Boccadutri, nell’attuazione della norma: gli over the top finirebbero infatti per scaricare a valle, cioè sulle pmi italiane, il peso della nuova tassa. Allo stesso tempo affidare alle banche il compito di sostituti d’imposta avrebbe non solo complicazioni pratiche, per la difficoltà di operare con imprese apolidi, ma anche costi non indifferenti che andrebbero in qualche modo compensati.

Infine l’idea di far partire la tassazione dal primo gennaio 2019 non farebbe che sottrarre risorse altrimenti utili per finanziare altri interventi. Anticipare gli oltre 100 milioni di gettito previsti (o almeno parte di essi) al 2018 darebbe infatti spazio alla Camera per destinare più fondi al bonus bebè, uscito dal Senato in versione ‘mini’, o alla riduzione del superticket, anche in questo caso toccato finora solo marginalmente, con uno stanziamento di 60 milioni sui 600 necessari ad abolirlo.

Montecitorio dovrebbe inoltre tradurre in legge anche l’intesa con le province sull’edilizia scolastica che permetterebbe di attribuire alle stesse province la gestione una parte dei fondi nazionali per destinarli alle 5.100 le scuole superiori di loro competenza. Infine sull’equo compenso, introdotto questa volta con il decreto fiscale, si punta ad un collegamento con i parametri ministeriali, per renderli un riferimento vincolante e renderlo sempre applicabile nella pubblica amministrazione.

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La manovra supera la prima prova al Senato

Pubblicato il 30 novembre 2017 da ansa

La manovra supera la prima prova al Senato.

 


ROMA. – La manovra supera la prima prova del Senato, la più ostica dati i numeri sempre sul filo. La maggioranza ha tenuto, nonostante le tensioni e qualche rischio corso in commissione Bilancio, portando a casa un voto di fiducia tra le polemiche delle opposizioni che hanno bocciato una manovra piena di “mance elettorali”. Per il governo si tratta invece di una “fiducia per la crescita”, come ha sottolineato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

E mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invitato a non sentirsi “appagati” dai risultati ottenuti finora perché ci sono ancora molti “squilibri creati dalla crisi che vanno affrontati e colmati”, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha ribadito che oggi “l’economia italiana sta meglio” e che la prossima legislatura partirà da una base più solida per fare quello che bisogna fare” per arrivare a una crescita “a tassi significativamente più alti di quelli attuali”.

Una eredità positiva, insomma, per il governo che verrà e che si troverà comunque a dover rifare i conti con la Ue per verificare il rispetto delle regole ed evitare la richiesta di nuove correzioni o, peggio, di una procedura. Dopo lo sforzo del Senato, che con poche risorse – e con i voti determinanti di Ala e di Campo progressista – ha comunque bloccato l’età pensionabile per 15 categorie di lavori gravosi, che non passerà a 67 anni dal 2019, introdotto un fondo per i risparmiatori travolti dalle crisi bancarie e avviata l’eliminazione del superticket per le categorie più deboli, ora la parola passa alla Camera.

Lì si viaggia con numeri più confortevoli e l’intenzione è quella di riaprire diversi dei capitoli più importanti già affrontati a Palazzo Madama, dal bonus bebè alla web tax. Il tratto caratteristico di questa manovra, l’ultima prima della fine della legislatura, secondo le opposizioni resta però quello delle “mance elettorali”, date le numerose piccole e piccolissime misure introdotte in commissione e recepite in toto nel maxiemendamento, tranne alcune norme a sostegno delle vittime da amianto prive di coperture.

Nella lunga maratona notturna qualche dettaglio in effetti è sfuggito, e alcune norme andranno corrette a Montecitorio. A partire dal bonus bebè che ha fatto fibrillare la maggioranza e che, nelle intenzioni, doveva essere reintrodotto tale e quale. Invece la lettura della nuova norma anche da parte dei tecnici del Senato disegna un bonus che diventa sì per sempre, quindi per tutti i nuovi nati in famiglie che rientrano nei parametri Isee, ma con un assegno che andrà corrisposto per il solo primo anno di vita del bimbo, non per i primi tre.

Se l’intervento “dovrà essere aggiustato alla Camera lo sarà”, ha assicurato il viceministro Morando, placando le ire di Ap, che alla fine ha votato la fiducia ma aspetta “vigile” le modifiche della Camera.

A Montecitorio un altro capitolo da riaprire sarà quello della web tax se non altro, come ha detto sempre Morando, per compensare le banche che dovranno fare da sostituto d’imposta ai giganti del web. Ma ci dovrebbe essere anche un nuovo round sulle pensioni, dato che manca all’appello la proroga dell’Ape social, pur presente nel documento di confronto tra governo e sindacati. Lo stesso vale per gli enti locali, dopo l’intesa raggiunta con Comuni e Province.

(Di Silvia Gasparetto/ANSA)

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Tensione sulla manovra, pochi fondi e maggioranza sul filo

Pubblicato il 27 novembre 2017 da ansa

Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, insieme ai Ministri Carlo Calenda e Gian Luca Galletti.

