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Istat: cresce il reddito ma più divari, uno su tre a rischio povertà

Pubblicato il 06 dicembre 2017 da ansa

ROMA. – In Italia i redditi sono tornati a crescere ma non per tutti. La ripresa ha avvantaggiato i più ricchi provocando “un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà ed esclusione sociale”. Disagi che colpiscono quasi un terzo della popolazione, pari nel 2016 ad oltre 18 milioni di persone. Un record, il picco maggiore da quando il fenomeno è sotto monitoraggio, ovvero dal 2004.

A fotografare un Paese dove i divari si allargano è l’Istat, tirando le fila della mega indagine su ‘condizioni di vita, reddito e carico fiscale’. Ecco che il budget medio di una famiglia sale dell’1,8% in un anno, anche se si ferma a 29.988 netti. Una crescita trainata dagli importi più alti, visto che nella metà dei casi si va avanti con meno (24.522 euro, che sul mese si traducono in poco più di due mila euro). Cifre queste su cui l’aggiornamento dell’Istat non va oltre il 2015. Anno che fa registrare il primo aumento post-crisi.

L’Istat fa anche il punto sul ‘cuneo’, la differenza tra il costo del lavoro e quanto va in tasca al lavoratore. Nonostante il calo negli ultimi anni, il 46% si perde in versamenti. Per l’ufficio di statistica si alleggerisce anche il carico fiscale sulle famiglie (a riguardo viene citato il bonus 80 euro). Sta di fatto che, tolto quel che si deve in contributi, tre italiani su quattro vivono con meno di 30 mila euro e non arrivano al 3% coloro che possono contare su redditi personali oltre i 70 mila.

Tornando alle stime più fresche, sul 2016, a soffrire di più è il Mezzogiorno: se il rischio di povertà ed esclusione a livello nazionale è al 30% nel Sud e nelle Isole sfiora il 47%. Sono i nuclei monoreddito, con stranieri o più figli ad essere in bilico. Ma l’allarme si accende anche per chi è solo, se, e fa riflettere, sotto i 65 anni.

Tutti numeri, vale la pena precisare, che fanno riferimento a situazioni con almeno uno su tre sintomi: si vive con meno di 9.748 euro annui; si lavora solo tre mesi l’anno; si accumulano rinunce, dalle vacanze al riscaldamento. A segnare l’aumento del pericolo è anche il confronto rispetto al resto d’Europa (va meno peggio anche la Spagna). Non solo, l’Italia mostra livelli “sopra la media” in fatto di divari economici.

D’altra parte il 20% più benestante possiede il 40% della ricchezza, mentre il quinto più povero solo il 6%. Dati che giustificano in pieno la corsa al Reddito d’inclusione. Per i ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è lo strumento con cui poter prendere “in carico le situazioni più difficili”. Secondo il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, la ricetta è una: dare “centralità al lavoro”.

Sulla stessa linea la leder della Cgil, Susanna Camusso, che insiste sui “giovani”. Per la Ui il Rei è “un primo traguardo”. Il Pd fa notare che “la strada è giusta” anche se “c’è ancora tanto da fare”. Vanno all’attacco le opposizioni: il M5s rilancia “il reddito di cittadinanza” mentre Fi considera da “irresponsabili” pensare ora allo “Ius Soli”. Intanto la Coldiretti fa i conti per l’immediato: “quasi un italiano su cinque non farà regali a Natale”.

(di Marianna Berti/ANSA)

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Partita la corsa per richiedere il Reddito di inclusione (Rei)

Pubblicato il 04 dicembre 2017 da ansa

 


ROMA. – E’ partita la corsa per richiedere il Reddito di inclusione (Rei), la nuova misura nazionale di contrasto alla povertà, rivolta alle famiglie in difficoltà. Le domande per il Rei si possono presentare dal primo dicembre e già da giorni le sedi Caf “da nord a sud sono prese d’assalto” dai cittadini per avere informazioni e aiuto, fa sapere la consulta nazionale dei Centri di assistenza fiscale.

“In molti casi si stanno rivolgendo per ottenere la certificazione Isee dall’Inps”, spiegano i coordinatori Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, ritenendo quindi che sarebbe “opportuno attivare immediatamente un tavolo di coordinamento tra il ministero del Lavoro, l’Inps, l’Anci e la consulta dei Caf” in modo da poter “assicurare, nell’immediato e per il futuro, una puntuale e capillare assistenza, affinché nessuno che ne ha o che ne avrà diritto resti escluso da questo sostegno”.

