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Crisi Milan, anche i tifosi italo-venezuelani infuriati

Pubblicato il 19 dicembre 2017 da redazione

Milan

Gennaro Gattuso dalla panchina guarda preoccupato il gioco dei suoi a Verona. ANSA/SIMONE VENEZIA


CARACAS – Un attacco che non segna, una difesa vulnerabile e una preoccupante tendenza a sciogliersi alle prime difficoltà. La pesante sconfitta di Verona ha riaperto lo stato di crisi in casa Milan, sempre più lontano dalle posizioni di vertice e con il morale sotto i tacchi dopo il 3-0 del ‘Bentegodi’.

Dopo la straordinaria campagna acquisti i tifosi della nostra serie A sono perplessi, mentre quelli rossoneri sono delusi. Abbiamo chiesto il loro parere a diversi di loro.

Iniziamo con Davide Baldan che ci dice: “Ma io ho una domanda: ‘Fassone e Mirabelli ci fanno o ci sono?’ Hanno dilapidato 250 milioni di Euro causato danni d’immagine inquantificabili e ridicolizzato la fama della societá. Speriamo che il Milan cambi i suoi vertici e di essere rilevati da una proprietá sana con dirigenti capaci”.

Mentre Gabriele Russo, usa poche parole per descrivere la sua amarezza per l’attuale situazione del Milan: “Stimo tanto Gattuso. Ma il problema dei rossoneri non era Montella”.

Sull’onda natalizia Enrico Ambrosetti ci dice: “Alla prossima sconfitta io ai colpevoli direi anche che Babbo Natale gli porta cenere e carbone. Questo Milan, prima di comprare tutti i pacchi, ha dovuto comprare uno dei suoi vecchi fuoriclase nella dirigenza: Ariedo Braida!”.

Dal canto suo Michele Canova commenta: “La vedo molto grigia per il Milan ed è un vero peccato perchè, se non si danno una mossa, rimedieranno una figura terrificante contro il Ludogorets in Europa League. L’unica buona notizia è che c’è del tempo sino al 15 di febbraio.

Mentre in campionato la situazione è ormai pressochè pregiudicata; la Roma è a 14 punti e la Lazio a 9, entrambe hanno una gara in meno. Le prossime due sfide dei rossoneri sono con l’insidiosissima Atalanta in casa e poi a Firenze. A meno di miracoli natalizi il Milan è già virtualmente fuori dall’Europa”.

Bonucci

 

Nonostante l’inversione di rotta nella guida tecnica, i problemi del Milan restano gli stessi di inizio stagione. La squadra è ancora alla ricerca di un killer in area di rigore. Nikola Kalinic è solo l’ombra del giocatore ammirato a Firenze, André Silva fatica ad ambientarsi nel campionato italiano ed è ancora alla ricerca del primo gol in Serie A. Resta il giovanissimo Cutrone, proveniente dalla Primavera, che da solo non può sobbarcarsi sulle spalle tutto il peso dell’attacco rossonero.

 

Vito De Lucia ci fa il punto della situazione dei rossoneri: “Al giorno d’oggi il progetto del Milan é stato un fallimento. Per costruire una squadra vincente bisogna iniziare a pianificarla dall’alto: dirigenza, allenatori, scout. Persone che conoscano il vero valore dei giocatori e le loro capacità e non comprare, pagare milioni e credere che hai già risolto il problema. Poi avere un allenatore ed uno staff tecnico con la capacità di prepepararsi fisicamente per rivalorizzare l’immagine ed il rendimento della squadra rossonera. Gli acquisti di mercato non sono stati all’altezza di tutti i soldi che sono stati spesi per loro. Le uniche eccezioni sono Suso e Bonaventura”.

