Arquà Petrarca: I dolci colli del Poeta

Pubblicato il 28 giugno 2012 da redazione

Il nome
Il borgo si è sviluppato alle falde di due colli ed è abbracciato da altri dolcemente digradanti verso la pianura a forma di arco, da cui il nome latino Arquatum, poi volgarizzato in Arquade e infine in Arquà.
Nel 1868 fu aggiunto il nome di Petrarca.

La Storia
• 1000 a.C. ca., i Veneti provenienti dall’Asia minore s’insediano nella regione dando vita a una civiltà detta “atestina” perché aveva il suo maggiore centro in quella che oggi è la città di Este.

• 50 ca. a.C., fedeli alleati di Roma contro i Galli, i Veneti ottengono la cittadinanza romana e tutto il territorio atestino, compresa Arquatum, è aggregato alla decima regione d’Italia.

• 985, è documentata l’esistenza ad Arquà di un castello di origine carolingia, che nel 990 l’imperatore Ottone I dà in dote alla figlia Ada.

• 1040, il feudatario Rodolfo Normanno risiede nel castello. I marchesi d’Este, ai quali appartiene, lo concedono poi in feudo ai conti di Abano, padovani.

• 1196-1205, governa sul castello il conte di Arquà.

• XIII sec., sotto la Repubblica di Padova, Arquà è sede di podestà. Il villaggio è ormai un agglomerato urbano dalle tipiche case costruite con blocchi di trachite rozzamente squadrati.

• 1318-1405, con i Carraresi, signori di Padova, il borgo diventa sede vicarile. Nel 1374 vi muore Francesco Petrarca.

• 1405, Arquà passa sotto la Serenissima Repubblica di Venezia e ne condivide le sorti fino al 1797, quando il Veneto è aggregato all’Austria.

• 1866, il Veneto si ricongiunge al Regno d’Italia.

Un’oasi di arte e natura
nel cuore del Veneto
Ariosità, leggerezza, serenità: quali altri stati d’animo potrebbero definire questo borgo trecentesco che qualcuno, insistendo sulla vicenda di Petrarca, ha chiamato “paese di vigilia”, adatto a chi intende abbandonarsi al nirvana, folgorato da lampi di visione interiore? In effetti, il borgo vibra di silenzio, racchiude nei suoi scorci, nelle sue strade lastricate, nei suoi panorami, l’ardore della giovinezza che si stempera nella malinconia, riflettendo forse come uno specchio gli umori di Petrarca quando vi ha stabilito la sua residenza finale. Ma risalta anche l’aspetto luminoso, dato dalla pietra chiara delle sue case, delle sue chiese, dei palazzetti che la moda petrarchista ha fatto erigere a ricche famiglie venute da Venezia. Lungo le rampe tortuose che dal paese basso portano a quello alto ci si trova subito immersi in una fantasia rurale, che comincia con le prime case in pietra, prosegue con la visione dei vecchi lavatoi e abbeveratoi, subito prima della fontana detta del Petrarca (al quale in realtà preesisteva, anche se certamente il poeta vi veniva ad attingere l’acqua) e termina sul sagrato della parrocchiale, la chiesa arcipetrale di S. Maria Assunta.
In mezzo al sagrato sorge la tomba del Petrarca, l’arca eretta sei anni dopo la sua morte in marmo rosso di Verona. Della chiesa si ha notizia sin dal 1026; ai tempi del Petrarca aveva un porticato ed era usanza farsi seppellire vicino ad essa, come lo stesso poeta nel suo testamento aveva disposto per sé. All’interno la chiesa, recentemente ristrutturata, conserva affreschi di scuola veneto-bizantina, un polittico trecentesco, una pala di Palma il Giovane.

Giunti in piazza Petrarca nel borgo alto, troviamo il Palazzo Contarini, in stile gotico veneziano del XV secolo e, accanto, una pittoresca osteria detta “del Guerriero”, ora chiusa.

Uscendo dalla piazza e percorrendo via Roma si incontrano una casa romanica con aggiunte gotiche e quattrocentesche e una piccola dimora con nicchia e affresco che era sede, agli inizi del Trecento, di un ospedale per mendicanti. Alla svolta, dopo un’altra casa duecentesca, appare Villa Alessi, di origine trecentesca e restaurata nel 1789.

A fine salita ecco lo scorcio sublime dell’Oratorio della SS. Trinità con la Loggia dei Vicari, un tempo abbellita dagli stemmi gentilizi dei nobili padovani che amministrarono Arquà per conto della Serenissima. L’Oratorio, con tetto a capanna, ospita il Polittico di Sant’Agostino,opera di Jacobello di Bonomo (1370).recentemente restaurato, una tela di Palma il Giovane (1626) e resti di affreschi. Attualmente l’Oratorio è visitabile solo in determinate occasioni.Nei pressi, si ammira una bella casa rifatta nel Cinquecento, con ampia balconata sui colli circostanti. Vista la colonna del Leone veneto del 1612, si imbocca via Valleselle per giungere alla Casa del Petrarca.

Immersa nel verde, circondata dagli orti che lui stesso curava, l’abitazione è preesistente al poeta, cui fu donata, secondo tradizione nel 1369, dal signore di Padova, Francesco il Vecchio da Carrara. Petrarca la ingrandì e migliorò e la abitò,anche se non in maniera continua, dal 1370 al ‘74. Nel Cinquecento furono aggiunti la loggetta e gli affreschi ispirati alle sue opere, e altre modifiche seguirono nel tempo.

La suggestione di questo luogo, che naturalmente oggi, nella struttura generale e nella disposizione degli spazi interni e degli arredi, è alquanto diverso da come lo vedeva Petrarca, sta nel suo potere evocativo, complice il paesaggio che gli si distende davanti e che è più o meno lo stesso ammirato dal poeta.

Il prodotto del borgo
Questo è il posto giusto per andare in brodo di giuggiole, sia per la bellezza del paesaggio e dell’antico borgo, sia perché ad Arquà la giuggiola è regina, tant’è che le è dedicata una festa, mentre altrove il frutto fa ormai parte dei sapori dimenticati.

Il piatto del borgo
Bigoli al ragù: spaghettoni fatti a mano con farina e uova, passati in un “torchio” e conditi con ragù di manzo, vitello, maiale, funghi porcini e sugo di pomodoro.

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