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Papa in Cile chiede perdono per la pedofilia: “Vergogna, mai più”

Pubblicato il 16 gennaio 2018 da ansa

Papa Francesco ricevuta dalla presidente cilena Michelle Bachelet. EPA/EPA-ANSA/LUCA ZENNARO

 

SANTIAGO. Papa Francesco in Cile. “Qui non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna che sento davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa”, ha detto il Pontefice salutato da un applauso, nel suo discorso alle autorità e alla società civile al Palazzo della Moneda. “Desidero unirmi – ha aggiunto – ai miei fratelli nell’episcopato, perché è giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime, mentre dobbiamo impegnarci perché ciò non si ripeta”.

Parlando al clero cileno del “dolore che hanno significato i casi di abusi contro minori”, il Papa ha detto: “Dolore per il danno e la sofferenza delle vittime e delle loro famiglie, che hanno visto tradita la fiducia che avevano posto nei ministri della Chiesa. Dolore per la sofferenza delle comunità ecclesiali; e dolore anche per voi, fratelli, che oltre alla fatica della dedizione avete vissuto il danno provocato dal sospetto e dalla messa in discussione, che in alcuni o in molti può aver insinuato il dubbio, la paura e la sfiducia”.

Durante il volo, parlando con i cronisti, Bergoglio ha mostrato la foto di un bimbo vittima di Nagasaki e ha sottolineato di temere una guerra nucleare.

Papa Francesco, accolto dal capo dello Stato Michelle Bachelet, con una calorosa stretta di mano, e dagli onori militari, è arrivato al Palazzo della Moneda, a Santiago, dove ha incontrato le autorità, la società civile e il corpo diplomatico, e poi si intrattiene a colloquio con la presidente uscente della Repubblica, ma ancora in carica, la socialista Bachelet, nella protocollare ‘visita di cortesia’. Tra le autorità che assistono al discorso del Pontefice c’è anche il presidente eletto, Sebastian Piñera, di centrodestra, che si insedierà alla Moneda il prossimo 11 marzo.

“Siamo invitati – oggi in modo speciale – a prestare un’attenzione preferenziale alla nostra casa comune: far crescere una cultura che sappia prendersi cura della terra – ha detto – e a tale scopo non accontentarci solo di offrire risposte specifiche ai gravi problemi ecologici e ambientali che si presentano”.

In questo “si richiede l’audacia di offrire uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico che privilegia l’irruzione del potere economico nei confronti degli ecosistemi naturali e, di conseguenza, del bene comune dei nostri popoli”.

“La saggezza dei popoli autoctoni può offrire un grande contributo – ha detto -. Da loro possiamo imparare che non c’è vero sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra e a tutto quello e tutti quelli che la circondano. Il Cile possiede nelle proprie radici una saggezza capace di aiutare ad andare oltre la concezione meramente consumistica dell’esistenza per acquisire un atteggiamento sapienziale di fronte al futuro”.

Continuano, intanto le proteste per la visita. Altre tre chiese cattoliche sono state incendiate nella notte in Cile, nelle ore seguenti l’arrivo del Papa. Lo rendono noto i media locali. Due chiese colpite si trovano a Cunco, località a 700 km da Santiago, nella regione dell’Araucania, che Francesco visiterà domani. Secondo fonti dei vigili del fuoco, le due chiese sono state andate distrutte contemporaneamente. L’altro incendio ha riguardato la parrocchia della Madre della Divina Provvidenza a Puente Alto, nella periferia di Santiago.

In tutto sono 9 le chiese attaccate in questi giorni. Per quanto riguarda la parrocchia della Madre della Divina Provvidenza a Puente Alto, nella periferia di Santiago, secondo testimonianze raccolte fra i vicini, un gruppetto di cinque persone ha lanciato bombe incendiarie contro la porta della chiesa e sono anche state bruciate bandiere del Cile e del Vaticano. Con questi nuovi attentati sale a nove il numero di chiese che hanno subito attacchi, soprattutto incendiari, in concomitanza con la visita di Francesco in Cile.

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Papa: “Ho paura della guerra nucleare, siamo al limite”

Pubblicato il 15 gennaio 2018 da ansa

Papa Francesco abborda l’aereo Alitalia che lo porterà i Cile e Perù. (ANSA/AP Photo/Gregorio Borgia)

 

ROMA. – “Si, ho davvero paura. Siamo al limite. Basta un incidente per innescare la guerra. Di questo passo la situazione rischia di precipitare. Quindi bisogna distruggere le armi, adoperarci per il disarmo nucleare”. Così Papa Francesco, sul volo da Roma verso Santiago del Cile, ha risposto ad una domanda di una giornalista sul fatto se abbia davvero paura di una guerra nucleare, avendo prima fatto distribuire ai cronisti al seguito una foto scattata a Nagasaki dopo l’esplosione atomica del ’45.

Alla partenza del suo volo da Roma per Santiago del Cile, Papa Francesco ha – infatti – fatto distribuire ai 70 giornalisti al seguito una foto scattata a Nagasaki dopo l’esplosione atomica del ’45, con sul retro la sua scritta “Frutto della guerra”.

ANSA/REUTERS/Alessandro Bianchi/POOL

 

“Questa l’ho trovata per caso – ha poi spiegato il Pontefice salutando i cronisti – é stata scattata nel ’45. E’ un bambino con il suo fratellino sulle spalle che aspetta il suo turno davanti al crematorio a Nagasaki dopo la bomba. Mi ha commosso quando l’ho vista. Ho pensato, ho osato scrivere solo ‘Il frutto della guerra’ e poi di farla stampare e condividerla perché un’immagine del genere commuove più di mille parole. E l’ho voluta condividere con voi”.

 

Il viaggio che lo porterà per una settimana prima in Cile e poi in Perù, è il ventiduesimo all’estero del suo pontificato, il sesto che tocca Paesi dell’America Latina. L’aereo dell’Alitalia atterrerà a Santiago del Cile, dopo quasi 16 ore di volo, intorno alla mezzanotte di oggi, le ore 20.00 locali.

 

Sorridente, con la consueta borsa nera tenuta stretta nella mano sinistra ed appoggiandosi con la destra sul corrimano della scaletta dell’aereo, Papa Francesco ha raggiunto il portellone di ingresso del Boeing. Arrivato in cima, Bergoglio prima di entrare nell’aereo, ha salutato le due hostess ed il comandante del volo che lo stavano attendendo. Subito dopo, il Papa si è quindi voltato verso tutti gli altri presenti per salutarli con un cenno della mano.

All’aeroporto della capitale cilena, nella cerimonia di benvenuto che non prevederà discorsi, il Papa sarà accolto dalla presidente uscente della Repubblica, ma ancora in carica, la socialista Michelle Bachelet. Quindi il trasferimento alla Nunziatura apostolica, dove Francesco alloggerà nel suo soggiorno a Santiago.