Il Rei, rimarca il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, illustrando la misura a Bari, dopo l’appuntamento la scorsa settimana di Milano, è “una scelta importante”, che guarda sopratutto “alla necessità di costruire una grande rete nazionale di sostegno per la parte più debole della società, nella consapevolezza che c’è bisogno di una grande rete istituzionale e di un grande rapporto tra Governo, Stato, Regioni e Comuni da un lato; e dall’altro versante le organizzazioni sociali, il volontariato, l’associazionismo”.

La misura riguarda in prima battuta una platea di 490.000 famiglie per circa 1,8 milioni di persone; a regime, dopo luglio 2018, la platea potenziale si allarga a 700.000 famiglie per circa 2,5 milioni di persone. L’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente) è necessario per presentare la domanda e accedere al beneficio: la soglia è fissata a 6.000 euro.

Si parte dalle famiglie che hanno almeno un minore, o un figlio disabile, una donna incinta, un over-55 disoccupato. Il beneficio può arrivare al massimo a 187,5 euro al mese per una persona che vive sola e fino a 485 euro per un nucleo di 5 o più persone. Con l’approvazione della legge di bilancio quest’ultimo massimale verrà incrementato a 534 euro. Il sostegno economico è condizionato all’impegno su un progetto personalizzato.

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Povertà: dal 1 dicembre domande Rei, fino a 485 euro

Pubblicato il 29 novembre 2017 da ansa

Lotta alla povertà: da gennaio arriva reddito inclusione

 


ROMA. – Scatta tra due giorni, il primo dicembre il via alle domande per ottenere il ReI, la nuova misura permanente di contrasto alla povertà che potrà riguardare in prima battuta una platea di 490.000 famiglie per circa 1,8 milioni di persone nel complesso. A regime, dopo luglio, la misura riguarderà una platea di 700.000 famiglie per circa 2,5 milioni di persone.

La misura che prevede anche un progetto personalizzato per aiutare il nucleo ad uscire dallo stato di bisogno prevede un beneficio economico fino a 187 euro nel caso di componente unico della famiglia e un tetto di 485 euro al mese nel caso di famiglia in difficoltà con almeno cinque persone.

Le prime carte Rei potranno essere riconosciute a partire dal 2018. Il progetto viene predisposto con la regia dei servizi sociali del comune che operano in rete con gli altri servizi territoriali come Asl, scuole, centri per l’impiego ecc. Ecco in sintesi a chi spetta il beneficio e le modalità di erogazione del sussidio:

COSA PREVEDE: Il Rei è un beneficio economico condizionato alla prova dei mezzi e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa. Viene riconosciuto ai nuclei familiari che hanno un Isee non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro. Il Rei è compatibile con un’attività lavorativa (fermi restando i requisiti economici) ma non con la percezione della Naspi o di altri ammortizzatori sociali per la disoccupazione involontaria. Il beneficio viene riconosciuto nella misura massima ai soli nuclei privi di trattamenti assistenziali o con ISR (indicatore della situazione reddituale) nullo mentre per gli altri vengono integrate le risorse economiche fino alla soglia.

DAL PRIMO DICEMBRE DOMANDE: Le domande potranno essere presentate dal primo dicembre ai comuni o altri punti di accesso identificati dai comuni stessi (in molti casi ai municipi in cui sono suddivisi i servizi sul territorio). I comuni invieranno le informazioni all’Inps entro 15 giorni. L’Istituto una volta controllati i requisiti potrà riconoscere il diritto previo però la firma del progetto personalizzato.

REQUISITI: Per avere accesso al Rei bisogna essere cittadino comunitario o extracomunitario con permesso di lungo soggiorno ma è necessario anche risiedere in via continuativa in Italia da almeno due anni al momento di presentazione della domanda. In sede di prima applicazione si partirà dalle famiglie che hanno almeno un minore, o una donna in stato di gravidanza accertata (ma il Rei potrà in questo caso essere chiesto non prima di quattro mesi dalla data di parto presunta),o disabili o persone over 55 disoccupate.

TETTO MASSIMO A 485 EURO A NUCLEO: Il beneficio può arrivare al massimo a 187,5 euro per una persona sola fino a 485 euro per un nucleo di 5 o più persone. Il reddito viene erogato per 12 mensilità l’anno e può durare al massimo 18 mesi. Sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere di nuovo (per un massimo di altri 12 mesi). Il tetto è legato a quello dell’assegno sociale per gli over 65 senza reddito.

