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Mario Centeno, il socialista amico della crescita

Pubblicato il 04 dicembre 2017 da ansa

Il ministro dell’Economia portoghese Mario Centeno a Bruxelles accanto all’omologo italiano Pier Carlo Padoan, il 6 novembre 2017. REUTERS/Eric Vidal

 

BRUXELLES. – Un economista di Harvard membro di un governo di sinistra, che ha riportato il Portogallo sulla strada della crescita riequilibrando allo stesso tempo i conti pubblici. E il cui obiettivo è ora “generare consenso” per riformare l’eurozona.

E’ il profilo del neo eletto presidente dell’Eurogruppo per i prossimi due anni e mezzo, il portoghese Mario Centeno, che è riuscito ad avere la meglio sul nutrito gruppo di candidati alla successione dell’olandese Jeroen Dijsselbloem. Chiave l’appoggio della Germania, il cui ex ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble lo ha definito in passato “il Ronaldo dell’Ecofin”.

 

Soddisfatto il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, che ha appoggiato Centeno dopo aver abbandonato l’idea di candidarsi a sua volta per la famiglia socialista, secondo cui il portoghese “sarà il presidente di tutti”.

Classe 1966, dopo una laurea in economia a Lisbona, un master e un dottorato ad Harvard e numerose pubblicazioni in particolare sull’economia del lavoro, Centeno ha avuto una lunga esperienza di economista alla Banca centrale portoghese dove è entrato nel 2000. Il neo presidente dell’Eurogruppo non è nuovo neanche a Bruxelles, dove è stato membro del Comitato di politica economica della Commissione Ue dal 2004 sino al 2013.

Entrato come indipendente nel governo di coalizione di sinistra guidato dal socialista Antonio Costa come ministro dell’economia il 26 novembre 2015, la sua scommessa – che finora sembra essere stata vinta – era di riportare a crescere il Portogallo, stremato dalle misure di austerità imposte proprio dal piano di salvataggio del Paese deciso dall’Eurogruppo a fine 2011.

Da allora, infatti, ha preso una serie di misure – fine dei tagli agli stipendi di pubblico e privato, taglio dell’Iva sui ristoranti e così via in una serie di misure per far aumentare consumi e domanda interna, ma senza sforare i conti – che hanno fatto salire il pil fino al 2,6% quest’anno e scendere la disoccupazione all’8,5% dai picchi di quasi 10 punti in più durante la crisi. E Bruxelles ha anche chiuso la procedura per deficit eccessivo.

Scelto come candidato dai Paesi Pse con l’ok di quelli del Ppe, con le consultazioni chiave ad Abidjian tra il premier Paolo Gentiloni, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il portoghese Costa, la strada di Centeno si è spianata in vista del voto all’Eurogruppo.

Superata la bellicosità del ‘falco’ socialista slovacco Peter Kazimir, non c’è stata partita nemmeno con la lettone Dana Reizniece-Ozola, che nel 2014 fu contraria all’ingresso di Riga nell’eurozona, che si sono ritirati dopo il primo round di votazioni. Centeno ha quindi avuto la meglio anche sul liberale lussemburghese Pierre Gramegna al secondo voto.

“Lavorerò per creare consenso” tra i ministri dell’Eurogruppo, perché “le scelte” sul futuro dell’eurozona, ha detto Centeno dopo la nomina, “devono essere costruite nel consenso”. “Una svolta contro la cieca austerità”, ha sottolineato il leader dell’S&d Gianni Pittella. Ufficialmente in carica dal 13 gennaio 2018, il primo appuntamento alla prova dei fatti sarà l’Eurogruppo del 22 gennaio.

(di Lucia Sali/ANSA)

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Mattarella in Portogallo, perno di stabilità alla vigilia del voto

Pubblicato il 04 dicembre 2017 da ansa

Il Presidente Sergio Mattarella con il Presidente della Repubblica Libanese Michel Aoun in occasione della III^ edizione della Conferenza Internazionale Rome 2017 MED Dialogues.

 


ROMA. – Non sarà una visita di routine quella che Sergio Mattarella compirà da martedì in Portogallo, Paese profondamente europeista ma tutt’oggi alle prese con le ferite di una crisi economica che ha slabbrato il tessuto sociale lusitano. Ma questa volta l’osservato speciale sarà l’Italia che, alla vigilia di incertissime elezioni politiche, sta catalizzando l’attenzione di tutta Europa.

Da decenni laboratorio di soluzioni se non spericolate perlomeno di rottura – basti pensare all’ascesa irresistibile di Silvio Berlusconi negli anni 90 fino al regno del “rottamatore” Matteo Renzi, passando per l’Ulivo di Romano Prodi – il Belpaese ancora una volta torna sotto la lente di un’Europa in preda a movimenti populisti e pericolose conversioni nazionaliste.

E la stabilità italiana, da sempre la vera incognita per gli osservatori esteri, torna sotto la lente d’ingrandimento. Toccherà così a Sergio Mattarella iniziare a rispondere ad una serie di preoccupati interrogativi che stanno germogliando nelle cancellerie alleate. Niente è più disconnesso in Europa e le sorti di un grande Paese come l’Italia possono cambiare gli equilibri continentali dei prossimi anni. Così come quelli dei gruppi parlamentari europei.

Grazie a una previdente Carta Costituzionale il presidente della Repubblica si trova invece nel pieno del suo vigore, neanche alla metà del suo settennato, ed è visto – forse più all’estero che in casa – come il garante non solo della stabilità ma anche della continuità italiana nelle linee fondamentali di politica estera.

Con le elezioni alle porte – si conferma lo scioglimento delle Camere a inizio gennaio e il voto a marzo – Mattarella sarà con tutta probabilità interrogato su quanto succede in Italia. E non è nè poco nè chiaro. A partire dalla nuova legge elettorale, mix di maggioritario e proporzionale di difficile lettura fatta passare in fretta e furia con la fiducia.

E se il partito di maggioranza, il Pd renziano, è alle prese con una scissione traumatica, forse sarà il rebus Cinque stelle a stimolare le maggiori curiosità in casa Europa dove non si può non temere il movimento grillino per la sua freddezza nei confronti dell’Unione. Se a questo si aggiunge la crescita dei movimenti sovranisti, l’aggressività della Lega di Salvini e l’indubbio riaffacciarsi di gruppi neofascisti c’è molto da tranquillizzare.

Con queste preoccupazioni il Presidente atterrerà martedì a Lisbona con in tasca un piccolo regalo: il sostegno italiano a alla candidatura del ministro socialista portoghese Mario Centeno appena eletto presidente dell’Eurogruppo, poltrona per la quale per settimane si era valutata la possibilità di far correre Piercarlo Padoan. Una nomina rassicurante per l’Italia visto che Centeno andrà a sostituire il ben più rigorista Jeroen Dijsselbloem che ha appena richiamato ruvidamente l’Italia al rispetto delle regole del Patto di stabilità chiedendo di “considerare misure aggiuntive in modo tempestivo”.

Il nuovo presidente Centeno, forse anch’egli provato dall’esperienza di risanamento imposta negli anni scorsi dalla Troika al Portogallo, si presenta con visioni meno rigide e auspica un accordo per “una crescita inclusiva”, facendo ben capire che l’Europa deve uscire dalle logiche di puro bilancio. Musica per l’Italia alle prese con una crescita tutt’oggi fiacca. Proprio di lavoro si parlerà infatti negli incontri di Mattarella a Lisbona.

Il presidente troverà ampia disponibilità nelle autorità portoghesi con le quali la sintonia in materia è completa. A Lisbona Mattarella vedrà subito il presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa, fervente europeista, con il quale il dialogo sarà facile: si confermerà la necessità di una trazione franco-tedesca non esclusiva, sottolineando la necessità di un forte ruolo propositivo dei paesi del sud come migliore antidoto ai populismi e ai nazionalismi. Mattarella sarà ricevuto anche dal Primo Ministro Portoghese, Antonio Costa. La visita si concluderà a Oporto, seconda città del Portogallo.

(Di Fabrizio Finzi/ANSA)

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