Marchionne choc: “Sentenza Pomigliano è folkloristica”

ROMA – Non usa mezzi termini Sergio Marchionne sulla sentenza che obbliga la Fiat all’assunzione di 145 iscritti alla Fiom nello stabilimento di Pomigliano. “Non voglio dire quello che penso, ma questa legge non esiste in nessuna parte del mondo, da quanto ne so. Focalizzare l’attenzione su questioni locali ignorando il resto è attitudine dannosa. Un evento unico che interessa un particolare Paese che ha regole particolari che sono folcloristicamente locali”, afferma per ben due volte, rispondendo a una domanda e facendo capire che vuole parlare di cose più globali.

Per l’amministratore delegato di Fiat-Chrysler, giunto in Cina per inaugurare l’impianto di Changsha dal quale è uscita la Viaggio, auto disegnata per il mercato cinese (anche se, come ha detto lo stesso Marchionne, l’impianto produrrà anche per esportare in Europa e in America), le regole italiane sono uniche ma non creano comunque problemi. Si farà ricorso e “rispetteremo le sentenze”, perché “nel corso della sua storia Fiat non ha mai deviato dall’obbligo nei confronti del rispetto della legge, e continueremo a farlo”. Il dossier è in mano ai legali. La cosa, comunque secondo l’ad Fiat, non impedirà agli altri di investire, anche se “le implicazioni per il contesto del business sono piuttosto drastiche, perché c’è un livello di complessità nelle relazioni industriali in Italia che è assente in altre giurisdizioni. Tutto diventa molto italiano e difficile da gestire”. Dure le reazioni del mondo sindacale e della sinistra.

“Qualcuno dovrebbe spiegare a Marchionne che in Italia esiste la Costituzione”, ha commentato il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. Di un Marchionne che insulta l’Italia che lavora parla l’Idv, mentre per Andrea Orlando (Pd) e Oliviero Diliberto (Pdci), il top manager italo-canadese non può insultare i tribunali e le lotte dei lavoratori.

Nel frattempo Marchionne dalla Cina ha anche annunciato che la quota di Fiat in Chrysler salirà di un altro 3,3%, arrivando così al 61,8. Il manager si è poi rammaricato per i ritardi Fiat sul mercato cinese. “Siamo arrivati troppo tardi e abbiamo tanto lavoro da fare”, ha detto, aggiungendo di non voler incolpare nessuno. “E’ colpa mia. Ho rimpianti, ma non c’è nulla che possa fare. Mi assumo la colpa, sono venuto nel 2004, ma non sono riuscito a trovare la strada per ripartire”.

Fiat in Cina: è fuga dall’Italia?
Il “fallimento” dell’ultimo tentativo di essere produttivi in Cina, ha spiegato ancora, “è basato sul fatto che abbiamo fatto delle scelte produttive sbagliate per i modelli da realizzare qui e abbiamo sottovalutato il livello di investimenti necessario per essere degli attori di successo in Cina. Adesso abbiamo portato una struttura aggiornata, e modelli aggiornati”. Poi, anche se poco prima aveva sostenuto di non conoscere l’ammontare di un salario di un operaio cinese, spiega che “il rapporto con i salari degli operai in Italia è di 1 a 4,5, 1 a 5”. Il nuovo impianto cinese, frutto della joint venture con Gac (Guangzhou Automobile Company) a Changsha, nella provincia centro-meridionale dello Hunan, ha una superficie di 750.000 mq e conta di produrre nella prima fase 140.000 unità all’anno (si conta di vendere 100.000 ‘Viaggio’ l’anno prossimo) che diventeranno, entro 2-3 anni, 250.000 vetture, impiegando ora 1.800 dipendenti e 3.000 a fine anno.

Tutti giovanissimi, con età media di 21,5 anni. Intorno arriveranno anche gli 8 supplier storici, mentre i motori vengono realizzati dalla Haveco, la società Fiat di Hangzhou. “Qui possiamo produrre auto per tutti e tutto il mondo”, ha detto Marchionne, che ha rinnovato la volontà di portare in Cina Alfa Romeo, anche se all’inizio non in produzione. In Italia, intanto, il ministero dello Sviluppo economico ha convocato il tavolo su Termini Imerese per il 16 luglio. “Confermiamo la ferma volontà – ha detto il sottosegretario allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti – di trovare una soluzione alla gravissima situazione occupazionale”.

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