L. Elettorale: i partiti stringono, bozza il 29 al Senato

ROMA – ‘’Non c’è bisogno di vedersi, ci sono i telefoni, le mail…’’. Uno degli sherpa, impegnati nella trattativa sulla riforma della legge elettorale, spiega così come l’evoluzione della tecnica abbia consentito quest’estate ad ‘Abc’ di far fare passi avanti decisivi sulla riforma della legge elettorale. L’intesa sembra ad un passo ed è probabile che mercoledì prossimo si arriverà alla riunione del comitato ristretto, al Senato, con una bozza che preveda il premio di maggioranza del 15 per cento al primo partito ed un meccanismo misto di collegi e liste bloccate.

La mediazione agostana ha permesso di far cadere i paletti soprattutto tra Pdl e Pd: Bersani ha rinunciato al premio alla coalizione cedendo alla richiesta del Pdl di un premio al primo partito che però, è la conditio del leader Pd, deve essere del 15 per cento. Berlusconi, dal canto suo, ha dato il via libera, nonostante le pressioni degli ex An per le preferenze, ai collegi anche se resterà una quota, intorno al 30 per cento, di liste bloccate. Insomma sembrano essersi sciolti i due nodi che avevano determinato il continuo ‘stop and go’ sulla trattativa anche se vanno ancora chiarite, previo calcolo di convenienze elettorali, le dimensioni dei collegi che non dovrebbero essere uninominali.

Se questa volta il budino regge, si vedra’ la prossima settimana quando è in programma un chiarimento definitivo tra gli sherpa e mercoledi’ la riunione del comitato ristretto a Palazzo Madama al quale partecipano tutti i partiti.
– Ora verificheremo se, nel Comitato ristretto, alle intenzioni seguiranno i fatti – spiega il relatore del Pd per la legge elettorale al Senato Enzo Bianco. Perchè, è chiaro a tutti, la partita della legge elettorale è cruciale ed il diavolo si nasconde anche nei dettagli. Ma già nei punti cardine dell’intesa è possibile delineare la strategia dei partiti in vista della campagna elettorale, che comincerà, ammettono fonti parlamentari, nel momento stesso in cui la riforma sarà fatta. Perchè, a quel punto, è l’analisi fatta anche da Roberto Formigoni, in ogni momento sarà possibile andare a votare. In realtà, però, sul voto anticipato a novembre, scenario molto dipinto già prima dell’estate, si va cauti, anche se non mancano i fan, soprattutto nel Pd: i segnali, spread incluso, lasciano sperare in una ripresa e Berlusconi, che da settembre lancerà il rilancio del Pdl, sembra ancora contrario a bruciare le tappe. Quello che però è chiaro, sin da ora, è che, se ci sarà il premio di maggioranza al partito, sarà una campagna elettorale di solisti, dove ogni partito giocherà per sé. E, al netto di impegni presi in campagna elettorale, le alleanze si definiranno solo dopo.

Situazione che fa gioco soprattutto all’Udc, che fino all’ultimo tiene aperta, come prima opzione, la possibilità di ricreare una grande coalizione guidata da Mario Monti.

– L’Udc pensa che serva – sostiene il presidente Rocco Buttiglione – una grande coalizione con la guida di Mario Monti. E vuole la grande coalizione per proseguire la linea Monti.

Sulle larghe intese, se il Cav non le esclude, Bersani non ne vuol neanche sentir parlare. Ma, in tempi di crisi e di mercati che la fanno da padrona, nessuna ipotesi è da escludere.

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