Aria di catastrofe in casa ligure

BOLOGNA – Cade, frana, precipita. La sciagurata stagione del Genoa si avvicina pericolosamente all’atterraggio da film catastrofico.
Bloccati dalla fifa, stressati da una settimana blindata dopo la follia di Marassi, frantumati dal nuovo cambio di allenatore, non aiutati neppure dalla sorte, i rossoblù cedono 3-2 anche al Dall’Ara di Bologna. Vittime di quello strano maleficio che un anno fa sotto la Lanterna aveva colpito i ‘cugini’ doriani, e che ora fa sudare sempre più freddo Palacio e compagni. Per il Bologna, tranquillo e con solo l’aritmetica da aggiustare, è tutto molto, troppo facile.
Un solo gol di divario non rende l’idea: gli unici brividi reali ci sono nel finale quando Agliardi fa una parata che vale un gol su Kucka, dando la misura della scalogna genoana. Così, agli uomini di Pioli serve meno delle imprese degli Avengers, supereroi evocati dal tecnico, per aver la meglio su avversari sfiancati.
La sfilacciata squadra di De Canio viene stordita nel primo tempo. Con Diamanti, che ha aperto i rubinetti dei calci piazzati, e che si mantiene caldissimo. Indiscutibile primattore, stimolato dalla presenza in tribuna di Prandelli e del vice Pin, continua a riempire il cassetto delle speranze, chiedendosi perché non sognare un viaggetto nell’Europa dell’Est.
La parabola che disegna su punizione al 24’ è un missile ad infrarossi che trova da solo la testa di Portanova che schiaccia il vantaggio. Il tempo di un paio di cross tagliati da Birsa, qualche sgroppata nervosa di Sculli, e c’é il due. Garics raccoglie, di prima, la passa a Di Vaio. Frey respinge come può il diagonale, ma nessuno recupera su Ramirez che facile facile realizza il tap-in che chiude i primi 45’. De Canio allora butta dentro Biondini, per provare a giocarsi almeno la grinta.
La risposta c’é: prima la traversa di Kaladze, poi Palacio trasforma una sponda di Rossi, e i 417 tifosi ospiti ci credono. Ma è un’illusione, perché poco dopo il semisconosciuto Belfodil sfugge sul fondo e confeziona per Diamanti, che non perde la calma e gira per il tris di Garics. Segno che quella genoana è una reazione di sola pancia. Che prosegue, quando un liscio di Mudingayi innesca la corsa ancora di Palacio, che consente a Jorquera di accorciare nuovamente le distanze. Ma non basta: in 15 minuti non succede nulla, finché Agliardi all’ultimissimo compie il miracolo su Kucka, di testa. Restano le lacrime genoane che da 14 partite non vincono e ora se la vedono bruttissima. Standing ovation per gli altri rossoblù. Con il Dall’Ara che cerca di convincere il ct, già uscito dallo stadio, a dare una chance al mancino pratese.