Economia si stabilizza ma male sud

ROMA – Segnali di stabilizzazione per l’economia italiana. Anche se prosegue la riduzione dell’attività economica nelle regioni, che si muovono a diversa velocità, con il Sud che si conferma l’area più in difficoltà. E’ il quadro che emerge dai dati del Superindice nazionale Unicredit. Un “utile strumento di politica economica”, nell’attuale incerto quadro macroeconomico, suggerisce il direttore generale di Unicredit Roberto Nicastro, potrebbe essere l’ “aumento del ricorso a garanzie statali”.
A marzo l’indicatore di attività economica nazionale Unicredit-RegiosS si attesta a -0,81% sull’anno, in lieve aumento rispetto al -1,05% di dicembre. Guardando le singole regioni la riduzione dell’attività economica prosegue pressoché ovunque: in nessuna regione si verifica una situazione di “crescita” (quando l’indice supera l’1%) e solo per la Valle d’Aosta si registra un tasso di variazione positivo (0,28%).

Il Sud si conferma l’area con la “situazione più compromessa”: sono meridionali infatti cinque delle sette regioni in difficoltà o grave difficoltà (Sicilia, Puglia, Campania, Molise e Abruzzo; le altre due sono Liguria e Friuli Venezia Giulia); maglia nera della classifica l’Abruzzo (-2,83%). Mentre il Nord Est e, soprattutto, il Centro mostrano un “andamento congiunturale meno grave”, tanto che sul podio si trovano anche due regioni di queste aree: Marche (-0,14%) e Veneto (-0,20%).

Il “calo diffuso dell’attività economica” si registra anche nelle regioni centro-settentrionali che fino a sei mesi prima risultavano in crescita e restano “particolarmente deboli” Liguria e Friuli, le cui economie calano per il terzo trimestre consecutivo; in diminuzione anche le altre regioni settentrionali, mentre solo in Valle d’Aosta si registra una tenuta. La situazione di crisi del Meridione è confermata anche da altri indicatori economici: al Sud il tasso di disoccupazione viaggia a doppia cifra arrivando a sfiorare il 20% (la Campania é al top con il 19,6%, seguita da Sicilia e Calabria, entrambe al 19,5%), mentre il Veneto registra il dato più basso al 5,2%. Ma le difficoltà non mancano nemmeno al Nord: la Liguria ad esempio registra uno dei cali più forti negli occupati dell’industria (-16%, insieme al -16,4% della Sardegna; al top della classifica l’Abruzzo, dove invece gli occupati segnano un sano +14,4%); mentre molte in regioni settentrionali sempre più fabbriche chiudono i battenti (le imprese attive segnano -0,7% in Piemonte, -0,6% in Friuli, -0,5% in Val d’Aosta e -0,3% in Veneto ed Emilia).

– Ancora oggi dall’economia reale giungono segnali non positivi – osserva Nicastro, sottolineando che “in un contesto di perdurante debolezza di consumi e investimenti, un contributo positivo è atteso anche in questo trimestre dal canale estero, con una ripresa delle esportazioni. Sul fronte interno – aggiunge – molto dipenderà dalle azioni di politica economica che il governo saprà intraprendere”.