In Cile, oltre alla capitale, il Pontefice visiterà le città di Temuco, a Sud, dove incontrerà le popolazioni indigene Mapuche, e Iquique, nel Nord minerario. In Perù, dove arriverà giovedì sera, sarà nella capitale Lima, nell’amazzonica Puerto Maldonado e a Trujillo, sulla costa del Pacifico, colpita l’anno scorso dalle inondazioni di ‘El Niño’. Il rientro a Roma è previsto per lunedì 22.

Entrambi i Paesi sono stati visitati in precedenza da papa Giovanni Paolo II: il Cile nel 1987, il Perù due volte, nell’85 e nell’88.

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Papa: “Rotto il patto scuola-famiglia-Stato, ricostruirlo”

Pubblicato il 05 gennaio 2018 da ansa

Il Papa con l’ Associazione Italiana Maestri Cattolici

 

 

CITTA’ DEL VATICANO. – “Io sono convinto che il patto educativo è rotto. E’ rotto il patto educativo tra scuola, famiglia e Stato. Bisogna ricostruirlo”. Lo dice con voce grave, papa Francesco, aggiungendo parole ‘a braccio’ al suo discorso all’Associazione Italiana Maestri Cattolici (Aimc), ricevuta in udienza nella Sala Clementina. E proprio l'”alleanza educativa tra scuola e famiglia”, insieme alla “cultura dell’incontro” e all'”educazione ecologica” è stata uno dei tre punti “di riflessione e di impegno” proposti dal Pontefice.

Francesco ha ringraziato i maestri cattolici per il loro contributo “all’impegno della Chiesa per promuovere la cultura dell’incontro”. “E vi incoraggio a farlo – ha insistito -, se possibile, in maniera ancora più capillare e incisiva”. Gli insegnanti cristiani, sia nelle scuole cattoliche che in quelle statali, ha avvertito, “sono chiamati a stimolare negli alunni l’apertura all’altro come volto, come persona, come fratelli e sorella da conoscere e rispettare”.

Bergoglio ha toccato anche un tema particolare, quello del bullismo: “La scommessa è quella di cooperare a formare ragazzi aperti e interessati alla realtà che li circonda, capaci di cura e di tenerezza – penso ai bulli -, che siano liberi dal pregiudizio diffuso secondo il quale per valere bisogna essere competitivi, aggressivi, duri verso gli altri, specialmente verso chi è diverso, straniero o chi in qualsiasi modo è visto come ostacolo alla propria affermazione”.

Sull'”alleanza educativa tra la scuola e la famiglia”, Francesco ha sottolineato come essa sia “da tempo in crisi, e in certi casi del tutto rotta”. Per il Papa, bisogna “rinnovare l’impegno per una costruttiva collaborazione – ossia, ricostruire l’alleanza e il patto educativo – per il bene dei bambini e dei ragazzi”. E dal momento che “questa sinergia non avviene più in modo ‘naturale’, bisogna favorirla in modo progettuale anche con l’apporto di esperti in campo pedagogico”.

Il Papa ha auspicato “una nuova ‘complicità’ tra insegnanti e genitori. Anzitutto rinunciando a pensarsi come fronti contrapposti, colpevolizzandosi a vicenda, ma al contrario mettendosi nei panni gli uni degli altri, comprendendo le oggettive difficoltà che gli uni e gli altri oggi incontrano nell’educazione, e così creando una maggiore solidarietà: complicità solidale”.

In tema infine di “educazione ecologica”, sulla scorta della sua Laudato Si’, “si tratta di educare a uno stile di vita basato sull’atteggiamento della cura per la nostra casa comune che è il creato”. Uno stile di vita, ha detto, “che non sia schizofrenico, che cioè, ad esempio, si prenda cura degli animali in estinzione ma ignori i problemi degli anziani; o che difenda la foresta amazzonica ma trascuri i diritti dei lavoratori ad un giusto salario, e così via. Questa è schizofrenia. L’ecologia a cui educare dev’essere integrale”.

E soprattutto “l’educazione deve puntare al senso di responsabilità: non a trasmettere slogan che altri dovrebbero attuare, ma a suscitare il gusto di sperimentare un’etica ecologica partendo da scelte e gesti di vita quotidiana”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)

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Perù: attesi un milione di turisti per la visita del Papa

Pubblicato il 03 gennaio 2018 da ansa

 

ROMA. – La direttrice generale della Società degli hotel del Perù SHP, Tibisay Monsalve, ha stimato che il Perù potrebbe ricevere più di un milione di turisti stranieri con la visita di Papa Francesco nel Paese, prevista dal 18 al 21 di gennaio. Lo riporta il locale La Republica.

“Circa 1,2 milioni di stranieri sono andati in Colombia per la visita del Papa, e il Perù potrebbe ricevere una quantità simile di turisti, perché il Papa attrae gente”, ha spiegato Monsalve. La direttrice ha sottolineato che gli hotel sono pronti ad accogliere i viaggiatori che vogliono partecipare alle attività della visita del Pontefice.

Il settore alberghiero non avrà contrattempi nel rispondere alla domanda di soggiorno per l’evento, dato che in Perù gennaio è un mese di bassa ricezione negli hotel.

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Papa: un 2018 tra riforme, viaggi, giovani, famiglie

Pubblicato il 03 gennaio 2018 da ansa

Papa Francesco visita il Parish Cemetery in Dhaka, Bangladesh. ANSA/ETTORE FERRARI

CITTA’ DEL VATICANO. – Sarà un anno che, oltre al completamento della riforma della Curia, comprenderà focus particolari come quelli sulle famiglie e sui giovani, e ancora importanti viaggi all’estero e in Italia. Il 2018 di Francesco si preannuncia con un calendario sempre denso di eventi mentre, nonostante le resistenze da più parti e qualche inciampo di troppo, prosegue il cammino ‘riformatore’ dell’attuale pontificato, verso una Chiesa – come vuole Bergoglio – ancor più proiettata verso una dimensione universale e decentrata e dallo spiccato accento pastorale, ‘accogliente’ e missionario.

Mentre si attende per lunedì 8 gennaio, appena concluso il ciclo natalizio, il discorso del Papa al Corpo diplomatico, già uno dei più significativi dell’anno, per tracciare la linea dell’azione e della visione internazionale della Chiesa, Francesco già una settimana dopo, lunedì 15 gennaio, partirà per l’importante trasferta in Cile e Perù (fino al 22), ancora nella ‘sua’ America Latina per la quale continua ad auspicare la soluzione delle gravi discrepanze sociali e il riscatto della corruzione.

Per ora, per l’anno appena cominciato, non ci sono altre visite all’estero ufficialmente confermate, ma il Papa dovrebbe andare anche all’Incontro Mondiale delle Famiglie che si svolgerà a Dublino dal 21 al 26 agosto: un’occasione che, oltre a tirare le fila della ricezione della Amoris Laetitia, avrebbe anche una rilevante valenza politica per la possibilità che Bergoglio si rechi pure in Irlanda del Nord giungendoci dalla Repubblica dell’Eire, fatto mai accaduto prima.

