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Inps: allarme contributi evasi, mancano undici miliardi l’anno

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Inps: allarme contributi evasi, mancano undici miliardi l’anno

Pubblicato il 10 ottobre 2017 da ansa

Inps cartelle previdenziali istituto nazionale previdenza sociale Ph.FotoLive Ettore Ranzani

 

ROMA. – Una “montagna” di contributi evasi ogni anno e pochissimi mezzi per fronteggiare l’irregolarità: il presidente dell’Inps, Tito Boeri, è tornato a lanciare l’allarme sull’evasione contributiva che negli ultimi si è aggirata su circa 11 miliardi l’anno di mancate entrate, un dato, avverte, ancora sottostimato.

Per porre un argine a questo fenomeno che non risparmia neanche le aziende che prendono appalti dalla pubblica amministrazione, l’Inps ha attivato la “Banca dati appalti”, una piattaforma che dovrebbe servire ai committenti per controllare i comportamenti delle aziende che vincono l’appalto e alle aziende appaltatrici di rendere trasparente il proprio lavoro e dare informazioni sulla regolarità dei propri lavoratori.

“I dati dell’evasione contributiva – ha detto Boeri presentando la piattaforma ai rappresentanti di imprese e sindacati, alla presenza anche del presidente Anac, Raffaele Cantone – sono allarmanti. Si tratta di una percentuale tra il 6% e il 7% dei contributi versati all’Inps”.

In pratica mancano i contributi su un monte salari di circa 28-30 miliardi. E il dato è sottostimato dato che si riferisce solo al lavoro dipendente (sono esclusi quindi i mancati versamenti dei lavoratori autonomi) e completamente in nero. Non è considerato il lavoro cosiddetto “grigio” come ad esempio quello delle persone assunte part time ma impiegate di fatto a tempo pieno.

“L’evasione contributiva – ha spiegato Boeri – è solo marginalmente intaccata. La vigilanza documentale ha portato a recuperare 0,7 miliardi tra fruizioni indebite di sgravi e prestazioni e altri risparmi di spesa nel 2015. La vigilanza ispettiva ha accertato circa 1,1 miliardi di contributi spettanti all’Inps sia tra il lavoro autonomo che tra quello alle dipendenze. C’è moltissimo da fare per recuperare base contributiva”.

Nella lotta all’evasione il tema degli appalti è fondamentale. Le irregolarità sono diffuse – ha detto Boeri – “anche fra le aziende che operano con appalti pubblici. Non sembrano – ha avvertito – essere più virtuose delle altre”.

La Banca dati sugli appalti dovrebbe dovrebbe ridurre il rischio di evasione e rendere più efficace il sistema di controllo. L’iscrizione sarà volontaria (non c’è dunque un obbligo per l’azienda che vince l’appalto) ma dovrebbe spingere il mercato a emarginare le aziende che operano in maniera irregolare.

La piattaforma consentirà al committente di conoscere in qualsiasi momento il comportamento dell’azienda appaltatrice. Andrà infatti indicato l’oggetto dell’appalto, il luogo, il numero dei lavoratori coinvolti e i loro riferimenti. “Sponsorizzo la proposta – ha detto il presidente Anac, Raffaele Cantone – è uno strumento utilissimo che stimola la concorrenza”. Bisogna però evitare – ha spiegato – che il meccanismo “duplichi i dati”.

(di Alessia Tagliacozzo/ANSA)

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Comites Caracas: Pensioni, assistenza sociale, scuole, un’altra occasione mancata

Pubblicato il 25 maggio 2016 da redazione

Comites Caracas: Pensioni, assistenza sociale, scuole, un’altra occasione mancata

Comites Caracas: Pensioni, assistenza sociale, scuole, un’altra occasione mancata

CARACAS – Un’altra occasione mancata. Poteva essere l’opportunità per affrontare argomenti di stringente attualità per la nostra Collettività – leggasi, pensioni, assistenza sociale, medicine, servizi consolari, scuole – con serietà e diligenza. Ed invece, non è stato così.

