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Scontro Usa-Turchia, Washington sospende i visti

Pubblicato il 09 ottobre 2017 da ansa

Scontro Usa-Turchia, Washington sospende i visti. REUTERS/Osman Orsal

 

 

ISTANBUL. – Tra Turchia e Stati Uniti è scontro aperto. A scatenare l’ennesima crisi diplomatica che coinvolge il governo di Ankara è stato l’arresto la scorsa settimana di un impiegato turco del consolato americano a Istanbul, Metin Topuz, sospettato di spionaggio e di aver tenuto contatti con figure di spicco della presunta rete golpista di Fethullah Gulen.

Dopo aver subito definito le accuse “senza fondamento”, è arrivata la reazione di Washington: stop alla concessione dei visti brevi, cioè per turismo, affari e studio. Le missioni Usa in Turchia prenderanno in considerazione solo le richieste di visto per immigrazione.

Uno schiaffo cui Ankara ha risposto a caldo, emanando la stessa misura per le sue sedi diplomatiche negli Usa. Ma l’effetto, ovviamente, non è lo stesso. Come ha dimostrato già dall’apertura la Borsa di Istanbul. A fine giornata, gli indici hanno fatto segnare perdite di quasi il 3%, mentre ancora maggiore è stato il calo della la lira turca rispetto al dollaro.

Nel pieno della bufera, la procura di Istanbul ha emesso un “invito” a testimoniare per un altro impiegato turco del consolato americano, finito nell’inchiesta insieme al collega. Entrambi, precisano le autorità, non godono di immunità diplomatica. In attesa che l’uomo si presenti davanti ai magistrati, la moglie e il figlio sono stati fermati e interrogati dalla polizia nella provincia di Amasya, sul mar Nero.

Un clima di fortissima tensione in cui non è mancata la convocazione del numero due dell’ambasciata Usa in Turchia, cui le autorità di Ankara hanno chiesto una revoca “immediata” dello stop ai visti, giudicato come una “escalation non necessaria”.

“Al di là di tutto, questa è una decisione che ci rattrista. Il fatto che l’ambasciatore ad Ankara abbia preso una tale decisione e l’abbia posta in essere ci rattrista”, è stato il commento del presidente Recep Tayyip Erdogan, giunto solo nel tardo pomeriggio dall’Ucraina, dove ha incontrato il suo omologo Petro Poroshenko.

Parole che sembrano voler mettere una distanza tra la misura sui visti e l’amministrazione di Donald Trump, facendo ricadere la responsabilità sull’ambasciatore americano uscente, John Bass, spesso oggetto di pesanti attacchi dagli ambienti governativi di Ankara. A pesare sui rapporti tra i due Paesi, resta sempre l’ombra dell’estradizione negata di Gulen, in auto-esilio in Pennsylvania dal 1999, che la Turchia ritiene lo stratega del tentato golpe dello scorso anno.

(di Cristoforo Spinella/ANSA)

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Cuba prepares for US President Obama vist

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Torna la tensione con Cuba, stop Usa a viaggi e visti

Pubblicato il 29 settembre 2017 da ansa

Cuba

La bandiera Usa e quella cubana nel 2016. EPA/ORLANDO BARRIA

WASHINGTON. – I misteriosi “attacchi acustici” di cui sono stati vittime diplomatici americani a Cuba hanno fatto riesplodere le tensioni tra Washington e L’Avana, al punto che dopo mesi di domande senza risposte e sospetti senza conferme, il dipartimento di Stato ha adottato misure estreme, ritirando il 60% del personale dell’ambasciata a Cuba e diffondendo un’allerta che sconsiglia ai cittadini americani di recarsi sull’isola. Stoppato inoltre il rilascio di visti per i cubani che intendono recarsi negli Usa.

Un passo che non interrompe le relazioni diplomatiche da poco ripristinate fra i due Paesi, ha assicurato il segretario di Stato Rex Tillerson, ma che segna una pericolosa escalation dopo il disgelo fortemente voluto da Barack Obama e frenato da Donald Trump.

Ad oggi nessuno è stato in grado di sciogliere i numerosi interrogativi posti dall’intricata vicenda, fin da quando si segnalarono i primi ‘disturbi’, con dettagli che avevano quasi dell’inverosimile, accusati da diplomatici americani di stanza a Cuba: da problemi all’udito, alla vista, a capogiri, che furono identificati come conseguenze di misteriosi “attacchi acustici agli ultrasuoni”.

Due le principali spiegazioni avanzate dagli esperti in questi mesi: da una parte l’ipotesi che siano state utilizzate ‘armi acustiche’ (anche queste non meglio identificate), dall’altra la possibilità che si sia trattato di un tentativo di sorveglianza con tecnologia che non ha funzionato ed è sfuggita di mano. Mistero, naturalmente, soprattutto sull’eventuale mandante.

Perché da subito il governo cubano ha affermato di non avere nulla a che fare con gli “incidenti”, così definiti ufficialmente, avviando una stretta collaborazione con Washington per venirne a capo. Numerosi i contatti fra le cancellerie: anche nei giorni scorsi rappresentanti del governo cubano erano a Washington per incontri e colloqui.

Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez ne ha parlato anche durante il suo intervento all’Assemblea Generale dell’Onu, ribadendo che Cuba non ha idea di cosa stia colpendo gli americani sull’isola. E allora a Washington non è rimasto che ordinare ai suoi di lasciare Cuba, ma anche avvisare gli americani che recarsi sull’isola vuol dire esporsi ad un pericolo sfuggente e al quale di fatto ad oggi non c’è modo di rispondere.

L’avviso ufficiale del dipartimento di Stato sottolinea infatti che gli “attacchi specifici” hanno avuto luogo in residence e hotel frequentati da americani, da cui la convinzione che sono a rischio tutti i cittadini Usa, anche i non diplomatici. Quindi l’indicazione esplicita che il governo avrà capacità limitate di aiuto in caso di viaggi a Cuba, anche perché sta richiamando la gran parte dei suoi diplomatici nel Paese proprio in risposta agli attacchi.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)

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