Restano al momento in ballo altri viaggi di cui si è fatta voce (Paesi baltici? Si può riparlare del Sud Sudan, dopo il viaggio ‘saltato’ l’anno scorso? A quando l’attesissima visita in Uruguay e nella natia Argentina?), ma mancano indicazioni di alcun tipo mentre gli unici indizi possono essere i ‘vuoti’ nel calendario della Casa pontificia, come quelli nella prima settimana di giugno (annullata l’udienza generale di mercoledì 6, per cui il Papa dovrebbe essere fuori) o alla fine di settembre (annullato l’Angelus di domenica 23).

Visite papali avranno comunque luogo anche in Italia: sabato 17 marzo nelle Pietrelcina e San Giovanni Rotondo di Padre Pio, mentre non è ancora ufficializzata la data della trasferta a Venezia per l’incontro con le Chiese del Nordest.

Quanto ai temi al centro dell’agenda papale, oltre alla definizione degli ultimi aspetti della riforma della ‘Pastor bonus’ per l’organizzazione della Curia romana (prossimo appuntamento del ‘C9’ dal 26 al 28 febbraio) e ai sempre più delineati accorpamenti nel sistema dei media vaticani, a quello della famiglia si aggiungerà quello dei giovani, su cui va avanti il lavoro preparatorio – compresa anche la valutazione dei questionari compilati online entro il 31 dicembre appena trascorso – del Sinodo in programma dal 3 al 28 ottobre prossimi.

E sempre in ottobre, almeno dalle ipotesi che si fanno in sede di postulazione e presso la diocesi di Brescia, potrebbe svolgersi un altro grande evento: la canonizzazione di papa Paolo VI, Pontefice particolarmente caro a Bergoglio e per il quale è stato individuato il secondo miracolo, utile alla proclamazione della santità.

Non è affatto escluso che nell’anno possa anche arrivare la canonizzazione di mons. Oscar Romero e che Francesco possa andare ad officiala in Salvador. Possibile, infine, un nuovo Concistoro per la creazione di cardinali, mentre in campo internazionale sono sempre attivi i canali di negoziato con la Cina per il possibile accordo sulla nomina dei vescovi.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)

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Papa: “Migranti fuggono dagli Erode di turno”

Pubblicato il 26 dicembre 2017 da ansa

Benedizione Urbi et orbi di Papa Francesco (ANSA/ L’OSSERVATORE ROMANO)


CITTA’ DEL VATICANO. – I “venti di guerra”, cui non è estraneo un “modello di sviluppo” distorto e disumano, riassunti nei volti dei bimbi che soffrono i diversi conflitti. La condizione dei migranti che fuggono dagli “Erode di turno”. Il ruolo dei marginali, poveri o pastori che siano, nel ridare fiato all’umanità. E, sullo sfondo, una forte critica del potere, anche quello “religioso mondano”.

Si è mossa su questi binari la riflessione del Papa nei giorni di Natale, ed è stata talmente innestata sui racconti biblici da non dare pretesti a quanti ritengono la sua dottrina “liquida” o quanti lo accusano di essere poco cattolico. Una riflessione che ha avuto un punto di forza nel messaggio “Urbi et Orbi”, davanti a cinquantamila persone in piazza San Pietro, e ai tanti collegati in tutto il mondo attraverso i vari media.

E’ nell'”Urbi et Orbi” che papa Francesco ha collocato i “venti di guerra” in luoghi ben precisi, due dei quali, la Terrasanta con la questione di Gerusalemme e la tensione nella penisola coreana, richiamano la preoccupazione della Santa Sede per l’approccio del presidente statunitense Donald Trump a due aree così calde e così cruciali per la pace mondiale.

Tanto che papa Bergoglio ha tenuto a rilanciare la posizione della Santa Sede su Gerusalemme: “soluzione negoziata” per la “pacifica coesistenza di due Stati” “all’interno di confini concordati tra loro e internazionalmente riconosciuti”: una soluzione messa in crisi dalla decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, trasferendo la ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.

“Il Signore sostenga anche lo sforzo di quanti nella Comunità internazionale sono animati dalla buona volontà di aiutare quella martoriata terra a trovare, nonostante i gravi ostacoli, la concordia, la giustizia e la sicurezza che da lungo tempo attende”, ha auspicato papa Francesco per dare fiato e senso alle diplomazie nell’era Trump.

Accanto a Gerusalemme, papa Francesco ha messo Siria, Iraq e Yemen per il Medio oriente; Sud Sudan, Somalia, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica centrafricana e Nigeria per l’Africa; ha citato il Venezuela, il conflitto dimenticato in Ucraina. Dai luoghi geografici a quelli simbolici: i volti dei bimbi figli di migranti o di disoccupati, dei bimbi schiavi e di quelli vittima della tratta.

A proposito di profughi, il Pontefice ha rivendicato i diritti per le minoranze di Myanmar e Bangladesh; il primo nome che viene alla mente è quello dei rohingya, islamici dello stato birmano del Rakhine, e domenica scorsa l’assemblea generale dell’Onu ha chiesto ai militari birmani di cessare le ostilità contro questa minoranza di religione islamica.

La denuncia della situazione dei migranti era risuonata anche nella veglia della notte di Natale, quando papa Francesco ha insistito sulla situazione di quanti sono costretti a “lasciare la loro terra e mettersi in cammino”, per “sopravvivere agli Erode di turno che per imporre il loro potere e accrescere le loro ricchezze non hanno alcun problema a versare sangue innocente”.

Il Papa ha inoltre evocato Gesù come “colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza” (avrà avuto qualche risonanza nel dibattito in Italia sullo Ius soli? ndr), e ha insistito sul ruolo dei pastori, “uomini e donne” considerati impuri, marginali nella società del tempo, ai quali per primo si manifesta Gesù, “che nella sua povertà e piccolezza denuncia e manifesta che il vero potere e l’autentica libertà sono quelli che onorano e soccorrono la fragilità del più debole”.

“Il messaggio di Gesù è scomodo e ci scomoda, perché sfida il potere religioso mondano e provoca le coscienze”, ha detto oggi, nella festa del primo martire cristiano, Stefano.

(giovanna.chirri@ansa.it)

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Papa: “Basta complotti in Vaticano. Mai più lavoro nero”

Pubblicato il 21 dicembre 2017 da ansa

Papa: basta complotti in Vaticano

 


CITTA’ DEL VATICANO. – In Vaticano occorre superare la “squilibrata e degenere logica dei complotti e delle piccole cerchie”, “un cancro che porta all’autoreferenzialità”. E’ la forte raccomandazione rivolta da papa Francesco ai cardinali e vescovi della Curia romana nella tradizionale udienza nella Sala Clementina per gli auguri di Natale. Un richiamo cui, subito dopo, nell’incontro in Sala Nervi con i dipendenti vaticani e le famiglie, ne ha aggiunto uno altrettanto forte: “mai più lavoro nero e precari in Vaticano”.

Nell’articolato discorso alla Curia, come da tradizione uno dei più importanti dell’anno, dopo l’iniziale invito ad “abbandonare il superfluo, il falso, il malizioso e il finto”, il Pontefice ha dedicato la sua argomentazione al “rapporto della Curia con le Nazioni, con le Chiese particolari, con le Chiese orientali, con il dialogo ecumenico, con l’ebraismo, con L’Islam e le altre religioni, cioè con il mondo esterno”.

E scherzando sul fatto che “fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti” – citazione di mons. De Merode – ha spiegato che “una Curia chiusa in sé stessa tradirebbe l’obiettivo della sua esistenza e cadrebbe nell’autoreferenzialità, condannandosi all’autodistruzione”.

Da qui l’indicazione del “primato diaconale”, cioè di servizio. Un dato cui, per il Papa, deve corrispondere la necessità di “superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano – nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni – un cancro che porta all’autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano”.

Francesco ha quindi ha voluto “spendere due parole” su “un altro pericolo”: quello “dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del ‘Papa non informato’, della ‘vecchia guardia’…, invece di recitare il ‘mea culpa’”.

E qui, neanche tanto tra le righe, non è difficile leggere il riferimento del Papa a casi recenti, tra gli altri, come quello nell’ultimo anno dell’allontanamento dell’ex revisore generale dei conti vaticani, Libero Milone. “Accanto a queste persone ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene”, ha detto ancora.

Parlando poi ‘a braccio’ ai dipendenti vaticani, Francesco, oltre a ringraziarli, li ha esortati a “lasciarsi aiutare” nei casi di crisi o separazioni in famiglia, li ha invitati a evitare il “terrorismo delle chiacchiere”, contro cui piuttosto “mordersi le labbra” (“mi diceva uno di voi: ‘Padre, se non si chiacchiera, in Vaticano si rimane isolato’. Pesante!”), ha chiesto loro perdono “perché noi, fauna clericale, non sempre diamo buon esempio”.

Ma soprattutto ha dedicato parole molto determinate al lavoro: “Non voglio lavoro in nero in Vaticano”. “Vi chiedo scusa se questo ancora c’è, il famoso articolo 11 che è un articolo valido per una prova, ma una prova di uno o due anni, non di più. Così come ho detto che non si deve lasciare nessuno senza lavoro, cioè congedarlo, a meno che non ci sia un altro lavoro fuori per sua convenienza o che ci sia un accordo con la persona, così dico che dobbiamo fare in modo qui dentro perché non ci siano lavori in nero e lavoratori precari”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)

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Il Papa riceve il Re di Giordania, focus su Gerusalemme

Pubblicato il 19 dicembre 2017 da ansa

Papa Francesco con il re di Giordania Abdullah II. ANSA/OSSERVATORE ROMANO PRESS OFFICE

 


CITTA’ DEL VATICANO. – La pace e la stabilità in Medio Oriente, con un’attenzione particolare su Gerusalemme. Questo il cuore dell’incontro tra Papa Francesco e il Re di Giordania Abdullah II. La Santa Sede prosegue dunque la sua azione diplomatica dopo l’annuncio dell’amministrazione Usa che ha nuovamente infiammato le tensioni, mai del tutto sopite, tra israeliani e palestinesi.

Nel confronto tra il Papa e il Sovrano della Giordania, paese chiave per la stabilizzazione dell’area, che era accompagnato dal principe Ghazi bin Muhammad, suo consigliere speciale per gli Affari religiosi e culturali, il tema principale – come ha riferito la stessa Santa Sede – è stato quello “della promozione della pace e della stabilità nel Medio Oriente, con particolare riferimento alla questione di Gerusalemme e al ruolo di Custode dei Luoghi Santi del Sovrano hashemita”.

La ricerca di una soluzione negoziata resta la priorità. Il Papa in prima persona si è speso nei giorni scorsi con appelli in questa direzione e la Santa Sede ha ricordato di recente anche la sua posizione “circa il singolare carattere della Città Santa e l’imprescindibilità del rispetto dello status quo, in conformità con le deliberazioni della Comunità internazionale”.

Con questo incontro è stato rinnovato “l’impegno per favorire i negoziati tra le Parti interessate, come pure per promuovere il dialogo interreligioso”, ha fatto sapere il Vaticano. E in questo contesto è importante “favorire la permanenza dei cristiani in Medio Oriente e il positivo contributo che essi apportano alle società della Regione, di cui sono parte integrante”.

Re Abdullah ha tra l’altro portato in dono al pontefice una stampa in cui è raffigurata proprio Gerusalemme. Sempre nella stessa giornata le Chiese di Gerusalemme hanno lanciato un nuovo appello per mantenere lo “status quo della Città Santa”.

“Riaffermiamo la nostra chiara posizione nel chiedere il mantenimento dello status quo della Città Santa fino a quando non sarà stato raggiunto un giusto accordo di pace tra israeliani e palestinesi sulla base di negoziati e della legge internazionale”, chiedono, nel loro messaggio natalizio, i tredici leader cristiani, tra cui mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, e il custode di Terra Santa, fra’ Francesco Patton.

“Qualsiasi approccio esclusivamente politico a Gerusalemme – scrivono gli esponenti religiosi – priverà la città della sua vera essenza e delle sue caratteristiche e calpesterà il meccanismo che ha mantenuto la pace attraverso i secoli. Gerusalemme è un dono sacro; un tabernacolo; terra sacra per il mondo intero. Tentare di possedere la Città Santa Gerusalemme o confinarla con criteri di esclusività porterà ad una realtà molto oscura”.

(di Manuela Tulli)/ANSA)

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Gendarmeria, un film sugli “angeli custodi” del Papa

Pubblicato il 11 dicembre 2017 da ansa

 

 

CITTA’ DEL VATICANO.- Un film che segue l’attività dei gendarmi vaticani, passo passo, in tutte le sue fasi, dai semplici compiti di vigilanza, di controllo della viabilità da e per il piccolo Stato d’Oltretevere, fino alla sicurezza del Papa tra le Mura leonine e nei suoi viaggi in Italia e all’estero. E’ questo “Custodire e proteggere. La Gendarmeria Vaticana”, il documentario presentato in anteprima alla Filmoteca Vaticana, diretto dal regista Cesare Cuppone, su sceneggiatura di Matteo Ceccarelli e Fabio Mollo, e che andrà in onda su Rai 1 il prossimo 29 dicembre.

Vi si vede l’azione complessa del Corpo della Gendarmeria, che ha da poco compiuto i due secoli di storia, in ogni momento della giornata e in ogni aspetto delle sue varie incombenze, mostrando e facendo parlare direttamente gli “angeli custodi” del Pontefice.

“Difendere il Santo Padre – dice uno di loro – non è come difendere un capo di Stato. Il Santo Padre è un sacerdote deve stare tra la gente”. Tanto per dire la delicatezza del compito. “E’ una scelta definitiva, è una scelta che dura per tutta vita, ma è una sicurezza – confida un altro -. E’ una sicurezza perché so che potrò costruirmi una famiglia, perché per me che sono cristiano, credente, al famiglia è la massima realizzazione per una persona”.

Un altro gendarme ricorda: “Un fatidico primo luglio del 1993 mi è arrivata questa telefonata a casa, in cui c’era un funzionario della Gendarmeria che mi avvertiva che ero stato assunto”. “Il giorno prima sei a Washington, alla Casa Bianca e il presidente ti dà la mano e ti dice. ‘Good job!’. E il giorno dopo sei a Sant’Anna (una delle porte del Vaticano, ndr) e il pensionato che passa ti dice: ‘Gendà, che hanno scaricato lo zucchero?’ – commenta un altro appartenente al Corpo – Queste sono situazioni opposte, ma ogni gendarme le affronta con la medesima professionalità”.

Un giovane: “Faccio parte del Gruppo allievi gendarmi, siamo 23 ragazzi e viviamo all’interno della Caserma per due anni. Nell’arco di questi due anni, oltre alla fase addestrativa del corso, facciamo viabilità e ci comportiamo come veri agenti”.

Interviene il comandante, Domenico Giani: “Sono più di 200 anni che esiste un Corpo che si preoccupa della sicurezza del Papa. In questi anni gli uomini della Gendarmeria hanno potuto maturare una grande professionalità su tanti settori e oggi, pur essendo un Corpo piccolo, mediamente molto piccolo, è un Corpo di cui sono fiero, orgoglioso di essere il comandante, perché opera su vari piani diversi, ma sempre con competenza e con apprezzamento di Polizie e sicurezze che andiamo a incontrare”.

Capitolo cruciale, i viaggi. “Ho avuto la fortuna di fare più di un viaggio all’estero – dice un gendarme – ma di tutti veramente quello che ha colpito più di tutti è il viaggio in Centrafrica che fortemente ha voluto il Santo Padre, in cui ha poi aperto la Porta Santa, ha inaugurato il Giubileo”. E’ stato “un viaggio pericoloso perché prima di tutto c’era una situazione politica difficoltosa, perché è un Paese in rivolta, è un Paese molto, molto povero”.

Gli fa eco un collega: “E’ stato veramente un orgoglio far parte del viaggio in repubblica Centrafricana, perché è stato un viaggio unico nel suo genere, perché era la prima volta che un Pontefice ha visitato un Paese definito in guerra. La situazione è stata veramente pericolosa”.

Conclude Giani: “Quello che io mi auguro è che il Corpo possa proseguire in questo cammino ovviamente stando al passo dei tempi, formando gli uomini dal punto di vista professionale sempre meglio: cioè creare dei professionisti della sicurezza, come dobbiamo essere, e allo stesso tempo avere forti le radici, i valori che ci fanno essere qui oggi, guardare lontano per lavorare dal punto di vista professionale sempre meglio”.

(di Fausto Gasparroni/ANSA)

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Il Papa ai buddisti: “Parliamo a una sola voce per la pace”

Pubblicato il 29 novembre 2017 da ansa

 

Papa Francesco saluta il Presidente del Consiglio supremo Sangha dei monaci buddisti.

 


YANGON (MYANMAR). – Non rispondere a violenza con la violenza, la rabbia non è una cura, ha detto il Papa ai cattolici nella messa nel Kyaikkasan Ground di Yangon. Parliamo a una sola voce per la pace, siamo uniti contro l’intolleranza e l’odio, ha detto al Sangha, il consiglio supremo dei buddisti, nel Kaba Aye Centre. Così papa Francesco non si è stancato di ripetere l’invito a superare le divisioni senza vendette e a costruire la pace accettando le differenze.

Lo ha fatto nel secondo giorno del suo viaggio in Myanmar, e, a giudizio del suo portavoce Greg Burke, “questo viaggio si può descrivere in una parola, non è quella che pensate – ha detto, forse alludendo ai ‘rohingya’? – la parola è ‘unità’, unità nella diversità, come papa Francesco ha detto così bene con leader religiosi, unità nel senso di una piccola chiesa che lavora con gli altri per il bene del paese, come abbiamo sentito a messa e nella riunione molto bella con i vescovi: un giorno molto importante per chiesa in Myanmar direi anche storico, e finalmente – ha concluso Burke – unità nel lavorare insieme, come ha detto nell’importante incontro con i buddisti, come dobbiamo lavorare insieme per la pace e diritti umani”.

Papa Bergoglio ha cominciato la giornata di buon’ora, con la messa anticipata alle 8 (notte fonda in Italia) per evitare il caldo torrido, un rito gioioso celebrato in latino, inglese e birmano, con preghiere nelle lingua di alcune etnie cristiane, shan, chin, tamil, karen, kachin, kayan. E con la gioia della Chiesa birmana, 700mila fedeli in tutto, rilanciata nel saluto del cardinale Charles Bo: la visita del Papa era un sogno, quasi non ci potevamo credere, oggi il sogno si avvera, ha detto.

Nel pomeriggio papa Bergoglio ha avuto alcuni appuntamenti importanti, sia l’incontro con il “Sangha”, il consiglio supremo dei buddisti, che quello con i 22 vescovi che formano la conferenza episcopale del Paese. Ha anche incontrato in forma privata 30 suoi confratelli gesuiti. Ha incontrato il Sangha in un luogo molto importante per la spiritualità di questa terra: il Kaba Aye Centre, dominato dalla “Pagoda della pace”, uno dei templi buddisti più venerati dell’Asia sudorientale.

L’incontro – che è stato anche incontro di sensibilità e cerimoniali differenti, come quando il presidente Bhaddanta Kumarabhivamsa ha preso posto sulla sedia accovacciando le gambe sotto il sedere – è stato tutt’altro che rituale, e ha mostrato una volontà reale dei leader religiosi di fare qualcosa insieme per la pace, contro le violenze del passato, e contro chi usa il nome di Dio per uccidere: il presidente ha esplicitamente parlato di “terrorismo” e “fondamentalismo”, il suo discorso è stato tutt’altro che formale.

I vescovi papa Francesco li ha incontrati nell’arcivescovado di Yangon, dove è giunto sulla macchinetta scoperta. Accolto dal presidente della Conferenza episcopale mons. Felix Lian Khen Thang, ha salutato un anziano prete in sedia a rotelle e si è fatto fotografare con alcuni bambini. Ha anche benedetto la prima pietra di 16 chiese, del seminario maggiore e della nunziatura.

Prima celebrerà la messa per i giovani nella cattedrale di St.Mary e poi partirà per il Bangladesh, le cui sfide più importanti sono l’estremismo religioso, la lotta alla povertà, la corruzione e la fragilità del sistema democratico. Sfide condivise dalla Chiesa cattolica, ancora più piccola di quella del Myanmar, visto che in Bangladesh conta 380mila fedeli. Anch’essa è stata premiata dal Papa con il primo cardinale della sua storia, l’arcivescovo di Dacca, Patrick D’Rozario.

