Per Campriani l’oro sgugge per 2 mm: “Bene anche così”

LONDRA – Alla fine è sempre una questione di millimetri. Ed anche di testa, sangue freddo e concentrazione assoluta, che nel tiro a segno fanno la differenza. La medaglia d’argento di Niccolò Campriani nella carabina 10 metri arriva grazie a tutti questi ingredienti, mischiati a quella voglia di rivincita che il ragazzo toscano si portava dietro da Pechino 2008.
A Londra 2012 è d’argento, dopo un testa a testa emozionante con il romeno Moldoveanu, risoltosi al penultimo colpo, quando l’azzurro ha fatto solo 9.4 “e volendo quantificare diciamo che ho perso l’oro per due millimetri. Ma sono ugualmente felicissimo, perché ho riscattato Pechino: con l’Olimpiade avevo un conto in sospeso. E poi sono contento anche per chi ha vinto: Moldoveanu è un bravissimo ragazzo”.

Ancora più felice sarebbe se la laurea in ingegneria conseguita in Usa e il master che sta per terminare lo aiutassero a trovare lavoro in Italia: “Dicono che il nostro non sia un paese per giovani – spiega il 25enne azzurro – Io voglio tornare in Italia per lavorare, sarebbe brutto se per trovare un posto dovessi rimanere all’estero”.

In Cina ‘Nicco’ perse all’ultimo colpo la possibilità di arrivare in finale, “roba di millimetri”, e giurò a se stesso che avrebbe riscattato quel momento. Non è stato facile per chi deve sparare a comando ed entro 75 secondi, stando in piedi, dieci colpi singoli verso un bersaglio così piccolo da essere denominato “testa di spillo”, pari a 0,5 millimetri. Ma stavolta ‘Nicco’ ha centrato il bersaglio del medagliere ed è salito sul podio dando all’Italia del tiro a segno il suo secondo ‘trofeo’ di questa Olimpiade, dopo l’argento di Tesconi nella pistola. E’ quindi una medaglia “graditissima”, come sottolinea più volte il ragazzo toscano mentre se la mette prima al collo e poi nella tasca della tuta. Peccato per quel 9.4, ovvero un nulla che in questo sport così particolare fa la differenza, insieme al fattore emotivo che ti costringe, come ha fatto Campriani, ad andare dallo psicologo.

Nel suo caso in America, da quell’Edward Etzel che nel 1984 sparava anche lui e vinse l’oro olimpico. Grazie ai suoi consigli certi ricordi del passato sono stati scacciati, ed ora ci sono soltanto nervi saldi e concentrazione assoluta, come si è visto anche oggi, quando Campriani ha rischiato, con un 9.7 iniziale, di compromettere la sua finale dopo il 599 delle eliminatorie. “Avrei potuto farmi prendere dalla tensione – spiega -, perché in una finale del genere ce la facciamo tutti sotto. Ma per fortuna mi sono rimesso in carreggiata, ho fermato i battiti del cuore e andando in apnea al momento giusto ho cominciato a sparare bene. Se poi ho trovato qualcuno che lo ha fatto meglio di me, pazienza. L’importante è non avere rimpianti, ed io sono secondo in una finale olimpica da cui sono rimasti fuori dalla finale fenomeni come il cinese Zhu, il vero favorito. Non era mica facile gestire la pressione del peso del pronostico e delle previsioni di ‘Sport Illustrated’ che già mi assegnavano l’oro. Per noi la testa vuol dire molto, e per fortuna che intorno a me non c’é un circo mediatico come per Federica Pellegrini”. Così l’Italia dei cosiddetti sport ‘minori’ continua a fare la fortuna azzurra in questa Olimpiade, “e per me non è finita – sottolinea Campriani -, visto che qui ci sono altre due gare in cui posso fare bene e sarebbe assurdo sprecare questa occasione. Intanto spero che il mio esempio possa avvicinare al mio sport qualche ragazzino. Io vedo che otto su dieci di quelli che provano il tiro a segno poi si appassionano, quindi dico loro di provare perché poi c’é sempre tempo per tornare al calcio”.