493.000.000 FAMIGLIE COINVOLTE: In prima battuta le famiglie coinvolte saranno quasi 500.000 per circa 1,8 milioni di persone complessive. Dal primo luglio la misura diventa universale e, togliendo i paletti su minori, disabili e over 55 si dovrebbero raggiungere circa 700.000 nuclei per oltre 2,5 milioni di persone. Per questa misura nell’anno sono stati stanziati nella legge di Bilancio all’esame del Parlamento due miliardi.

PROGETTO PERSONALIZZATO PER USCIRE DALLA POVERTA’: Oltre alla componente economica il ReI si concentrerà sull’occupabilità della persona che lo chiede, guardando alla sua situazione complessiva e dando vita a un “progetto personalizzato” volto al superamento della condizione di povertà. Il beneficio economico verrà decurtato o sospeso nel caso i componenti della famiglia sostenuta non si presentino alle convocazioni.

BENEFICIO EROGATO CON CARTA PREPAGATA: Il nucleo che avrà diritto al beneficio avrà una Carta di pagamento elettronica (Carta Rei), simile a una prepagata. La Carta potrà essere usata, per metà dell’importo, anche per fare prelievi di contanti. Finora invece l’uso e’ stato vincolato sempre ad acquisti nei supermercati, negli uffici postali e in farmacia.

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Arriva ReI, fino a 485 euro per 490.000 famiglie

Pubblicato il 23 novembre 2017 da ansa

Arriva ReI, fino a 485 euro per 490.000 famiglie

 


ROMA. – Scatta il primo dicembre la corsa alla presentazione delle domande per ottenere il ReI, la nuova misura permanente di contrasto alla povertà: lo strumento che potrà interessare in prima battuta poco meno di 500.000 famiglie per circa 1,8 milioni di persone avrà un tetto di 485 euro al mese nel caso di famiglia in difficoltà con almeno cinque componenti. L’Inps ha pubblicato una circolare per chiarire i requisiti necessari e le modalità di presentazione della domanda.

Le prime carte Rei potranno essere riconosciute a partire dal 2018. Ecco in sintesi a chi spetta il beneficio che sarà affiancato però di un progetto personalizzato per l’uscita dallo stato di bisogno e le modalità di erogazione del sussidio: La misura prevista dal decreto legislativo che riordina le prestazioni di natura assistenziale sostituisce il Sia (sostegno per l’inclusione attiva) e l’Asdi (l’assegno sociale di disoccupazione erogato dopo la Naspi).

COSA PREVEDE: Il Rei è un beneficio economico condizionato alla prova dei mezzi e all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa. Viene riconosciuto ai nuclei familiari che hanno un Isee non superiore a 6.000 euro e un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20.000 euro. Il Rei è compatibile con un’attività lavorativa (fermi restando i requisiti economici) ma non con la percezione della Naspi o di altri ammortizzatori sociali per la disoccupazione involontaria.

REQUISITI: Per avere accesso al Rei bisogna essere cittadino comunitario o extracomunitario con permesso di lungo soggiorno ma è necessario anche risiedere in via continuativa in Italia da almeno due anni al momento di presentazione della domanda. In sede di prima applicazione si partirà dalle famiglie che hanno almeno un minore, o una donna in stato di gravidanza accertata (ma il Rei potrà in questo caso essere chiesto non prima di quattro mesi dalla data di parto presunta),o disabili o persone over 55 disoccupate.

TETTO MASSIMO A 490 EURO A NUCLEO: Il beneficio può arrivare al massimo a 187,5 euro per una persona sola fino a 485 euro per un nucleo di 5 o più persone. Il reddito viene erogato per 12 mensilità e può durare al massimo 18 mesi. Sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere di nuovo (per un massimo di altri 12 mesi). Il tetto è legato a quello dell’assegno sociale per gli over 65 senza reddito.

493.000 FAMIGLIE COINVOLTE: In prima battuta le famiglie coinvolte saranno quasi 500.000 per circa 1,8 milioni di persone complessive. Dal primo luglio la misura diventa universale e, togliendo i paletti su minori, disabili e over 55 si dovrebbero raggiungere circa 700.000 nuclei per oltre 2,3 milioni di persone. Per questa misura nell’anno sono stati stanziati nella legge di Bilancio all’esame del Parlamento due miliardi.

PROGETTO PERSONALIZZATO PER USCIRE DALLA POVERTA’: Oltre alla componente economica il ReI si concentrerà sull’occupabilità della persona che lo chiede, guardando alla sua situazione complessiva e dando vita a un “progetto personalizzato” volto al superamento della condizione di povertà. Il beneficio economico verrà decurtato o sospeso nel caso i componenti della famiglia sostenuta non si presentino alle convocazioni.

