Ferrari vola a Pistoia

Pubblicato il 16 maggio 2012 da redazione

MONTECATINI TERME – Tutti aspettavano Mark Cavendish, sul traguardo di Montecatini Terme (Pistoia) si presenta invece Roberto Ferrari, che vince nettamente lo sprint, agitando le braccia per la felicità.

Lo spagnolo Joaquin Rodriguez conserva senza patemi la maglia rosa, al termine di una giornata per lui senza palpitazioni, né ansie da primato.

La vittoria in questa 11ª tappa – la più lunga del Giro con i suoi258 km- permette a Ferrari di entrare definitivamente nella storia del Giro 2012 e di cancellare il brutto episodio di Horsens (nell’ultima tappa disputata in Danimarca) quando, tagliando inspiegabilmente la strada da sinistra a destra (a 200 metri dal traguardo), ha di fatto interrotto la grande rimonta del campione del mondo Mark Cavendish, facendolo volare in aria e mettendo a repentaglio la sua incolumità. Il britannico, dal canto suo, anche ieri forse ha peccato di presunzione. E’ come se l’uomo dell’Isola di Man soffrisse di manie di grandezza, come se la sua totale sicurezza nei propri mezzi gli impedisse paradossalmente di imporre la legge del più forte. Perché il più forte, allo sprint, in questo momento è lui. Però, si ha l’impressione che il britannico riesca a ottenere meno di quanto potrebbe meritare.

In questo Giro, l’uomo-jet della Sky ha vinto due sprint, ma ne avrebbe potuti conquistare almeno altrettanti. Compreso quello di ieri. Invece è rimasto con un pugno di mosche in mano, sebbene sia riuscito a evitare l’ormai consueta caduta nell’ultima curva, nella quale sono invece rimasti coinvolti, fra gli altri, l’ex maglia rosa, il lituano Ramunas Navardauskas e l’italiano Sasha Modolo. Non Cavendish, che era già rimasto ‘intrappolato’ a Frosinone, e neppure Ferrari, che ha avuto il merito di andare a tutta fino allo striscione dell’arrivo, impedendo a chiunque di resistergli.

La caduta ha spezzato solo la prima parte del gruppo, chi era leggermente attardato ha così potuto evitarla. Bravo il veneto Manuele Boaro che è rimasto in fuga per ben242 km, prima assieme a Saez de Aarraegui, Kaisen e Denifl, poi da solo, ma alla fine è stato costretto a mollare, dalla fatica e dalla rimonta del gruppo. Due siciliani, il palermitano nato a Torino Giovanni Visconti e il siracusano di Avola Paolo Tiralongo, già vincitore di una tappa, provano a rilanciare, ma alla fine anche il loro tentativo va in fumo.

La sorpresa arriva a3 kmdalla fine, allorché il lussemburghese Frank Schleck si attarda su una leggera salita, facendo intravedere una condizione non proprio ottimale, almeno per un possibile successo finale della corsa rosa. Ma nemmeno per un pronosticato podio milanese. Se si stacca su uno strappetto del genere è facile prevedere una crisi profonda sulle salite che contano. Gli uomini Sky tirano a tutta e aspettano Cavendish, alla cui ruota si attacca Renshaw. Negli ultimi2 kmci prova l’ex campione del mondo Ballan, ma senza successo, a -1 tocca ancora a Visconti, ma il pasticcio è nell’ultima curva, con il capitombolo di Modolo e Navardauskas, mentre Cavendish resta solo e attardato, pur senza finire a terra.

Il britannico vede Ferrari troppo lontano e non riuscirà più a raggiungerlo, così il bresciano (é nato a Gavardo) vince di potenza ed esulta, prendendo a pugni il cielo, con un gesto che sa tanto di liberazione, dopo le polemiche dei primi giorni.

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