Lampedusa, strage di immigrati Amnesty: ‘’Ue si impegni di più’’

PALERMO – Un cadavere recuperato e 56, finora, i sopravvissuti, tra i quali una donna incinta. All’appello mancherebbero ancora 79 persone che risultano ufficialmente “disperse”, anche se con il passare delle ore si affievolisce sempre più la speranza di trovare sopravvissuti. E’ questo il bilancio provvisorio dell’ultima tragedia del mare nel Canale di Sicilia.

Il naufragio di un barcone carico di migranti è avvenuto a circa 10 miglia al largo di Lampedusa, nei pressi dell’isolotto di Lampione. Secondo i superstiti sull’imbarcazione vi erano oltre un centinaio di persone, qualcuno parla addirittura di 150. Nell’area stanno operando unità della Guardia costiera e della Guardia di finanza, tre navi militari della Nato – una italiana, una turca e una tedesca – e mezzi aerei. Chiesto anche l’intervento di alcune imbarcazioni da diporto private e di sommozzatori.

Nessuna traccia è stata trovata finora del barcone, che potrebbe essere affondato rapidamente. L’allarme è stato lanciato intorno alle 18 di giovedì pomeriggio con una telefonata alla Capitaneria di porto di Palermo partita da un apparecchio gsm: “Veniteci a prendere, siamo un centinaio su un barcone a poca distanza da Lampedusa, stiamo affondando…”.

Immediatamente sono scattate le ricerche: intorno alle 2.30 le motovedette giunte sulla zona del disastro hanno cominciato a recuperare i primi superstiti. La maggior parte dei naufraghi era riuscita a raggiungere a nuoto l’isolotto di Lampione, dove i migranti sono stati recuperati dalle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza; due sono stati raccolti in mare dalla nave militare tedesca della Nato.

Per un naufrago, in precarie condizioni, si è reso necessario il trasferimento sulla terra ferma con un elicottero. Tutti i superstiti, che hanno detto di essere tunisini, hanno confermato la stessa versione: il barcone è affondato in pochi minuti. Sul vecchio ‘legno’ lungo una decina di metri viaggiavano complessivamente oltre un centinaio di migranti. Molti di loro potrebbero essere rimasti intrappolati all’interno dello scafo. Sul posto stanno operano anche alcune squadre di sommozzatori alla ricerca del relitto. La Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta sul naufragio.

– Stiamo cercando di capire – ha detto il procuratore Renato Di Natale – se ci siano scafisti tra i sopravvissuti. Al momento procediamo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ma, visto che una vittima è già stata ritrovata, aggiungeremo al fascicolo anche l’ipotesi di omicidio.

Secondo Amnesty International il naufragio sottolinea drammaticamente ancora una volta le ragioni per cui i governi dell’Unione europea devono impegnarsi maggiormente nel soccorso e nell’assistenza alle persone che arrivano in condizioni disperate sulle loro coste. Nel 2011, almeno 1500 persone avevano perso la vita cercando di raggiungere l’Europa – ricorda l’organizzazione – nella maggior parte dei casi via Lampedusa, nel corso di un massiccio flusso di richiedenti asilo e migranti dall’Africa del Nord e da altre zone.

– Ancora una volta, le acque intorno alla piccola isola di Lampedusa sono state teatro di una tragedia, evidenziando come il numero delle persone che muoiono alle porte dell’Europa stia aumentando – ha dichiarato Nicolas Beger, direttore dell’Ufficio di Amnesty International presso le Istituzioni europee.

Angela Maraventano, senatrice della Lega Nord, già vicesindaco di Lampedusa commenta l’ultima vicenda riguardo al naufragio del barcone a largo delle Pelagie:
– Noi avevamo perlomeno il quadro chiaro della situazione e si riusciva ad intercettare i barconi anche a 50-60 miglia. Con Maroni gli accordi con la Tunisia sono stati sempre rispettati ma ora mi viene un dubbio: dove sono le navi da pattugliamento?

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