Corruzione, restano i nodi in vista del voto di fiducia

Pubblicato il 05 giugno 2012 da redazione

ROMA – Formalmente, l’Aula della Camera vota sino all’articolo 11 del testo. Ma nella pratica, di questi 11, ne accantona 4 e non affronta nessuno dei nodi cruciali del provvedimento. La strada per il ddl Anticorruzione, insomma, è ancora tutta in salita. Nonostante il Guardasigilli Paola Severino dica che ‘’si chiuderà in settimana’’. E si parli con sempre più insistenza del voto di fiducia ‘’almeno sulla parte penale del testo’’, come si sarebbe deliberato nella riunione ‘lampo’ del Consiglio dei ministri di ieri.

– Se ci sarà la fiducia – assicura il leader Udc Pier Ferdinando Casini – noi la voteremo.

Ma a rafforzare l’ipotesi di un voto di fiducia, si nota nella maggioranza, sarebbe intervenuta la decisione della Severino di non dare pareri agli emendamenti presentati agli articoli 13 e 14 del testo: cioè proprio le norme penali che riscrivono i reati di corruzione e concussione e introducono il ‘Traffico di influenze illecite’ e la ‘Corruzione tra privati’.

– Posso farlo sempre in Aula – osserva il Guardasigilli in Comitato dei 18 delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia (che fanno il punto sugli emendamenti da votare in Aula) scatenando però le proteste di Pdl, Idv e Lega.
INCANDIDABILITA’ DEI CONDANNATI – ‘’Il clima non fa ben sperare in un iter rapido’’, commenta Pierluigi Mantini (Udc).

– Per alzare sempre di più l’asticella – osserva il capogruppo Pd in commissione Giustizia Donatella Ferranti – si rischia di non portare a casa niente.

In particolare, la Ferranti ce l’ha con l’emendamento di Di Pietro all’articolo 10 del ddl (poi accantonato) sull’incandidabilità dei condannati. Sostenuto da Fabio Granata (Fli), alla fine viene messo da parte per vedere se sia possibile una riformulazione. Nella versione originaria si parla di divieto di candidare condannati con sentenza passata in giudicato. L’Idv invece estende il divieto, tra agli altri, anche a chi ha una misura cautelare non revocata, ai latitanti, o ai condannati non in via definitiva anche per delitti contro la P:A. Ma ad ostacolare l’ok alla norma c’è anche l’ipotesi, che prende piede in Pd e Pdl, secondo la quale una delega al governo a legiferare in materia non si può dare perchè c’è ‘’la riserva di legge’’. Cioè solo una legge e non una delega legislativa potrebbe affrontare la spinosa questione. La teoria opposta, sostenuta ad esempio dall’Udc, dice che invece la delega ‘’siccome molto circoscritta’’ va benissimo.

Accantonata anche la norma Udc per rendere subito applicabile, in attesa della legge delega, l’incandidabilità prevista per chi si presenta alle amministrative.

INCOMPATIBILITA’: Dopo lunga mediazione il ministro della Funzione Pubblica Patroni Griffi trova la quadra. Ma anche la sua proposta viene accantonata. La soluzione prevede, tra l’ altro, che chi abbia fatto parte di organi di indirizzo politico o abbia ricoperto cariche pubbliche elettive non possa ricoprire ruoli dirigenziali nella P.A. senza che prima non sia trascorso un anno. L’Idv protesta e parla di norma ‘salva-cricca’.

COLLOCAMENTO FUORI RUOLO: la Severino riscrive l’emendamento ‘Giachetti’, altra norma della discordia. Il collocamento fuori ruolo di magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari oltre che di avvocati e procuratori di Stato non può durare più di 5 anni consecutivi. Ma non riguarda chi svolge incarichi presso Camere e Quirinale. Il divieto è operativo due anni dopo l’entrata in vigore della legge.

DIPENDENTE ‘SPIA’: Ok invece alla norma di Francesco Paolo Sisto (Pdl) che tutela il dipendente che denuncia illeciti. Ma se dirà il falso rischia di dover risarcire il danno e di incorrere nella sanzione disciplinare fino al licenziamento.

‘WHITE LIST’: Si accantona anche l’art.6 su imprese a rischio mafia. La soluzione del Pdl di introdurre la ‘white list nelle Prefetture non piace al governo. Ma si decide di non votare.

ARBITRATI: La relatrice Jole Santelli propone una soluzione: serve l’autorizzazione ben motivata dell’amministrazione coinvolta. E a rappresentarla, se la controversia con altro ente pubblico, sarà sempre un dirigente della P.A.. Se è con un privato potrà essere anche uno di quei soggetti chiamati come consulente. Il Pdl si divide e perplessità ci sono anche nel Pd. Così si accantona.

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