Oltre 25mila in piazza, Sindacati: «Serve soluzione per tutti»

ROMA – Sindacati di nuovo uniti in piazza oggi per chiedere al Governo una soluzione al problema degli esodati, quei lavoratori che rischiano di trovarsi senza lavoro e senza pensione a causa dell’aumento dell’età per l’accesso alla pensione prevista dalla riforma previdenziale. Oltre 25.000 persone hanno sfilato per le vie di Roma dietro le bandiere di Cgil, Cisl, Uil e Ugl chiedendo al Governo di salvaguardare tutti i lavoratori che hanno fatto un accordo per l’uscita dal lavoro entro il 2011 applicando a questi le vecchie regole per l’accesso alla pensione.
Il numero degli esodati, secondo i sindacati, è molto superiore ai 65.000 calcolati dal Governo per i quali è prevista una ”salvaguardia” rispetto alla ‘stretta’ previdenziale prevista dal decreto Salva Italia.
– Sono numeri falsi – ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso -. Se il governo confermasse nei prossimi giorni che gli esodati sono 65.000 allora non resta altro che chiedere le dimissioni del presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua .
Che ora ”vengano fuori i numeri veri” lo chiede anche il leader del Pd, Pier Luigi Bersani:
– Serve – dice – un tavolo che abbia un sostegno anche tecnico per arrivare ad una comune visione dei numeri.
Sui numeri c’è ”un tasso di incertezza che va colmato”, dice il leader dell’Udc Pierferdinando Casini. Il Governo, secondo la nota diffusa ieri dal ministero del Lavoro, dovrebbe applicare le vecchie regole per l’accesso alla pensione solo a coloro che hanno fatto accordi entro il 2011, hanno già lasciato il lavoro entro quella data e sono in prossimità del pensionamento. In pratica, secondo le interpretazioni tecniche del testo, saranno salvaguardati coloro che matureranno i vecchi requisiti per la pensione entro i 24 mesi. Ma questa interpretazione (utilizzata per restringere il campo a 65.000 unità e quindi le risorse necessarie) lascia fuori coloro che pur avendo firmato l’accordo sono ancora in azienda (come i lavoratori di Termini Imerese ancora in cassa integrazione) e quelli con un percorso di mobilità verso la pensione di 4 anni.
Nel complesso, secondo quanto dichiarato dal direttore generale dell’Inps Mauro Nori solo due giorni fa in una audizione la platea di coloro che è uscita dal lavoro sulla base di accordi collettivi o individuali e raggiunge i requisiti per la pensione con le vecchie regole nei prossimi quattro anni raggiunge le 130.000 unità. Oggi Nori in una nota ha precisato che i due dati non sono in contraddizione. Per il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, il governo ”non è né responsabile né rispettoso di queste persone. Mette la testa sotto la sabbia come uno struzzo. Il ministro Fornero incontri i sindacati, ci aspettiamo un incontro risolutore”.
Il Governo con i numeri ”sugli esodati fa un gioco di prestigio” secondo il leader Cgil, Susanna Camusso: ”o trova una soluzione previdenziale per tutte le categorie degli esodati o i sindacati proseguiranno la mobilitazione. Non lasciamo i lavoratori da soli”, avverte.
– Non bisogna fare il gioco dei numeretti – ha detto il segretario generale della Uil Luigi Angeletti -: sono buoni per giocare al lotto. La reazione piú spontanea è che ci vogliono prendere in giro. Noi chiediamo che il governo mantenga i patti. Chi entro il 2011 ha fatto accordi per andare in pensione con le vecchie regole ci deve poter andare.
Per l’Ugl gli esodati sono molti di piu’ di 130 mila.
– Il governo non scherzi – ha detto il numero uno del sindacato Giovanni Centrella – e cerchi le risorse per mandare tutti questi lavoratori in pensione con le vecchie regole.
– E’ ovvio che ci sono più esodati dei 65.000, ma sono scaglionati nel tempo – spiega il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo. Che garantisce: ”anno per anno si provvederà”. Dal fronte politico, il Pdl chiede alla Commissione industria del Senato, con un ordine del giorno presentato dal senatore Lucio Malan, di affrontare questa ”problematica sociale di obiettiva gravità”. E’ ”una emergenza sociale”, sottolinea il responsabile economia del Pd, Stefano Fassina. Per il leader dell’Idv Antonio Di Pietro ”questo governo, nelle prossime ore, deve restituire i diritti calpestati ai lavoratori oppure deve andare a casa”.

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