TRIPLO SALTO: Salto nel bronzo per Donato

LONDRA – Un bronzo anche per l’atletica, dopo quello del nuoto. Nel giorno in cui Martina Grimaldi rende un po’ meno amaro il bilancio della Fin con il bronzo nella10 km. del fondo in acque libere, arriva anche il terzo posto del ‘ciociaro di Roma’ Fabrizio Donato nel salto triplo.

Il campione d’Europa ripete quindi, a 44 anni di distanza da Città del Messico 1968, quanto riuscito a quel Giuseppe Gentile che nelle circostanza con la sua impresa si fece notare anche da Pierpaolo Pasolini, che osservandolo in tv decise di affidargli la parte di Giasone nel film ‘Medea’, girato un anno dopo le Olimpiadi. Forse il quasi 36enne Donato (compie gli anni martedì 14) non arriverà a tanto, ma si consola con il ruolo di salvatore della patria in casa Fidal. Persa prima dei Giochi Antonietta Di Martino e poi il marciatore Schwazer per le note vicende, l’Italia targata Fidal trova questo saltatore quest’anno finalmente lasciato in pace dagli infortuni (ma qualche problema al tendine d’Achille sinistro lo ha avuto anche in avvicinamento a Londra) e quindi deciso a dimostrare quanto vale. Ci riesce con un’ottima condotta di gara fin dal primo salto, ottenendo 7,38. E’ già una buona misura, che gli vale subito il podio, ma l’azzurro delle Fiamme Gialle la migliora costantemente (17,44, 17,45 e 17,48) fino ai due nulli finali quando ha un po’ mollato sentendo odore di medaglia (“l’avevo capito, e in pedana mi veniva da piangere”), alle spalle dei due americani Taylor e Claye, ovvero il meglio della scena mondiale del triplo.

Fa un’ottima figura anche l’altro azzurro Daniele Greco, 25enne leccese ed ex calciatore (ha giocato fino ai 17 anni), che nelle battute iniziali della gara è terzo, poi non scende mai al di sotto del quarto posto (“va bene, se è alle spalle di un italiano”) e fa quindi meglio dell’unico altro azzurro che, nella storia dei Giochi, a parte Gentile e Donato, era stato capace di qualificarsi per la finale olimpica del triplo, quel Camossi 8/o nel2000 aSydney.

“Realizzo il sogno di tutta una vita – dice un emozionato Donato dopo la gara – e faccio fatica ad esprimere ciò che sento. Il mio obiettivo quest’anno era di fare 18 metri, e non lo nascondo, ma avevo fastidio al tendine e quindi non ero libero nella rincorsa. Ero costante nelle misure ma non perfetto, ma ho comunque raggiunto questo risultato”.

Donato diventa quasi un fiume in piena. “Sono quindici anni che sono qui e sono felice di fare atletica – dice mentre sembra quasi rivolgersi a chi invece ha detto di avere la nausea -. Chi vi si dedica come noi, giorno dopo giorno, raccoglie dei risultati ma se anche non lo fa è felice lo stesso perché torna a casa e trova la famiglia. Spero che questo risultato riesca a conquistare lo spazio che in negli ultimi giorni è stato dedicato solo al doping”.