Grilli: “Contro il debito vendite per 15-20 miliardi l’anno”

ROMA – Le agenzie di rating non riconoscono ancora all’Italia quanto fatto sul risanamento dei conti pubblici, ma adesso, nonostante l’elevato spread la curva dei rendimenti è cambiata rispetto a novembre scorso quando eravamo sull’orlo del baratro. Il neoministro dell’Economia Vittorio Grilli lo dice al Correire della Sera, annunciando che sul fronte del debito, nonostante le difficoltà di collocamento di beni dello Stato, si metterà mano ad un piano di rientro.

– La strada praticabile – afferma – è quella di garantire, con un programma pluriennale, vendite di beni pubblici per 15-20 miliardi l’anno, pari all’1% del Pil. Già abbiamo un avanzo primario del 5%, e calcolando una crescita nominale del 3%, cioè tolta l’inflazione all’1, vorrebbe dire ridurlo del 20% in 5 anni.

Nelle settimane scorse sul fronte della riduzione del debito era stato già annunciato l’arrivo del fondo immobiliare al quale andranno tutti gli immobili pubblici sia dello Stato (caserme incluse) sia degli enti territoriali. Gli immobili anche con l’ausilio di Cdp saranno valorizzati e venduti. Gli enti proprietari avranno quote di partecipazione e risorse liquide per ridurre il proprio debito, secondo quanto prevede il dl dismissioni che ha già portato fuori dal perimetro dello stato Sace, Simest e Fintenca facendole confluire in Cdp con un incasso di 10 miliardi. La costituzione del Fondo prevede inoltre che gli enti proprietari degli immobili avranno quote di partecipazione al fondo e risorse liquide da utilizzare a riduzione del proprio debito.

Il ministro stima inoltre che la lotta all’evasione frutterà più dei 10 miliardi previsti. E questo potrebbe rendere possibile una minore tassazione sul lavoro mentre sull’andamento più generale dell’economia in vista della nota di aggiornamento del Def prevista a settembre Grilli ritiene che il pil calerà ”un po’ meno del 2%” mentre il Fmi è più pessimista e domani dovrebbe aggiornare le stime, mentre la Banca d’Italia prevede nelle ultime indicazioni un calo del 2%.

Molto il governo conta di fare in questo senso con il varo della spending review per evitare anche un aumento della pressione fiscale che nessuno vuole far passare. Con la revisione della spesa si eviterà l’aumento dell’Iva per gli ultimi tre mesi del 2012 e per i primi sei del 2013 ma per evitare l’aumento dell’imposta nella seconda metà del 2013 ”occorrono ulteriori 6 miliardi di euro” aveva avvertito lo stesso Grilli nei giorni scorsi mentre dovrà restare alta l’attenzione del Tesoro in estate sul fronte spread, perchè un aumento dei rendimenti costante fino alla fine dell’anno, senza che nessuna misura di raffreddamento del differenziale possa essere messa in campo, potrebbe fare aumentare la spesa per interessi rispetto alla stime. Un aggravio che alcuni calcoli apparsi sulla stampa quantificano fino a 10 miliardi

Condividi: