Legge elettorale: manca l’intesa Nessuna indicazione dai partiti

Pubblicato il 28 agosto 2012 da redazione

ROMA – I partiti restano sordi agli appelli del Capo dello Stato. E all’appuntamento di oggi del Comitato ristretto, incaricato dai vertici del Senato di mettere a punto un testo base sulla legge elettorale, si presentano a mani vuote.

E’ il democratico Enzo Bianco, uno dei due relatori, a avvertire ieri con una nota ufficiale che “non arrivano a tutt’ora indicazioni definite su alcuni punti qualificanti della riforma della legge elettorale da parte delle maggiori forze politiche”. E pertanto lui e l’altro relatore, Lucio Malan (Pdl), presenteranno oggi una sorta di documento nel quale verranno messi in evidenza sia i punti di intesa, sia quelli in cui permangono differenti valutazioni “così da dare al comitato stesso la più ampia possibilità di valutazione della situazione attuale, in modo che i lavori possano proseguire il più speditamente possibile”.

In realtà, precisa Malan, si tratterà di un documento per “formalizzare o, meglio, individuare alcuni punti di convergenza”. Aggiungendo “qualcosina in più”, dice Malan, allo schema individuato prima della pausa estiva da Gaetano Quagliariello (sistema proporzionale, 2/3 di candidati indicati dagli elettori, 1/3 con le liste bloccate, premio di maggioranza, soglia di sbarramento al 5%). Insomma, al di là delle battute e dei tentativi di far vedere che qualcosa si muova nonostante tutto resti fermo, alla riunione del Comitato si registrerà un “sostanziale, ennesimo nulla di fatto”, come ribadisce uno dei ‘tecnici’ del Comitato che chiede di non venire citato.

E a conferma di come tra i partiti un’intesa sulla legge elettorale non si sia ancora raggiunta interviene il segretario della Lega Roberto Maroni secondo il quale “timori, veti incrociati e convenienze di bottega impediranno che si faccia una riforma” per cambiare il ‘Porcellum’. Tanto, aggiunge, le elezioni ci saranno “non prima di marzo-aprile”. E su questo punto anche l’ideatore del ‘Porcellum’, Roberto Calderoli, sembra categorico:
– Sulla riforma siamo in una situazione di assoluto stallo, domani si riunisce il Comitato, ma credo confermerà che non si è trovato alcun punto di convergenza. In questo momento – aggiunge – credo che la legge elettorale non abbia molte prospettive. Stringi stringi tutti vogliono mantenere quella che c’è, magari cambiando solo il nome.

E se uno pensa alle liste bloccate e al premio di maggioranza, come trapela dalle indiscrezioni che circolano da mesi, “gratta gratta – assicura l’ex ministro della Lega – sotto ci ritrovi il ‘Porcellum’…”.

Il fatto, si ribadisce nella maggioranza, è che i partiti ancora non saprebbero bene come presentarsi alle urne. Confusione regnerebbe sovrana sia sul fronte delle alleanze, sia su quello delle candidature. E in queste condizioni sembra difficile poter dire una parola definitiva sul modello di legge elettorale che si intende adottare.

Nel Pdl, ad esempio, conferma Franco Frattini , nessuno sa ancora se Berlusconi
tornerà a candidarsi. Se il Cavaliere non ha ancora preso una decisione in questo senso, aggiunge, è perché starebbe “valutando se la sua discesa in campo sia utile o meno al centrodestra e se porti un valore aggiunto”. E questo, assicura, “dipenderà molto dalla legge elettorale” che si sceglierà…

Lo stallo, si assicura anche nel Pd, sembra totale. Sebbene il confronto tra gli ‘sherpa’ continui incessante e il mandato dei leader, come ha confermato Berlusconi in un incontro di ieri a Palazzo Grazioli con Verdini e Alfano, sia quello di andare avanti nella trattativa.

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