Al suo intervento De Lucia aggiunge: “E’ anche vero che la rosa del Milan, nonostante gli errori di mercato, non può puntare più in lá di un quinto o sesto posto. Cosí come lo sta facendo la Lazio, forse il quinto posto non sarà cosí facile! La squadra di Simone Inzaghi sta disputando un ottimo campionato, senza avere una rosa come quella del Milan. Molti pensavano che in questa nuova avventura i rossoneri potevano puntare allo scudetto, non ho mai pensato in quella possibilità. O nel peggiore dei casi puntare ad un posto in Champions League, anche questa possibilità non l’ho vista così probabile. Ci sono 4 squadre con una rosa ed un tecnico superiore come lo sono: Juventus, Napoli, Roma ed Inter. Prima dell’inizio di questa stagione presagivo nel potere dell’Inter ed adesso ha un ottimo allenatore e la vedevo superiore al Milan. Questo lo dico da tifoso rossonero. Nel Milan c’è stato un mix di errori di mercato ed un pessimo lavoro dell’allenatore che hanno portato la squadra in deriva. Spero che il futuro sia migliore e che il Milan torni al posto che si merita in Italia ed in Europa”.

 

Il portiere del Benevento Brignoli dopo il gol segnato al Milan.

Mentre Elisabetta Moro vede un futuro roseo per il suo Milan: “Amici rossoneri! Stiamo calmi in questo periodo difficile, che alla fine gioiremo ancor di più. Ricordo ancora quando vincemmo con Sacchi dopo anni di oscurantismo: poi gioia allo stato puro, lacrime di felicità, pugni sul volante per la contentezza. Ci sta soffrire un pó!. Lo dico sempre a mio figlio di 8 anni che sta vedendo solo sconfitte ma dopotutto anch’io dallo scudetto della stella a quello successivo altro che 8 anni ho aspettato”.

Nella crisi del Milan, se l’attacco stenta, la difesa non è da meno. Da quando Gattuso si è seduto sulla panchina rossonera, il Milan non ha subìto gol solamente nel match degli ottavi di Coppa Italia. Neanche il passaggio dalla difesa a tre – utilizzata da Montella – a una retroguardia a quattro è servito per acquisire nuove certezze. Bonucci e compagni hanno incassato complessivamente cinque reti dalle due neopromosse Verona e Benevento, a cui vanno aggiunti i due gol del Rijeka in Europa League e quello incassato nel successo di misura contro il Bologna. Proprio l’ex colonna della Juventus è il simbolo di una campagna acquisti da oltre 200 milioni di euro che non sta ripagando gli investimenti fatti in estate.

Daniele Stifano é anche amareggiato per il suo MIlan: “Purtroppo anche quest’anno, dopo essere partiti con grandi speranze e aria di novità, siamo sempre allo stesso punto anzi peggio, perché alla fine rimpiango Montella con la sua Supercoppa italiana ed anche Mihajlovic con la sua finale di coppa Italia e il suo sesto posto. Morale? Nelle due precedenti gestioni, Brocchi scusate ma non fa testo essendo solo il risultato dell’ultima scellerata del Cavaliere, almeno si era tirato fuori il meglio dagli uomini a disposizione e in certe partite si aveva la sensazione di giocare alla pari, vedi vittoria sulla Juve con gol di Locatelli o 1-1 sempre con la Juve in Supercoppa. Ora ogni volta ti devi aspettare una sorpresa sempre più negativa dal 4-0 con la Lazio fino al 3-0 con il Verona con errori veramente da campetti di periferia, con tutto il rispetto per chi gioca a livello amatoriale. Al posto di Gattuso, che ovviamente non c’entra niente, comincerei a tenere fuori squadra chi non si impegna fino in fondo a partire da Bonucci, dal portiere, da Kalinic e comincerei ad inserire i giovani in rosa come Cutrone e Locatelli fino ad arrivare a quelli della Primavera, se ne sono visti due in Europa League niente male, mi sembra un certo Gabbia ed un’altro”.

Il Milan é in ritiro da oggi fino a data da definirsi. La decisione è stata presa dalla società e dall’allenatore Gennaro Gattuso. Sabato a San Siro il Milan affronterà lo scontro diretto con l’Atalanta. Inoltre, dopo quella che lo stesso Gattuso ha definito una ‘figuraccia’, a Verona, è stata annullata la cena di Natale del Milan, che era prevista per ieri sera, fra la squadra e la dirigenza.

Massimo Vicentini ironicamente dice: “Probabilmente al posto del ritiro era meglio se azzeravano gli stipendi di tutta la squadra dal presidente ai giocatori, le ripercussioni forse si sarebbero viste subito!”