 

ROMA. – Tutto esaurito. Anche a cercare nelle pieghe del bilancio, le risorse a disposizione di governo e maggioranza per accogliere le numerose richieste accantonate nel corso di questi giorni sono sempre più ridotte, rallentando automaticamente i lavori di commissione e Aula: la manovra è infatti slittata di quasi due giorni e sarà all’esame dell’Assemblea a partire da mercoledì.

A complicare il quadro, il difficile equilibrio all’interno delle forze che sostengono l’Esecutivo. I numeri continuano a correre sul filo, anche in commissione, e dunque i partiti, da Ala a Campo progressista passando per Alternativa popolare e talvolta lo stesso Pd, hanno gioco facile nel chiedere e, in parte ottenere, che almeno le proposte ‘bandiera’ siano soddisfatte.

E così a due giorni dall’approdo in Aula, in Senato la maggioranza torna a fare i conti e a sperare che anche le opposizioni, in particolare Forza Italia, non alzino barricate. Sul fronte delle risorse, il rinvio al 2019 della web tax e la scelta di non toccare le tasse sul fumo hanno di fatto comportato la rinuncia a una dote finanziaria, seppure modesta, che avrebbe potuto contribuire a sbloccare qualche partita considerando anche l’impegno a lasciare margini di manovra, seppure ristretti, ai deputati che avranno la legge bilancio in seconda lettura.

Ragion per cui anche i capitoli su cui Palazzo Madama è riuscita a mettere mano sono tutti finanziati solo parzialmente: per il bonus bebè, voluto da Ap, arrivano 185 milioni il prossimo anno ma nel biennio successivo i soldi a disposizione sono la metà dei necessari; per il superticket, caldeggiato da Giuliano Pisapia, la cui abolizione come nota Mdp vale 600 milioni, ne vengono messi in campo 60, almeno per il momento; poi si vedrà. “La coperta è molto corta”, riconosce la stessa ministra della Salute Beatrice Lorenzin.

Infine, il caregiver, vale a dire l’assistenza dei familiari più prossimi gravemente malati è battaglia più trasversale delle altre: qui la novità è l’arrivo di un fondo ad hoc da 60 milioni l’anno per un triennio eppure anche fra i sostenitori della norma non si nascondono perplessità circa l’adeguatezza dello stanziamento.

Ma non sono solo i soldi a creare divisioni. Con un emendamento a firma di un senatore di Ap, Guido Viceconte, è infatti spuntata in Senato la tentazione di introdurre un pezzo della riforma della Giustizia civile via emendamento: l’obiettivo sarebbe quello di estendere il rito sommario a tutte le cause di competenza del giudice unico, che rappresentano la maggior parte delle controversie civili.

Una proposta che avrebbe incassato l’ok del Guardasigilli Andrea Orlando e che però non sarebbe condivisa del tutto all’interno del governo e sui cui, inoltre, si sono registrate le perplessità di magistrati e avvocati. L’esito è ancora incerto ma c’è chi scommette su un rinvio, che comporterebbe nei fatti cancellare le chance di una qualsivoglia approvazione della norma a causa della fine della Legislatura ormai prossima.

Nonostante i veti incrociati, i senatori sono comunque intanto riusciti ad approvare una manciata di norme oltre a quelle legate al welfare e alla famiglia. La commissione Bilancio ha infatti dato l’ok agli sconti per le librerie, registrando la soddisfazione del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini; sì anche ad un cambio di passo per l’Autorità per l’energia (i cui componenti scendono a 3), che d’ora in poi sarà competente anche su un tema chiave come quello dei rifiuti.

Hanno poi incassato il via libera un paio di emendamenti ‘minori’, che qualcuno legge in chiave ‘elettoralistica’: si va dalla proposta a firma Ala che istituisce il “Registro nazionale degli agenti sportivi” al contributo, approvato all’unanimità, di 50 mila euro l’anno da destinare alla manutenzione del Cimitero monumentale delle vittime del Vajont. Un emendamento, poi, riguarda il Cnel: la riforma costituzionale voleva cancellarlo, ora la legge di bilancio autorizza i vertici al rimborso delle spese di viaggio, ma la copertura dovrà essere garantita dagli stessi fondi usati per la gestione di questo organo rimasto di rilevanza costituzionale.

(di Chiara Scalise/ANSA)

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Analisi: niente correzione, ma si teme “assalto” alla manovra

Pubblicato il 22 novembre 2017 da ansa

ROMA. – La notizia per gli italiani è che non ci sarà alcun inasprimento nella manovra ora all’esame del Parlamento. Il confronto sui conti pubblici tra Italia e Commissione Europea non avrà effetti pratici sulle tasche dei contribuenti. Almeno per ora. I timori espressi dall’Ue, legati ad uno scostamento di pochi decimali del deficit che però valgono 3,4 miliardi, sono piuttosto finalizzati ad evitare un assalto alla diligenza pre-elettorale sulla Legge di Bilancio e sul capitolo delle pensioni, due temi ad alta tensione politica.

