Muore Loris D’Ambrosio La rabbia di Napolitano

Pubblicato il 26 luglio 2012 da redazione

ROMA – Nel giorno in cui Antonio Ingroia riceve il via libera del Csm ad andare in Guatemala per l’Onu e Antonio Di Pietro rinnova i suoi attacchi al Quirinale che ‘’difende la Costituzione quando gli conviene’’, il cuore di Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico di Giorgio Napolitano, cede di schianto. Una morte che ‘’sconvolge’’, indigna e riempie di rabbia il Capo dello Stato che annuncia con un duro e dolente comunicato, dal quale traspare questo mix di stati d’animo, la morte del suo collaboratore. Il più fidato. E tirato dentro la vicenda delle intercettazioni ‘’trasversali’’ riguardanti Nicola Mancino, rinviato a giudizio per falsa testimonianza nell’ambito del procedimento sulla trattativa Stato-mafia a Palermo.

Il presidente della Repubblica è talmente addolorato che, appena giunto a Londra, ha confidato agli atleti italiani che parteciperanno alle Olimpiadi di aver avuto un attimo di incertezza mentre saliva sulla scaletta dell’aereo del servizio di Stato che lo avrebbe portato nella Capitale britannica per incontrarli a ‘Casa Italia’. Il Capo dello Stato parla di un ‘’grande magistrato’’. E, dopo aver salutato gli ‘azzurri’, annuncia che non rimarrà a cena con loro al villaggio.
– Non voglio che il mio stato d’animo – dice- pesi sulla vostra allegria.

Napolitano, nella lunga nota diffusa a Roma, punta il dito contro la campagna stampa scatenata sulla vicenda delle intercettazioni che riguardavano proprio D’Ambrosio e lo stesso Capo dello Stato a colloquio con Mancino.
‘’Insieme con l’angoscia per la perdita gravissima che la Presidenza della Repubblica e la magistratura italiana subiscono – ha scritto il capo dello Stato – atroce è il mio rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto, senza alcun rispetto per la sua storia e la sua sensibilità di magistrato intemerato, che ha fatto onore all’amministrazione della giustizia del nostro Paese”.

Il presidente, insomma, esprime tutta l’indignazione per questa morte legandola strettamente alle tante polemiche di queste ultime settimane, alle parole molto sopra le righe che l’hanno spinto a sollevare la questione delle intercettazioni indirette del Capo dello Stato davanti la Consulta.

Mentre Nicola Mancino si chiude nel silenzio e nel dolore, Antonio Di Pietro, punta di lancia delle critiche al Colle sul tema, rifiuta ogni indiretto addebito:

– Respingiamo con fermezza al mittente ogni strumentalizzazione che viene fatta (della morte di D’Ambrosio), quasi a voler far credere che la colpa sia di chi ha criticato il suo operato e non di chi ha tentato di sfruttare il suo ruolo.
La Procura di Palermo tace. Parla il ministro Paola Severino:

– Ci lascia un servitore dello Stato che ha anteposto fino all’ultimo il senso del dovere alla difesa della sua persona anche con un rispettoso e sofferto silenzio.

Peseranno molto le parole di Michele Vietti, vice Presidente del Csm, per la valutazione che esprime rispetto alla polemica nata dalle intercettazioni che riguardavano anche D’Ambrosio,registrato mentre parlava con Mancino.
– Piangiamo -ha detto il vice del Csm – la scomparsa di un magistrato che ha illustrato l’intero Ordine, non solo con l’impegno giudiziario ma anche mettendo la sua eccezionale competenza al servizio dello Stato in modo sempre
Da Schifani a Fini, dalla Finocchiaro a Gasparri (“E’ un giorno cupo”), da Mantovano a D’Alema, da Bersani (“Mamma mia!”) a Veltroni tutti ricorrono al termine di “servitore dello Stato”. Ma sono le doti umane e professionali di D’Ambrosio che vengono più volte ricordate e rimpiante da chi ha avuto occasione di lavorare con lui a stretto contatto.

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