BENEFICIO EROGATO CON CARTA PREPAGATA: Il nucleo che avrà diritto al beneficio avrà una Carta di pagamento elettronica (Carta Rei), simile a una prepagata. La Carta potrà essere usata, per metà dell’importo, anche per fare prelievi di contanti. Finora invece l’uso è stato vincolato sempre ad acquisti nei supermercati, negli uffici postali e in farmacia.

DAL PRIMO DICEMBRE DOMANDE: Le domande potranno essere presentate dal primo dicembre ai comuni o altri punti di accesso identificati dai comuni stessi. I comuni invieranno le informazioni all’Inps entro 15 giorni. L’Istituto una volta controllati i requisiti potrà riconoscere il diritto previo però la firma del progetto personalizzato.

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Povertà, Caritas: “Allarme giovani, stanno peggio dei genitori”

Pubblicato il 17 novembre 2017 da ansa

 

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Allarme giovani, stanno peggio dei genitori.

ROMA. – In Italia i figli stanno peggio dei genitori, i nipoti peggio dei nonni: è una povertà che cresce al diminuire dell’età quella che colpisce il nostro Paese. I capifamiglia under 34 sono sempre più in difficoltà, i tassi di disoccupazione giovanile (37,8% nel 2016) sono tra i più alti d’Europa (18,7%), l’ascensore sociale è bloccato e si registra un record di Neet (26%).

L’anno scorso 205.090 persone si sono rivolte ai Centri di ascolto in rete (Cda) della Caritas: tra questi il 22,7% ha meno di 34 anni. E’ l’allarme che lancia il Rapporto su povertà giovanile ed esclusione sociale 2017 “Futuro anteriore”, presentato oggi a Roma dalla Caritas italiana.

“Per contrastare questa situazione è necessario un impegno che richiede il contributo di tutti, a partire dalle istituzioni e dal ruolo insostituibile svolto dalla Caritas e da tutto il mondo dell’associazionismo e dal volontariato” ha commentato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ricordando che dal primo dicembre sarà possibile presentare ai Comuni le domande per il Reddito di inclusione, il primo strumento permanente messo in campo nel nostro Paese per contrastare la povertà.

SITUAZIONE GIOVANI PIU’ CRITICA DI ANZIANI

Da 5 anni è “più allarmante di quella vissuta un decennio fa dagli over 65”. Nel nostro paese – ricorda il Rapporto – un giovane su dieci vive in uno stato di povertà assoluta; nel 2007 appena uno su 50. Al contrario, diminuiscono i poveri tra gli over 65 (da 4,8% a 3,9%). Dal 1995 il divario di ricchezza tra giovani e anziani si è ampliato: la ricchezza media delle famiglie con capofamiglia di 18-34 anni è meno della metà, mentre quella delle famiglie con capofamiglia con almeno 65 anni è aumentata di circa il 60%.

OLTRE 200MILA ALLA CARITAS, 42,8% ITALIANI

La maggior parte ha chiesto aiuto ai Centri di aiuto del Nord (46%), dove vivono più stranieri, il 33,7% nel Centro, il 20,2% al Sud. Il 43,8% è nuovo utente. L’età media è di 43,6 anni, il 64,4% è disoccupato. C’è una una sostanziale parità tra uomini (49,2%) e donne (50,8%). Prevalgono le famiglie tradizionali con coniugi e figli (35,0%), seguite da quelle uni-personali (25,7%), in netto aumento rispetto al 2015. I senza dimora sono il 17,8% (in crescita rispetto al 2015): circa 26 mila persone. Il problema più frequente anche nel 2016 è la povertà economica (76,7%), seguita da problemi occupazionali (56,8%), abitativi (24,1%) e familiari (14,0%). Le richieste più frequenti riguardano beni e servizi materiali (60,6%), sussidi economici (25,7%) e richieste per lavoro (14,0%) o alloggio (7,7%).

PIU’ DI UN UTENTE SU 5 E’ UNDER 34

Ovvero il 10,7% degli italiani, il 31,5% degli stranieri. Tra gli italiani, la maggior parte è femmina (62,6%), del Mezzogiorno (39,1%), disoccupato (70,5%), con figli (60,6%) e con basso livello di istruzione (il 68,5% ha un titolo inferiore o uguale alla licenza media). Il 13,9% è senza dimora. Tra gli stranieri prevalgono i maschi (54,1%) e si rivolgono soprattutto ai Cda del Nord (52,2%); alta la quota di senza dimora (26,4%). Il 70,5% è disoccupato, il 69,2% è in regola con il permesso di soggiorno.