La spesa pubblica – o gli sconti fiscali – cresce sempre a ridosso delle elezioni. E’ una regola aurea che vale per tutto il mondo. Ecco perché la commissione europea nelle sue pagelle esprime i propri timori. Ma, se il falco della commissione Ue, il vice presidente Jyrki Katainen, aveva vibrato qualche giorno fa un colpo di machete sui conti italiani, la lettera inviata da Bruxelles a via XX settembre sembra semmai una finta fatta impugnando il fioretto.

Non contiene alcuna richiesta di correzione, come invece era accaduto tre anni fa. Anche se la stoccata potrebbe arrivare con la valutazione finale sulla manovra, potrebbe essere stata solo rinviata a maggio del 2018, quasi sicuramente dopo le elezioni politiche. I tecnici della commissione hanno prima guardato con attenzione ai conti 2017 e stimato che, anche se l’anno non è chiuso, potrebbero risentire negativamente di due misure, rispettivamente nei capitoli pensioni e banche.

La prima è l’Ape social, che consente una maggiore flessibilità per andare in pensione ad alcune categorie. La seconda è legata al bail in delle quattro banche italiane: una norma ha consentito di applicare trasferire i ”Dat” (Deferred tax asset, imposte anticipate) trasformandoli automaticamente in crediti d’imposta.

Ora il timore è che, con la Legge di Bilancio in Parlamento e con l’arrivo delle nuove norme sulle pensioni, gli argini rinforzati del ”sentiero stretto”, messi dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e difesi anche dal premier Paolo Gentiloni, possano non reggere. Il contenzioso sui dati, anche se non esplicitato nella lettera, è noto. Ma è una diatriba tecnica su una previsione: ecco perché si rinvia il giudizio a maggio quando le stime possono essere più precise.

L’Italia ha concordato una manovra per il 2018 che migliori il deficit di 0,3 punti percentuali (un dato che già abbuona al governo 10 miliardi di correzione). Ma per l’Ue la Legge di Bilancio non manterrebbe gli impegni e varrebbe solo 0,1 punti percentuali. Padoan invece mantiene il punto sui propri calcoli. La differenza, tradotta in soldoni, richiederebbe un intervento da 3,4 miliardi. Se servirà si vedrà.

La Commissione ha ‘graziato’ l’Italia anche sul debito, che il Tesoro assicura calerà. Ma accompagna la previsione con due condizioni: che il Pil cresca e l’inflazione torni a salire. Comunque per ora la Commissione Europea ricorda il problema nella lettera ma avrebbe dovuto pubblica il rapporto sul debito pubblico. E non l’ha fatto.

(di Corrado Chiominto/ANSA)

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Manovra da 20 miliardi, sgravi per assumere under35

Pubblicato il 16 ottobre 2017 da ansa

Assunzione giovani.

 

 

ROMA. – Niente nuove “tasse, gabelle, accise”. Il giorno del varo della manovra il governo conferma la direzione di marcia e indica nella lotta alla disoccupazione giovanile e, più in generale, nel sostegno alle fasce più debole della popolazione gli obiettivi principali di un’operazione che vale poco più di 20 miliardi.

Il premier Paolo Gentiloni scende in conferenza stampa a palazzo Chigi insieme al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e spiega di aver voluto una legge di bilancio “snella”, che non pesi sulle tasche degli italiani (“non sarà di lacrime e sangue”, dice) rivolgendo, anche in ragione di questo sforzo, un appello alla responsabilità del Parlamento per un iter senza incidenti.

Resta certo difficile il rapporto con Articolo 1- Mdp, le cui richieste su sanità e pensioni non sono state accontentate. Che quindi non sia scontato il voto degli ex Pd, il presidente del Consiglio ne è consapevole: “l’auspicio è che Mdp voti la manovra; dal punto di vista della realtà vedremo. Per avere un sostegno di maggioranza – osserva – bisogna essere in due”.

Entrambe le parti sottolineano tra l’altro come la partita che si gioca sui contri pubblici sia intrecciata con quella della legge elettorale, su cui il governo ha chiesto la scorsa settimana la fiducia e che rappresenta, commenta il leader di Mdp Roberto Speranza, “un punto di non ritorno”.

Qualche margine di trattativa però esiste ancora: durante l’esame in Senato e alla Camera potrebbe esserci spazio, con una dote per le modifiche che oscilla tra i 300 e i 450 milioni complessivamente, per qualche intervento sia sul fronte della sanità (con una rimodulazione dei superticket) sia su quello di un ulteriore rafforzamento del reddito di inclusione: “vedremo in Parlamento – dice infatti il presidente della commissione Bilancio di Montecitorio Francesco Boccia – cosa si potrà fare sul welfare”.

Ma proprio l’assenza di un intervento sulle pensioni, e in particolare sull’innalzamento dell’età pensionabile, lascia insoddisfatti i sindacati, che insistono nel chiedere risposte e che però avendo incassato il rinnovo dei contratti del pubblico impiego decidono di non alzare, almeno non da subito, barricate: “Quando ci sono corrette relazioni sindacali – commenta ad esempio la Fp Cgil, la categoria che rappresenta gli statali – si raggiungono buoni risultati per tutti”.

