La corsa torna in Italia Moser: “Scarponi e Kreuzinger i favoriti”

VERONA – A modo suo è stato un rivoluzionario, diventandolo proprio nella terra delle rivoluzioni di Pancho Villa ed Emiliano Zapata.

Francesco Moser, nel lontano 1984, sovvertì il modo di concepire e affrontare la pista, introducendo la bici con le ruote lenticolari, creò nuovi orizzonti nelle sfide a cronometro, in metodi e sistemi di preparazione anche nelle condizioni più estreme, in altre parole a oltre 2 mila metri sul livello del mare. Il trentino polverizzò a Città del Messico (complice l’aria rarefatta) il record dell’ora stabilito 12 anni prima dal ‘cannibale’ belga Eddy Merckx. Moser è stato un precursore e, sempre nell’84, dopo essere diventato l’indiscusso nuovo ‘signore dell’orà’, vinse in sequenza anche la classica Milano-Sanremo e il Giro d’Italia, per la prima e unica volta in carriera. Costruì il proprio trionfo rosa dell’84 nell’ultima tappa,la Soave-Verona, lunga42 km. Quel 10 giugno, nella città di Giulietta e Romeo, Moser fu protagonista di un’impresa strabiliante, infliggendo al francese Laurent Fignon 2’24” di distacco e conquistando il Giro con 1’03” sul rivale che, fino al giorno prima, lo precedeva nella classifica generale. Fignon si lamentò dell’elicottero al seguito del Giro che, a suo parere, aveva aiutato il trentino con il movimento d’aria del rotore.

“Entrai nell’Arena di Verona fra due ali di folla, l’entusiasmo mi spingeva a dare sempre di più – ricorda Moser – fu una cosa straordinaria, formidabile e indimenticabile per me. Ricordo la tensione che regnava alla vigilia di quella cronometro finale: eravamo preoccupati, ma anche indecisi se utilizzare o meno la bici con le ruote lenticolari. Alla fine decisi di osare. ‘O la va o la spacca’, mi dissi. E alla fine andò. Eccome se andò. La bici con le ruote lenticolari era poco stabile in curva e questo mi faceva sentire meno sicuro, non ero molto convinto di questa scelta, però c’era da rischiare, da giocarsi il tutto per tutto, visto che Fignon andava forte anche a cronometro. Quel giorno è rimasto scolpito nella storia del ciclismo”.

Il Giro rientra in Italia con qualche polemica e poche certezze. L’ultima volata, condita dalla pericolosa ‘amnesia’ di Roberto Ferrari, che ha messo ko re Cavendish, fa discutere. Moser ha una sua idea.

“Tutti si buttano nel rettilineo finale, tutti vogliono fare le volate – spiega il trentino -: quanto è accaduto a Horsens, in Danimarca, fa parte del gioco. Sono cose che possono capitare, soprattutto all’inizio. Tutti sono freschi e si sentono in grado di vincere, dunque ci provano”.

Sull’esito del Giro 2012 non si sbilancia, “perché è ancora presto – dice – manca tantísimo”. “Stelvio decisivo? Non c’é solo lo Stelvio – sottolinea l’ex corridore che ancora detiene il record del maggior numero di vittorie (273 su strada da professionista, davanti a Giuseppe Saronni con 193 e a Mario Cipollini con 189, ndr) – ma anche altre tappe in grado di decidere: mi riferisco alla Alpe di Pampeago-Val di Fiemme, per esempio. Quel giorno ci sono quattro salite da affrontare, tutte racchiuse in pochi chilometri, una dietro l’altra. Sarà dura”.

Moser non ha dubbi sui favoriti. “Vedo bene Kreuzinger e Scarponi – afferma, sicuro – mi sembrano loro due i più quotati. Basso? Non l’ho visto in gran forma, ma ovviamente spero che mi smentisca, disputando un grande Giro d’Italia”.