Siria: colpi mortaio uccidono 5 turchi, Ankara bombarda

BEIRUT – La Turchia ha colpito degli obiettivi in Siria, dopo che colpi di mortaio siriani hanno ucciso cinque persone e ferite altre tredici nel distretto turco di Akcakale nella provincia di Saliurfa. Lo riferisce la Bbc, precisando che la Nato ha dato luogo a un vertice d’emergenza sulla vicenda. Già venerdì scorso colpi di mortaio dalla Siria hanno colpito Akcakale, danneggiando case e uffici. In quell’occasione il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu aveva minacciato azioni di ritorsione in caso di episodi analoghi. “Vorrei che tutti sapessero che se la violazione dei nostri confini continuerà – ha detto Davutoglu – eserciteremo i nostri diritti”. Nel pomeriggio la telefonata del ministro degli Esteri al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, per informarlo sulla situazione nel Paese dopo l’attacco con colpi di mortaio. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon aveva chiesto alla Turchia di mantenere aperti tutti i canali di comunicazione con la Siria per evitare un aumento delle tensioni tra i Paesi confinanti.

Vittime ad Aleppo
Non si ferma intanto la conta delle vittime ad Aleppo. In mattinata l’esplosione di quattro autobombe ha fatto 40 morti e novanta feriti nella città del nord della Siria, dove da mesi le forze governative stanno cercando di piegare i ribelli che combattono contro il regime del presidente Bashar al-Assad. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con sede a Londra, secondo cui la maggior parte delle vittime sono elementi delle truppe del regime.
Tre autobombe sono esplose nella centrale piazza Saadallah al-Jabri, nei pressi del Circolo degli ufficiali dell’Esercito, mentre la quarta è esplosa vicino alla Camera di Commercio a Bab Janin. Inoltre, la sede della sicurezza politica e la zona di Souq al-Hal, dove è concentrato un gran numero di elementi dell’esercito governativo, sono state raggiunte da colpi di mortaio. Media vicini al regime di Damasco hanno fatto sapere che la leadership siriana è decisa a schiacciare la ribellione ad Aleppo e a questo scopo ha lanciato una “battaglia per liberarla” con la supervisione diretta del presidente Assad e il trasferimento di interi battaglioni dalle province limitrofe per un totale di circa 30mila uomini. La notizia non è stata confermata ufficialmente.
Dal canto loro, le brigate rivoluzionarie armate sostengono che una simile missione sia difficile da realizzare, mentre alcuni oppositori siriani affermano che ad Aleppo vi sono almeno 30mila miliziani senza particolari problemi a rifornirsi di armi e munizioni.
Intanto nella provincia di Homs i ribelli siriani hanno ucciso in un agguato il comandante di Hezbollah, Ali Hussein Nassif, e due delle sue guardie. Lo ha rivelato il capo dell’Esercito libero siriano, colonnello Riad al-Asaad, nel corso di un’intervista pubblicata dal quotidiano saudita ‘Okaz’. Il comandante dei ribelli ha rivelato che i suoi uomini stavano pianificando l’operazione da “due settimane”, monitorando continuamente “i movimenti di Nassif finché sono riusciti ad ucciderlo”. Al-Asaad ha infine concluso annunciando che l’Esercito libero “eseguirà altri attacchi contro i militanti iraniani e di Hezbollah che prendono parte agli scontri in Siria”.