Per il governo, che tra l’altro in occasione del Cdm ha autorizzato l’esercizio del Golden power su Tim, il binomio vincente è quello giovani-lavoro ed è intorno a questa coppia che gira la misura simbolo dell’ultima legge di bilancio della Legislatura e che punta quindi sugli sgravi per gli under 35 (con un decalage dopo il primo anno) attraverso la decontribuzione al 50% per i primi tre anni, che sale al 100% al Sud.

Insomma, le risorse, che per il 40% arrivano dai tagli e per il 60% da “efficientamento delle entrate”, saranno anche limitate, riconosce il ministro dell’Economia Padoan, ma questa è una “manovra di svolta” perché i fondi sono “ben indirizzati” e rafforzeranno la crescita: “il deficit scende, l’indebitamento scende e prevediamo – è la scommessa del ministro – che continui a scendere e continuerà a scendere”.

Ma nell’ultima manovra della Legislatura c’è spazio per un po’ di tutto: dal finanziamento per la lettura al capitolo industria 4.0 (“10 miliardi di finanziamenti a sostegno delle imprese”, fa sapere il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda), dalle detrazioni per il ‘verde’ su terrazzi e giardini all’assunzione di 1.500 ricercatori passando per la conferma di sisma bonus e ecobonus.

Un mix di interventi che prenderà una forma definitiva nelle prossime ore e che, secondo il timing ufficiale, dovrebbe sbarcare in Parlamento entro venerdì prossimo e sui cui però, maggioranza a parte, si appuntano le critiche di centrodestra M5S e sinistra.

Secondo i pentastellati la manovra sembra “scritta da una di quelle banche d’affari che vogliono fare a pezzi la nostra Costituzione”, mentre Forza Italia punta i riflettori su ciò che non c’è, vale a dire le privatizzazioni che secondo il ministro dell’Economia “sono però un capitolo non chiuso”.

(di Chiara Scalise/ANSA)

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premier Gentiloni

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Via libera del Consiglio dei Ministri alla manovra: bonus per i giovani neoassunti

Pubblicato il 16 ottobre 2017 da redazione

Via libera del Consiglio dei Ministri alla manovra, sgravi ai giovani neoassunti

premier Gentiloni

MILANO – Il Consiglio dei Ministri ha approvato la legge di Bilancio e deciso l’adozione di speciali poteri di veto in Tim. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha introdotto il testo parlando di una “Manovra snella, utile per la nostra economia”. E ha aggiunto: “Il nostro primo obiettivo era quello di evitare aumenti dell’Iva e l’introduzione di nuove tasse, gabelle, accise. Impegno che è stato mantenuto”.

Nella conferenza stampa post consiglio ha poi rimarcato che “il secondo obiettivo resta quello di promuovere il lavoro. Questa legge di Bilancio contribuisce in modo significativo in particolare con misure rivolte ai giovani, che insieme al mezzogiorno hanno sofferto in modo più evidente”. Tra gli altri cardini indicati dal premier, “il rinnovo dei contratti del pubblico impiego”, il “rafforzamento delle misure sulla povertà” e “nuove possibilità per anticipare la pensione”. I riferimenti vanno in particolare alle forme di agevolazione di assunzione a tempo indeterminato, con un occhio di riguardo per i giovani e il sud, e alle misure allo studio sull’ampliamento della portata dell’Ape sociale, attraverso l’agevolazione delle madri lavoratrici

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Manovra: stop selettivo ai superticket, più sconti per i figli

Pubblicato il 09 ottobre 2017 da redazione

Manovra: stop selettivo ai superticket.

 

 

ROMA. – Una riduzione graduale e, soprattutto, selettiva. Sarebbe questa la via che il governo sta studiando per tenere fede all’impegno di eliminare, nel prossimo triennio, il cosiddetto superticket mantenendo la misura sostenibile. Le risorse per la prossima manovra, infatti, restano limitate e le voci di copertura individuate finora – dai tagli di spesa alla fatturazione elettronica tra privati, passando per la rottamazione bis delle cartelle e delle liti, o per la web tax – sono già tutte impegnate per finanziare i tre pilastri della legge di Bilancio, decontribuzione per spingere l’occupazione giovanile, investimenti pubblici e privati e lotta alla povertà.

A meno di non mettere mano alle tax expenditures – come suggerisce più di qualcuno in Parlamento – la coperta, insomma, rimane corta. E le misure ancora da finanziare moltissime. A partire, appunto dallo stop ai 10 euro a ricetta su diagnostica e specialistica applicato in molte Regioni (anche se con diverse gradazioni) che quando era stato attivato nel 2011 valeva 834 milioni.

“C’é una esigenza – ha detto il vice ministro per l’economia, Enrico Morando – di rivedere la struttura di questo superticket. La risoluzione che la maggioranza ha votato a Camera e Senato chiede al governo di impegnarsi per verificare la possibilit  di ristrutturare profondamente questo superticket perché in effetti in molte regioni determina situazioni paradossali”.