(dell’inviata Giovanna Chirri/ANSA)

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Papa Bergoglio

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Papa Francisco no se reunirá con la oposición venezolana durante su viaje a Colombia

Pubblicato il 01 settembre 2017 da redazione

Papa Francisco viajará a Colombia en visita pastoral

Papa Francisco viajará a Colombia en visita pastoral

 

CARACAS – Ni guerrilleros de las FARC, ni miembros de la oposición de Venezuela, ni obispos venezolanos están en la agenda de Papa Francisco I, en su inminente arribo a Colombia, del 6 al 10 de septiembre. La información fue divulgada por el portavoz de la Santa Sede, Greg Burke, quien subrayó que Bergoglio –un jesuita de 81 años, cuyo pontificado ha estado marcado por la austeridad más estricta- “va a Colombia en viaje pastoral para anunciar el Evangelio”.

Se supo que el Papa podría –eventualmente- hacer algunas alusiones al proceso de paz en el país latinoamericano, pero se descarta que la visita sea empañada por un tinte político. Burke recordó que se trata del 29º viaje internacional del pontífice argentino y que “Pancho” –como las masas de todo el orbe han preferido llamarlo- ya estuvo en dos ocasiones en Colombia. La Conferencia Episcopal Latinoamericana y del Caribe (CELAM) fue el motivo de su primera visita, y luego recorrió Bogotá, Medellín y La Ceja, siendo un cura de 42 años.

Desde mediados del año pasado, el Vaticano –con una extensa y solvente trayectoria como mediador en conflictos políticos, a escala mundial- ha tenido presencia en Venezuela. Los esfuerzos que se han hecho, incluso con la instalación de una mesa de diálogo, que terminó por disolverse, han sido infructuosos, por desgracia. El año pasado, Su Santidad incluyó una mención a Venezuela -muy emotiva- en su tradicional mensaje de Pascua de Resurrección, URBI ET ORBE.

El pasado 04 de agosto, el Vaticano invitó al gobierno de Nicolás Maduro a suspender la Asamblea Nacional Constituyente (ANC) bajo el alegato de que la misma fomenta “un clima de tensión” y tienda a “hipotecar el futuro”.

La Secretaría de Estado del Vaticano condenó la “radicalización y el agravamiento de la crisis” y garantizó que el Vicario de Cristo “sigue de cerca” la situación de Venezuela y “sus implicaciones humanitarias, sociales, políticas, económicas e incluso espirituales”. En un comunicado, se expresa que “la Santa Sede manifiesta nuevamente su profunda preocupación por la radicalización y el agravamiento de la crisis en la República Bolivariana de Venezuela, por el aumento de los muertos, de los heridos y de los detenidos”.

Cada día del viaje de Bergoglio a Colombia –explicó el portavoz vaticano- tiene un argumento y el mismo inspirará las misas, donde será acogido por un grupo que represente este lema. De la misma manera, cada tarde a su llegada a la Nunciatura bendecirá a personas que lo representen.

Burke destacó –finalmente- que todos los actos serán multitudinarios y que al arribo del pontífice se espera una concurrencia cercana a los 700.000 colombianos, los cuales se acercarán a los bordes de la carretera para ver pasar al Papa, quien recorrerá 15 kilómetros desde el aeropuerto a la Nunciatura.

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Papa: l’Italia vive un profondo cambiamento culturale

Pubblicato il 17 maggio 2016 da redazione

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CITTA’ DEL VATICANO. – L’Italia vive un profondo cambiamento culturale, che tocca tradizioni, abitudini, visioni della vita, e i pastori se ne rendono conto, venendo spesso a contatto con persone che soffrono per mancanza di punti di riferimento.

E’ la riflessione proposta dal Papa ai vescovi italiani, aprendo, nell’aula del sinodo in Vaticano, i lavori della 69.ma assemblea generale della Cei, con un discorso pubblico dal quale sono assenti i temi della cronaca politica italiana, a cominciare dalla legge sulle unioni civili appena approvata.

Nulla ovviamente vieta che della legge si parli nel dibattito a porte chiuse, o nella prolusione del presidente Angelo Bagnasco. “Il contesto culturale – ha dunque osservato papa Bergoglio – è molto diverso da quello in cui” i preti hanno mosso i primi passi nel ministero.

“Anche in Italia – ha sottolineato – tante tradizioni, abitudini e visioni della vita sono state intaccate da un profondo cambiamento d’epoca. Noi, che spesso ci ritroviamo a deplorare questo tempo con tono amaro e accusatorio, dobbiamo avvertirne anche la durezza: nel nostro ministero, quante persone incontriamo che sono nell’affanno per la mancanza di riferimenti a cui guardare!”.

“Quante relazioni ferite! – ha aggiunto subito dopo papa Francesco – In un mondo in cui ciascuno si pensa come la misura di tutto, non c’è più posto per il fratello. Su questo sfondo, la vita del nostro presbitero diventa eloquente, perché diversa, alternativa”.

Il Papa ha affrontato il tema del cambiamento culturale dopo essersi posto la domanda: “Che cosa, dunque, dà sapore alla vita del ‘nostro’ presbitero?”, giacché tutto il suo discorso è stato improntato al “rinnovamento del clero”, uno dei temi cardine di questa assemblea della Cei.

(giovanna.chirri@ansa.it)

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Il Papa riapre la questione donne nella Chiesa

Pubblicato il 13 maggio 2016 da redazione

Women hold a placard reading "Please save Yazidi people from genocide" as Pope Francis greets migrants and refugees at the Moria refugee camp on April 16, 2016 near the port of Mytilene, on the Greek island of Lesbos.  ANSA/ AFP/ / FILIPPO MONTEFORTE/ POOL

Women hold a placard reading “Please save Yazidi people from genocide” as Pope Francis greets migrants and refugees at the Moria refugee camp on April 16, 2016 near the port of Mytilene, on the Greek island of Lesbos. ANSA/ AFP/ / FILIPPO MONTEFORTE/ POOL

CITTA’ DEL VATICANO. – Per papa Bergoglio le commissioni non si istituiscono per sviare i problemi, ma per affrontarli e cercarvi soluzioni. E’ dunque chiaro che il ruolo della donna nella Chiesa rientra ufficialmente sia nella riflessione teologica, per quanto riguarderà il diaconato, che in quella istituzionale, per quanto riguarderà gli organigrammi e i poteri, e che “il punto di vista femminile”, come ha titolato l’Osservatore romano, entrerà nella riforma della Chiesa.

Cioè la decisione di istituire una commissione sul diaconato femminile annunciata dal Papa alle superiori generali, è un passo davvero importante per passare dalle parole ai fatti, ampliare la partecipazione delle donne, – affermata dai primi giorni del pontificato – ed estenderla a ruoli non marginali. E resta tale anche se non sappiamo ancora i contorni del progetto, il mandato e la composizione della commissione, cioè se il processo è per ora soltanto avviato.