Ugo Zunin: “Il ritiro gli farà bene a questa squadra, se non altro servirà a Gattuso per guardarli in faccia e capire se c’è qualcosa da salvare. Ma, secondo me però non servirà proprio a nulla, non vedo vie d’uscita da questa crisi. Mi dispiace tanto, speravo che questa fosse la stagione della rinascita”.

Monica Rossi parla chiaro: “La sensazione, anzi, la certezza è che l’inizio della fine, questo si far per dire, sia stato il licenziamento di Montella. Le difficoltà iniziano sempre nel campo; ma c’è chi deve motivare e allenare chi scende in campo; e, semplicemente, il Sig. Gattuso non è all’altezza del compito. E non desidero parlare dei Signori Fassone e Mirabelli; per loro ci vuole un enorme: No Comment!”

La delusione dei giocatori del Milan dopo la sconfitta a Verona. ANSA/SIMONE VENEZIA

Mentre Piero Palumbo dice la sua nel seguente modo: “Dare la colpa al destino non tirerà fuori il Milan dai problemi. Pessima direzione sportiva, eccesso di ottimismo e limiti tecnici lo hanno messo al settimo posto. Non è il destino che vi ha fatto piccolo il Milan e non sarà il destino a rifarlo grande. Da romanista spero che il Milan ritorni quella che faceva tremare le avversarie”.

Silvano Scatton se la ride sull’attuale situazione dei cugini rossoneri: “Il brand Milan è talmente potente che ora sta prendendo il posto dei carabinieri nelle barzellette”.

Infine Carmine Guerra: “Il Milan attuale è fatto di mezzi giocatori, secondo me una squadra forte dev’essere basata su un difensore forte, un centrocampista forte ed un attaccante forte. Condotti da un grande allenatore e un’ottima dirigenza. Io penso ancora con nostalgia al periodo di Van Basten, Baresi, Maldini, Gullit. Spero che il Milan ritorni quello degli anni ‘90. Ma in ogni caso sempre Forza Milan”.

Oggi é iniziato il ritiro anti-crisi del Milan, deciso “fino a data da definirsi” dopo la brutta figura di domenica a Verona. I giocatori di Gattuso si sono ritrovati a Milanello dopo pranzo per il primo allenamento in vista della sfida di sabato a San Siro contro l’Atalanta e poi il Derby di Coppa Italia contro l’Inter.

“Il Milan deve lottare e deve ripartire il più presto possibile” si legge sul consueto commento alla rassegna stampa pubblicato sul sito del club, in cui si ribadisce che erano “completamente false” le voci sulle dimissioni presentate ieri dall’allenatore.

“Ieri a Casa Milan, la società e il tecnico hanno lavorato duro per programmare il lavoro durante i giorni di ritiro e per fare le analisi utili ad uscire dal momento difficile – si chiarisce nella nota -. Tutte le componenti del club sono stimolate e impegnate su questo fronte, per far sì che la scelta condivisa del ritiro venga vissuta in maniera utile, matura e costruttiva”.

Fioravante De Simone

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Tifosi italo-venezuelani entusiasti per il ritorno in F1 dell’Alfa Romeo

Pubblicato il 07 dicembre 2017 da redazione

L’Alfa Romeo torna in F1

 


CARACAS – Nel 2018 nel mondo della Formula 1 ci sarà uno storico ritorno: l’Alfa Romeo. Il marchio del biscione torna nel grande circus dopo un’assenza di 32 anni. La casa motoristica lombarda ha siglato con Sauber F1 Team una partnership pluriennale che prevede una cooperazione a livello strategico, commerciale e tecnologico. Il nome ufficiale della squadra sarà Alfa Romeo Sauber F1 Team.

Abbiamo chiesto ai tifosi italo-venezuelani il loro parere sul ritorno del marchio lombardo nel grande circus.