Sul piatto potrebbe esserci una riduzione di almeno il 10% di questa cifra, da modulare, però, in modo articolato, o eliminando il superticket su alcune tipologie di prestazione su cui oggi è applicato, oppure intervenendo sulle caratteristiche dei pazienti (ad esempio età, o patologia, o ancora fascia di reddito), in modo comunque da uniformare l’intervento che invece è diversificato da regione a regione.

Possibile, se il lavoro tecnico non sarà ultimato, che la misura arrivi nel corso dell’iter parlamentare della legge di Bilancio mentre le Regioni, per voce del coordinatore degli assessori regionali alla sanità Antonio Saitta, chiedono di essere coinvolte nell’elaborazione della misura.

Il testo base, invece, potrebbe già includere un’altra delle richieste arrivate dalla maggioranza, quella di fare qualcosa di più per le famiglie. Oltre ai 600 milioni per il nuovo reddito di inclusione (o all’interno di questo budget), il governo dovrebbe innalzare la soglia entro la quale i figli restano a carico dei genitori anche se lavorano.

La soglia di reddito dei figli che consente ai genitori di usufruire comunque delle detrazioni è rimasta infatti quella vecchia fissata in lire, 5 milioni di lire tradotti in 2.840 euro, e potrebbe essere alzata attorno ai 4mila euro, cifra entro la quale rientrano ad esempio i ‘lavoretti estivi’ o part time. La misura costerebbe poche decine di milioni e potrebbe essere potenziata quando si tratta di famiglie numerose.

Sempre nel testo della manovra, che il governo dovrebbe varare tra il 15 e il 16 ottobre, dovrebbe già comparire la proroga per la cedolare secca al 10% sugli affitti abitativi a canone concordato mentre è più incerto, perché molto costoso, il suo ampliamento agli affitti commerciali.

Tra le novità dell’ultima ora potrebbe anche arrivare un ritocco ai requisiti per l’accesso all’Ape social che agevoli le donne. Per quello che è stato ribattezzato l’ape ‘rosa’, si dovrebbe prevedere uno ‘sconto’ di 6 mesi per figlio, per un massimo di 2 anni, così come prospettato dal governo al tavolo con i sindacati, che invece chiederebbero un intervento molto più incisivo.

Il ministro Poletti aveva annunciato un nuovo incontro per fare un punto dopo l’approvazione della nota di aggiornamento al Def. Una data ancora non c’è ma dal ministero del Lavoro assicurano che questo nuovo round di confronto ci sarà. Tutta politica infine l’eventuale scelta di rinviare almeno alla prossima primavere – quindi alla nuova legislatura – la decisione sull’adeguamento automatico all’aspettativa di vita dell’età pensionabile, che dovrebbe passare a 67 anni dal 2019.

(di Silvia Gasparetto/ANSA)

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Manovra, le Regioni al governo: “Vogliamo più investimenti”

Pubblicato il 05 ottobre 2017 da ansa

Nella foto Pier Carlo Padoan (Roberto Monaldo / LaPresse)

 

ROMA. – In vista della manovra le Regioni parlano chiaro al governo e rilanciano in positivo puntando sull’aumento degli investimenti. Per arrivare a questo i governatori chiedono un percorso che per forza di cose, a loro dire, non dovrà essere ad ostacoli. Il faccia a faccia a Palazzo Chigi con il premier Paolo Gentiloni, la sottosegretaria Maria Elena Boschi e Gianclaudio Bressa degli Affari Regionali, viene giudicato positivamente dal presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini.

A margine della Conferenza delle Regioni, Bonaccini, che guida l’Emilia Romagna, ha tenuto a far sapere di “aver trovato piena disponibilità da parte del governo” e a conferma di ciò ha annunciato che al termine dell’incontro è stato deciso di far partire dei tavoli di confronto, che cominceranno a lavorare dai prossimi giorni anche in sede tecnica. Quindi nessun braccio di ferro alle viste, anche se la strada da fare per arrivare a un accordo è ancora lunga e non priva di ostacoli.

L’uomo dei numeri delle Regioni è il lombardo Massimo Garavaglia, che ricopre anche il ruolo di coordinatore degli assessori della Conferenza, presente anch’egli a Palazzo Chigi. Ma questa volta, o almeno in questa fase, non non ne pronuncia uno. “Non dico nulla, non ne posso parlare. Sia chiaro però che noi come Regioni puntiamo sul potenziamento della spesa per gli investimenti, serve una leva per la crescita e il Pil, salvaguardando però – sottolinea – il finanziamento delle politiche sociali e l’equilibrio dei conti pubblici”.

Inevitabile la domanda sul capitolo sanità. “L’esecutivo deve ricordare – precisa – che a breve si dovrà pensare ai rinnovi dei contratti e che questo costo andrà all’interno del Fondo. E’ importante tenere conto di questo punto se si vuole salvaguardare la manovra”.

