80mila lavoratori migranti ‘invisibili’ nelle campagne

Pubblicato il 08 agosto 2012 da redazione

ROMA – Arrivano nel nostro paese e si spostano seguendo le attività stagionali di raccolta. Spesso, sono ‘invisibili’. Ma il fenomeno è esplosivo: sono oltre 80mila i lavoratori stranieri giunti nel nostro paese con la falsa promessa di un permesso di soggiorno e di un lavoro regolare mai arrivati, secondo le stime della Flai Cgil, che li definisce “gli schiavi del nuovo millennio, celati all’opinione pubblica fino a quando non è troppo tardi e non è più evitabile l’insorgere di scontri e ribellioni, come accaduto negli ultimi anni”.

Quasi sempre lavorano senza contratto, senza paga adeguata, senza orari, senza sicurezza, ‘sotto caporale’, nei campi, dove raccolgono i prodotti ortofrutticoli che finiscono sulle nostre tavole: angurie a Nardò e pomodori nella piana della Capitanata; olive in Salento e patate, agrumi, pomodori e ortaggi nel Siracusano; pesche e ortaggi nel casertano a agrumi nella piana di Gioia Tauro; pomodori in Basilicata e prodotti orticoli a Latina; uva in Veneto e mele in Trentino.
Ovunque, nascondono un profondo disagio e una diffusa illegalità nei metodi di assunzione e nelle condizioni di vita, come denuncia la Flai Cgil:

– Costretti a comprare il trasporto dal caporale, che li obbliga ad acquistare da lui il cibo e l’acqua per nutrirsi, per finire con la mancanza del rispetto della dignità umana: abbandonati e rinchiusi in campi in cui sono assenti le basilari strutture igieniche, senza bagni, senza acqua corrente, senza elettricità, senza letti su cui riposare. Campi che si possono definire di sfruttamento, schiavismo e dove la violenza la fa da padrone, dove la costrizione alla prostituzione per le donne, ancor più umiliate perché ancor più deboli, è all’ordine del giorno.

Per questo, dopo l’esperienza del sindacato di strada e la lotta per veder approvata la normativa che finalmente ha reso reato penale il caporalato, la Flai Cgil ha deciso di impegnarsi in un progetto che vuole dare assistenza a 360 gradi a tutti lavoratori impegnati nelle migrazioni per le grandi campagne di raccolta. E che hanno bisogno di molte cose, dall’assistenza sanitaria alla necessità di trovare alloggi adeguati e, soprattutto, di veder riconosciuti i loro diritti di esseri umani e di lavoratori e lavoratrici.

Dopo la prima fase, che si è appena chiusa a Nardò e a Foggia, il progetto ‘Gli invisibili delle campagne di raccolta’, che Flai, con Cgil e Inca, sta portando avanti su tutto il territorio nazionale con un camper attrezzato per offrire servizi di assistenza, riprenderà dopo l’estate, facendo tappa a Rosarno e a Bolzano. E l’anno prossimo toccherà Siracusa e Ragusa, Salerno e infine Padova.

– Il progetto si sposterà dalla Puglia per andare nella provincia di Bolzano e a Rosarno, ma l’attività della Flai su tutto il territorio pugliese, per quanto riguarda le problematiche e le azioni intraprese durante la campagna, andrà avanti – ha ricordato Ivana Galli, segretario nazionale Flai Cgil – dando supporto ai tanti lavoratori troppo spesso sfruttati, a lavoro sotto caporale, pagati in nero e pochi euro. Allo stesso modo, proseguirà il lavoro con le istituzioni. Siamo e saremo nei campi, nei luoghi di lavoro, nelle piazze per rendere visibili quelli che in molti vorrebbero non vedere, rendere fruibili i diritti, garantire le tutele ed emergere dall’invisibilità.

Solo in provincia di Lecce, sono 3.490 i lavoratori agricoli migranti (460 sono ‘stanziali’ nell’area di Nardò, dove se ne aggiungono altri 800 nel periodo estivo), stimati dalla Flai sulla base di un’indagine Inea condotta nel 2010: per il 44,4% impiegati nelle colture ortive, il 41,6% in quelle arboree, il 10,7% nella zootecnia e il 3,4% nel florovivaismo.

Quasi il 50% delle aziende agricole della provincia di Lecce, avverte il sindacato, si affida a caporali per reperire manodopera non specializzata, ma anche a lavoratori locali reclutati comunque con caratteristiche riconducibili al caporalato, tramite i cosiddetti ‘fattori’ o ‘caposquadra’, operai agricoli del posto. In ogni caso, anche in presenza di regolare assunzione, il 94,6% dei braccianti agricoli, locali e migranti, lavora sotto salario. Nella migliore delle ipotesi, guadagnano una cifra pari al 60% della paga sindacale prevista.

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