La ‘polizia pacificatrice’ a Rocinha, terra di degrado e abbandono

BRASILIA – Un’enorme chiazza di mattoni rossi sullo sfondo verde delle floride montagne della Zona Sul di Rio de Janeiro sbuca all’improvviso alla fine di un tunnel tra i quartieri ricchi di Gávea e São Conrado: è Rocinha, la ‘favela’ forse più emblematica della metropoli carioca e la più grande del Brasile, terra di degrado, abbandono e violenza in cui per almeno tre decenni nessun poliziotto poteva azzardarsi a mettere piede.
A poco meno di un anno dalla spettacolare occupazione militare della baraccopoli, 70.000 anime, che mobilitò centinaia di agenti con l’appoggio di blindati ed elicotteri dell’esercito nel cuore della Rio benestante, la ‘favela’ liberata dai narcotrafficanti ha visto installarsi nel suo territorio la prima Unità della cosiddetta polizia pacificatrice (Upp). “La polizia è qui ed è qui per restarci, per sempre” ha promesso il governatore di Rio, Sergio Cabral, parlando ai piedi di un enorme arco disegnato dal celebre architetto brasiliano Oscar Niemeyer all’ingresso della ‘favela’ dove quest’anno si sono contati 12 morti. L’ultimo, la settimana scorsa, è stato un poliziotto di 25 anni ucciso mentre era di pattuglia a piedi, unico mezzo per spostarsi nelle anguste strade dell’insediamento che solo in minima parte possono essere percorse in automobile.
Un centinaio di videocamere saranno installate per vigilare un’area di 840.000 mq nella comunità che ospita da giovedì la 28esima unità dell’Upp sorta in una ‘favela’ carioca dal 2008, quando si diede il via all’occupazione militare delle baraccopoli in vista dei prestigiosi appuntamenti dei Mondiali di calcio del 2014 e dei Gioochi Olimpici del 2016. La polizia, sempre vista con sospetto e timore per la sua lunga e persistente storia di abusi e corruzione, si sarebbe ormai guadagnata la fiducia della popolazione o almeno così sostengono le autorità locali, pur sottolineando che la strada della pacificazione “è ancora lunga”.