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Messico: la presa di ostaggi ha scatenato la strage nel carcere

Pubblicato il 11 ottobre 2017 da ansa

Vista generale della prigone di Cadereyta. EPA/STR

 

CITTA’ DEL MESSICO. – E’ stata la cattura di tre guardie carcerarie, prese in ostaggio dai detenuti, a scatenare la violenta repressione delle forze dell’ordine nel carcere di Cadereyta, nello stato di Nuevo Leon (nord del Messico), che ha provocato la morte di almeno 13 carcerati: lo hanno dichiarato oggi le autorità locali.

Aldo Fasci, segretario alla Sicurezza di Nuevo Leon, ha detto alla stampa che tutto è iniziato con una protesta dei detenuti, che hanno incendiato casse di cartone in vari punti del carcere. Un primo detenuto, ha aggiunto, è morto in quel momento. Successivamente, un gruppo di detenuti ha sequestrato tre guardie e, dopo il fallimento di una trattativa per liberarli, la polizia ha fatto irruzione nell’istituto penale e gli agenti “sono stati attaccati con pietre e coltelli artigianali”.

Fasci ha precisato che “l’uso della forza non letale non è stato sufficiente, perché gli agenti affrontavano circa 250 detenuti”, per cui “si è dovuto ricorrere alla forza letale per evitare che le guardie fossero uccise, con un saldo di 13 morti e 26 feriti”.

Nel marzo scorso, tre detenuti erano morti in un’altra rivolta nel carcere di Cadereyta, alla periferia di Monterrey – la terza città più importante del Messico, dopo la capitale e Guadalajara – mentre nel luglio scorso altri 28 detenuti sono morti durante una rivolta in una prigione di Tamaulipas (Nordest).

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Messico: il terremoto ha riattivato il vulcano Popocatepetl

Pubblicato il 28 settembre 2017 da redazione

Messico: il terremoto ha riattivato il vulcano Popocatepetl

 

CITTA’ DEL MESSICO. – La serie di scosse telluriche che ha colpito la settimana scorsa il centro del Messico ha risvegliato il vulcano Popocatepetl, dal quale si è innalzata una colonna di fumo e di ceneri lunga circa 2 km, con cadute di pietre incandescenti in varie località vicine.

Secondo esperti del Centro di Prevenzione di Disastri (Cpd) messicano, il fatto che il Popocatepetl si trova vicino all’epicentro della scossa di magnitudo 7.1 che ha causato la morte di oltre 330 persone -65 km a sudest di Città del Messico, sulla frontiera fra gli stati di Puebla o Morelos- ha accelerato l’attività interna del vulcano, innescando la nuova eruzione.

Il direttore del Cpd, Carlos Valdés, ha chiarito però che si è trattato solo di un episodio isolato, che è durato circa cinque ore, sottolineando che “non esiste per il momento un rischio importante per la popolazione, al di là della generazione di altre piogge limitate di ceneri”.

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Usa: al via la costruzione di prototipi del muro lungo il confine del Messico

Pubblicato il 27 settembre 2017 da ansa

Al via costruzione prototipi muro lungo confine Messico

 

ROMA. – E’ cominciata la costruzione di otto prototipi del muro lungo il confine tra gli Stati Uniti e il Messico voluto dal presidente americano Donald Trump: lo riporta la Cbs News. Secondo quanto ha reso noto l’agenzia Doganale e di protezione della frontiera (Customs and Border Patrol), quattro di essi verranno realizzati in cemento mentre i restanti in “materiali alternativi o altri” materiali.

I prototipi avranno un’altezza tra 5,5 e 9 metri e dovranno essere completati entro 30 giorni. Una volta completati, i prototipi – che costeranno una media di 450.000 dollari l’uno – verranno testati dall’agenzia per determinarne l’efficacia “nell’impedire l’attraversamento illegale nell’area in cui verranno costruiti”.