Iniziamo da Carlo Caputo che ci dice: “La Ferrari è l’anima e la storia della F1 ma con l’Alfa Romeo la stagione delle corse più belle del mondo potrebbe riaccendersi. Un po’ come diceva Dalla quando cantava che Nuvolari, ‘con l’Alfa rossa fa quello che vuole, dentro al fuoco di cento saette’. E che saetta l’ultima lanciata da Sergio Marchionne. Dritta al cuore della F1 e dei suoi tifosi”

Vito De Lucia, che si confessa tifoso dell’Alfa Romeo, ci dà il suo parere: “Per noi amanti del marchio del biscione é un’emozione immensa, ricordiamoci che é la casa motoristica dov’è cresciuto Enzo Ferrari. Hanno guidato le loro monoposto piloti del calibro di Farina, Nuvolari, Caracciola. In passato questa casa motoristica si é aggiudicata due campionati del mondo di Formula Uno. E le sue monoposto ed i suoi piloti hanno fatto vivere emozioni senza fine tra gli anni ’20 e ’40. Poi tra gli anni ’70 ed ’80 il loro periplo nel grande circus non é stato fruttifero e cosí hanno deciso di ritirarsi”.

De Lucia ha continuato il suo intervento dicendo: “Oggi gli amanti dell’Alfa Romeo esultiamo e non solo noi, ma anche tutti gli italiani appassionati di motori. La maggior parte degli italiani sono ferraristi, adesso avrenno un nuovo team per cui tifare. Inizia a sentirsi il rombo dei motori in casa Alfa Romeo. Non resta che dire Buona fortuna e Forza Alfa!”

Da Nuvolari a Fangio, il mito Alfa. Regina indiscussa dei Grand Prix d’Anteguerra con la GP Tipo P2, che nel 1925 dominò il primo Campionato del Mondo, e poi legata al nome di Tazio Nuvolari nella Millemiglia del 1930, Alfa Romeo riporta in Formula Uno, dopo oltre trent’anni, uno dei marchi che ne hanno fatto la storia, legato in modo indissolubile alla leggenda di campioni del calibro di Nino Farina e Juan Manuel Fangio, con cui vinse il primo campionato mondiale piloti rispettivamente nel 1950 e nel 1951.

Dal canto suo, Mirko Baroni si mostra entusiasta: “Ottimo! Ora mettiamoci anche la Maserati in Formula Uno e la Lancia nel campionato del mondo dei rally. Così noi romantici del mondo dei motori rivivremo i bei tempi del made in Italy!”

Emilio Santos ci dice: “Questo ritorno é una sorta di ricorso storico, la Ferrari nacque dall’Alfa Romeo, ora la stessa Ferrari fa rinascere l’’Alfa”.

Mentre Chiara Destro ci spiega: “Il ritorno dell’Alfa Romeo é bello per il valore storico, ma è tutta una questione di marketing. Speriamo che la sfruttino come team satellite della Ferrari per portare dati importanti e sopratutto di dare il sedile al nostro Giovinazzi”.

L’Alfa Romeo é sinonimo di corse e prestigio tecnologico in tutto il mondo, Alfa Romeo ha preso parte al massimo campionato automobilistico come costruttore e, dal 1961 al 1979, come fornitore di motori per diversi team, tra cui McLaren, Brabham, Osella e Ligier. Dal 1979 al 1985 il Biscione torna come costruttore, ottenendo il miglior risultato nel 1983 con il sesto posto. Sempre nel 1985 progettò per la Ligier il primo motore V10 di Formula 1 moderno, presto seguito da propulsori analoghi fabbricati da Honda e Renault. L’ultima esperienza, come fornitore, si chiuse nel 1988.

Da il suo parere anche Mario Russo: “Sono sempre Ferrari solo rimarcati Alfa Romeo. E’ come nel caso della Red Bull: che ha motori Renault, ma marcati Tag Heuer. Questo servirà per riportare il marchio Alfa Romeo in F1 e questa, a prescindere dal marketing, scalda i cuori degli appassionati italiani della Formula Uno. Dall’altra è un vantaggio enorme per Sauber perchè i motori Ferrari-Alfa Romeo sono gli stessi che utilizzerà la scuderia Ferrari il prossimo anno in F1, quindi finalmente non sarà come al solito indietro di 1 anno da questo punto di vista. Questa stagione Sauber correva con motori Ferrari 2016, idem l’anno prima con motori 2015…. La Sauber è una scuderia storica della F1, con questa partnership molto forte con Ferrari-AlfaRomeo può fare grossi passi avanti e non essere più l’ultima della griglia di partenza”.