Il segretario della Cei, mons. Nunzio Galantino, commentando il Rapporto Caritas alla presentazione alla Stampa Estera a Roma ha detto che “sbaglieremmo noi se identificassimo i poveri soltanto con i clochard, con l’immigrato che sbarca sulle nostre coste. Dovremmo allargare un po’ lo sguardo alle tante donne prive di dignità.

C’è una povertà straordinaria e straordinariamente negativa, soprattutto oggi abbiamo bisogno di aprire il nostro sguardo, il nostro cuore alla povertà dei nostri giovani, una povertà non tanto fatta di mezzi materiali ma una povertà ancora più grossa cioè quella di non poter progettare il proprio futuro e crearsi delle alternative a una vita di dipendenza”.

Galantino ha anche osservato come l’Italia si trovi dietro a molti Paesi europei nelle classifiche sulla crescita economica. “I dati che abbiamo noi dal nostro rapporto ci dicono che la nostra situazione non è di quelle buone non siamo nell’alta classifica per aver superato il problema della povertà, anzi”.

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Focus famiglie: sale l’aiuto per quelle povere, assegno di 540 euro

Pubblicato il 17 ottobre 2017 da redazione

Parte il nuovo piano contro la povertà

ROMA.- I poveri italiani sono un esercito di 4,7 milioni di persone, 1,6 milioni di famiglie. E’ a loro che il governo guarda con il Reddito di inclusione attiva, in arrivo dal primo gennaio 2018, in versione potenziata grazie ai nuovi stanziamenti previsti dalla prossima manovra.

La legge di bilancio non è ancora stata messa a punto nei dettagli, molte cifre sono ancora in bilico, così come alcuni interventi, ma la lotta alla povertà costituisce, secondo l’esecutivo, uno dei pilastri imprescindibili dell’azione di governo. Per questo le risorse a disposizione per il Rei aumenteranno per il primo anno di applicazione da 1,7 a 2 miliardi di euro, allargando la platea di destinatari e facendo lievitare l’assegno riservato alle famiglie numerose.

L’estensione dell’intervento sarà progressiva. Innanzitutto si interverrà sulla prestazione, poi nella seconda parte del 2018 si allargherà la platea. Lo stanziamento aggiuntivo (pari a 300 milioni in più l’anno prossimo, 700 milioni in più nel 2019 e 900 milioni in più nel 2020) permetterà, secondo le stime, di far salire di 50 euro l’assegno per i nuclei oltre i 5 componenti, che dovrebbe quindi passare dai 480-490 euro previsti a 530-540 euro. Allo stesso tempo, salirà gradualmente il numero di persone coinvolte, fino ad arrivare ad un massimo di 650.000 famiglie dalle 490.000 attualmente previste a partire dal primo gennaio.

Fin qui gli interventi a favore delle famiglie bisognose. Ma anche per le famiglie tipo sono molte misure di alleggerimento o di incentivo previste. Torna innanzitutto ’18app’, il bonus cultura da 500 euro riservato ai diciottenni per libri, eventi culturali, concerti, musei e corsi di lingua, musica o teatro. In più vengono rinnovati i bonus casa: il sismabonus per la messa in sicurezza degli edifici, esteso quest’anno anche alle case popolari, e l’ecobonus, anche se in versione leggermente rivista rispetto al 2017. Il credito d’imposta viene prorogato al 65% per le singole unità immobiliari e fino al 31 dicembre 2021 per i condomini, ma per alcuni beni, come gli infissi o le caldaie a condensazione e a biomassa, la detrazione scende al 50%.

Per usufruire del massimo sconto bisognerà quindi affrettarsi ad agire entro gli ultimi mesi di quest’anno. Tra i cambiamenti del 2018 rientra anche la portabilità dell’ecobonus. Il credito per interventi su singole unità immobiliari potrà cioè essere ceduto a terzi e in questo modo utilizzato anche dagli incapienti, come già il sisma bonus.

La piccola grande novità della manovra è però il bonus giardini: chi deciderà di ristrutturare o creare nuove aree verdi urbane (private o condominiali) avrà diritto a un credito d’imposta pari al 36% delle spese sostenute, fino a un tetto massimo che dovrebbe essere fissato a 5 mila euro.

Sul fronte welfare, sono i ritocchi all’Ape a farla da padrone. Per l’accesso all’Ape sociale verrà riconosciuto alle donne un bonus di 6 mesi per ogni figlio alle lavoratrici, con un tetto massimo a 24 mesi. I lavoratori precari con contratto a termine potranno invece accedere all’Ape social con i requisiti in regola alla scadenza dell’ultimo contratto a termine, a patto che abbiamo cumulato almeno 18 mesi di contratti di lavoro negli ultimi tre anni.

