In Camera il rinvio Comites-Cgie, Fedi (Pd): “Noi siamo per le vere riforme”

ROMA – Alla presenza del sottosegretario agli esteri Staffan De Mistura, l’Aula di Montecitorio ha avviato ieri pomeriggio l’esame del decreto che rinvia al 2014 le elezioni di Comites e Cgie. Il decreto di rinvio delle elezioni di Comites e Cgie, dopo il passaggio al Senato e la discussione in Commissione Affari Esteri, è approdato in aula per la discussione generale.
Il dibattito alla Camera – che proseguirà in altra seduta – ha seguito un copione ormai conosciuto: perplessità sulla sospensione della democrazia, critiche al modus operandi del Governo e alla mancata consultazione preventiva, ma anche al balletto delle cifre emerso in Senato. E poi gli affondi di Lega Nord e Italia dei valori che mettono in discussione in tutto o in parte il sistema di rappresentanza degli italiani all’estero.

“In Commissione – osserva Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide – abbiamo rilevato le criticità di un provvedimento che il Governo ha inizialmente basato sulla mancanza di risorse per l’organizzazione del voto e su nuove modalità di voto elettronico. Con gli emendamenti presentati in Commissione abbiamo posto all’attenzione del Governo l’esigenza di modalità di esercizio del voto che non rinuncino preventivamente al voto per corrispondenza ma rendano possibili e compatibili più sistemi di voto, in base ad una opzione resa dall’elettore a cui verrebbe comunque chiesto di iscriversi all’elenco degli elettori. Un modo questo per contenere i costi e ridurre il numero di plichi in circolazione cui non risponde una reale intenzione di voto. Abbiamo anche posto la questione delle risorse poiché il mancato recupero sui capitoli degli italiani all’estero dello stanziamento complessivo disponibile per il voto arriva dopo una catena infinita di tagli e riduzioni di bilancio”.

“Nell’annunciare il ritiro degli emendamenti, a causa dell’impossibilità materiale di far tornare il decreto al Senato – prosegue Fedi -, abbiamo anche posto una questione politica importante all’attenzione delle forze parlamentari. Non è possibile riformare la rappresentanza a colpi di decreti ma serve il coraggio delle riforme. Non quella licenziata dal Senato e fermatasi alla Camera: con quella riforma comunque oggi saremmo qui a discutere di proroga poiché nulla cambiava riguardo ai costi elettorali. Anzi avremmo approvato una riforma senza poi poterla attuare”.

“Abbiamo invece bisogno – conclude il deputato residente in Australia – di una riforma vera, che parta da compiti, funzioni e composizione degli organismi di rappresentanza ed identifichi anche regole e costi di elezione, compatibili con funzioni e compiti”.