Ma in termini generali, argomenta ancora l’assessore lombardo e leghista, “ricordo che il contributo che le Regioni daranno allo Stato Centrale nei prossimi 3 anni ammonterà a oltre 40 miliardi, quindi mi sembra chiaro che diano un buon apporto al saldo di finanza pubblica”. Non a caso proprio questo fronte occuperà la maggior parte del lavoro dei tavoli tecnici.

Tornando alla sanità, a fronte dell’intesa già fatta sull’ammontare del Fondo, pari a 114 miliardi di euro per il 2018, le Regioni temono che non si riesca a far chiarezza sul fatto che dentro quella cifra ci siano anche i 604 milioni che le regioni ordinarie pagano per il conto di quelle a statuto speciale. Insomma, la partita tra Regioni e Governo è appena iniziata, le prossime mosse ci diranno quanto sarà in salita.

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Giovani e povertà, i numeri della manovra da 20 miliardi

Pubblicato il 03 ottobre 2017 da redazione

Disoccupazione giovanile

 

ROMA. – La manovra per il 2018 parte da un valore di quasi 20 miliardi (19,58), circa l’1,1% del Pil e sarà coperta per 10,9 miliardi in deficit e per 8,62 miliardi da nuove entrate, tra cui potrebbe figurare anche la web tax, e tagli di spesa.

A declinare i numeri della prossima legge di Bilancio è il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spiegando che ci potranno essere al massimo delle “variazioni al margine” rispetto alla tabella consegnata al Parlamento e che le “risorse limitate” che restano una volta sterilizzati gli aumenti di Iva e accise (15,7 miliardi nel 2018 e 11,4 nel 2019) andranno a incentivare la crescita.

Nella tabella sono indicati impieghi, cioè nuove norme, per 3,8 miliardi. “Misure selettive”, ha ribadito Padoan, sottolineando però che avranno però un “impatto significativo” sul Pil 2018, lo 0,3%. Ecco in sintesi i numeri della prossima manovra:

NEL 2018 338 MLN PER ASSUNZIONI GIOVANI, POI SI SALE: la dote iniziale per il nuovo ‘bonus giovani’ è di 338 milioni, che diventano 2,162 miliardi l’anno successivo e quasi 4 miliardi nel 2020. Nel pacchetto ‘competitività e innovazione’ vanno inclusi gli incentivi di ‘Impresa 4.0′ alle imprese, da super e iperammortamento al nuovo credito d’imposta per la formazione 4.0, che hanno effetti sui conti a partire dall’anno successivo a quello dell’entrata in vigore delle misure.

LOTTA A POVERTA’, 2,7 MLD IN PIU’ IN 3 ANNI: per la coesione sociale, e il finanziamento del nuovo reddito di inclusione che rappresenta il principale strumento di lotta alla povertà, il governo mette sul piatto 600 milioni in più nel 2018, 900 milioni nel 2019 e 1,2 miliardi nel 2020.

2,6 MLD A POLITICHE INVARIATE, ANCHE RINNOVO STATALI: per finanziare le misure già in vigore, che hanno bisogno però di nuovi fondi, ci saranno 2,6 miliardi nel 2018 che diventano circa 3 miliardi nel biennio successivo. Questa voce include anche le risorse necessarie a garantire il rinnovo del contratto degli statali, con gli aumenti medi di 85 euro al mese.

A INVESTIMENTI PUBBLICI 300 MLN 2018, 1,3 MLD 2019: più fondi in arrivo anche per il capitolo ‘sviluppo’ che si articola principalmente negli investimenti delle amministrazioni centrali e locali. In arrivo 300 milioni aggiuntivi nel 2018, 1,3 miliardi nel 2019 che salgono ancora a 1,9 miliardi nel 2020.

TAGLI SPESA PER 3,5 MLD, 5 DA EVASIONE. AVANTI WEB TAX: riduzione di fondi e trasferimenti e la spending review dei ministeri (1 miliardo l’anno) dovranno portare 3,5 miliardi di coperture. Altri 5,1 miliardi arriveranno dalla lotta all’evasione, in particolare dell’Iva. Apertura di Padoan anche in direzione dell’introduzione della web tax, dopo il primo passo fatto in ‘manovrina’ in aprile.

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La manovra punta sul lavoro, bonus anche per post apprendistato

Pubblicato il 21 settembre 2017 da ansa

Bonus anche post apprendistato

ROMA. – Ampliare il più possibile la platea degli incentivi per le assunzioni dei giovani. Con questo obiettivo il governo sta cercando di tarare il nuovo sgravio per chi offre un posto di lavoro stabile ai ragazzi, piatto forte della prossima manovra. Per superare l’ostacolo delle regole europee, che non vogliono discriminazioni per età dei lavoratori, si starebbe valutando l’ipotesi di fissare l’asticella per tutti a 29 anni ma di consentire l’applicazione del bonus giovani anche li ha superati se l’assunzione a tempo indeterminato segue un contratto di apprendistato.

Si tratterebbe, come spiega il viceministro all’Economia Enrico Morando, di una “buona soluzione per consentire di avere un po’ di flessibilità rispetto all’età” che consentirebbe, tra l’altro, ad “esaltare un po’ lo strumento dell’apprendistato” finora non utilizzato fino in fondo.

