Tagli, colpi duri a sanità, statali e tribunali

ROMA – I tagli imposti dal governo con la spending review mettono a dura prova la maggioranza (o almeno una parte di essa) che sostiene il governo dei Professori mentre Province e Regioni, e con loro i sindacati, sono in rivolta. Le misure di austerity che Mario Monti con l’ausilio del supercommissario Enrico Bondi ha imposto agli italiani, fanno infatti infuriare i governatori e mettono in imbarazzo, tra i partiti che sorreggono l’esecutivo, soprattutto quello guidato da Bersani che si trova a fare i conti con una ‘batosta’ da 26 miliardi di tagli in tre anni, molti dei quali in settori storicamente tutelati dal centrosinistra.

Ma i tagli alla sanità, con la cancellazione quasi immediata di 18 mila posti letto, e la mannaia che cala sui dipendenti statali, sono misure difficili da far mandare giù anche ai governatori e, soprattutto, al sindacato. Che in questa tornata vede il ritorno di un nuovo asse tra Cgil e Uil, pronte allo sciopero generale, e una Cisl che, come i centristi di Casini, cerca di ritagliarsi il ruolo del ‘responsabile’ sostenitore di quel governo che impone sacrifici per mettere in salvezza il Paese. La sforbiciata al servizio sanitario, invece, mette in serio imbarazzo il Pd: Pier Luigi Bersani la bolla, preoccupato, come una vera e propria “mazzata”.

Per la sanità, osserva con un’amara battuta il segretario del Pd, “a Tremonti si aggiunge Monti… ci sono troppi Monti da scalare”. E ancora: “Ci sono cose che ci preoccupano molto. I governatori hanno ragione, è gente che pensa, non sono azzeccagarbugli”. E loro, i presidenti delle Regioni, proprio non ci stanno. La spending review così come scritta è “insostenibile” avverte il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. E’ “un decreto ammazza-Italia” lo bolla il presidente della Puglia, Nichi Vendola mentre il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, azzarda: sono “tagli effettuati ad canis cazzium”.

“Non siamo in condizione di poter garantire i livelli essenziali” argomenta Renata Polverini mentre anche dal fronte delle province, che pure non osano criticare il loro dimezzamento, ci si preoccupa per i 500 milioni di tagli. “Rischiamo di non riaprire le scuole a settembre” avverte Giuseppe Castiglione, presidente dell’Unione delle province. “C’è grande preoccupazione per i tagli perché andranno a compromettere servizi fondamentali: interverremo in Parlamento” annuncia così il responsabile economia del Pd Stefano Fassina.

“E’ una cura dimagrante dello Stato. Noi siamo con Monti, gli altri facciano quel che vogliono!” conferma invece il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Ed anche il Pdl in questo caso sostiene l’azione del governo: “la strada di fondo è quella giusta” incoraggia il segretario Angelino Alfano che guarda al raggiungimento dell’obiettivo “che perseguiamo: e cioé l’avvio di una riduzione della pressione fiscale”. E “Monti l’abbiamo messo lì per fare questo” ricorda Osvaldo Napoli. Sempre critico, invece, Di Pietro: “E’inutile che Monti continui la danza della pioggia a Roma o a Bruxelles. Un Paese di poveri e di disoccupati e senza stato sociale è un Paese che non può crescere” sostiene il leader Idv. In poche parole, sintetizza il segretario della Cgil, Susanna Camusso, siamo di fronte ad “un’altra manovra a carattere recessivo”.

Ministeriali: “E i tagli ai manager?”
ROMA – Infuriati, avviliti, amareggiati. I travet non ci stanno a pagare la crisi. Loro, per anni additati come “i garantiti”, i fortunati del “posto fisso”, ora devono fare i conti con la pesante scure della spending review. Ed il mantra all’uscita dal ministero dell’Economia è unanime: “colpiscono sempre gli stessi, quando invece dovrebbero guardare in alto, non chi prende 1.200 euro al mese”. Al ministero di via XX Settembre l’aria è tesa, e lo dimostrano le facce scure delle decine di dipendenti che escono per la pausa pranzo. Tutti, o quasi, tentano di dribblare le domande dei cronisti, ma poi allontanandosi tornano a chiacchierare di quello che sta accadendo. “Siamo stufi, non ci va più di parlare – dice Stefania, a via XX Settembre ormai da 25 anni – Abbiamo mandato decine di mail, comunicati e dichiarazioni, ma mai nessuno ci ha dato ascolto”. “Qui dentro – dicono dalla portineria – ci sono 5.800 persone tutte col coltello fra i denti”. Antonio, da 20 anni al Ministero, è sposato con quattro figli e “a stento” riesce ad arrivare a fine mese. “Sono d’accordo con i tagli, ma mirati, chirurgici, non senza senso – afferma -. E’ facile sparare ai piccioni sul davanzale, più difficile è colpire gli uccelli che volano alto”. “Fino a ieri Monti mi stava anche simpatico – rincara la dose Stefania – ma ora ho cambiato idea.

