Ultimatum ribelle ad Assad

DAMASCO – Una lancia spuntata appare l’ultimatum di 48 ore inviato ieri sera dai ribelli siriani al presidente Bashar al Assad, intimandogli di cessare la repressione e rispettare i sei punti del piano dell’inviato Onu Kofi Annan, nel giorno in cui si registrano almeno altri 20 uccisi – per lo più civili – da parte dei governativi e quando i Paesi occidentali continuano ad escludere un intervento diretto per fermare la mattanza. “I vertici congiunti dell’Esercito libero all’interno della Siria annunciano di dare un ultimatum di 48 ore al regime perché applichi le risoluzioni del Consiglio di sicurezza”, ha affermato il colonnello Qassem Saad ad Din, apparso in serata in un video caricato su Youtube.
Nel filmato, registrato secondo la didascalia a Rastan, località tra Homs e Hama e roccaforte dei ribelli, il colonnello disertore capo dell’ala dell’Esl operativa in Siria precisa che se entro mezzogiorno (le undici in Italia) di venerdì prossimo il regime non cesserà il fuoco “contro i civili inermi”, non ritirerà le truppe dalle città e non libererà tutti i prigionieri politici, l’Esl non sarà più impegnato dal cessate il fuoco, formalmente in vigore dal 12 aprile scorso, e “difenderà e proteggerà i civili, i loro villaggi e le loro città”. “Il regime – ha concluso Saad ad Din – conosce solo il linguaggio della violenza”. Sul terreno è stata l’ennesima giornata di sangue: il generale norvegese Robert Mood, comandante degli osservatori Onu nel Paese per monitorare il rispetto del cessate il fuoco, ha confermato quanto denunciato mercoledì dai Comitati di coordinamento locali degli attivisti, secondo cui sono stati ritrovati a Dayr az Zor, nell’estremo est del Paese, i corpi di 13 persone “giustiziate” sommariamente, proprio come avvenuto a Hula il 25 maggio scorso.

Ahmadinejad: “Punire i responsabili di Hula”
Anche il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, alleato di Damasco, ha detto ai microfoni di France24 che i responsabili del massacro di Hula “vanno puniti”. Dopo l’espulsione di mercoledì dei diplomatici siriani dai principali Paesi europei, da Stati Uniti, Canada, Australia e Giappone, Damasco ieri ha risposto dichiarando “persona non grata” l’incaricato d’affari olandese in Siria. Ma nel panorama delle cancellerie occidentali che alzano la voce contro Damasco, solo il Belgio ha invocato esplicitamente l’invio di militari stranieri in Siria. Il ministro degli Esteri, Didier Reynders vorrebbe la creazione di “zone di sicurezza” in Siria protette “da una forza internazionale”. All’unisono, gli altri Paesi europei e gli stessi Stati Uniti hanno escluso tale possibilità, attribuendo l’impossibilità di un intervento militare diretto al blocco russo-cinese in seno al Consiglio di sicurezza, che è tornato a riunirsi in serata.

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