Mentre Mariano Moscaritolo ci dice: “Tutto quello che può servire per rilanciare/valorizzare un marchio per me è positivo. L’attenzione riposta su un marchio così importante come Alfa Romeo è una scelta da mantenere viva e da sviluppare costantemente”.

Roberto Esposito é entusiasta: “Ottima notizia per l’Alfa, per la Ferrari e per tutta la Formula Uno. Sarebbe davvero bello vedere l’Alfa Romeo come un team per giovani piloti veloci e come trampolino di lancio per la Ferrari. Leclerc è il migliore, ma accanto a lui ci deve essere Giovinazzi o al massimo Wehrlein. Anche Kvyat non sarebbe male, basta che siano piloti veloci e di talento”.

Infine Antonio Bianco comenta: “Contento del rientro dell’Alfa Romeo in Formula Uno. Spero che a futuro facciano anche correre piloti italiani”.

ll presidente Ferrari Marchionne ha dichiarato in conferenza stampa: “L’accordo con Sauber ­F1 Team è un passo significativo nella ricostruzione del brand Alfa Romeo che, tornando in Formula 1, restituisce al campionato uno dei marchi che hanno fatto la storia di questo sport, andando ad aggiungersi ad altre importanti aziende automobilistiche che partecipano alla Formula 1. Il brand stesso, inoltre, potrà beneficiare dello scambio tecnico e strategico con un partner di esperienza indiscussa come Sauber F1 Team e gli ingegneri e i tecnici dell’Alfa Romeo, che hanno già dato prova delle loro capacità con la progettazione dei nuovi modelli Giulia e Stelvio, potranno ulteriormente ampliare la loro esperienza portando al Sauber F1 Team competenze tecniche di assoluta avanguardia. Contemporaneamente, tutti gli appassionati di Alfa Romeo potranno di nuovo tifare per un costruttore di automobili che é determinato a scrivere un nuovo capitolo della sua única e leggendaria storia sportiva”.

Il 28 marzo del 2018, dopo 32 anni, il libro della storia Alfa in Formula 1 si riaprirà sulla griglia di partenza del Circuito Albert Park di Melbourne per il Gran Premio d’Australia.

Fioravante De Simone

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Inter: ritorna Mancio, “nuova sfida stimolante”