Il contratto di apprendistato, ridefinito con il Jobs Act, sta registrando comunque trend positivi nei primi 7 mesi di quest’anno, secondo l’ultimo dato dell’osservatorio sul precariato Inps, ha segnato un +25,9% (+52.000). Chi entra nel mondo del lavoro attraverso questo canale rischierebbe però di rimanere escluso poi dal nuovo incentivo, visto che il contratto di apprendistato professionalizzante si può attivare fino a 29 anni compiuti e può durare da un minimo di 6 mesi a un massimo di 3 anni, che salgono a 5 nell’artigianato.

Se dovesse concretizzarsi questa nuova variante del bonus giovani, quindi, anche un ragazzo che ha iniziato a 29 anni con 5 anni di apprendistato potrebbe, a 34 anni, passare a tempo indeterminato usufruendo del dimezzamento dei contributi per tre anni. I confini del nuovo bonus assunzioni dipenderanno comunque dalle risorse a disposizione, fermo restando l’obiettivo di incentivare 300mila assunzioni stabili.

Il ‘pacchetto base’, contributi al 50% per tre anni entro i 29 anni con tetto a 4.030 euro, costerebbe un po’ meno di 1 miliardo, che diventano 2 miliardi l’anno a regime (visto che la misura sarebbe permanente). Accanto a questo si sta valutando se rafforzare (al 100%) il bonus per le assunzioni al Sud e si accarezza ancora l’idea di un taglio per tutti del cuneo fiscale, da finanziare con l’estensione dell’obbligo di fatturazione elettronica tra privati, che inizierà a dare frutti a partire dal 2019.

Le assunzioni dei più giovani non saranno comunque l’unico intervento in favore dei lavoratori. Accanto a questo, dovrebbe arrivare un nuovo credito d’imposta per gli investimenti incrementali delle imprese nella ‘formazione 4.0’ dei dipendenti, con focus su almeno una tecnologia Industria 4.0 e pattuiti attraverso accordi sindacali e su 4 temi (vendita e marketing; informatica; tecniche e tecnologie di produzione).

(di Silvia Gasparetto/ANSA)

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10:53Atletica: Atleticom we run Roma a -20

(ANSA) - ROMA, 12 DIC - È iniziato il conto alla rovescia per gli amanti del runninig, pronti a esibirsi il 31 dicembre nel consueto appuntamento podistico con l'Atleticom we run Rome, giunta alla 7/a edizione. La corsa su strada competitiva si disputerà sulla distanza dei 10 km, quella non competitiva sui 5. E' la manifestazione fiore all'occhiello dell'Atleticom Asd. L'edizione 2016 ha certificato lo straordinario successo, con oltre 10.000 iscritti. A tagliare per primo il traguardo nella We run Rome 2016 fu l'atleta del Burundi, Olivier Irabaruta, che superò in volata il grande favorito della vigilia, Stanley Biwott, il keniano già trionfatore nella maratona di New York. In campo femminile si registrò un'altra sorpresa: la vittoria della francese Cassandre Beaugrande, classe 1997, davanti all'azzurra Valeria Straneo. Anche quest'anno verranno ripercorsi i luoghi più ricchi di storia e di fascino della Capitale. Le iscrizioni si potranno effettuare fino al 30 dicembre, online sul portale www.werunrome.com.

10:52Droga: Gdf sequestra elicottero che trasportava cocaina

(ANSA) - CAGLIARI, 12 DIC - C'è anche un elicottero "Alouette", che veniva utilizzato per trasportare la cocaina dal continente alla Sardegna, tra i 500mila euro di beni sequestrati dalla Guardia di finanza di Cagliari a Loris Sabatucci, 41 anni, emiliano. L'uomo, secondo quanto accertato dagli investigatori, era coinvolto nel traffico di droga smantellato proprio dalla Finanza nel luglio scorso con il sequestro di 11,5 chili di cocaina e l'arresto di tre persone. Sarebbe stato proprio lui a fornire l'elicottero per trasportare la cocaina in Sardegna. "L'impiego del mezzo aereo doveva servire per evitare i controlli operati dalle Fiamme gialle negli scali portuali ed aeroportuali, ordinarie ed obbligate vie di comunicazione con il continente - spiegano dalla Guardia di finanza - ma le incisive e complesse attività investigative hanno vanificato questa 'nuova frontiera' criminale, individuando l'elicottero adibito all'illecito trasporto, atterrato e decollato, non autorizzato, fuori da sedimi consentiti". Proprio sul 41enne emiliano si sono concentrate le attività investigative condotte dal Gico della Finanza di Cagliari e in particolare una serie di verifiche patrimoniali che oggi hanno portato al sequestro preventivo di beni per 500mila euro, tra i quali, oltre all'elicottero, schermato tramite un trust registrato nello stato americano del New Mexico, tre auto e quote di due società di capitali, peraltro fraudolentemente intestate a prestanome. Il provvedimento d'urgenza è stato emesso perché tre settimane fa il 41enne è stato arrestato in provincia di Pavia in quanto coinvolto nel contrabbando di sigarette. L'uomo, assieme a due moldavi, aveva creato una fabbrica di sigarette di contrabbando. Sono state sequestrate 35 tonnellate di "bionde". (ANSA).

