Fiat, Marchionne: «Il Paese ci rispetti. Non c’è solo l’Italia»

TORINO – All’Italia Sergio Marchionne chiede ”rispetto reciproco” e ”scelte rapide e nette” perchè il tempo non è infinito.
– Siamo una multinazionale e non ha più senso parlare della Fiat come azienda italiana o europea – dice davanti alla platea dei piccoli azionisti, riuniti al Lingotto per approvare il bilancio 2011, nominare il nuovo consiglio di amministrazione – in cui per la prima volta nella storia del Lingotto entrano due donne – e per la conversione delle azioni di risparmio e privilegiate in ordinarie. A Piazza Affari il titolo Fiat lascia il 2,59%, quello di Fiat Industrial il 3,17%.
– Spetta al Paese – spiega Marchionne, molto applaudito quando cita il premier Mario Monti – decidere se vuol far parte di questo progetto, essere parte importante del mosaico dell’azienda che stiamo costruendo. Gli strumenti ci sono, la nostra volontà anche. Ora dipende solo dall’Italia, soprattutto dalle forze sociali, se metterli a frutto. Noi abbiamo cercato di creare tutte le condizioni per farlo e abbiamo trovato un ampio consenso.
Marchionne fa un riferimento alla Fiom, che ”per ragioni incomprensibili continua a opporsi al progetto”, e dice che valuterà l’impatto delle cause giudiziarie in corso”.
– I diritti sono sacrosanti e vanno tutelati – afferma – ma, se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo.
Il manager del Lingotto sottolinea il ruolo di Chrysler nel ruolo di player mondiale che la casa torinese vuole giocare, dice che il cammino d’integrazione procede in modo spedito ma ”è molto improbabile” una fusione entro l’anno, mentre è possibile ma non scontato un aumento della quota fino al 61,8%.
Della nuova dimensione acquisita dal gruppo parla anche il presidente della società, John Elkann.
– Il 2011 ha cambiato la Fiat per sempre, con lo spin off e l’acquisizione della quota di maggioranza di Chrysler. Oggi è un gruppo automobilistico completamente nuovo, con 155 stabilimenti dove vengono prodotte 4 milioni di auto, 197.000 dipendenti, un fatturato di 59 miliardi equilibrato: 21 miliardi nel Nord America, 21 in Europa, 11 nel Mercosur e 5 nel resto del mondo.
Marchionne conferma i target 2012 con ricavi superiori ai 77 miliardi e un utile netto tra 1,2 e 1,5 miliardi, anche se rinvia al terzo trimestre una valutazione ulteriore alla luce dell’andamento dei mercati. Non nega la ricerca di un partner in Asia, mentre in Russia l’inizio della produzione è previsto per il 2013 e in Cina alla metà di quest’anno. E se il nome Fabbrica Italia è sparito dal vocabolario del manager, sono però confermati gli investimenti già avviati a Pomigliano, Grugliasco e il prossimo anno a Mirafiori: la fabbrica modello campana è ”l’esempio che le cose si possono cambiare”.
Nessuna ipotesi di spin off per le case del lusso Maserati e Ferrari, che Marchionne vuole mantenere all’interno del gruppo. Domani tocca agli azionisti di Fiat Industrial, nella stessa sede, deliberare sui conti 2011, il nuovo consiglio e la conversione delle azioni. Poi venerdì si riunirà il cda di Exor, la holding del gruppo Agnelli, per esaminare il bilancio di tutta la galassia e decidere il dividendo da distribuire agli azionisti.

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