Sindaci in piazza, rischio di conflitto

Pubblicato il 24 luglio 2012 da redazione

ROMA – Con le fasce tricolori, preoccupati ma sorridenti, alcune centinaia di sindaci sono arrivate ieri a Roma per la protesta organizzata dall’Anci contro la spending review. Accanto a loro, a piazza S. Andrea della Valle, a due passi dal Senato, ha manifestato più rumorosamente, con fischietti e cartelloni, un numeroso gruppo di sindaci, avvocati, liberi professionisti e presidenti dei 37 tribunali di cui la spending review decreta la soppressione.

Alla fine la manifestazione è stata unitaria e i sindaci dell’Anci hanno ospitato sul palco i colleghi che protestavano per i tagli alla giustizia. Tutti infatti sono vittima della scure che si abbatte su loro con i tagli decisi dal Governo. E le risposte arrivate da quest’ultimo non sono state soddisfacenti:

– Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, ha confermato i nostri timori, affermando che non si tratta di tagli agli sprechi ma di un taglio ai trasferimenti. Alle porte c’è il rischio di un conflitto istituzionale e político – ha detto il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, dopo l’incontro con il rappresentante del Governo -. La spending review è sbagliata nel merito e nel metodo come certificato poche ore fa dalla Corte Costituzionale.

Poco prima, lo stesso Delrio aveva tuonato:
– Siamo consapevoli che il Paese è in difficoltà ma l’incendio non si spegne spostandolo sui territori periferici.
Poi ha annunciato l’apertura di un nuovo “fronte in autumno”.

– Il Governo – ha affermato – sappia che dopo l’estate la nostra battaglia sarà contro il Patto di stabilità che rischia seriamente di saltare a causa degli ulteriori 2 miliardi di tagli che subirà il nostro comparto. Chiederemo che gli investimenti escano dai vincoli del Patto – ha concluso il presidente Anci – perchè altrimenti i territori e l’economia si fermeranno definitivamente.

– Siamo in una situazione estremamente grave. E’ essenziale che il Governo cambi atteggiamento, perchè purtroppo continua a non ascoltarci – ha aggiunto il sindaco di Roma e presidente del Consiglio nazionale dell’Anci, Gianni Alemanno.

Dal canto suo, Piero Fassino, sindaco di Torino, ha detto:
– Il vero problema è che si continua a colpire i comuni. E’ necessario riequilibrare i conti dello Stato ma ogni livello istituzionale deve essere coinvolto in questi tagli, non solo i comuni a cui si chiede più del giusto. Questa spending review ci mette in difficoltà.

– Da settembre dovrà partire una lotta durissima contro il Patto di stabilità, altrimenti tutti i sindaci saranno pronti a sforarlo, perché dobbiamo far vivere le nostre città e i nostri cittadini in modo dignitoso. Restiamo uniti e vedrete che riusciremo a risollevare il Paese – ha incitato Attilio Fontana, sindaco di Varese e presidente di Anci Lombardia.
A favore della protesta contro il Patto di stabilità è anche il sindaco di Verona, Flavio Tosi, il quale ha aggiunto:
– Tutti i Governi, indifferentemente, hanno ridotto la spesa per la periferia, mai quella centrale. E’ necessario avere il coraggio di mettere mano alla mobilità del pubblico impiego su scala nazionale, così non si può più andare avanti.

I sindaci sono stati ricevuti, ieri in tarda mattinata, anche dal presidente del Senato Renato Schifani. L’incontro è sembrato andare bene.

– Il presidente Schifani ha riconosciuto che le nostre proposte sono istituzionali e capaci di imprimere un cambiamento al Paese che non sia estemporaneo – ha riferito alla platea Delrio al termine -. C’é stato assicurato – ha proseguito – che su alcune questioni si può lavorare da subito: per esempio sui residui attivi il Senato è orientato a dare maggiore gradualità alla norma. Sulla spending review Schifani non ha promesso nulla; saremo soddisfatti se i nostri emendamenti saranno accolti, altrimenti torneremo presto in piazza.

Male è andato invece l’incontro con Giarda.

– Siamo sconcertati – ha osservato Delrio – Giarda ha confermato i nostri timori, affermando che non si tratta di tagli agli sprechi ma di un taglio ai trasferimenti. L’impostazione è completamente differente da quella che ci era stata garantita dal presidente del Consiglio.

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