L’amministrazione Trump ha chiesto al Congresso 1,6 miliardi di dollari per costruire il muro. Finora la richiesta é passata alla Camera, ma non al Senato.

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Mexico Earthquake

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In Messico si continua a scavare. Mistero su Frida

Pubblicato il 21 settembre 2017 da ansa

In Messico si continua a scavare

In Messico si continua a scavare. (ANSA/AP Photo/Moises Castillo)

CITTA’ DEL MESSICO. – A più di 48 ore dal devastante terremoto a Città del Messico non si spegne la speranza di ritrovare persone ancora in vita sotto le macerie, mentre si contano ancora i morti che – secondo Televisa – hanno raggiunto il numero di 250.

Oggi nella capitale è stato anche il giorno delle incertezze, in particolare sul destino di una bambina imprigionata sotto i detriti della scuola ‘Enrique Rebsamen’: la dodicenne Frida, diventata simbolo della lotta contro il tempo per salvare vite umane. L’attenzione di milioni di messicani e i riflettori dei media rimangono puntati sulla scuola nel sud della città, dove in totale hanno perso la vita 26 persone, 21 dei quali bambini.

Lo stabile è crollato durante il terremoto, in pochi secondi, e non c’è stato niente da fare. Fin dalle prime ore dopo la mega-scossa di martedì il caso che è diventato il simbolo degli sforzi di soccorritori e volontari è stato proprio quello di ‘Frida’, la bambina intrappolata sotto i detriti della scuola. Ieri, la piccola avrebbe mosso le dita, facendo pensare che fosse ancora in vita, ma i media locali non esitano a definire ‘confuso’ il caso, indicando tra l’altro che nessun genitore si è finora presentato alle autorità per chiedere informazioni su di lei.

“Forse c’è una confusione sul suo nome”, ha precisato il ministro dell’educazione, Aurelio Nuño. La bambina è stata infatti chiamata ‘Frida’ da un soccorritore per facilitare il contatto, affermano fonti locali. Successivamente, la bambina è stata chiamata dai media anche ‘Frida Sofia’. La scuola ha da parte sua chiarito che le piccole con i nomi ‘Frida’ e ‘Sofia’ erano già state soccorse o comunque identificate.

Nel collegio, fin da stamani presto si sono susseguite le richieste dei soccorritori di fare silenzio per individuare segnali di vita tra le macerie: ed è questa la certezza che conforta i messicani, i quali trattengono il respiro anche su altri soccorsi in corso e sulla corsa contro le ore che passano. Per esempio, quello di Erik Gaona: un ragazzo 24/enne che in un altro punto della capitale è rimasto intrappolato sotto i resti di un palazzo di quattro piani. Finora, i morti accertati sono 250.

In particolare – secondo Televisa – 115 persone hanno perso la vita a Città del Messico, l’area più colpita dalla scossa, mentre le altre persone sono decedute negli stati di Morelos (73), Puebla (43), Messico (13), Guerrero (5), Oaxaca (1).

Ingenti anche i danni: il responsabile della protezione civile, Luis Felipe Puente, ha sottolineato che “secondo stime preliminari il numero degli edifici danneggiati oscilla tra 200, 500 o mille: dobbiamo ancora accertare il dato definitivo”.

Lentamente, la megalopoli messicana cerca comunque di riprendere il suo ritmo abituale: a differenza di quanto successo ieri – e delle ore successive a quell’ormai ‘maledetto’ martedì 19 settembre alle 13,14 – oggi il traffico è meno caotico, l’elettricità e i trasporti sono stati gradualmente ripristinati. Milioni di messicani cercano di superare il panico post-terremoto, ma per tornare alla normalità ci vorrà ancora molto tempo.

(di Marcos Romero/ANSA)

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Terremoto in Messico

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Terremoto Messico, sarebbero 200 i morti. In 4 milioni al buio

Pubblicato il 20 settembre 2017 da ansa

Terremoto, in Messico almeno 79 morti

Terremoto in Messico

CITTA’ DEL MESSICO – Sono almeno 200 i morti per il terremoto in Messico: lo affermano i media locali. Numerose le costruzione crollate, diverse le persone intrappolate: il bilancio è destinato a salire, secondo le autorità locali. In 4 milioni, a seguito dei black-out, sono finiti al buio.

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Il Messico avverte Trump: “Risponderemo colpo su colpo”

Pubblicato il 23 febbraio 2017 da ansa

Confine Usa-Messico. (ANSA/AP Photo/Eric Gay, File)

CITTA’ DEL MESSICO. – Prove di dialogo fra Messico e Usa malgrado il governo di Peña Nieto abbia avvertito l’America di essere pronto a rispondere “colpo su colpo” dopo le tensioni con l’amministrazione Trump su muro, espulsioni dei migranti e commercio culminate, nelle settimane scorse, con l’annullamento della visita del leader messicano alla Casa Bianca.

Il segretario di Stato americano Rex Tillerson e il consigliere per la Sicurezza nazionale John Kelly sono volati a Città del Messico per la prima presa di contatto ufficiale fra i due governi cercando di porgere un ramoscello d’ulivo, supportati anche dalle parole di Trump, che adesso ha ammorbidito i toni, augurandosi di avere in futuro “buone relazioni” con il Messico, certo “a patto che ci tratti nella maniera giusta”.

Così proprio Kelly, durante gli incontri con la controparte messicana, ha assicurato che non ci saranno “espulsioni di massa” e che gli Stati Uniti non utilizzeranno le forze armate per rafforzare le politiche migratorie. Il ministro degli Esteri messicano, Luis Videgaray, ha sottolineato che sono stati fatti “passi importanti nella direzione giusta” sulla migrazioni: “Abbiamo espresso la nostra preoccupazione riguardo ai diritti umani dei messicani che si trovano negli Usa, e su questa questione abbiamo registrato una profonda coincidenza con i nostri interlocutori”, ha assicurato Videgaray.

E Tillerson, da parte sua, ha garantito “il rispetto della dignità e dei diritti” delle persone. Il capo della diplomazia messicana ha inoltre avvertito che “qualsiasi decisione di un governo che abbia conseguenze per un altro Paese deve essere il risultato del dialogo” e dunque non una mossa “unilaterale”.

Videgaray ha insistito sul fatto che attualmente il Messico è principalmente un paese di transito per i migranti provenienti dall’America Centrale e diretti verso gli Usa, per cui è necessario lanciare un’azione di “responsabilità condivisa per concentrarsi sulle vere cause del fenomeno, che sono il sottosviluppo e l’instabilità”.

Le parole del ministro al termine del suo incontro con Tillerson e Kelly – in agenda c’è anche un incontro dei due con il presidente Peña Nieto – suonano ben diverse da quelle usate nei giorni scorsi dallo stesso Videgaray, che era arrivato a paventare un ricorso del suo paese all’Onu per garantire i diritti dei messicani negli Usa.

Ma ovviamente le distanze restano. Tanto che il ministro dell’Interno messicano Miguel Angel Osorio Chong ha comunque insistito di essere “in disaccordo con le nuove politiche dell’amministrazione statunitense”. E anche Videgaray ha definito ancora “lontana” la possibilità di un accordo. I rapporti commerciali ad esempio, ha spiegato, non sono stati affatto discussi durante questa prima presa di contatto con l’amministrazione Trump.

Ed è proprio riguardo a questa questione che il capo della diplomazia messicana aveva detto che il suo governo è disposto a rispondere “colpo su colpo” al presidente Usa se dovesse lanciare una guerra commerciale: “Se veramente pensano di imporre tasse alle esportazioni messicane, allora anche noi lo faremo, ma lo faremo meglio, scegliendo i settori nei quali possano patire più danni”, aveva minacciato Videgaray.

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18:11Sicilia: Micciché, mai fatti accordi con Lotti

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