Taglio ai consumi, gli italiani tirano la cinghia

Pubblicato il 11 giugno 2012 da redazione

ROMA – Le famiglie italiane tirano la cinghia, il Paese non investe e l’economia fa un passo indietro. E’ recessione per l’Italia, che nel primo trimestre 2012 ha visto un calo del prodotto interno lordo dello 0,8% rispetto al trimestre precedente. L’Istat ha confermato la stima diffusa circa un mese fa ma ha visto al ribasso sia il dato sul trend tendenziale che il dato della ‘crescita’ acquisita per l’anno: in entrambi i casi si è passati da -1,3% a -1,4%.
L’economia italiana registra dunque una performance negativa come non accadeva da tre anni e si trova dietro a tutte le grandi economie, dalla media dell’Eurozona agli Stati Uniti, fino al Giappone. Tutti i settori produttivi registrano un segno rosso, fatta eccezione per l’agricoltura. Calano le importazioni ma nel primo trimestre rallentano, su base congiunturale, anche le esportazioni. Il calo più pesante nel primo trimestre dell’anno è quello degli investimenti (-3,6% rispetto al trimestre precedente e -7,6% rispetto al primo trimestre 2011) ma il dato forse più preoccupante è quello del calo della spesa delle famiglie.
In un anno nei bilanci sono state ridotte le uscite del 2,4% e il segno meno è davanti ad ogni tipo di acquisto. Se per i beni durevoli (l’auto, il divano o il frigorifero) si assiste ad un crollo a due cifre (-11,8% in un anno), comunque nei budget familiari si risparmia anche su medicine e alimentari, per fare un paio di esempi sui beni non durevoli che sono stati tagliati del 2,3%.
La fotografia dell’Istat, con alcune sfumature, coincide con quanto emerge dalla ricerca condotta dal Censis su ‘La crisi della sovranità’, illustrata dal presidente Giuseppe De Rita e dal direttore generale Giuseppe Roma. Il Censis, però, lo chiama “assestamento delle micro-sovranità”: è il modo in cui gli italiani reagiscono alla crisi economica e si organizzano per affrontarla con i minori danni possibili. Puntando sulla famiglia, che però assume modelli molto diversi da quello ritenuto ‘standard’; riducendo i consumi e favorendo i risparmi.
– Di fronte al venir meno della tradizionale sovranità statuale e al progressivo scivolamento verso l’eterodirezione, con la cessione di porzioni di sovranità agli organismi sovranazionali e ai mercati finanziari internazionali, entra in gioco lo spirito adattativo degli italiani – sottolinea il Censis.
A partire dalla famiglia, considerata “la dimensione più diffusa di esercizio di micro-sovranità” pur con “una rinegoziazione di modelli e ruoli che ha la sua prima manifestazione nell’aumento delle nuove forme di famiglia”. In effetti, quelle composte da single, monogenitori, nuclei ricostituiti, unioni libere sono il 28% del totale e coinvolgono 12 milioni di persone, il 20% della popolazione, mentre il modello standard della famiglia tradizionale, le coppie coniugate con figli, rappresenta ormai solo il 36% delle famiglie.
Un altro adattamento degli italiani alla crisi economica è quello che il Censis definisce “arbitraggio nei consumi” segnalando che “è in atto una revisione dell’approccio al consumo, con strategie di razionalizzazione delle spese, ricerca di sconti e offerte speciali, riduzione degli spostamenti in auto o moto”. Per far fronte alla minore capacità di spesa, il 97% delle famiglie italiane riduce gli sprechi e il 95% rinuncia all’acquisto di cose nuove, fino ad arrivare a una “riduzione del desiderio di beni materiali” che è persino “indipendente dalla disponibilità economica e forse – osserva il Censis – è l’effetto non previsto della crisi”.
Quanto alle spese sanitarie, sempre meno coperte dalla sanità pubblica, si affrontano anche ricorrendo a fondi e assicurazioni sanitarie private, considerati “strumenti protettivi autorganizzati”, soprattutto da parte dei ceti con maggiore disponibilità economica.

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