(di Mila Onder/ANSA)

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Giovani e povertà, i numeri della manovra da 20 miliardi

Pubblicato il 03 ottobre 2017 da redazione

Disoccupazione giovanile

 

ROMA. – La manovra per il 2018 parte da un valore di quasi 20 miliardi (19,58), circa l’1,1% del Pil e sarà coperta per 10,9 miliardi in deficit e per 8,62 miliardi da nuove entrate, tra cui potrebbe figurare anche la web tax, e tagli di spesa.

A declinare i numeri della prossima legge di Bilancio è il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spiegando che ci potranno essere al massimo delle “variazioni al margine” rispetto alla tabella consegnata al Parlamento e che le “risorse limitate” che restano una volta sterilizzati gli aumenti di Iva e accise (15,7 miliardi nel 2018 e 11,4 nel 2019) andranno a incentivare la crescita.

Nella tabella sono indicati impieghi, cioè nuove norme, per 3,8 miliardi. “Misure selettive”, ha ribadito Padoan, sottolineando però che avranno però un “impatto significativo” sul Pil 2018, lo 0,3%. Ecco in sintesi i numeri della prossima manovra:

NEL 2018 338 MLN PER ASSUNZIONI GIOVANI, POI SI SALE: la dote iniziale per il nuovo ‘bonus giovani’ è di 338 milioni, che diventano 2,162 miliardi l’anno successivo e quasi 4 miliardi nel 2020. Nel pacchetto ‘competitività e innovazione’ vanno inclusi gli incentivi di ‘Impresa 4.0′ alle imprese, da super e iperammortamento al nuovo credito d’imposta per la formazione 4.0, che hanno effetti sui conti a partire dall’anno successivo a quello dell’entrata in vigore delle misure.

LOTTA A POVERTA’, 2,7 MLD IN PIU’ IN 3 ANNI: per la coesione sociale, e il finanziamento del nuovo reddito di inclusione che rappresenta il principale strumento di lotta alla povertà, il governo mette sul piatto 600 milioni in più nel 2018, 900 milioni nel 2019 e 1,2 miliardi nel 2020.

2,6 MLD A POLITICHE INVARIATE, ANCHE RINNOVO STATALI: per finanziare le misure già in vigore, che hanno bisogno però di nuovi fondi, ci saranno 2,6 miliardi nel 2018 che diventano circa 3 miliardi nel biennio successivo. Questa voce include anche le risorse necessarie a garantire il rinnovo del contratto degli statali, con gli aumenti medi di 85 euro al mese.

A INVESTIMENTI PUBBLICI 300 MLN 2018, 1,3 MLD 2019: più fondi in arrivo anche per il capitolo ‘sviluppo’ che si articola principalmente negli investimenti delle amministrazioni centrali e locali. In arrivo 300 milioni aggiuntivi nel 2018, 1,3 miliardi nel 2019 che salgono ancora a 1,9 miliardi nel 2020.

TAGLI SPESA PER 3,5 MLD, 5 DA EVASIONE. AVANTI WEB TAX: riduzione di fondi e trasferimenti e la spending review dei ministeri (1 miliardo l’anno) dovranno portare 3,5 miliardi di coperture. Altri 5,1 miliardi arriveranno dalla lotta all’evasione, in particolare dell’Iva. Apertura di Padoan anche in direzione dell’introduzione della web tax, dopo il primo passo fatto in ‘manovrina’ in aprile.

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Spinta del governo contro la povertà, più risorse nella manovra

Pubblicato il 28 settembre 2017 da ansa

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Spinta governo contro la povertà, più risorse in manovra

ROMA. – La lotta alla povertà entra di diritto nel menù della prossima manovra. Dopo il varo del Rei, che partirà a gennaio, il governo punta ad ampliare il più possibile le risorse a disposizione, con l’obiettivo di fare dell’inclusione sociale uno dei capisaldi della politica economica dei prossimi anni.

Di fronte alla fotografia scattata dall’Asvis, l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile guidata da Enrico Giovannini, che ha lanciato l’allarme proprio sull’indigenza e le diseguaglianze sempre più diffuse in Italia, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha giudicato ancora insufficienti i fondi inseriti nella legge delega sulla povertà.

L’impegno preso in prima persona dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, è dunque quello di arricchire il reddito di inclusione già dalla prossima legge di bilancio, portando la dotazione complessiva dello strumento probabilmente dagli 1,7 miliardi già stanziati a 2 miliardi di euro.