L’improvvisazione con cui è stato organizzato l’incontro promosso dal Comites della capitale nel Centro Italiano Venezuelano di Caracas, ha trasformato quella che poteva essere una interessante iniziativa in un inutile esercizio di accuse sterili.

Insomma, in una semplice catarsi. La nostra comunità, è vero, ha avuto modo di sfogare la propria rabbia su “bersagli facili”, Ambasciata e Consolato, ma null’altro.

Se il nostro Comites avesse coordinato l’organizzazione della manifestazione con Ambasciata e Consolato, certamente sarebbero stati presenti il capo della nostra missione diplomatica, Silvio Mignano, e il Console Generale di Caracas, Mauro Lorenzini. Avrebbero avuto l’opportunità di spiegare cosa stanno facendo e i connazionali, un centinaio o poco meno, avrebbero potuto interloquire con loro in un sano e proficuo scambio di idee, volto alla ricerca di soluzioni e non di sterili sfoghi.

Nonostante l’incontro fosse stato promosso dal Comites, del nostro organismo di rappresentanza erano presenti solamente il suo Presidente, Ugo di Martino, e i membri Teresina Giustiniano, Claudio Milazzo e Antonio Pucillo. Assenti tutti gli altri. A fare gli onori di casa, e in parte esercitando il ruolo di moderatore, il presidente del Civ, Carlo Villino.

Dopo le parole di benvenuto del presidente del sodalizio, l’incontro è stato aperto dal consigliere del Comites, Ugo Di Martino, che leggeva la risposta del sottosegretario agli Affari Esteri, Benedetto Della Vedova, a una interrogazione urgente presentata dai deputati Fabio Porta, Giovanni Burtone, Demetrio Battaglia e Antonio Cuomo, del Partito Democratico.

Quindi al microfono si avvicendavano i connazionali presenti sottolineando ognuno, sempre con toni aspri, accompagnati sovente da parole pesanti, la necessità di far capire alle autorità competenti italiane che le pensioni che ricevono oggi i connazionali in Venezuela devono essere calcolate al tasso di cambio “semilibero” Dicom. Particolarmente interessante l’intervento di Giuseppe Gino. Comunque, nulla di nuovo è stato aggiunto a quanto già è pubblico e notorio.

I rappresentanti del Comites hanno taciuto, non si sa se volontariamente o per mancanza di informazioni, sui rapporti inviati dalla nostra Ambasciata e dal nostro Consolato nei quali si spiegano le peculiarità del Paese, la crisi economica e le difficoltà dei nostri pensionati castigati dal controllo dei cambi.

Si è parlato anche della raccolta di “lettere firmate”, un’iniziativa portata avanti dai patronati, che saranno consegnate all’On. Fabio Porta affinché sia il nostro eletto all’estero il responsabile di farle recapitare ai dirigenti dell’Inps.

L’assistenza sociale e la carenza di medicine sono state l’occasione per mettere il dito nella piaga dei servizi consolari e per lanciare invettive contro i funzionari. L’assenza del nostro Console Generale non ha permesso il dialogo tra il funzionario e i connazionali.

E così molti interventi pertinenti,nei quali sono stati trattati problemi di stringente attualità per i connazionali in un paese in cui la crisi morde, sono andati persi nel mare di espressioni poco felici e insultanti di alcuni connazionali. I membri del Comites si son guardati bene dal placare gli animi e dallo smussare le asprezze.

Solo la consigliere Giustiniano, nel suo intervento, in maniera molto timida, ha detto di non riconoscersi nel linguaggio impiegato nel corso della riunione ma, a sua volta, ha attaccato il nostro Consolato. Ad esempio, ha rilevato, come d’altronde ha già fatto il nostro Giornale, il pericolo che corrono i connazionali all’esterno del recinto del Consolato in una città estremamente pericolosa e particolarmente violenta.