10:49Basket: Nba, vola Houston in testa, inatteso ko per Boston

(ANSA) - ROMA, 12 DIC - Vincono ancora i Rockets, per loro decimo successo di fila, e consolidano il primato nella Western Conference. Nella notte Nba si sono giocate sei partite e la formazione di Houston ha superato con il punteggio di 130.123 i New Orleans Pelicans, con il solito Harden a fare da padrone sotto canestro, con 26 punti e 17 assist. Vittoria anche peri campioni in carica, dei Golden State Warriors che passano contro Portland con il punteggio di 111-104 e inseguono da vicino i battistrada. Ancora una grande serata per Damian Lillard del Portland, che mette a segno ben 39 punti. Fra gli altri risultati della nottata va segnalata la sconfitta inattesa dei Boston Celtics per 108-85 sul campo dei Chicago Bulls. I Clippers, ancora senza Gallinari infortunato, hanno battuto i Raptors di Toronto per 96-91. Infine due sconfitte casalinghe, per Memphis a opera di Miami per 107-82 e per Oklahoma battuto dagli Hornets 116-103. (ANSA).

10:39Maltempo: acqua alta a Venezia, 102 cm sul medio mare

(ANSA) - VENEZIA, 12 DIC - Acqua alta stamane a Venezia, dove la punta massima di marea sul medio mare ha raggiunto i 102 cm alle 6.15 secondo le rilevazioni del centro previsioni maree del comune. Con questo livello - marea sostenuta pari a codice 'giallo' - è stato interessata la parte più bassa del suolo cittadino a partire da piazza San Marco. Le prime previsioni della giornata davano una massima di marea a 105 centimetri, poi il vento di scirocco che ha interessato la città per tutta la notte, è calato facendo ridurre l'altezza dell'acqua rispetto al medio mare.

10:36Sci nordico: tutto pronto a Dobbiaco per tappa cdm

(ANSA) - ROMA, 12 DIC - E' arrivata tanta neve a Dobbiaco (Bolzano) ed ora è davvero tutto pronto in ogni dettaglio per l'appuntamento di Coppa del Mondo di sci nordico di sabato 16 e domenica 17 dicembre. Le piste, ora immacolate, della 'Nordic Arena' ospiteranno una 10 km per le donne e una 15 per gli uomini, da percorrere in skating nella prima giornata con partenze "interval start" e in classico (inseguimento) nella giornata successiva. Una formula che da tempo mancava nel fondo che conta, su una pista rinnovata che propone erte impegnative fino al 18% di pendenza. A Dobbiaco saranno presenti 200 atleti suddivisi in 29 nazioni, con presenze quasi certe delle stelle di Coppa Dyrhaug, Haagen Krogh e Johnsrud Sundby. La nazionale azzurra proporrà Noeckler, De Fabiani, Rastelli, Salvadori, Bertolina, Gardener, Pasini, Rigoni, Fanton e Muller. Tra le donne, Debertolis, Comarella, Ganz, Scardoni, Stürz, De Martin Topranin, Brocard e Pellegrini se la vedranno con campionesse del calibro di Oestberg, Haga e Weng.

09:46Maltempo: in Liguria fa ancora paura il Magra

(ANSA) - GENOVA, 12 DIC - I fiumi Entella a Chiavari (Genova), Vara e Magra, nello Spezzino, sorvegliati speciali perché a rischio esondazione dopo le piogge di domenica e di ieri, non hanno creato problemi ingenti nella notte, ma il Magra continua a far paura. L'Entella, che ieri aveva tracimato alla foce, senza particolari conseguenze, è calato di livello. La forza della mareggiata in diminuzione favorisce il deflusso delle acque. E' calato anche il fiume Vara, che ieri aveva superato il secondo livello di guardia nel Comune di Sesta Godano. E' sempre a livello di guardia il Magra che fa paura a Bocca di Magra, nel Comune di Ameglia, dove le acque sono cresciute di 3,7 metri. Strade, giardini e cantieri nautici allagati, senza particolari danni. Nella notte una famiglia di S. Stefano Magra è stata sfollata con gommoni. La piena del Magra si esaurirà intorno alle 10. Nello spezzino restano sfollate una trentina di famiglie. Allerta rossa in tutta la provincia spezzina, e in parte di quella di Genova fino alle 13. Il meteo migliora.

07:33New York: governo Bangladesh condanna attentato

DACCA (BANGLADESH) - Il governo del Bangladesh ha condannato l'attentato fallito a New York, il cui autore e' un immigrato di 27 anni dal paese del sud-est asiatico. ''Il Bangladesh e' impegnato nella sua conclamata politica di 'tolleranza zero' contro il terrorismo, e condanna il terrorismo stesso e l'estremismo violento in ogni forma o manifestazione ovunque nel mondo, compreso l'incidente di lunedi' mattina a New York'', ha comunicato il governo in una nota.

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