Art. 18, ‘ABC’: pressing sul prof. Bersani: «Accordo a maggio»

ROMA – Un accordo sulla riforma del mercato del lavoro prima delle amministrative. E una legge sulla corruzione entro Pasqua. La maggioranza del trio ‘ABC’ attende il premier per il rush finale sulle riforme fondamentali, quelle che stanno catalizzando l’attenzione sul futuro del Paese. Prima tra tutte quella sul lavoro che è sui binari di partenza e per la quale il conto alla rovescia è già iniziato.
– Il disegno di legge sarà presentato da qui a qualche giorno – annuncia il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che attende di vedere il testo del provvedimento già domani sera. Quando, ormai tornato dal viaggio in Asia, il premier esaminerà il progetto messo a punto dal ministro Fornero ”e vedrà se è pronto per sottoporlo alla mia firma”, spiega Napolitano. Una firma che altro non è che un ‘visto’ per presentarla in Parlamento. Dove, ad attendere la storica riforma del lavoro, quella che metterà le mani anche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ci saranno i partiti della maggioranza pronti ad apportare quei ritocchi per loro necessari ad arrivare ad un’intesa per varare la riforma.
Il primo a puntare su un accordo è il segretario del Pd.
– Io ci credo – dice Pier Luigi Bersani che guarda ad un ”punto di caduta condiviso in Parlamento” e non vuole neppure prendere in considerazione la possibilità di un ”incaponimento del governo”. Con un po’ di ”equilibrio”, insomma, è possibile correggere alcuni punti della riforma ed arrivare ad approvarla per maggio. Per farlo, Bersani è disposto a mettere sul piatto della trattativa alcune delle richieste del centrodestra sulla ”flessibilità in entrata”. Aperture che vengono apprezzate dal Pdl.
– Fare insieme la riforma è meglio che farla separati – dice il segretario Angelino Alfano. Il quale però teme il pressing della Cgil sul Pd e quindi puntualizza:
– Non vorrei che l’agenda alla fine la facesse il sindacato e non il governo.
Ma Bersani chiarisce:
– Noi siamo un grande partito, più grande di quello di Alfano e ragioniamo con le nostre teste.
Il ragionamento, a scanso di equivoci, viene subito chiarito.
– La nostra idea non può prevedere che il posto di lavoro sia unicamente monetizzato anche in assenza di una giusta causa di licenziamento – spiega Bersani. Resta la disponibilità sulla flessibilità in ingresso che, l’esperto del Pdl, Giuliano Cazzola, apprezza:
– Bersani ha fatto aperture interessanti.
La schiarita sull’accordo tra il leader del Pd e Alfano fa intanto tirare un sospiro di sollievo al centrista Pier Ferdinando Casini che fino all’altro ieri temeva un ‘insabbiamento’ del governo sulle secche della riforma del lavoro.
– Su una cosa sono d’accordo con Bersani – afferma -: quando dice votiamo prima di maggio. Sul reintegro decide invece il governo.
Mentre su un alleggerimento delle regole in ingresso c’è il suo ok.
– Una flessibilità superiore non crea pregiudizio al lavoratore, ma più mobilità – osserva.
Sull’accordo, intanto, pesa la minaccia di sciopero generale della Cgil.
– Bisogna aiutare il premier ‘a riflettere’ sui licenziamenti economici – chiarisce la leader Susanna Camusso.
Monti, rientrato dal lungo tour asiatico, convoca a stretto giro di posta un cdm nel corso del quale ci potrebbe essere un ultimo giro di tavolo sulla riforma prima di inviarla alla valutazione del presidente della Repubblica.
– La riforma – ripete il prof. – serve a modernizzare la rete di sicurezza sociale e ad aumentare la flessibilità nella gestione della forza lavoro.
Ma in Italia, ad attenderlo dall’Asia, ci sono anche i nuovi, drammatici, dati sulla disoccupazione, soprattutto quella giovanile. E il consiglio dei ministri di domani potrebbe essere l’occasione per fare il punto su una serie di altre questioni urgenti. C’è la riforma della giustizia, per la quale Casini chiede di chiudere entro Pasqua sulle norme anticorruzione.
– Se le forze politiche non troveranno l’accordo, il governo vada avanti da solo – avverte. Risolta, in extremis, con un emendamento in Senato al decreto fiscale, la questione dell’Imu, resta da affrontare il nodo ‘esodati’. Per dare un’indennita’ ai lavoratori in mobilita’ da ‘accompagnare’ verso la nuova età pensionabile, Monti potrebbe dover avere bisogno di altri 3 miliardi di euro l’anno.

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