“Il Papa mi ha telefonato sorpreso circa le… diaconesse. Pensa ad una commissione. Non affrettiamo le conclusioni”, ha scritto su twitter il sostituto alla Segreteria di Stato, Angelo Becciu”. “Il Papa – ha spiegato padre Federico Lombardi – non ha detto che abbia intenzione di introdurre un’ordinazione diaconale delle donne, e meno che meno ha parlato di ordinazione sacerdotale delle donne. Anzi, parlando della predicazione nel corso della celebrazione eucaristica ha fatto capire che a questo non pensa affatto”.

Le ineccepibili parole di Becciu e Lombardi invitano sia a non precorrere i tempi, che a registrare il fatto che sul riconoscimento sacramentale del ruolo delle diaconesse il Papa ha presenti tutti i problemi teologici e storici.

A livello teologico c’è il nodo “teologico-dogmatico” richiamato da papa Francesco: prete e vescovo presiedono l’eucaristia “nella persona di Gesù Cristo”: il diaconato è un ordine sacro e chi è contrario alle diaconesse afferma che le donne non possono accedere a un grado di sacerdozio.

Ma il Pontefice ha anche ricordato la riflessione di un “teologo siriano, bravo” che aveva studiato il problema delle diaconesse nella Chiesa antica e al quale l’allora arcivescovo Bergoglio aveva chiesto lumi sul fatto se le diaconesse “avevano l’ordinazione o no?”, e sui vari ruoli che queste svolgevano nella Chiesa primitiva.

Il Papa ha anche detto alle superiori generali che chiederà un parere alla Congregazione per il culto “sulla predicazione nella celebrazione eucaristica”. Qualcuno inoltre ricorda che Benedetto XVI modificò il diritto canonico distinguendo le prerogative del diacono, anche uomo, da quelle del prete e del vescovo.

Il Papa, citando se stesso nel discorso alla Commissione per l’America latina, ha riproposto la propria critica alla clericalizzazione dei laici e chiesto ai vescovi di lasciare che i laici facciano i laici anche nel loro servizio alla Chiesa.

Anche solo da questi brevi cenni si capisce che papa Francesco ha ben presenti tutti i problemi, ma resta deciso ad inserire queste tematiche nella riforma della Chiesa. Ha mostrato molta cautela sui cambiamenti che la commissione potrà attuare nella Chiesa anche il card. Kasper, esponente di quella Chiesa tedesca che negli anni Settanta, dopo un proprio sinodo, pregò Paolo VI “di esaminare il problema del diaconato della donna alla luce delle attuali conoscenze teologiche e, tenendo conto della attuale situazione pastorale, di ammettere, se possibile, donne alla ordinazione diaconale”.

Sono state invece molto positive le reazioni di religiose e teologhe laiche, interpellate da Avvenire: per Marinella Perroni, fondatrice del Coordinamento teologhe italiane, quella del diaconato femminile “è tra le questioni più urgenti per un’autentica riforma della Chiesa” e la decisione del Papa “è un segno di grande apertura per il futuro”.

Per suor Giuliana Galli è importante che il Papa denunci che le donne non devono solo educare e accudire, ma possono anche occupare “ruoli decisionali finora riservati unicamente all’uomo” e la “specificità femminile deve essere accolta e ufficializzata nella Chiesa e nella società”.

Per la presidente della Camera Laura Boldrini, quella del Papa “è una decisione epocale” e, per spingere anche il linguaggio verso il riconoscimento del ruolo femminile, ha coniato il neologismo “diacona”.

(giovanna.chirri@ansa.it)

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Il Papa: Mi dicono comunista? Io amo i poveri

Pubblicato il 28 ottobre 2014 da redazione

CITTA’ DEL VATICANO. – L’amore per i poveri è alla base del Vangelo e dunque non è “ideologia” operare per la difesa degli ultimi del pianeta. “Se parlo di terra, casa e lavoro per alcuni il Papa è comunista” e invece “quello per cui voi lottate sono diritti sacri”. Papa Francesco ha incontrato oggi i movimenti popolari, campesinos e centri sociali, ambulanti e senza-terra, cartoneros e abitanti delle periferie. E li ha incoraggiati ad andare avanti. Un lungo discorso nella lingua del cuore, lo spagnolo, in parte a braccio, nel quale il Papa non ha avuto timore di pronunciare più volte la parola “lotta”. “Continuate con la vostra lotta – è anche l’esortazione finale – fate bene a tutti”. Ma avverte: il sistema va cambiato “con coraggio ma anche con intelligenza, con tenacia ma senza fanatismo, con passione ma senza violenza”. La platea, circa trecento persone, è di quelle mai viste all’interno della mura Leonine. Sono venuti per questa “tre giorni” in Vaticano soprattutto i movimenti popolari dell’America Latina ma ci sono no-global di tutto il mondo. A rappresentare l’Italia il Centro sociale Leoncavallo, Banca Etica, Genuino Clandestino e la Fabbrica Recuperata Rimaflow. Ospite d’onore nel dibattito anche il presidente della Bolivia, Evo Morales, a cena con il Papa per un incontro privato e informale. Ma Morales tra la gente riunita sotto l’egida del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e dell’Accademia pontificia delle Scienze sociali, non è un Capo di Stato ma ‘el Indio’, il leader del movimento sindacale dei cocalero boliviani asceso al gradino politico più alto della nazione. I poveri infatti “vogliono essere protagonisti” – come ha detto il Papa – e “non aspettare a braccia conserte l’aiuto di Ong o piani assistenziali che non arrivano mai” e se arrivano accade magari in un modo sbagliato, per “anestetizzare e addomesticare” gli stessi ultimi della terra. E quindi la solidarietà non può essere fatta di “sporadici gesti di generosità” ma deve essere “un modo di fare la storia” di contrastare “l’Impero del denaro”. Quell’impero che lascia senza lavoro “un’intera generazione di giovani”, che permette lo “scandalo” della fame dove “milioni di persone soffrono e dall’altra parte si scartano tonnellate di alimenti”. Il Papa parla anche del dramma dei campesinos costretti a subire una “dolorosa separazione” dalle loro terre. Affronta il problema dei senza-casa e stigmatizza “l’eufemismo, l’espressione elegante” che li definisce “senza fissa dimora”. “Potrei sbagliarmi in qualche caso ma in generale – dice il Papa – dietro un eufemismo c’è un delitto”. E allora sono “crudeli le immagini degli sgomberi forzati, delle gru che demoliscono le baracche”. Ai movimenti il Papa conferma che sta scrivendo un’Enciclica sull’ecologia. “Siate certi – li rassicura – che le vostre preoccupazioni saranno presenti in essa”. E infine li incoraggia. “Avete i piedi nel fango e le mani nella carne, odorate di quartiere, di popolo di lotta, siete un torrente di energia morale”. E allora “il vento di promessa, che ravviva la speranza in un mondo migliore, si trasformi in un uragano. Questo – ha concluso Francesco – è il mio desiderio”. E anche i rosari distribuiti alla fine dell’incontro erano in ‘tema’ con la giornata. Tutti rigorosamente fatti a mano da artigiani, cartoneros e lavoratori dell’economia popolare dell’America Latina. (di Manuela Tulli/ANSA)