Il presidente del Comites, dal canto suo, faceva notare quanto siano irrisorie, a volte, le cifre erogate ai connazionali meno abbienti dal nostro Consolato. Un problema che meritava una ben più amplia riflessione.

Il dibattito si è chiuso con l’argomento scuola. Tutti d’accordo sulla necessità di mantenere l’insegnamento della lingua italiana e sull’urgenza che hanno le nostre scuole di un contributo che permetta loro di proseguire con la missione formatrice dei nostri figli.

Problemi gravi e meno gravi sono stati esposti senza, peraltro, proporre soluzioni. Uno scambio di vedute, quindi, interessante ma sterile.

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Pensioni: Boeri, le riforme non pesino sulle generazioni future

Pubblicato il 11 maggio 2016 da redazione

Pensioni

ROMA. – L’introduzione di maggiore flessibilità di uscita verso la pensione non deve pesare sui conti pubblici e quindi in definitiva sulle generazioni future: il presidente Inps, Tito Boeri ribadisce la necessità di coniugare la libertà delle persone con la sostenibilità dei conti chiedendo di non toccare il debito pensionistico con le norme alle quali il Governo lavora per l’anticipo del pensionamento rispetto all’età di vecchiaia.

Sul tema più generale della previdenza è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella affermando che la “variabilità insistita nelle prestazioni del sistema previdenziale affievolisce la affidabilità di un istituto che vede nella solidarietà intergenerazionale un fondamento della coesione sociale e un presupposto della sua tenuta”.

Mattarella ha quindi sottolineato l’importanza della ”creazione di occasioni di incontro tra domanda e offerta di lavoro: senza occasioni di lavoro per i giovani la crescita economica è più difficile e il rinnovamento sociale più lento”.

Il Governo secondo quanto ha spiegato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, intanto lavora a una misura “strutturale” che consenta l’anticipo del pensionamento a una fascia di età triennale (per il 2017 dovrebbe essere quella dei nati tra il 1951 e il 1953).

L’intervento comunque dovrebbe distinguere tra le diverse situazioni con opzioni diverse nella fascia di età vicina alla pensione di vecchiaia per chi ha ancora un lavoro e chi è disoccupato e chi ha maturato un assegno leggero e chi potrà contare su una prestazione consistente.

Poletti intanto ha assicurato che i furbetti degli sgravi contributivi, ovvero quelli che li hanno richiesti per le assunzioni a tempo indeterminato fatte nel 2015 (60.000 aziende per circa 100.000 lavoratori) pur non avendone diritto saranno “duramente colpiti”.

Secondo Boeri “è necessario concedere libertà alle persone”, tenendo ben presente la “sostenibilità” dei conti, ma anche quella “dell’individuo”. La libertà di andare in pensione deve essere consentita, ma senza toccare il debito pensionistico e senza “aggravare il conto che dovrà essere pagato dalle generazioni future”.

Questa opportunità che dovrebbe quindi prevedere una penalizzazione per chi esce in anticipo secondo Boeri “aiuta anche le imprese”, che spesso “si trovano a gestire dei lavoratori ‘bloccati’, che rimangono in azienda malvolentieri”, e ciò rappresenta “un costo”.

“Vogliamo costruire un intervento equilibrato – ha assicurato Poletti – tenendo conto dei conti dello Stato e distinguendo tra situazioni diverse. L’idea è di fare una misura strutturale”. I sindacati ribadiscono la richiesta di un incontro.

“Il governo – ha detto la numero uno della Cgil, Susanna Camusso – non ci ha contattati, abbiamo visto solo i titoli dei giornali e le dichiarazioni del presidente del Consiglio, sappiamo che c’è ancora un animale come simbolo che si chiama Ape e basta”.

“Sulle pensioni – ha detto il leader della Uil, Carmelo Barbagallo – stiamo aspettando un incontro, abbiamo una nostra piattaforma e mi pare che anche loro abbiano delle idee che magari non coincidono con le nostre, vedremo di discutere rapidamente nel merito perché il paese ha bisogno di una staffetta generazionale e perché alcuni lavoratori devono poter andare in pensione prima”.

