Elezioni Comites-Cgie, ufficiale il rinvio al 2014

Pubblicato il 12 luglio 2012 da redazione

ROMA- Sì definitivo della Camera al decreto che rinvia al 2014 le elezioni di Comites e Cgie. Hanno votato a favore Pd, Pdl (ad eccezione degli eletti all’estero Picchi, Angeli e Berardi), Fli e Udc. Contro Lega Nord e Italia dei Valori.
Relatori del decreto, Barbi (Pd) e Galli (Fli) – alla presenza del sottosegretario agli esteri De Mistura – hanno di nuovo spiegato ai colleghi la ratio del provvedimento e le modifiche apportate dal Senato. 382 i voti a favore, 67 i contrari, 6 gli astenuti.

Quindi si sono susseguite le dichiarazioni di voto.

Per Fabio Porta, vice presidente del Comitato permanente sugli italiani all’estero, “la conversione in legge del decreto
relative al rinnovo dei Comitati per gli italiani all’estero e del Consiglio generale degli Italiani all’estero costituisce l’ultimo triste capitolo di una vicenda iniziata male qualche anno fa, quando fu inopinatamente deciso il primo rinvio del naturale rinnovo degli organismi di rappresentanza degli italiani all’estero in ragione del contestuale avvio al Senato dell’iter di un pessimo disegno di riforma degli stessi.”

Evangelisti (Idv) ha ripetuto il suo intervento di mercoledì e confermato il voto contrario del partito.
Per Fli è intervenuto Di Biagio – eletto in Europa – che ha voluto sottolineare l’importanza di Comites e Cgie, il loro valore e il loro ruolo. Quanto al rinvio, “ha un senso se inserito nell’ottica della spending review da un lato e in attesa della riforma dei due organismi e del voto all’estero dall’altro. Questa triplice proroga svilisce le dinamiche democratiche e limita le potenzialità di rappresentanza di organismi, di cui dovrebbe essere garantita l’evoluzione, ancorandoli alla realtà di oggi”. Di Biagio ha quindi auspicato una “stagione nuova” e l’approvazione della riforma “prima della fine legislatura” che “darebbe così un senso a questa proroga”. Confermata l’”attenzione alta e significativa” di Fli e la “consapevolezza del ruolo alto e democratico di questi due organismi”, Di Biagio ha annunciato “voto favorevole” al decreto.

Sì al decreto anche dall’Udc, come annunciato da Ciccanti che ha parlato di un voto “favorevole e ragionato”. Ragionato, ha spiegato, “perché qui si sommano due interessi: necessità del riordino della normativa su Comites e Cgie e di rivalutare la spesa destinata a garantire la loro operatività”. Si tratta di “un rinvio e non di una cancellazione” di due organismi che l’Udc “considera con grande interesse. Abbiamo ben chiara la differenza tra i costi della democrazia e tra costi della politica, e anche qui si tratta di spendere meglio per spendere meno. Non nascondiamo la nostra difficoltà nel chiedere questo ulteriore rinvio, ma è un rinvio breve che favorirà l’espressione dei diritti democratici con costi minori”. L’Udc, ha concluso, “conferma vicinanza e sostegno agli italiani all’estero che sono ancora una volta in prima linea a sopportare, come tutti gli italiani, i sacrifici per il bene del Paese”.

Come Evangelisti, anche Allasia (Lega) ha bissato l’intervento di mercoledì e confermato il voto contrario del partito. “C’è qualcosa che non funziona”, ha ribadito. “Questi continui rinvii denotano una scarsa attenzione del Governo e del Paese: così si delegittimano gli stessi Comites”. In quest’ottica, per la Lega “il dialogo tra italiani all’estero e il Paese è un po’ una farsa. Anche se spendiamo di meno, anche un solo euro è sprecato se destinato a organismi ormai esautorati che non riescono a fare più il loro lavoro”.

Voto favorevole, con tutte le perplessità del caso, anche dal Pd, per cui ha parlato Tempestini, che ha in primo luogo evidenziato “la testimonianza di coerenza degli eletti all’estero che hanno tentato di mantenere una posizione su questo punto, nonostante il contesto difficile”.

Il Parlamento, ha aggiunto, “è in debito con gli italiani all’estero”. Non solo o non tanto per “la disattenzione o la vera e propria “rapina” del ministro Tremonti ai danni dei capitoli più sociali della Farnesina. Siamo in debito perché manca una inversione di approccio e di visione rispetto al tema delle nostre comunità. Alla Farnesina c’è una “sostanziale sottovalutazione” del tema che nasce da un errore prospettico e strategico, imputabile alla politica italiana nel suo complesso”. Cioè “l’incapacità di vedere le nostre comunità – che sono disponibili e che hanno il gene dell’intrapresa, perché è gente che si è data da fare e ce l’ha fatta da sola – come strumenti per valorizzare il Sistema Paese. Sono partecipi di mondi diversi, vogliono essere italiani e partecipi di un mondo globale”.

“Accogliamo allora l’invito dei relatori e anche se a denti stretti votiamo questo decreto, ma –ha concluso – se la Farnesina vuole mantenere una centralità nella politica italiana e all’estero occorre un altro occhio, un’altra attenzione. Il nostro è un voto senza entusiasmo. Che ci serva almeno a ricordarci che siamo in debito con le nostre comunità”.
Richiamando il suo intervento del giorno precedente, l’onorevole Pianetta ha annunciato il voto favore del Gruppo ad un “provvedimento accettabile”. È poi intervenuto, a titolo personale, l’onorevole Picchi che ha annunciato il voto contrario suo e dei colleghi Angeli e Berardi. “Voglio ricordare che il Senato ha approvato una riforma che è bloccata alla Camera da oltre un anno e la responsabilità è di alcuni Gruppi, non del Pdl. Quindi invito Pd Udc e Fli a permettere di discutere la riforma di Comites e Cgie. Il fatto che il Pd si ostini a bloccarla è per me un’indecenza e il fatto che il partito voti questo decreto è la conferma del fatto che di Comites e Cgie non gli interessa nulla, al di là delle parole”.

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