Cavendish imbattibile, a Fano si riscatta dalla caduta

FANO – Un treno, un rullo compressore, un missile terra-terra. O, più semplicemente, il più forte di tutti. Con la barba un po’ incolta, con il corpo martoriato dalle ferite per la caduta di lunedì scorso, dopo avere incassato le scuse di Roberto Ferrari, che nell’ultima tappa danese lo ha mandato a gambe all’aria, negandogli probabilmente un altro successo, davanti agli occhi della compagna Peta Todd e della figlia Delilah Grace, nata il 4 aprile scorso, Mark Cavendish non ha tradito.

Sul traguardo di Fano ha confermato di essere lui il re assoluto e incontrastato dello sprint. Se tutto va come deve, se non si registrano cadute o clamorosi colpi di scena, l’uomo dell’Isola di Man non fallisce. Il perché è presto detto: quando gli avversari arrivano al massimo, producendo il massimo sforzo a pochi metri dal traguardo, lui ha la capacità di andare oltre, riuscendo a esprimere una potenza ancora superiore rispetto ai comuni mortali del pedale. Con Cav di mezzo, con un arrivo allo sprint, il pronostico è chiuso. Sul viale Antonio Gramsci di Fano sono arrivate solo conferme e il britannico si é ripreso quello che una folle manovra di Roberto Ferrari gli aveva probabilmente tolto a Horsens, nell’ultima frazione danese del Giro d’Italia. Per Cavendish si tratta della nona vittoria al Giro, la seconda nell’edizione di quest’anno. Se l’é goduta per la prima volta con la sua bimba in braccio, in modo da abituare anche lei al podio.

Ramunas Navardauskas ha conservato la maglia rosa, con5”di vantaggio sul sudafricano Robert Hunter,11”sul canadese Ryder Hesjedal,13”sull’australiano Matthew Goss e14”sullo stesso Cavendish.

Il lituano non ha corso grandi rischi, nel suo primo giorno di leader della classifica generale, ma oggi è atteso da una tappa molto nervosa, nel corso della quale non mancheranno trappole e insidie di vario genere (sterrato compreso).

Oggi dovrà stringere i denti, Navardauskas. Soffrire e difendersi, magari con l’aiuto della squadra, la stessa Garmin-Barracuda che lo ha portato sul gradino più alto del podio nella crono di mercoledì a Verona.

“Non posso promettere nulla e non ho idea di quanti giorni porterò questa maglia”, ha detto il Lituano, ma è chiaro che in cuor suo spera di andare più lontano possibile con quel rosa addosso. Nella tappa odierna, intanto, sono tornati a farsi sotto i corridori italiani, grazie a Daniele Bennati e Sacha Modolo, rispettivamente terzo e quinto.

“Ci saranno ancora delle occasioni – ha detto l’aretino – io spero di esserci”. Altra giornataccia, invece, per l’ex maglia rosa, Taylor Phinney: per il quarto giorno consecutivo, il colosso a stelle e strisce è riuscito a finire per terra. Una vera disdetta, ma anche un singolare primato, soprattutto se rapportato alle contenute difficoltà della crono a squadre di mercoledì e della tappa di ieri. Dopo essersi vestito di rosa per la prima volta in carriera, Phinney ha battuto un altro record, di cui questa volta però ha poco da vantarsi.