Sequestro virtuale, se il web aiuta i criminali

CARACAS – Attraverso i social network si informano su una persona, poi quando questa è fuori casa fingono di averla sequestrata e telefonano alla famiglia per estorcerle denaro. Si tratta del ‘sequestro virtuale’, l’ultima moda in quanto a sequestri di persona, praticato soprattutto da detenuti che utilizzano in carcere cellulari con connessione a internet.

– Quello che chiamiamo ‘sequestro virtuale’ o ‘estorsione telefonica’ è un modo facile e veloce per commettere un crimine – ci spiega il Commissario Argenis Guillen, Direttore della Polizia Municipale di Los Salias -. È semplice perché al giorno d’oggi in molti rivelano su Facebook o su Twitter ogni tipo di informazione sul proprio conto: in che tipo di zona vivono e qual è il loro numero di telefono, dove studiano, dove lavorano, dove escono la sera, dove passano il fine settimana, cosa fanno i loro figli. Postano fotografie della loro casa, della loro automobile, dei loro viaggi. Qualsiasi delinquente che possieda un cellulare con connessione internet, può accedere a queste informazioni in modo semplice e decidere se la persona è una facile preda.

Prima di mettersi in contatto con la famiglia da estorcere, i criminali approfittano della temporanea assenza della vittima ‘virtuale’.

– Con la mole di informazioni disponibili sul web sono perfettamente in grado di sapere quando una persona è in metropolitana e il suo telefono non ha copertura, quando il suo cellulare è scarico, oppure quando è in spiaggia – spiega il Commissario -. Chiamano la vittima e, se hanno la conferma che questa non è raggiungibile, telefonano subito alla famiglia. Assicurano di averle rapito il familiare e per la sua ‘liberazione’ chiedono ricariche telefoniche o depositi in un conto corrente bancario. Oppure – continua ancora Guillen – fanno credere di esser parte di gruppi criminali o agenti di polizia e di gestire informazioni importanti sulla famiglia. Quindi minacciano di sequestrare o far del male ad un loro caro se non si soddisfano le loro richieste.

Il Commissario fornisce alcuni tips su come capire che si tratta solo di un sequestro simulato.

– Se qualcuno ha davvero realizzato un sequestro di persona non chiede certo soldi per il suo cellulare o depositi bancari – assicura – perché sarebbe facile per la polizia risalire a lui. Quando il rapimento è reale il criminale negozia la quantità di denaro da consegnare in contanti come riscatto, in un luogo ben determinato.

Quindi, qualche consiglio su come reagire una vittima di ‘sequestro virtuale’:
– Ci si deve immediatamente mettere in contatto con il Cicpc o con la polizia locale, che hanno i mezzi necessari per localizzare la provenienza della chiamata. Se il criminale non nasconde l’ip del telefono, memorizzare subito il numero de cellulare con cui sta telefonando. È importante anche prestare attenzione al tono di voce del delinquente, al suo accento, un contributo importante affinché le forze dell’ordine possano identificare le bande delittive. Se possibile, registrare la chiamata.

Come forma di prevenzione, il Commissario consiglia utilizzare le nuove tecnologie in modo intelligente: no a dati personali (quali indirizzo, numero di telefono, istituto scolastico frequentato dai figli) sui nostri profili web; no all’opzione ‘accesso libero’ su Facebook, che permette a chiunque informarsi su di noi; accettare come ‘amici’ solo persone conosciute e non lasciarsi ingannare da profili misteriosi di donne attraenti.

Los Salias si trova a San Antonio, nello stato Miranda, ed è una zona di classe medio-alta. Anche se la Polizia municipale riceve solo tre denuncie al mese per estorsione attraverso ‘sequestro virtuale’, il Commissario Guillen assicura che mensualmente le vittime sono 10-15 e che almeno 3-4 di queste cadono nell’inganno e finiscono per obbedire alle richieste dei criminali, finanziando in questo modo la delinquenza. L’agente consiglia quindi di aver fiducia nelle forze dell’ordine, di rivolgersi a loro per qualsiasi dubbio (anche all’Esperto antisequestri dell’Ambasciata d’Italia) e di non aver paura a sporgere denuncia. Questo, precisa, vale anche per i “molti commercianti italiani” della zona che – sotto la minaccia di un possibile sequestro – sono “obbligati dai criminali a pagare la ‘vacuna’”.

Monica Vistali

Condividi: