Bersani: “L’antipolitica ci spazzerebbe via tutti”

ROMA – Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani lancia un avvertimento, rivolto anche all’Idv: “Se c’è qualcuno che pensa di stare al riparo dell’antipolitica, si sbaglia alla grande. Se non la contrastiamo spazza via tutti”. In sintonia con lui, il ministro Andrea Riccardi: “Non si può indulgere nell’antipolitica, c’è bisogno dei partiti”. Ad alzare il livello dello scontro, ci ha pensato la Lega. Che, dopo giorni di tregenda per le inchieste che l’hanno colpita, ha annunciato che rinuncerà alla tranche di luglio del rimborso elettorale.
A cascata arrivano i rilanci. Francesco Rutelli, leader dell’Api, annuncia che si batterà “per il taglio di un terzo del finanziamento pubblico”: “Noi prendiamo 180 mila euro all’anno, ovvero i rimborsi per le elezioni regionali. Sono favorevole a un congelamento e a dare il rimborso solo in base ai voti effettivamente presi”. Pd e Pdl sono preoccupati. Perché se cominci a cedere di poco c’è sempre qualcuno che chiede di più. Come Roberto Formigoni, che propone di azzerare i rimborsi.
Anche da Fli arrivano segnali di guerra. Per Italo Bocchino “la proposta Alfano-Bersani-Casini sul bilancio dei partiti rischia di essere acqua fresca, senza un taglio drastico dei finanziamenti. È pronto un emendamento Fli per il taglio del 50% dei rimborsi”.
Bersani parla dell’antipolitica: “Siamo nei guai. È mancata la correttezza dell’informazione su questo punto, perché le risorse ai partiti continuano a scendere e arriveranno a 140 milioni nel 2015, 2,38 euro per ogni italiano. Una cifra inferiore agli altri Paesi europei. Possiamo ancora scendere ma un decalage c’è già”.
Quanto alla tranche di luglio, Bersani dice: “Il pagamento dei 100 milioni lo posponiamo. Ma non voglio che il mio Paese muoia di demagogia”. Anche Nichi Vendola è cauto: “Serve un tetto per legge alle spese elettorali, ma il finanziamento pubblico è una necessità: ciò che dà fastidio ai cittadini è il carattere faraonico”. Il leader di Sel è preoccupato anche da Beppe Grillo: “È un fenomeno populista e il populismo è un nemico”. E proprio il comico scrive che “Pd e Pdl sono già sotto il 20%. I partiti stanno svanendo. Ci vediamo in Parlamento. Fuori o dentro”. Poi annuncia: “Siamo la terza forza politica del Paese”. Sul tappeto c’è anche l’appoggio al governo e la riforma della legge elettorale. Sul primo, Pier Ferdinando Casini avverte: “A chi sostiene il governo dico che non si può essere partiti di lotta e di governo. Serve serietà, non giochini della vecchia politica”.

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