Gli spazi finanziari nella legge di bilancio saranno probabilmente pochi, ma in vista della messa a punto del ddl, le misure – e le proposte – sembrano cominciare a prendere forma. Di certo, ha assicurato il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, verranno confermati ecobonus e sismabonus, anche se con modalità differenti, mentre sul fronte lavoro il presidente dell’Inps, Tito Boeri, propone di introdurre forme di decontribuzione non solo per i giovani ma anche per le neomamme, abitualmente penalizzate dopo la maternità nel rientro nel mondo del lavoro.

Per i bonus sulla casa, l’idea del Mit è quella di unire i due tipi di incentivo, garantendo le stesse caratteristiche all’uno e all’altro: in questo modo l’ecobonus per i condomini diventerebbe quinquennale, come già il sismabonus, il credito energetico sarebbe cedibile da parte degli incapienti, possibilità prevista al momento solo per l’agevolazione antisismica, e l’entità della detrazione sarebbe in entrambi i casi legata al miglioramento raggiunto.

Allo stesso tempo, si sta ipotizzando di eliminare il massimale di 96.000 euro per i capannoni, da legare invece ai metri quadri, e di allargare i beneficiari anche all’edilizia popolare, oggetto finora di un’esclusione “senza senso”, secondo Delrio.

I conti andranno fatti con attenzione con la Ragioneria generale dello Stato, a cui tocca il compito di bilanciare ogni entrata ed uscita. Ma intanto il Parlamento reclama dal governo nuovi dati non inseriti, secondo la Commissione Bilancio del Senato, nella Nota di aggiornamento al Def trasmessa alle Camere e calendarizzata in votazione il 4 ottobre.

Secondo il presidente della Commissione, Giorgio Tonini (Pd), nel documento manca l’indicazione degli interventi e degli effetti finanziari previsti dalla prossima manovra di bilancio che invece dovrebbero essere specificati. Una “lacuna” che dovrebbe essere colmata da Padoan nella prossima audizione del 3 ottobre.

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Provea: 75% dei venezuelani vive in povertà

Pubblicato il 24 maggio 2016 da redazione

VENEZUELA--PROVEA-: Los venezolanos son más pobres y no tienen derechos sociales

VENEZUELA–PROVEA-: Los venezolanos son más pobres y no tienen derechos sociales

CARACAS – Come ormai consuetudine, anche quest’anno Provea, l’autorevole Ong che si preocupa della violazione dei diritti umani, ha reso noto il suo rapporto annuale. E, in questa occasione, ha denunciato l’incremento della povertà e le discriminazioni di cui sono vittime gli strati sociali più poveri.

– Nonostante quelli che sono al potere denuncino ripetutamente violazioni dei diritti umani ad opera di settori interni ed esterni, o del modello neo-liberale, è dimostrato che oggi sono i piú poveri le principali vittime della tendenza all’esclusione sociale promossa dalle autorità.

Dal Rapporto di Provea emerge che oggi almeno 23 milioni di venezuelani, l’equivalente al 75 per cento della popolazione, vive in povertà. Provea sostiene che se non si pone freno alla spirale inflazionaria la situazione peggiorerà.

La ong ha poi reso noto che sono state registrate 3.719 denuncie di violazioni dei diritti umani, un incremento del 40 per cento rispetto al 2014. Insomma, stando a Provea, violenza e povertà nel Paese sono in crescita preoccupante.

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Istat: lavoro incerto, giovani qualificati ma a casa di papà

Pubblicato il 20 maggio 2016 da redazione

giovani

ROMA. – Un Paese di anziani, sostanzialmente benestanti, che mantengono economicamente ma allo stesso tempo ostacolano lo sviluppo delle generazioni più giovani, alle prese con un mercato del lavoro incerto e poco redditizio e con la prospettiva di poter difficilmente raggiungere livelli sociali ed economici migliori dei loro genitori.

Nell’ultimo rapporto annuale l’Istat celebra i 90 anni di attività statistica guardando ai grandi cambiamenti di quasi un secolo di storia italiana e fornendo un’ultima fotografia di un Paese in cui i giovani, per quanto istruiti, al passo con i tempi e qualificati, sembrano schiacciati dalla loro stessa rete di protezione, la famiglia.

La generazione di transizione, quella dei millennials e forse anche la più giovane, quella che l’Istat chiama “delle reti”, costantemente connessa, sembrano aver già perso l’opportunità di salire sull’ascensore sociale che ha invece permesso a tutto il Paese di crescere nei decenni precedenti e per questo restano a casa con mamma e papà, non tanto – o non sempre – come bamboccioni ma per l’impossibilità di mantenersi.