Pubblicato il 14 novembre 2014 da redazione

MILANO. – Elegante e composto, con rigorosa sciarpa al collo, dopo sei anni Roberto Mancini si siederà di nuovo sulla panchina dell’Inter e vi resterà, salvo colpi di scena, fino a giugno 2017. Un ritorno fortemente voluto da quando è finita la sua esperienza alla guida del Galatasaray. Serviva una svolta, uno scossone in tutto l’ambiente prima del derby e dopo il deludente pari col Verona. Moratti ne ha caldeggiato la candidatura e Thohir ha capito che sarebbe stato l’uomo giusto per risollevare le sorti della squadra. “Una nuova e stimolante sfida, sono contento di riabbracciare i tifosi. A domani e forza Inter” le prime parole del nuovo tecnico affidate al cinguettio di Twitter. Un amore ritrovato, una passione mai tramontata con i tifosi che lo hanno sempre ricordato con affetto e riconoscenza. Thohir ha di fatto scelto il suo primo allenatore proprio alla vigilia dell’annuale anniversario come azionista di maggioranza del club. Decidendo, tra l’altro, di affidarsi allo stesso uomo che regalò le prime vittorie al suo predecessore. Come fosse una strada affidabile da percorre per tornare grandi. Un segnale che l’opinione di Moratti conta ancora in società nonostante le recenti dimissioni. “Quest’oggi ho preso la difficile decisione di sollevare dall’incarico di allenatore Walter Mazzarri, in comune accordo con tutto il management. Lo ringrazio per tutti gli sforzi profusi. Ma il nostro obiettivo è quello di riportare l’Inter a essere uno dei top club d’Europa ed è per questo che sono felice di dare il bentornato a Roberto Mancini. La sua carriera parla per lui. La sua esperienza internazionale, così come la sua voglia di successi porterà la squadra ad un livello più alto” il benvenuto di Thohir sul sito ufficiale del club. Insomma il presidente ha capito che serviva un profilo importante per supportare il progetto di rilancio del brand. Un uomo che potesse ripopolare gli spalti del Meazza, un’immagine spendibile nel mondo. Ed erano proprio queste le caratteristiche di Mancini più apprezzate da Moratti. Perché sulla panchina di una squadra come l’Inter serve un uomo comunicativo, affascinante e di grande personalità. Il cambio in corsa costerà parecchio alle casse nerazzurre, l’addio a Mazzarri e al suo staff peserà più di 15 milioni di euro. E Mancini non ha concesso sconti: percepirà un ingaggio intorno ai 4 milioni a stagione diventando effettivamente l’allenatore più pagato della Serie A e si porterà dietro anche fedeli collaboratori. Ma Thohir, nelle lunghe chiamate intercorse con l’allenatore nella giornata di ieri, ha capito che era il miglior tecnico disponibile sul mercato, in grado di rilanciare la stagione e regalare di nuovo entusiasmo alla piazza. L’unica alternativa possibile. Il presidente ha così spianato la strada al dg Fassone e al Ceo Bolingbroke che a Roma nella nottata hanno chiuso la trattativa. Moratti era stato avvisato in giornata, rispondendo probabilmente con un sorriso all’annuncio del ritorno del Mancio. “Sono felice, è un grande lavoratore, un cambio necessario in questo momento” il suo commento. Perché secondo l’ex patron ora l’Inter è di nuovo in buone mani.

Ufficializzato l’addio di Mazzarri i tifosi sui social network hanno festeggiato. È la storia di un feeling mai nato, di un rapporto controverso cadenzato dai fischi del Meazza e dagli sfoghi via web ad ogni passo falso della squadra. La voce della piazza nerazzurra si era fatta sentire a più riprese nei giorni scorsi. Tutti uniti, voci autorevoli e non, nell’hashtag #MazzarriVattene. E alla fine Thohir ha accontentato i tifosi. “Il presidente ha visto che la disaffezione per Mazzarri portava meno spettatori, cioè introiti. Ha capito che gli costa meno cambiare allenatore piuttosto che rischiare di stare fuori dall’Europa. Non è questione di piazza, è questione di Piazza Affari” il commento di Enrico Mentana a Radio 24 sull’esonero di Walter Mazzarri dalla guida dell’Inter. Ora c’è di nuovo speranza, poca riconoscenza nell’ex allenatore e molta euforia. La scusa della pioggia nel pari col Verona ha di fatto incrinato definitivamente il rapporto. Non era più riconosciuto il ruolo di Mazzarri. Ma adesso inizia una nuova storia, un secondo capitolo con Mancini. L’uomo che ha fatto gioire i tifosi dopo anni senza successi.

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21:55Doping: avvocato Lucioni, “nessuna responsabilità atleta”

(ANSA) - ROMA, 16 GEN - "Il collegio ha riconosciuto tutte le attenuanti previste dalla normativa, ma non si è sentito di applicare la norma sull'assoluta mancanza di responsabilità, che era quello che chiedevamo in via principale". L'avvocato di Fabio Lucioni, Saverio Sticchi Damiani, ha commentato così la sentenza del Tribunale nazionale antidoping di Nado Italia che ha comminato al difensore del Benevento una squalifica di un anno (4 anni di inibizione per il medico sociale Walter Giorgione) per l'uso del Clostebol. "Dispiace, perché si poteva arrivare a una decisione del genere in tempi meno lunghi e senza illudere il ragazzo - aggiunge il legale - che è rientrato in campo e ora è stato squalificato. Era opportuna una gestione più attenta dei tempi del processo". Sicuro il ricorso in appello: "Andremo avanti, perché questo è uno dei pochi casi nei quali si può davvero escludere completamente la responsabilità dell'atleta".

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