Ad essere colpiti non possono essere poveri dipendenti che prendono 1.200 euro al mese, ma i dirigenti che in busta paga prendono almeno cinquemila euro. Perché non tagliano loro? E che senso ha continuare a indire concorsi per dirigenti quando ce ne sono molti senza personale qui al ministero dell’Economia? Bisogna finirla di dare poltrone ai figli dei figli”.

Tutte le misure: da province a travet 
PACCHETTO BONDI: Il supercommissario mette sotto la lente 61 miliardi di spese. Attraverso un sistema di acquisti più ‘virtuosi’ si arriverà a tagliare gli eccessi. Target: 5 miliardi. Si tratta di un meccanismo per eliminare i picchi in alto della spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi. Come nel caso della sanità. Si fissa il prezzo migliore per un bene (quello che si spunta sul mercato ‘unico’ telematico, ad esempio quello che fa la Consip) e si taglia tutto quello che eccede il livello fissato.

MENO TRAVET E MENO UFFICI: E’ uno dei tagli più contestati: dopo una verifica della Funzione Pubblica si procederà al taglio del 10% del personale e del 20% della dirigenza. Unica rassicurazione è che si derogherà alle regole introdotte dalla riforma del mercato del lavoro. Quindi niente esodati nel pubblico impiego. Non è tutto qui però. I travet avranno meno spazio per lavorare: meno uffici e meno metri pro-capite. I buoni pasto si ridurranno a 7 euro, le ferie non potranno essere monetizzate. Arriva la “valutazione individuale”, una sorta di pagella del ministeriale.

AFFITTI MENO CARI PER LO STATO: Stop all’adeguamento Istat degli affitti pagati dallo Stato e avvio della rinegoziazione delle locazioni per ridurre del 15% i canoni. I proprietari potranno ‘retrocedere’.

SALVI, PER ORA, I PICCOLI OSPEDALI: Anche la sanità dovrà dare il suo contributo ai tagli. Ma i piccoli ospedali non spariranno per decreto. Ci sarà un’analisi legata alle necessità del territorio. In ogni caso tra le chiusure, il taglio dei posti letto, il taglio alle spese farmaceutiche e per l’acquisto di beni e servizi sono attesi 5 miliardi.

VIA PROVINCE: Le Province saranno dimezzate: dalle attuali 110 si passerebbe a una cinquantina. E subito, non ad agosto con un altro decreto come inizialmente ipotizzato. I criteri attraverso i quali verranno tagliate le province sono: il primo è relativo alla popolazione e il secondo all’estensione. Entro 20 giorni il governo dovrà fissarli con una delibera del Consiglio dei ministri. Calano intanto i trasferimenti per Regioni, Province e Comuni. Tra gli altri interventi anche quello sui Cda della miriade di società pubbliche (potranno avere solo 3 membri).

UN ‘COLPO’ AI SINDACATI: In caso di revisione degli organici i sindacati saranno solo informati. Saranno tagliati i permessi retribuiti per assentarsi dal lavoro per attività sindacali (taglio del 10%). E un taglio sempre del 10% ai trasferimenti dei Patronati. Infine i compensi ai Caf: scende da 14 a 13 euro per dichiarazione.

TAGLIO AI TRIBUNALI: Finora le ipotesi circolate sui tagli prevedono la chiusura di una trentina di tribunali, di 37 procure e di 220 sedi distaccate. Gli avvocati per protesta si incatenano. Arrivano intanto le superprefetture. Gli uffici territoriali dello Stato del Comune capoluogo di Regione assorbiranno le funzioni di tutte le amministrazioni periferiche che hanno sede nella stessa regione.

SALTA TAGLIO AD UNIVERSITÀ: L’operazione sarebbe stata a saldo ‘zero’ ma ha scatenato molte polemiche. Salta così il taglio di 200 milioni alle Università e i 200 milioni in più alle paritarie anche se, per errore, le misure restano nel comunicato finale di palazzo Chigi.

DIFESA SOTTO TORCHIO: Innanzitutto dovrà calare il numero dei militari in servizio. E ‘in misura non inferiore al 10% del totale degli organici delle forze armate. Ma anche gli alloggi della Difesa saranno ceduti con maggior facilità. Si taglia il fondo per le missioni di pace (-8,9 milioni); il Fondo per gli armamenti (100 milioni); quello per le vittime dell’uranio impoverito (-10 milioni). E ne fa le spese anche il progetto della mini-naja voluto dal precedente governo (-5,6 milioni).

AUTO-BLU: Il taglio previsto è del 50% rispetto alla spesa sostenuta per acquisto e manutenzione nel 2011.

SOPPRESSE ISVAP E COVIP: Altro risparmio: saranno soppresse l’Isvap e la Covip. Saltano anche l’Ente nazionale per il Microcredito, soppressione della società Arcus spa.

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