Gina Bortollotti ancora in mano ai sequestratori

Pubblicato il 15 maggio 2012 da redazione

CARACAS – Continuano le ricerche di Gina Silvana Bortolotti, la 36enne italo-venezuelana sequestrata una settimana fa a Maracaibo, nello stato Zulia, da un gruppo di quattro malviventi armati di Kalashnikov AK47, all’uscita dell’autoricambio del padre. La vittima è madre di due bambini, di 12 e 14 anni.

Ieri mattina commissioni della Brigata contro l’estorsione e il sequestro del Corpo di Investigazioni scientifiche, penali e criminalistiche (Cicpc) della delegazione dello Zulia, hanno realizzato un blitz in un settore della regione – di cui non è stato fatto il nome per ragioni di sicurezza – dove numerosi indizi indicavano che fosse tenuta prigioniera la donna, ma l’operazione è risultata un buco nell’acqua. Il supervisore della delegazione del Cicpc-Zulia, il commisario Luis Carías, è convinto che i rapitori abbiano spostato la Bortolotti in un altro luogo, allertati dalla presenza della polizia nella zona. Ha però assicurato che le ricerche continueranno finché non sarà ritrovata la donna.

Nel frattempo continua a creare scalpore tra l’opinione pubblica il tipo di armi possedute dai sequestratori: fucili d’assalto AK47, veri e propri armamenti da guerra utilizzati dalla Fuerza Armada Nacional Bolivariana. L’unico proiettile sparato e poi ritrovato sul luogo del rapimento dagli agenti di polizia, infatti, riporta l’iscrizione “Cavim 40”, il che significa appartenente agli arsenali della Dirección de Armamento Fanb. Per il commissario Odalis Caldera si tratta di “una questione delicata e che bisogna valutare perché un’arma di questo calibro non dovrebbe essere nelle mani dei delinquenti, è un’arma che non si trova nelle armerie”. La Forza Armata non ha rilasciato commenti.

Secondo cifre extraufficiali riportate ieri dal quotidiano El Nacional, almeno 17 dei 40 poliziotti assassinati nel 2012 nella ‘Gran Caracas’, sono stati uccisi con l’obiettivo di appropriarsi delle armi. Almeno 12 dei 17 omicidi sono accaduti dopo che, lo scorso 29 febbraio, è stata proibita la commercializzazione di armi da fuoco da una risoluzione congiunta del ministero dell’Interno e della Difesa.

In Italia, il Kalashnikov AK47 viene spesso utilizzato dai criminali, poiché è facilmente reperibile sul mercato clandestino come “residuato bellico” dei vari conflitti che hanno accompagnato la dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

Monica Vistali

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