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Il Venezuela attraversa una delle fasi piú critiche della sua storia

Pubblicato il 11 maggio 2016 da redazione

Pensionati in Venezuela durante una riunione in cui l'Ambasciatore e funzionari dei Patronati hanno spiegato i motivi che hanno determinato la riduzione delle pensioni e quale potrebbe essere la situazione nel 2016.

Pensionati in Venezuela durante una riunione in cui l’Ambasciatore e funzionari dei Patronati hanno spiegato i motivi che hanno determinato la riduzione delle pensioni e quale potrebbe essere la situazione nel 2016.

ROMA – La settimana parlamentare è iniziata con il Venezuela e la nostra comunità al centro dei lavori della Camera dei Deputati.

Rispondendo nell’aula di Montecitorio ad una interrogazione urgente presentata dai deputati Fabio Porta, Giovanni Burtone, Demetrio Battaglia e Antonio Cuomo, del Partito Democratico, con la quale i parlamentari chiedevano “se e quali iniziative il Governo intenda adottare per monitorare costantemente l’evolversi della crisi in Venezuela e per assicurare alla comunità italiana il massimo sostegno in una condizione di oggettiva criticità, soprattutto per quanto riguarda la mancanza di generi di prima necessità, ponendo il tema anche nell’ambito degli organi internazionali”, il Sottosegretario agli Affari Esteri Benedetto della Vedova ha confermato come “il Paese sta attraversando una delle fasi più critiche della sua storia, che si sta ripercuotendo anche sulla numerosa comunità italiana residente nel Paese, le cui condizioni economiche e sociali sono fortemente deteriorate”.

Sulla questione della sicurezza, il governo ha affermato che “l’Ambasciata sta svolgendo un lavoro a tutto campo, grazie anche all’esperto che opera in loco e che si occupa delle denunce di violenze o minacce da parte dei connazionali, oltre che di eventuali casi di sequestri. La sicurezza viene, poi, posta sistematicamente all’ordine del giorno negli incontri con gli esponenti del Governo di Caracas, alla luce del continuo innalzamento degli indici di criminalità che si registrano nel Paese e, in particolare, nella capitale”.

Sulla grave carenza di medicine il Sottosegretario ha risposto che “su istruzioni della Farnesina, l’ambasciatore italiano a Caracas ha rappresentato alla Ministra degli esteri venezuelana, Delcy Rodríguez, la forte preoccupazione del Governo italiano e ha proposto delle modalità operative per far pervenire dall’Italia una lista di medicinali essenziali ai nostri connazionali, in particolare agli anziani”.

Sul tema delle pensioni, infine, molto sentito dai nostri connazionali, l’On. Della Vedova ha sostenuto che il nostro governo “è in costante contatto con l’INPS e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per vagliare la possibilità di riconsiderare il tasso di cambio attualmente utilizzato per pagare le pensioni agli italiani in Venezuela ed attuare il tasso di concambio flessibile, di valore più o meno corrispondente al precedente tasso SIMADI recentemente soppresso.

– In tal modo secondo – il rappresentante del governo – verrebbe calcolato in maniera più congrua il rateo di pensione spettante e garantito un potere d’acquisto reale, superando così le criticità legate al tasso di cambio ufficiale attualmente utilizzato, che sovrastima la valuta locale.

Fabio Porta, deputato eletto in Sudamerica e Presidente del gruppo interparlamentare Italia-Venezuela, ha così commentato la risposta del governo:

– Il Parlamento italiano non ha dimenticato i nostri connazionali che vivono in Venezuela e l’attenzione di tanti miei colleghi a quanto avviene in quel Paese conferma tale sensibilità; sono certo che il governo, che oggi come nelle scorse settimane ha risposto con altrettanta attenzione e preoccupazione ai nostri appelli, agisca rapidamente, sia sul tema delle pensioni che su quello dell’emergenza sanitaria e della sicurezza.

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