Cassano torna al gol ed i rossoneri sono ancora in corsa

Pubblicato il 29 aprile 2012 da redazione

FIRENZE – Alla fine è un punto che serve a poco per entrambe: l’Inter rallenta malamente nella rincorsa al terzo posto, la Fiorentina aggancia il Cagliari a quota 38 ma resta in una situazione di classifica difficile e rimpiange il rigore fallito da Ljajic al 69’. Perché nonostante una squadra completamente ridisegnata da Delio Rossi e priva di un vero punto di riferimento offensivo, la Viola avrebbe anche potuto vincerla, senza rubare niente a nessuno.
“Un po’ sono stato bravo io, ma un po’ ha tirato male lui”, commenta schietto Julio Cesar descrivendo la sua parata decisiva ai fini del risultato. “Ma contro questa Fiorentina non era facile. Si chiudeva molto bene lasciando pochissimi spazi”. Lettura un po’ semplicistica, ma veritiera, del portiere nerazzurro, che vede la sua Inter soffrire una preoccupante sterilità nella trequarti avversaria nonostante un netto predominio nel possesso palla e un atteggiamento ultra-offensivo con le quattro punte schierate da Stramaccioni in partenza: Forlan, Alvarez e Zarate a sostegno di Milito.
Forse fin troppo spregiudicata l’Inter, che balla tanto, e malissimo, quando la Fiorentina prova a ripartire palla a terra sfruttando la velocità di Ljajic e di un Cerci rispolverato per necessità ma alla fine ricoperto di applausi per il grande lavoro svolto nel ruolo di “spina nel fianco continua” della difesa nerazzurra. Come grande è il lavoro di Behrami, che trotta con quattro polmoni andando a raddoppiare in ogni zona possibile del campo (sfinito, verrà sostituito da Salifu a metà ripresa), e quello di Cesare Natali, che guida con esperienza e personalità la “difesa verde” di Delio Rossi, che gli schiera a fianco i teenager Nastasic e Camporese.
Pronti, via, ed è subito Fiorentina, con l’ex di turno, Kharja, a sparare dal limite dell’area arrivando a rimorchio centrale. Chi si aspettava una Viola titubante e contratta, sbagliava predizione in pieno, perché Delio Rossi ha preparato bene la partita, psicologicamente e tatticamente, e i suoi giocatori, in campo, rispondono. L’Inter cerca di fare gioco ma produce poco, pochissimo: Milito fa tanto movimento, ma Natali non concede nulla, e dalla trequarti non arrivano mai palloni veramente giocabili. Il primo squillo nerazzurro arriva al 25’ con Zarate, un po’ troppo indisciplinato e fumoso, vero, ma anche l’unico, assieme a qualche a solo di Maicon sulla corsia opposta, a provare ad affondare per creare pericoli. La Viola regge bene, Cerci svirgola anche una buona occasione alla mezzora dopo essersi presentato solo davanti a Julio Cesar, tiene lo 0-0 all’intervallo senza patemi e sogna anche il colpaccio quando, dopo una bella verticalizzazione di Kharja per Lazzari, il portiere nerazzurro aggancia l’ex-Cagliari provocando il penalty.
In assenza di Jovetic, è Ljajic che si presenta sul dischetto: il serbo calcia rasoterra ma poco angolato, e Julio Cesar intuisce deviando in corner. Nell’Inter torna Sneijder, ma l’olandese è soltanto la fotocopia molto sbiadita di se stesso: qualche giocata elegante sulla trequarti, quello sì, ma poco altro e, soprattutto, poca concretezza là dove serve. Con un Alvarez impalpabile e uno Zarate calato con il passare dei minuti, l’Inter si aggrappa a Milito, che scalda i guanti di Boruc con una bella girata all’87’, poco dopo, però, aver tremato per l’incrocio sfiorato da Nastasic sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Nel finale Cerci fa slalom nella metacampo avversaria fino al triplice fischio ricevendo un’ovazione di applausi. Come cambiano in fretta le cose…

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