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05:42Shutdown: nessun accordo al Senato Usa, voto rinviato (2)

(ANSA) - WASHINGTON, 22 GEN - Il Senato degli Stati Uniti voterà a mezzogiorno ora di Washington (le sei del pomeriggio in Italia) nel tentativo di revocare lo shutdown, la chiusura dell'amministrazione federale scattata alla mezzanotte di sabato, che entra quindi nel terzo giorno. I colloqui fra democratici e repubblicani non hanno però al momento portato ad un accordo. E' stato il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, ad annunciare per primo in serata chenon è stato raggiunto un accordo che consenta la revoca dello shutdown con l'inizio della settimana lavorativa. Le aspettative sono che a mezzogiorno (le sei del pomeriggio in Italia) il Senato voti su un provvedimento di spesa temporaneo, possibilmente che consenta la 'riapertura' del governo fino al prossimo 8 febbraio con il contestuale impegno da parte del leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell, di indire una votazione sul nodo dell'immigrazione prima di quella data.

01:53Mo: Abu Mazen chiederà a Ue riconoscimento Palestina

(ANSA) - ROMA, 22 GEN - Il presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) chiederà all'Ue di riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina, nel corso della sua visita odierna a Bruxelles. Lo ha detto all'agenzia France Press in un'intervista ripresa dda molti media internazionali il ministro degli Esteri dell'Anp, Riyad Al-Maliki. Abu Mazen, ha detto, "si aspetta che i ministri degli esteri europei riconoscano collettivamente lo stato di Palestina", in risposta alla decisione Usa su Gerusalemme capitale di Israele. Abu Mazen deve incontrare oggi il capo della diplomazia europea Federica Mogherini e i 28 ministri degli ESteri dell'Ue, al margine della loro riunione mensile. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva avuto lo stesso incontro l'11 dicembre scorso. "Se gli europei vogliono avere un ruolo, allora devono essere equilibrati nel trattamento delle parti e ciò dovrebbe iniziare con il riconoscimento dello stato di Palestina", ha affermato ancora il capo della diplomazia palestinese.

01:09Papa: si congeda da Perù, “terra di speranza, siate uniti”

(ANSA) - LIMA, 21 GEN - "Ho iniziato il mio pellegrinaggio tra voi dicendo che il Perù è una terra di speranza. Terra di speranza per la biodiversità che vi si trova insieme con la bellezza di luoghi capaci di aiutarci a scoprire la presenza di Dio". Così il Papa nel suo saluto al Perù al termine della messa alla Base aerea di Las Palmas alla quale secondo le autorità locali hanno assistito 1,3 milioni di persone "Terra di speranza - ha detto - per la ricchezza delle sue tradizioni e dei suoi costumi che hanno segnato l'anima di questo popolo". Terra di speranza "per i giovani, che non sono il futuro ma il presente del Perù". "A loro chiedo di scoprire nella sapienza dei loro nonni, degli anziani, il Dna che ha guidato i vostri grandi santi - ha aggiunto -. Non sradicatevi. Nonni e anziani, non smettete di trasmettere alle giovani generazioni le radici del vostro popolo e la sapienza della via per arrivare al cielo". "Vi invito a non aver paura di essere i santi del XXI secolo. Fratelli peruviani, avete tanti motivi per sperare, l'ho visto, l'ho toccato con mano in questi giorni. Custodite la speranza. E non c'è miglior modo di custodire la speranza che rimanere uniti", ha concluso Francesco.

00:44Pallavolo: Superlega, risultati e classifica

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - Risultati della sesta giornata di ritorno della Superlega di pallavolo: Calzedonia Verona - Diatec Trentino 1-3 Lube Civitanova - Azimut Modena 0-3 Revivre Milano - Wixo Piacenza 2-3 BCC Castellana Grotte - Gi Group Monza 3-2 Taiwan Latina - Callipo Vibo Valentia 3-0 Kioene Padova - Bunge Ravenna 2-3 Sir Safety Perugia - Biosì Sora 3-0 - Classifica: Perugia 51; Civitanova 47; Modena 45; Trentino 33; Verona 32; Padova 30; Piacenza e Milano 29; Ravenna 27; Latina 22; Monza 19; Vibo Valentia 12; Castellana Grotte 10; Sora 7.

00:36Basket: serie A, risultati e classifica

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - Risultati della prima giornata del campionato di serie A di basket: GrissinBon Reggio E. - Sidigas Avellino 89-86 Red October Cantù - Banco Sardegna Sassari 102-96 Fiat Torino - Happy Casa Brindisi 68-82 Segafredo Bologna - Dolomiti Trentino 82-75 Umana Venezia - Openjobmetis Varese 63-75 Germani Brescia - VL Pesaro 88-70 The Flexx Pistoia - Betaland Capo d'Orlando 91-69 EA7 Armani Milano - Vanoli Cremona domani - Classifica: Brescia e Avellino 24; Milano e Venezia 22; Torino 20; Bologna e Cantù 18; Cremona e Sassari 16; Trentino 14; Reggio Emilia 12; Pistoia, Varese, Brindisi e Capo d'Orlando 10; Pesaro 8.

23:24Cav, Renzi ha chiuso con comunismo ma Pd rimasto senza anima

(ANSA) - ROMA, 21 GEN - "Renzi ora è accusato di aver portato il Pd al 21% per il suo cattivo carattere, ma ha un merito: ha chiuso con la tradizione comunista del suo partito, ma non ha dato un'anima al Pd che ormai è una scatola vuota che si riempie solo con aspirazioni di potere". Lo afferma Silvio Berlusconi a "Non è l'Arena" su La7 parlando di Renzi.

23:19Shutdown: Statua Libertà e Ellis Island aperte,paga New York

(ANSA) - WASHINGTON, 21 GEN - La Statua della Liberta' e Ellis Island a New York saranno aperte domani ai visitatori, anche se lo shutdown dell'amministrazione federale Usa dovesse proseguire. Lo ha annunciato il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo. Sara' infatti l'autorità statale a sostenere le spese necessarie per l'apertura dei siti compreso il salario dei dipendenti federali che vi lavorano. I due 'monumenti' - come gli altri nel Paese gestiti dalle autorità federali - sono rimasti chiusi a partire dalla mezzanotte di sabato quando è scattato lo shutdown. Cuomo ha spiegato che i siti sono vitali per l'industria del turismo. Da ciò la decisione di farsi carico della spesa per tenerli aperti, 65mila dollari al giorno, cifra inferiore rispetto alle entrate. La stessa decisione fu presa in occasione dello shutdown nel 2013 durante l'amministrazione Obama.

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