Lavoro: la riforma approda in Aula, pressing dei partiti per nuove modifiche

ROMA – La riforma del lavoro approda in Parlamento. Da oggi pomeriggio i senatori saranno impegnati ad ascoltare le ragioni delle parti sociali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confindustria) per poi poter entrare nel vivo dell’esame forse già a partire dalla prossima settimana.
Il pressing dei partiti per ulteriori modifiche è però senza sosta: il Pdl continua a chiedere innovazioni sul fronte della cosiddetta flessibilità in entrata, il Pd guarda invece agli ammortizzatori sociali. Pronti a dare battaglia anche le opposizioni: l’Italia dei Valori è tentata dall’ostruzionismo mentre la Lega, che in commissione Lavoro a Palazzo Madama conta tra le proprie fila Rosy Mauro, potrebbe cercare di dare filo da torcere durante i lavori con l’obiettivo di distogliere il proprio elettorato dalle questioni giudiziarie che stanno tenendo sotto assedio il Carroccio. Se tutti, governo compreso, sembrano aprire alla possibilità di modifiche, seppure di portata ridotta in modo da non toccare l’impianto del provvedimento, quasi nessuno fa però mostra (almeno non ancora) di voler rimettere mano all’intesa sull’articolo 18.
Ad escluderlo l’ex ministro del Lavoro e relatore al ddl Tiziano Treu: l’intesa “non va toccata”, dice alla vigilia dell’esame a Palazzo Madama. “Combattiamo perché l’art.18 sia aggiornato in modo ragionevole secondo le migliori esperienze europee”, assicura anche il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Non a caso anche il Pdl concentra l’attenzione su un altro tavolo, quello della flessibilità in entrata, tema sul quale potrebbero registrarsi convergenze da parte dei Democratici: “Il Pdl è già al lavoro – annuncia il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri – con incontri e riunioni con i quali, ascoltando anche imprese e parti sociali, definirà poche ma chiare modifiche a un testo pieno di errori”.
Per vedere come tutto ciò possa concretizzarsi si dovrà comunque attendere qualche giorno: la commissione infatti si riunirà oggi e domani ma poi farà una pausa perché alcuni senatori hanno chiesto un po’ di tempo per la campagna elettorale in vista delle amministrative. Così per cercare di far sì che il Senato possa comunque dare il via libera al ddl in tempi rapidi (l’auspicio più ottimista è un mese) i commissari chiederanno di essere esentati nelle prossime settimane dai lavori dell’Aula.