Negli anni l’eccesso di spesa pensionistica ha avvantaggiato enormemente gli anziani, lasciando poco o niente al contrasto della povertà, facendo oggi del nostro Paese uno dei meno efficienti in Europa.

Allo stesso tempo le diseguaglianze sono aumentate: la famiglia ha fatto da paracadute a chi poteva permetterselo e da tappo a chi cercava di accedere ai gradini più alti della scala sociale, rendendo i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

“In Italia – ha spiegato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva – rimane ancora forte il legame tra i redditi percepiti e il contesto socio-economico della famiglia di provenienza, legame che tende a ostacolare i processi di mobilità sociale”. E forse non è un caso che il rapporto sia stato presentato mentre prosegue la protesta dei ricercatori precari dell’Istituto.

SEMPRE DI MENO E SEMPRE PIU’ VECCHI – La popolazione italiana diminuisce e invecchia. Al 1 gennaio 2016 la stima è di 60,7 milioni di residenti (139 mila in meno sull’anno precedente) mentre gli over 64 sono 161,1 ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Il nostro Paese è tra i più invecchiati al mondo, insieme a Giappone e Germania, e tocca il nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia per le nascite: nel 2015 sono state 488 mila, 15 mila in meno rispetto al 2014. Per il quinto anno consecutivo diminuisce la fecondità, solo 1,35 i figli per donna. Siamo molto lontani dal periodo del baby boom (dal 1946 al 1965), quando il numero medio di figli per donna arrivò all’apice di 2,7.

GIOVANI TROPPO QUALIFICATI, 1 SU 4 HA CONTRATTI A TEMPO – Oltre un ragazzo su tre tra i 15 e i 34 anni è “sovraistruito”, troppo qualificato per il lavoro che svolge. La quota è 3 volte superiore a quella degli adulti (13%). Le professioni più frequenti nell’approccio al mercato del lavoro siano quelle di commesso, cameriere, barista, addetti personali, cuoco, parrucchiere ed estetista. Tra i giovani inoltre è più diffuso il part time, soprattutto involontario (77,5% dei part timer giovani, contro il 57,2% degli adulti), “ad indicare un’ampia disponibilità di lavoro in termini di orario che rimane insoddisfatta. Anche il lavoro temporaneo è diffuso soprattutto tra i giovani: ha un lavoro a termine un giovane su 4 contro il 4,2% di chi ha 55-64 anni.

BAMBINI NUOVI POVERI, ANZIANI STANNO MEGLIO – I minori sono i soggetti che hanno pagato il prezzo più elevato della crisi in termini di povertà e deprivazione, a dispetto delle generazioni più anziane. L’incidenza di povertà relativa per gli under18, che tra il 1997 e il 2011 aveva oscillato su valori attorno all’11-12%, ha raggiunto il 19% nel 2014. Al contrario, tra gli anziani – che nel 1997 presentavano un’incidenza di povertà di oltre 5 punti percentuali superiore a quella dei minori – si è osservato un progressivo miglioramento che è proseguito fino al 2014 quando l’incidenza tra gli anziani è di 10 punti percentuali inferiore a quella dei più giovani.

ANZIANI PIÙ SPRINT, BABY BOOMER INVECCHIANO MEGLIO – Con le loro condizioni economiche, i nuovi anziani hanno migliorato anche i loro standard di vita grazie all’aumento dei livelli di istruzione e di benessere economico, a stili di vita via via più salutari, a prevenzione e progressi in campo medico. La generazione dei baby boomer, cioè coloro che sono nati dal 1946 al 1965, arrivano alla soglia dell’età anziana in condizioni di salute decisamente migliori rispetto alle precedenti.

2,2 MLN FAMIGLIE JOBLESS, SENZA REDDITI LAVORO – Le famiglie “jobless” sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell’anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro. La quota scende all’8,2% al Nord e al 11,5% al Centro. Anche in questo caso i giovani sono i più penalizzati: l’incremento ha riguardato le famiglie giovani rispetto alle adulte: tra le prime l’incidenza è raddoppiata dal 6,7% al 13%, tra le seconde è passata dal 12,7% al 15,1%.

ITALIA ESCE DA CRISI PROFONDA MA CAMMINA PIANO – Il quadro dipinto è quello che emerge da una recessione “lunga e profonda, senza più termini di paragone nella storia in cui l’Istat è stato testimone in questi 90 anni”. Oggi il Paese sperimenta “un primo, importante, momento di crescita persistente anche se a bassa intensità”. Rispetto ai precedenti episodi di espansione ciclica la ripresa produttiva è infatti decisamente più fragile.

(di Mila Onder/ANSA)

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